Omero nel Baltico, saggio sulla geografia omerica è un saggio pubblicato nel 1995 dall'ingegnere nucleare Felice Vinci (Roma, 1946). L'autore iniziò a leggere i classici per passione e venne così a conoscenza del passo del De facie di Plutarco in cui è citata l'ubicazione di Ogigia, l'isola della ninfa Calipso, punto di partenza delle sue teorie.
Il libro, tradotto in varie lingue, presenta una personale interpretazione storico-letteraria condotta dall'autore sull'ambientazione dellIliade e dellOdissea: secondo Vinci gli eventi in esse narrati non si sarebbero svolti nel Mar Mediterraneo orientale, come si è sempre creduto, ma nei mari dell'Europa settentrionale (Mar Baltico e nord Atlantico). La teoria ha avuto ampia risonanza nei mezzi di comunicazione di massaAlle tesi di Vinci è stata dedicata una puntata del programma Voyager - Ai confini della conoscenza, condotta da Roberto Giacobbo, andata in onda 23 novembre 2008. e ha suscitato dibattiti nel mondo accademico: secondo la gran parte degli studiosi non ha basi fondate in campo linguistico e archeologico.
Teoria del libro Secondo Vinci gli Achei sarebbero vissuti agli inizi del II millennio a.C. sulle coste del Baltico e alla metà del millennio, in seguito ad un irrigidimento del clima individuato in quest'epoca dalla paleoclimatologia, si sarebbero spostati verso sud lungo il corso del fiume Dnepr, giungendo al mar Nero e al mar Egeo. I nuovi venuti avrebbero fondato le città micenee (le tombe micenee più antiche sono ricche di ambra baltica, assente invece in quelle più recenti) e avrebbero quindi dato alle nuove sedi i nomi delle località nordiche, ma in modo non perfettamente rispondente alla loro collocazione geografica originaria, a causa delle differenze di conformazione delle due regioni.
Con la migrazione avrebbero inoltre portato con sé i propri tradizionali racconti orali, una saga poetica ambientata nelle località della patria originaria, tra il mar Baltico e il mare del Nord. La guerra di Troia si sarebbe svolta dunque non intorno al XIII secolo a.C., come normalmente ritenuto, ma intorno al XVIII secolo a.C. Dopo mille, millecento anni di trasmissione orale, i poemi sarebbero quindi stati trascritti tra l'VIII e il VII secolo a.C.Pagine 13-28 dell'edizione del 2008..
A sostegno della teoria si cita il fatto che i Micenei siano considerati una popolazione non autoctona, ma giunta in Grecia intorno al XVI secolo a.C.Pagine 269-272 dell'edizione del 2008. Vinci riporta inoltre l'ipotesi dello studioso indiano della fine dell'Ottocento Bal Gangadhar Tilak, secondo il quale in base ai Veda le popolazioni indoeuropee sarebbero vissute anticamente nell'estremo Nord dell'Europa e dell'Asia.
Il principale argomento su cui si basa l'ipotesi del libro è rappresentato dalle incongruenze che Vinci rileva tra la geografia descritta da Omero e la conformazione delle terre mediterranee, già notata da StraboneStrabone, Geografia. 13.1.27: "δ'ουκ ενθαῦτα ἶδρυται τὀ παλαιὀν Ἰλιον" ("l'antica Ilio non si trova qui").. Le descrizioni geografiche dell'Iliade e dell'Odissea, secondo Vinci, si adatterebbero invece alla perfezione a quelle dell'Europa settentrionale e le incongruenze nelle localizzazioni mediterranee sarebbero dovute all'applicazione dei vecchi nomi alle nuove località, la cui situazione geografica non sarebbe stata perfettamente conforme a quella originariaPagine 13-27 dell'edizione del 2008.. Anche la descrizione del clima nei poemi omerici, secondo l'autore del saggio, si adatterebbe meglio alle regioni baltiche. Secondo Vinci, infine, sarebbero presenti numerose concordanze nelle usanze, nella mitologia e nella letteratura, tra il mondo descritto nei poemi omerici e quello nordico di epoca medioevale.
Identificazioni di luoghi omerici dellIliade Tra le identificazioni proposte, Itaca coinciderebbe con l'isoletta di Lyø nell'arcipelago danese della Sud Fionia, che corrisponderebbe per forma e posizione alla descrizione omerica come isola più occidentale dell'arcipelago (notazione che non si adatta invece all'Itaca greca). Vinci identifica un antico dolmen presente sull'isola danese e noto come "pietra della campana", con la "pietra del corvo" descritta nell'Odissea presso la casa del porcaro Eumeo. L'arcipelago danese è composto da quattro isole maggiori, come si legge nella descrizione omerica, nella quale si citano Dulichio, Same e Zacinto, oltre ad Itaca: la prima, che non si è riusciti mai a identificare in ambito mediterraneo, sebbene dovesse essere la più grande in base al numero di pretendenti alla mano di Penelope, secondo Vinci, imbeccato dalla disposizione geografica suggerita da Omero, corrisponde all'isola di Langeland (coincidenza vuole che il nome di Dulichio in greco si traduca "isola lunga", ovvero la stessa traduzione in danese del termine Langeland); Same sarebbe l'isola di Ærø e Zacinto quella di Tåsinge, come secondo Vinci sarebbe suggerito anche dall'assonanza del nomePagine 13-27 e 40-61 dell'edizione del 2008..
La città di Tebe in Beozia corrisponderebbe alla città svedese di Täby, situata poco a nord di Stoccolma. Il fatto che a sud di Stoccolma si trovi la città di Tireso sarebbe secondo Vinci legato alla provenienza da Tebe dell'indovino TiresiaPagine 301-306 dell'edizione del 2008.
La città di Troia corrisponderebbe a Toija nella Finlandia meridionale, situata vicino alla città di Turku. La geografia del luogo corrisponderebbe a quella descritta nell'Iliade: la città sarebbe sorta su una collina ai cui piedi scorrono due fiumi (gli omerici Scamandro e Simoenta) che confluivano nella pianura sottostante, oggi allagata, a pochi chilometri dal mare. L'ipotesi, secondo Vinci, sarebbe confermata dal ritrovamento nella zona di resti dell'età del bronzo. L'Ellesponto, chiamato da Omero "largo", sarebbe individuabile non nel lungo e angusto stretto dei Dardanelli, ma nel golfo di Finlandia, che rispetto alla Troia nordica si trova in una posizione corrispondente alla descrizione omerica, cosa che non accadrebbe con la Troia meridionalePagine 143-157 dell'edizione del 2008.. Vinci cita inoltre le cronache danesi dello storico medioevale Saxo Grammaticus, che ricordano gli Ellespontini, un popolo nemico dei Danesi, e il nome della Finlandia in epoca romana come Aeningia (per Vinci corrispondente a terra di Aeni, ossia di Enea).
In base ai luoghi già ritenuti identificati e al "catalogo delle navi" nel secondo libroPagine 273-298 dell'edizione del 2008. dellIliade, sono quindi identificate le città achee nel Baltico: Micene sarebbe sorta sul luogo dell'attuale Copenaghen e Ftia, patria di Achille, in Estonia. Il Peloponneso corrisponderebbe all'isola di Sjælland, del tutto pianeggiante, il che spiegherebbe la scelta di Telemaco di recarsi da Pilo a Sparta via terra anziché via mare. Inoltre Omero descrive il Peloponneso come un'isola pianeggiante e ciò non si ritrova nel Peloponneso della Grecia, una penisola montuosaPagine 336-372 dell'edizione del 2008..
Identificazione dei luoghi omerici dellOdissea Secondo Vinci i viaggi di Ulisse si sarebbero svolti lungo le coste della NorvegiaAnche il filosofo Cratete di Mallo, in base alla sua concezione del mondo con quattro continenti, ritenne che Ulisse nelle sue peregrinazioni avesse navigato anche fuori dal Mediterraneo, in disputa con Aristarco di Samo (come riportato da Aulo Gellio, 14, 6, 3).. La base è costituita da un passo di PlutarcoPlutarco, De facie quae in orbe lunae apparet, 26., che colloca l'isola di Ogigia, dove Ulisse sarebbe stato tenuto prigioniero dalla ninfa Calipso, "a cinque giorni di navigazione dalla Britannia verso occidente": di conseguenza secondo Vinci sarebbe identificabile con una delle isole Fær Øer. Il poema riferisce che da qui, dopo un viaggio di diciassette giorni, Ulisse sarebbe giunto nella terra dei Feaci, la Scheria, descritta con un'alta costa rocciosa e ricca di boschi: secondo Vinci tale regione, che non potrebbe essere identificata nella localizzazione meridionale, sarebbe identificabile con la zona di Bergen sulle coste norvegesi, alla foce del fiume Figgjo, zona ricca di testimonianze dell'età del bronzo. Questa collocazione spiegherebbe come mai Ulisse avesse notato all'approdo il mare rifluire nel fiume, fenomeno dovuto alle maree che non si verificherebbe nel Mediterraneo. Anche altri luoghi visitati da Ulisse sarebbero identificabili sulle coste norvegesi: l'isola della maga Circe e i luoghi da lei descritti (l'isola delle sirene e le rupi erranti di Scilla e Cariddi) andrebbero collocati nell'arcipelago delle isole Lofoten: nei pressi, a causa di un riflusso delle maree, si crea il fenomeno del Maelstrom, che corrisponderebbe al gorgo di Cariddi che inghiottì la nave di Ulisse che è descritto formarsi tre volte al giorno (in realtà il maelström si forma due volte al giorno, non tre, quindi non c'è una vera e propria corrispondenza). L'isola di Eolo, re dei venti, si troverebbe nelle isole Shetland, dove soffiano spesso venti che superano i 200 km/hPagine 89-125 dell'edizione del 2008..
Altri miti Secondo Vinci anche altri racconti della mitologia greca sarebbero ambientati nella stessa regione. Tra questi il viaggio degli Argonauti, che secondo il mito raggiunsero la Colchide, dove si trovava il vello d'oro, procedendo verso Est, e quindi arrivarono all'isola di Circe, dalla quale ritornarono in Grecia provenienti da Ovest. L'identificazione della Colchide nel mar Nero e dell'isola di Circe nel mar Tirreno costringerebbe secondo Vinci ad ipotizzare un improbabile itinerario per nave degli Argonauti nell'Europa continentale, lungo i corsi dei fiumi Danubio, Po e Rodano. La navigazione sarebbe invece secondo Vinci il ricordo di un'antica circumnavigazione in senso antiorario della Scandinavia a partire dal Baltico, attraversando la Lapponia per via di terra attraverso i numerosi fiumi che la percorrono, per giungere alle isole Lofoten dove era stata localizzata l'isola di Circe. Secondo il racconto di Circe ad Ulisse, per il viaggio di ritorno gli Argonauti avrebbero scelto la rotta che passava attraverso le "rupi erranti", da identificare con i numerosi e angusti stretti percorsi dalle correnti che si trovano tra le isole e la terraferma.
Un riferimento ad un'antica ambientazione nordica è individuabile secondo Vinci anche in una affermazione di Platone nel dialogo Crizia, che ricorda come un tempo Atene sorgesse in una zona pianeggiante e fertile e non aspra e montuosa: si tratterebbe secondo l'autore di un riferimento all'antica Atene baltica, che ritiene possa essere individuata presso l'attuale città di Karlskrona, presso la quale si trova il toponimo di Lyckeby, che ricorderebbe il Licabetto.Pagine 331-335 dell'edizione del 2008.
Clima dei luoghi omerici Secondo Vinci il clima descritto nei poemi omerici è freddo e tempestoso: comparirebbe di frequente la nebbia e vi sarebbero forti venti e violente burrasche. I personaggi sono spesso descritti come rivestiti da pesanti mantelli e non sono mai descritti sudare per il caldo. Sebbene nel periodo al quale è comunemente attribuita la guerra di Troia (XIII secolo a.C.) la temperatura media fosse più bassa dell'attuale, le condizioni climatiche descritte da Omero non si adatterebbero all'Egeo, soprattutto tenendo conto che le vicende narrate sembrerebbero svolgersi prevalentemente in estate. La descrizione omerica si adatterebbe invece alle regioni baltiche nel XVIII secolo a.C., epoca nella quale Vinci colloca la guerra di Troia, quando le temperature nel nord Europa erano sensibilmente più alte delle attuali: proprio il successivo abbassamento della temperatura avrebbe in seguito costretto gli Achei ad emigrare verso sudPagine 422-463 dell'edizione del 2008..