Lo slavo ecclesiastico antico, chiamato anche paleoslavo, veteroslavo, staroslavo o antico bulgaro (nome nativo ⱄⰾⱁⰲⱑⱀⱐⱄⰽⱏ ⱗⰸⱏⰺⰽⱏ, словѣ́ньскъ ѩꙁꙑ́къ, slověnĭskŭ jazýkŭ), è una lingua slava meridionale letteraria, sviluppata nel IX secolo da due missionari bizantini, Cirillo e Metodio.

Non va confuso con il protoslavo, ricostruzione teorica della precedente lingua comune di tutti gli Slavi, non scritta e di conseguenza senza una letteratura.

Va distinto inoltre dalla lingua slava ecclesiastica più recente, versione in parte avvicinata alle lingue slave moderne.

Storia Cirillo e Metodio usarono la lingua per tradurre la Bibbia e altri testi dalla lingua greca e per i propri scritti. Lo slavo ecclesiastico antico ha giocato un ruolo basilare nella storia delle lingue slave, evolvendosi poi nella più moderna lingua slava ecclesiastica, che viene usata ancora oggi come lingua di liturgia da alcune chiese ortodosse e greco-cattoliche nell'Europa orientale.

La lingua venne standardizzata per la missione dei due "apostoli degli slavi", i fratelli Cirillo e Metodio, nella Grande Moravia nell'863 (si veda alfabeto glagolitico per maggiori dettagli). I due fratelli codificarono l'antico slavo ecclesiastico dal dialetto slavo meridionale parlato nelle vicinanze della loro città, Solun (Salonicco), nell'Impero bizantino.

Come parte della preparazione alla missione, i due crearono l'alfabeto glagolitico nell'862/863, e tradussero le più importanti preghiere e libri liturgici, incluso l'Apraktos Evangeliar (un evangeliario contenente i giorni festivi e letture domenicali), il Salterio, e gli Atti degli Apostoli (i vangeli vennero tradotti in precedenza ma non è chiaro se sia stata opera dei due missionari). La lingua e l'alfabeto vennero insegnati all'Accademia della Grande Moravia (Veľkomoravské učilište) e usati per i documenti governativi e religiosi e per i libri tra l'863 e l'885. I testi scritti durante questa fase contengono caratteristiche dei dialetti slavi moravi.

Studenti dei due apostoli, che vennero espulsi dalla Grande Moravia nell'886, portarono l'alfabeto glagolitico e l'antico slavo ecclesiastico nell'Impero bulgaro. Venne insegnato in due accademie, a Preslav (capitale dall'893 al 972) e ad Ocrida (capitale dal 976 al 1015) nell'Impero Bulgaro. L'alfabeto cirillico venne sviluppato poco dopo nell'accademia di Preslav e rimpiazzò quello glagolitico. I testi scritti durante questa fase contengono caratteristiche dei dialetti bulgari. Ci sono inoltre alcune differenze linguistiche tra i testi scritti nelle due accademie.

In seguito l'antico Bulgaro si diffuse negli altri territori slavi, meridionali e orientali, soprattutto in Croazia, Boemia, Polonia orientale e nei principati russi. I testi scritti in ogni paese contengono caratteristiche proprie dei dialetti slavi locali.

Più tardi, redazioni locali dell'antico slavo ecclesiastico vennero create per usi ecclesiastici ed amministrativi, e sono conosciute collettivamente come slavo ecclesiastico in macedone: црковнословенски јазик, crkovnoslovenski jazik; in bulgaro: църковнославянски език, cărkovnoslavjanski ezik; in russo: церковнославя́нский язы́к, cerkovnoslavjánskij jazýk), ma questi termini vengono spesso confusi. Lo slavo ecclesiastico mantenne uno status di prestigio particolarmente in Russia, per molti secoli; tra le popolazioni slave orientali aveva uno status analogo a quello del latino nell'Europa occidentale, ma aveva il vantaggio di essere sostanzialmente poco divergente dalle lingue vernacolari di ogni parrocchia. Alcune chiese ortodosse, come la Chiesa ortodossa russa, la Chiesa ortodossa bulgara e la Chiesa ortodossa serba, così come molte chiese di rito greco cattolico, usano ancora oggi lo slavo ecclesiastico nei loro servizi e canti.

Basi ed influenze locali Lo slavo ecclesiastico antico è caratterizzato da una quantità di manoscritti relativamente ristretta, scritta per la maggior parte nel tardo X e nel primo XI secolo. La lingua ha una base slava meridionale con un'aggiunta di caratteri slavi occidentali acquisiti durante la missione dei Santi Cirillo e Metodio nella Grande Moravia (863 - 885). I soli manoscritti ben preservati delle recensioni morave, i Fogli di Kiev sono caratterizzati dalla sostituzione di alcune caratteristiche fonetiche e lessicali slave meridionali con altre slave occidentali. I manoscritti del regno bulgaro medievale hanno, d'altra parte minori caratteristiche slave occidentali.

Lo slavo ecclesiastico antico è importante per i linguisti storici perché preserva caratteristiche arcaiche, che si crede fossero una volta comuni a tutte le lingue slave:

suoni nasali delle vocali o ed e uso delle vocali brevi ь e ъ per le protoindoeuropee i ed u brevi

articolazione aperta della vocale jat (Ѣ) [ň] e [ľ] per i protoslavi [nj], [nl] sistema di declinazione protoslavo basato sulle radici delle desinenze (ovvero radice in o, radice in jo, radice in a e radice in ja) tempi aoristo e imperfetto, paradigmi protoslavi per i participi

La natura slava meridionale della lingua è evidente dalle seguenti variazioni:

fonetiche: uso di [ra-], [la-] al posto dei proto-slavi [or̃-], [ol̃-] uso di [s] al posto del proto-slavo [ch] prima del proto-slavo [åi] uso di [cv-], [dzv-] al posto dei protoslavi [kv'-], [gv'-] morfosintattiche: uso del caso dativo possessivo con i pronomi personali e sostantivi: ; ; costruzione del tempo futuro descrittivo usando il verbo ; uso della forma comparativa "" ("più piccolo") per indicare "più giovane" uso dei pronomi dimostrativi suffisso (). In bulgaro e macedone questi si sono sviluppati in articoli definiti suffisso

Alcune caratteristiche fonetiche dello slavo ecclesiastico antico sono tipiche solo del bulgaro: articolazione molto aperta della vocale jat (Ѣ); originariamente molto ben preservata nei dialetti bulgari dei monti Rodopi; riflessione protoslava di *tj ([t']) e *dj ([d']):

Protoslavo Slavo eccl. antico Bulgaro Ceco Macedone Polacco Russo Slovacco Sloveno Serbo-Croato *dj žd // ждžd // z // ѓgj // dz // жž // dz // j // ђđ // *tj št // št // ts // ќkj // ts // чč // ts // č // ћć // *gt/kt št // št // ts // ќkj // ts // чč // ts // č // ћć //

Sistema di scrittura

Inizialmente lo slavo ecclesiastico antico veniva scritto con l'alfabeto glagolitico, ma venne più tardi rimpiazzato dall'alfabeto cirillico arcaico, nato come estensione dell'alfabeto greco. Questo è visibile soprattutto dal mantenimento di molti caratteri greci senza equivalente fonema slavo, cioè , il numerale e l'uso di , ossia della legatura omicron-ipsilon, per indicare il suono /u/. Va ricordato che, nella scrittura in cirillico, oltre alle varie variazioni, vi sono anche le seguenti regole: Le lettere non possono esistere foneticamente dopo una post-alveolare () e quindi vengono sostituite da ; Le lettere iotizzate, , vanno scritte senza iota dopo una post-alveolare. La lettera rimane ammessa, ma è possibile sostituirla con comunque; La iotizzata viene scritta .

Recensioni Recensioni bulgare Molti centri letterari operavano nell'Impero bulgaro, concentrati intorno alle due accademie principali a Ohrid e Preslav. Ciò portò all'apparizione di molte recensioni bulgare nel periodo dal IX all'XI secolo. Così: sia l'alfabeto glagolitico sia il cirillico vennero usati contemporaneamente in qualche documento le originali vocali corte [ъ] e [ь] si fusero e solo una delle lettere venne usata per rappresentare entrambe nelle recensioni bulgare occidentali [ъ] venne sostituita qualche volta con [o] nelle recensioni bulgare orientali le originali (rь, lь) vennero qualche volta scambiate con le discendenti ьr, ьl o veniva usata una combinazione di entrambe le originali [ы] e [ъі] si fusero nell'unica [ы] a volte l'uso della lettera 's' (dz) viene unificato con quello della lettera 'з' (z) le forme verbali naricają, naricaješi vennero sostituite o alternate con naričą, naričeši uso di parole con origini protobulgare (ovvero dalla famiglia delle lingue altaiche) come кумиръ, капище, чрьтогъ, блъванъ, ecc.

Recensioni morave Mentre nei Frammenti di Praga la sola influenza morava è la sostituzione di [št] con [c] e di [žd] con [z], la recensione evidenziata dai Fogli di Kiev è caratterizzata dalle seguenti caratteristiche: la confusione tra le lettere grande jus (Ѫ) e uk (ѹ) accade una volta nei Fogli di Kiev, quando la forma attesa viene scritta uso di [c] per il protoslavo *tj, uso di [dz] per il protoslavo *dj, uso di šč per il protoslavo *skj uso delle parole mьša, cirky, papežь, prěfacija, klepati, piskati ecc. si preserva l'uso del gruppo dl (e.g. modlitvami) uso della desinenza invece di al caso strumentale maschile soggetto, uso del pronome čьso

Tarde recensioni (slavo ecclesiastico) Gli usi tardi della lingua in un buon numero di stati slavi medievali comportò l'aggiustamento dello slavo ecclesiastico antico ai vernacoli locali, nonostante una buona parte delle caratteristiche slave meridionali, morave e bulgare venne conservata. Alcune delle recensioni più tarde della lingua (chiamata slavo ecclesiastico) sono croate, serbe e russe.

Recensioni croate Le recensioni croate dello slavo ecclesiastico antico sono tra le più recenti conosciute al giorno d'oggi. Veniva usato solo l'alfabeto glagolitico. I suoni nasali [ą] e [ę] erano stati sostituiti con [o] e [u] e i protoslavi *tj e *dj si erano fusi insieme.

Recensioni russe Le recensioni russe si svilupparono dopo il X secolo sulla base delle prime recensioni bulgare dalle quali differivano leggermente. Le caratteristiche principali sono: sostituzione del suono nasale [ą] con [u] fusione delle lettere [ě] e [ja]

Recensioni serbe Le recensioni serbe vennero scritte con l'alfabeto glagolitico all'inizio, poi passarono all'alfabeto cirillico. Apparvero nel XII secolo sulla base delle recensioni bulgare orientali: le vocali nasali [ą] e [ę] vennero rimpiazzate da [u] e [e] uso dei segni diacritici dalle recensioni di Resava uso delle lettere [i], [y], [ě] per il suono /i/ nelle recensioni bosniache

Grammatica Declinazione L'antico slavo ecclesiastico presenta un sistema di declinazioni, che si articola nei seguenti casi: Nominativo: Equivalente al caso latino, viene utilizzato anche per il predicato nominale positivo, a differenza delle moderne lingue slave. Genitivo: Equivalente al caso latino, viene anche utilizzato per un predicato nominale negativo e come secondo termine di una comparazione. Dativo: Equivalente al caso latino, ma anche come adessivo con la preposizione (vado da Marco, ). Accusativo: Equivalente al caso latino. Nella declinazione della O, per i nomi animati, a volte le forme del genitivo vengono usate per l'accusativo. La formazione accusativo con infinito tipica di latino e greco non è nativa allo slavonico ed esiste soltanto in traduzioni più letterali dal greco. Vocativo: Equivalente al caso latino. Spesso è preceduto dall'interiezione , presa direttamente dal greco. Strumentale: Parzialmente equivalente all'ablativo latino. Nello Slavonico più recente, prende anche la funzione di predicato nominale positivo. Locativo: Equivalente al caso latino se senza preposizione, parzialmente all'ablativo con certe preposizioni. Sono poi presenti tre diversi numeri: il singolare, il duale ed il plurale. Una pecularità della declinazione è che le tre consonanti velari, sono soggette a palatalizzazione davanti a tutte le vocali frontali () diventando . Tuttavia, nella declinazione dei sostantivi, se davanti a e al nominativo e vocativo plurale della declinazione della O, si palatalizzano invece in . Si ricordi che, per motivi ortografici, le lettere iotizzate vengono scritte senza iota dopo le post-alveolari. Declinazione della O