I falsi titoli di nobiltà sono titoli nobiliari privi di validità legale, talora commercializzati come appellativi da sfoggiare, per cambiare i caratteri della propria identità o come una sorta di oggetti da collezione (souvenir plot).

Titoli inglesi La vendita di titoli onorifici britannici è vietata da una legge del 1925, il cosiddetto Honours (Prevention of Abuses) Act. Diversi siti offrono comunque all'acquirente la possibilità di farsi chiamare «lord» o «lady»: l'appellativo, tuttavia, va inteso nel senso di proprietario terriero e non di titolo nobiliare, non è inseribile nei documenti di riconoscimento e non dà diritto a un blasone. Simili operazioni fanno leva sul fatto che nel Regno Unito è possibile mutare legalmente il proprio nome mediante deed poll.

Un caso particolarmente diffuso riguarda i cosiddetti souvenir plot scozzesi: numerose società vendono online minuscoli appezzamenti di terreno in Scozia promettendo all'acquirente il «titolo» di laird, lord o lady. Tale acquisto, tuttavia, non conferisce alcun titolo nobiliare. Il termine laird designa tradizionalmente il proprietario di una tenuta scozzese ed è una semplice qualifica di cortesia priva di valore legale; l'acquisto di un souvenir plot — definito dalla legge scozzese come un appezzamento di dimensione trascurabile o privo di utilità pratica, e come tale non registrabile — non attribuisce né la condizione nobiliare né un titolo della Paria di Scozia. La stessa autorità araldica scozzese, il Lord Lyon King of Arms, ha chiarito che la proprietà di un souvenir plot non attribuisce il diritto di fregiarsi degli appellativi di laird, lord o lady. La stampa britannica ha più volte descritto tali schemi come articoli da regalo di valore puramente commerciale.

Titoli italiani In Italia i titoli nobiliari non hanno alcun valore giuridico a partire dall'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, il 1º gennaio 1948. Il primo comma della XIV disposizione transitoria e finale stabilisce infatti che «i titoli nobiliari non sono riconosciuti». Secondo la Corte costituzionale tale non riconoscimento comporta che i titoli nobiliari «restano fuori del mondo giuridico», non costituiscono contenuto di un diritto e non possono quindi essere giudizialmente accertati. La Corte di cassazione ha in seguito precisato che il non riconoscimento è un «rifiuto radicale e originario» dei titoli, in quanto incompatibili con la forma repubblicana, e non una loro semplice abolizione.Corte di cassazione, sezione II civile, sentenza 9 luglio 2025, n. 18740.

Ne consegue che i titoli nobiliari non possono essere inseriti nei documenti di riconoscimento né formare oggetto di certificazione. La Corte di cassazione ha in particolare affermato la responsabilità disciplinare del notaio che, con atto pubblico, certifichi il diritto all'uso legale di un titolo nobiliare: una simile attestazione contrasta con la XIV disposizione transitoria e finale ed è idonea a trarre in inganno il pubblico circa una rilevanza giuridica dei titoli che l'ordinamento esclude.

Sopravvive soltanto la cosiddetta cognomizzazione del predicato: il secondo comma della medesima disposizione prevede infatti che «i predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome». Possono perciò essere aggiunti al nome, divenendone parte, unicamente i predicati di titoli già esistenti e riconosciuti anteriormente a tale data — coincidente con la marcia su Roma —, mentre resta esclusa ogni tutela del titolo in quanto tale.Corte di cassazione, sezione I civile, ordinanza 10 luglio 2026, n. 23023. Cfr. Secondo la Corte di cassazione il predicato così cognomizzato «restituisce del titolo solo la parte indicante un toponimo» e gode della stessa tutela riconosciuta al nome, non di una tutela ulteriore.

In concreto, esperite le pratiche presso l'ufficio dello stato civile, il predicato di un titolo riconosciuto prima del 28 ottobre 1922 viene aggiunto al cognome: così, se un antenato di Mario Rossi era titolare del predicato «di Collereale», nei suoi documenti figurerà «Mario Rossi di Collereale».

Esempi di predicati divenuti parte del nome:

Luchino Visconti di Modrone — il predicato è «di Modrone»; Camillo Benso di Cavour — il predicato è «di Cavour».

Titoli tedeschi Tramite adozione è possibile, negli stati firmatari della convenzione dell'Aia, avere cognomizzati dei titoli nobiliari tedeschi, in quanto in Germania il titolo costituisce parte integrante del cognome. Naturalmente il cambiamento di cognome non implica alcuna acquisizione di titoli nobiliari anche se cognomizzati. In Germania i titoli nobiliari non sono riconosciuti come tali.

Note

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