My Sweet Lord è un brano musicale del cantautore britannico George Harrison, pubblicato il 23 novembre 1970 negli Stati Uniti come primo singolo estratto dall'album All Things Must Pass, il primo dell'artista dopo lo scioglimento dei Beatles. La canzone è principalmente incentrata sul concetto di Dio e sulla sua presenza (eloquente è il contemporaneo utilizzo delle espressioni Hallelujah, di uso comune nelle liturgie cristiane, e Hare Kṛṣṇa, mantra indù). Harrison suonò My Sweet Lord al Concert for Bangladesh dell'agosto 1971, e la canzone divenne la composizione più celebre della sua carriera solista post-Beatles.
My Sweet Lord fu al centro di una ben nota causa legale sul diritto d'autore, a causa della somiglianza del pezzo con la canzone He's So Fine del 1963, scritta da Ronnie Mack per il gruppo delle Chiffons. Nel 1976, Harrison fu giudicato colpevole di aver "inconsciamente" plagiato la canzone di Mack dal punto di vista melodico, un verdetto che fece scalpore nel mondo dell'industria musicale. Harrison sostenne sempre di essersi invece ispirato a Oh Happy Day per la melodia della canzone.
Il brano Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, la canzone divenne il primo singolo da primo posto in classifica di un ex-Beatle. Originariamente, Harrison aveva dato la canzone all'artista della Apple Records Billy Preston, che ne incise una versione e la inserì nell'album Encouraging Words, prodotto dallo stesso Harrison presso gli Olympic Sound Studios di Londra, e pubblicato nel settembre 1970.
Harrison scrisse My Sweet Lord principalmente come lode alla divinità indù Kṛṣṇa,. ma allo stesso tempo intese il testo del brano come un invito all'abbandono del settarismo religioso, unendo insieme il canto devozionale ebraico Hallelujah con il mantra Hare Kṛṣṇa e la preghiera Vedica.. La traccia venne co-prodotta da Harrison insieme a Phil Spector, e rappresenta un evidente esempio dello stile produttivo "Wall of Sound" (caratteristico di Spector). Preston, Ringo Starr, Eric Clapton, e i Badfinger sono tra i musicisti che contribuirono alla registrazione.
My Sweet Lord si è classificata alla posizione numero 460 nella lista delle 500 migliori canzoni di sempre redatta dalla rivista Rolling Stone.George Harrison, "My Sweet Lord" (460), Rolling Stone online. Quando venne ripubblicata su singolo nel gennaio 2002, due mesi dopo la morte di Harrison, la canzone raggiunse nuovamente la vetta della classifica in Gran Bretagna.
Composizione George Harrison iniziò la stesura di My Sweet Lord nel dicembre 1969, quando lui, Billy Preston ed Eric Clapton si trovavano a Copenaghen, in Danimarca,Clayson, George Harrison, pag. 280.Leng, pag. 71 in qualità di artisti ospiti del tour europeo di Delaney & Bonnie.Rolling Stone, pag. 180.John Harris, "A Quiet Storm", Mojo, luglio 2001, pag. 70. All'epoca, Harrison aveva già composto i brani Hear Me Lord, influenzato dalla musica gospel, e Gopala Krishna, canto devozionale alla divinità induista, oltre ad aver registrato con Preston lo spiritual Sing One for the Lord. Egli aveva inoltre prodotto di recente due singoli di successo a tema religioso per la Apple Records: That's the Way God Planned It di Preston e Hare Krishna Mantra del Radha Krsna Temple.Inglis, pag. 21. Quest'ultimo era un adattamento musicale del mantra indù vecchio di 5000 anni, eseguito dai membri della Associazione internazionale per la coscienza di Krishna (ISKCON), colloquialmente conosciuta come "movimento Hare Krishna".Allison, pag. 46. Ora Harrison voleva fondere i messaggi del Cristianesimo con la fede ViṣṇuistaBadman, pag. 203 in una sorta di "canto gospel vedico".Leng, pag. 71.
Le date di Copenaghen segnarono la fine del tour di Delaney & Bonnie, con tre esibizioni tenutesi al Falkoner Theatre il 10-12 dicembre.Miles, pag. 362."George Harrison live at Falkoner Theatre, Copenhagen, with Delaney & Bonnie", The Beatles Bible. Secondo la testimonianza in tribunale del 1976 fatta da Harrison durante la causa di plagio, My Sweet Lord era stata scritta mentre i membri della band attendevano l'inizio di una conferenza stampa.Bright Tunes Music v Harrisongs (p. 179), UC Berkeley School of Law. Harrison ricordò che provava accordi alla chitarra alternando le parole Hallelujah e Hare Krishna.Huntley, pag. 130. Poi illustrò l'idea agli altri e il coro si sviluppò ulteriormente. La più recente versione dei fatti riportata da Delaney Bramlett, afferma invece che l'idea ebbe origine dalla domanda fattagli da Harrison su come scrivere una canzone gospel genuina e sincera,Harris, pag. 70 e come lui [Bramlett] avesse iniziato allora a cantare le parole Oh my Lord mentre la moglie Bonnie e la cantante Rita Coolidge aggiunsero gli Hallelujah in risposta.Leng, pp. 66–67. Il giornalista musicale britannico John Harris ha messo in dubbio l'autenticità del racconto di Bramlett.
Utilizzando come fonte d'ispirazione la versione degli Edwin Hawkins Singers dell'inno cristiano del diciottesimo secolo Oh Happy Day,Clayson, pag. 280Greene, pag. 181. Harrison continuò a lavorare sul tema della canzone.George Harrison, pag. 176. Egli completò il brano, con qualche aiuto da parte di Preston, una volta tornato a Londra.Huntley, pag. 130
Contenuti e significato
Le parole del testo della canzone riflettono il desiderio di Harrison, spesso da lui espresso, di avere un rapporto diretto con Dio, presentando il concetto con l'ausilio di parole semplici che possano essere capite da tutti i credenti, a seconda della loro religione.Inglis, pag. 24.Huntley, pag. 54. L'autore Ian Inglis nota un grado di "comprensibile" impazienza nel primo verso della canzone: «Really want to see you, Lord, but it takes so long, my Lord» ("Voglio vederti davvero Signore, ma ci vuole così tanto tempo, Mio Dio").Inglis, pag. 24
All'inizio del brano, i coristi cantano la parola di lode cristiana e ebraica: Hallelujah.Tillery, p. 88. Più tardi, eseguono una preghiera indù vaiṣṇava:
Questa preghiera è una parte del principale mantra dei devoti del Viṣṇuismo, resa popolare nel mondo occidentale dalla "Società Internazionale per la Coscienza di Krishna" (ISKCON), i cui adepti sono colloquialmente noti come "Hare Krishna". Harrison era un devoto di questo percorso religioso,Rolling Stone, pag. 180Lavezzoli, pag. 195.Leng, pp. 58–59. sebbene non appartenesse di fatto a nessuna organizzazione spirituale.Clayson, George Harrison, pag. 267.Olivia Harrison, "A Few Words About George", in Rolling Stone, pp. 10–11.
Nella sua autobiografia del 1980, I, Me, Mine, Harrison spiegò di aver voluto inserire alternate ripetutamente le parole "Hallelujah" e "Hare Krishna" per mostrare a tutti che in definitiva significano "più o meno la stessa cosa", e per far sì che gli ascoltatori, trascinati dall'orecchiabilità della melodia, iniziassero a cantare il mantra "prima ancora di capire cosa stesse succedendo!"Harrison, George. I, Me, Mine, pag. 176
Nella traccia è inoltre contenuta l'antica preghiera vedica dedicata ai vari maestri spirituali, o guru, che equipara questi saggi alla sacra Trimūrti – Brahmā, Visnù e Śiva (o Maheshvara) – e al concetto di divinità assoluta, Brahman:Greene, pag. 182.
Il testo della canzone contiene un "messaggio universale", secondo lo scrittore Ian Inglis, "non essendo diretto a una specifica manifestazione di fede a una singola divinità", "ma piuttosto al concetto di un unico Dio buono la cui natura non è influenzata da particolari interpretazioni e che pervade ogni cosa, è presente ovunque, è onnisciente e onnipotente, e trascende il tempo e lo spazio;... Tutti noi – cristiani, indù, musulmani, ebrei, buddisti – possiamo indirizzare il nostro amore verso Dio allo stesso modo, utilizzando la stessa frase ["my sweet Lord", "mio dolce Signore"]."
Registrazione
Cinque mesi dopo le sessioni svoltesi agli Olympic Sound Studios, con i Beatles che nel frattempo si erano separati, My Sweet Lord fu una delle oltre trenta tracce che Harrison registrò per All Things Must Pass, il suo triplo album solista.Madinger & Easter, pp. 427–34. Fu un brano che George esitò ad incidere fino all'ultimo, in quanto temeva che potesse essere considerato troppo religioso.Spizer, pag. 212.
Con Phil Spector a co-produrre le sessioni agli Abbey Road Studios,Badman, pag. 10. Preston suonò nuovamente nella traccia, insieme a Clapton, Ringo Starr, Jim Gordon e a tutti e quattro i membri dei Badfinger.Leng, pag. 83. L'identità dei rimanenti musicisti resta tradizionalmente materia di congetture, con il batterista Alan White che una volta dichiarò di aver suonato nel brano, con Carl Radle al basso, e Starr al tamburelloSpizer, pag. 212 e persino John Lennon tra i chitarristi ritmici.Madinger & Easter, pag. 428 L'ipotesi comune è che Harrison e Spector abbiano scelto tra varie tracce base prima di selezionare il nastro master, che comprende, tra gli altri, Klaus Voormann al basso e Gary Wright a una seconda tastiera;Leng, pag. 83 Bruce Spizer suggerisce che Peter Frampton possa aver aggiunto una parte di chitarra acustica dopo la sessione principale. Le varie sovraincisioni, compresa l'orchestrazione di John Barham, furono aggiunte nel corso dei successivi due mesi,Olivia Harrison, pag. 282. in parte ai Trident Studios di Londra.
La versione finale, più rock rispetto alle incisioni iniziali della canzone, si distanziò alquanto dall'arrangiamento gospel ispirato a Oh Happy Day sia dal punto di vista strutturale che musicale, accostandosi alle convenzioni della musica pop, ma evidenziando anche la somiglianza della linea melodica del pezzo con il successo delle Chiffons del 1963 He's So Fine. Spizer suggerisce che ciò fu dovuto al focalizzarsi di Harrison "sull'atmosfera del disco",Spizer, pag. 213 mentre il giornalista del Record Collector Peter Doggett nel 2001 scrisse che, "nonostante l'ispirazione di Harrison per My Sweet Lord derivasse da Oh Happy Day, nelle mani del produttore ed arrangiatore Phil Spector, la traccia diventò una copia carbone del brano delle Chiffons".Doggett, pag. 36. Chip Madinger e Mark Easter notarono il "triste" fatto di come Spector, "maestro di tutti quei gruppi vocali femminili dei primi anni sessanta", non si accorse delle somiglianze.Madinger & Easter, pag. 428.
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