Fu il padre dell'ultima regina d'Italia Maria José e a partire dalla Prima guerra mondiale venne soprannominato il Re soldato o il Re cavaliere per il suo ruolo in prima linea negli scontri e per l'aspetto galante e per i modi raffinati.
Biografia Infanzia
Nato nel 1875 a Bruxelles, Alberto era il secondogenito maschio del principe Filippo del Belgio, conte delle Fiandre e della principessa Maria di Hohenzollern-Sigmaringen , Alberto venne nominato principe ereditario nel 1905, dopo la morte del padre, e salì al trono nel 1909 , alla morte dello zio paterno Leopoldo II del Belgio.
Essendo un figlio cadetto, appunto non primogenito, Alberto ebbe modo di avere più contatto con la vita reale e con il popolo Maria José di Savoia. Giovinezza di una regina. Milano, "Le Scie" Mondadori, 1991. ISBN 88-04-35108-X, opportunità che gli fu molto utile quando in seguito divenne monarca. Rimpianse molte volte di avere perso il fratello maggiore Baldovino. Diceva spesso: «Lui [Baldovino] avrebbe fatto tutto meglio di me...».
Parlava sia il fiammingo sia il vallone. Né suo padre né il re Leopoldo II li conoscevano. Al contrario del padre Filippo, celebre cacciatore, detestava sia la caccia sia l'equitazione e non aveva passione neppure per la danza. Per tutta la vita ritenne di «non sapere abbastanza» e per questo intraprese continuamente studi sia in campo scientifico sia umanistico .
Matrimonio
Sposò il 2 ottobre 1900 , a Monaco di Baviera, Elisabetta Gabriella, duchessa in Baviera, figlia di Carlo Teodoro in Baviera e della sua seconda moglie Maria José di Braganza, nata infanta di Portogallo.
Alberto ed Elisabetta si erano incontrati per la prima volta nel 1897, alle esequie della duchessa d'Alençon, morta in un incendio a Parigi mentre cercava di prestare soccorso al Bazar de la Charité. Elisabetta era presente al funerale come nipote della defunta, Alberto invece rappresentava la famiglia reale belga in quanto la duchessa era suocera di sua sorella Enrichetta.
Il loro fu un legame straordinario e molto profondo fin dall'inizio , come testimoniano le numerose lettere che si scambiarono per tutto il corso della loro vita, a partire dal giorno successivo a quello del fidanzamento ufficiale, il 30 maggio 1900.
Ante-guerra Dal 1893 sino alla sua ascesa al trono paterno, il principe Alberto fu senatore di diritto presso il Senato del Belgio e, con questo incarico, pronunciò numerosi discorsi sulla necessità di migliorare le infrastrutture del paese: navali, ferroviarie e stradali. Nel 1898 compì la propria prima visita di stato all'estero, negli Stati Uniti. Nel 1906 fondò una scuola, l'Œuvre royale de l'Ibis, aperta a tutti i giovani pescatori che, fino a quel momento, non avevano ricevuto nessun tipo di istruzione.
Tra tutti i rappresentanti della sua famiglia, Alberto seppe sempre distinguersi per imparzialità e buon giudizio, come quando nel 1909 si recò in visita nel Congo belga criticando violentemente la politica di spogliazione della colonia messa in opera da suo zio Leopoldo II.
Re dei Belgi
Ascesa al trono
Il popolo belga provava molta simpatia per Alberto e per sua moglie Elisabetta, già prima che essi salissero al trono e il 23 dicembre del 1909 l'enorme folla presente a Bruxelles per il giuramento riservò un'accoglienza particolarmente calorosa ai nuovi sovrani . Alberto I fu il primo sovrano del Belgio a prestare giuramento sia in lingua francese sia in lingua fiamminga. Durante i primi anni del suo regno, re Alberto I si relegò strettamente al proprio ruolo costituzionale, non mancando però di circondarsi di personalità di tendenza liberale come Jules Ingenbleek che volle quale proprio segretario, e Harry Jungbluth, capo di stato maggiore. Egli cercò di diminuire le distanze tra il re e il suo popolo eliminando completamente la scorta armata che solitamente lo seguiva e lo divideva dalla folla durante gli incontri pubblici.
Intenzionato a rilanciare il paese, il 28 aprile 1910 il sovrano inaugurò l'Esposizione internazionale e universale a Bruxelles chiudendola il 12 ottobre di quell'anno, mentre il 30 aprile 1910 inaugurò il Musée du Congo belge a Tervuren. L'8 novembre 1910, Alberto I decise di ripristinare il tradizionale annuale discorso della corona, abbandonato da Leopoldo II. Durante questa occasione, per sottolineare la ripresa dell'evento, il sovrano attraversò Bruxelles a cavallo con grande acclamazione della folla intervenuta e giunto poi al palazzo del parlamento, tenne per l'appunto un discorso che si concentrò sull'incoraggiamento delle arti, dello sviluppo, dell'istruzione, della riforma dei contratti di lavoro e sul sistema pensionistico.
Nella primavera del 1911, il sovrani del Belgio intrapresero una visita di stato in Egitto, ma Alberto I dovette fare ritorno in madrepatria poco dopo perché il paese era in piena agitazione in seguito alla presentazione di una proposta di legge sull'istruzione, soprannominata la buona legge della buona scuola, da parte del governo di Frans Schollaert. Il monarca si consultò subito col presidente del parlamento Gérard Cooreman e coi ministri di stato Auguste Beernaert e Charles Woeste e il 6 giugno tenne un incontro piuttosto acceso con lo stesso Schollaert, costringendolo il 9 giugno a rassegnare le proprie dimissioni. Col proposito di formare un nuovo governo, il sovrano fu tentato di affidare le redini dello stato a Henri Liebaert e a Gérard Cooreman, ma poi propese per Charles de Broqueville. Sempre nel 1911, re Alberto si oppose a una proposta della Francia che suggeriva al Belgio di affittarle la riva sinistra del fiume Congo per diverse centinaia di chilometri in cambio del riconoscimento della sovranità belga in Congo da parte del Regno Unito. Nel 1912, come reazione, venne fondata una società tedesco-britannica, di studi idrografici con lo scopo di scavare un canale artificiale fra la palude Stanley e Matadi, con l'intento di raggiungere questo scopo privatamente, camuffando gli interessi di stato, in quanto equivaleva a rimettere il passaggio al Congo in mani straniere. Ancora una volta, il Re del Belgio intervenne per salvaguardare gli interessi coloniali del proprio paese convenendo con il ministro delle colonie Jules Renkin e chiedendo dal gennaio del 1914 alla Francia di entrare a far parte con una forte quota del capitale dell'azienda, per contro bilanciare l’influenza tedesca, visto che il Belgio non possedeva i fondi necessari. Questo bloccò gli interessi delle potenze esterne sull'area.
In quegli anni in Europa la tensione andava sempre più aumentando e i vari Paesi cominciarono a concludere alleanze in vista di una possibile guerra che avrebbe coinvolto l'Europa intera. Molto preoccupato per l'evolvere della situazione , nel 1913 Alberto si recò in Gran Bretagna e in Francia per ribadire la neutralità del Belgio e per comunicare che se vi fosse stata un'eventuale violazione di tale neutralità, il Belgio si sarebbe difeso. Nel contempo ratificò la legge sul servizio di leva obbligatorio, facendo passare le forze armate da 180.000 a 340.000 uomini. Per la sua imparzialità personale e per la neutralità del Belgio, Alberto I venne chiamato a dirimere in qualità di arbitro i contenziosi tra Italia e Uruguay nel 1910 e tra Germania e Haiti nel 1911.
Prima guerra mondiale
Nel 1914, a seguito dell'attentato di Sarajevo, ebbe inizio la prima guerra mondiale e già dal 2 di agosto di quell'anno il kaiser Guglielmo II di Germania lanciò un ultimatum al Belgio, chiedendo il libero passaggio delle truppe tedesche sul suo territorio per raggiungere la Francia: se il Belgio si fosse opposto sarebbe stato considerato nemico.
Alberto rifiutò congiuntamente al consiglio di Charles de Broqueville e prese direttamenteSilvio Bertoldi. L'ultimo re l'ultima regina. Milano, Rizzoli, 1992. ISBN 88-17-84197-8 il comando dell'esercito mobilitando i propri uomini. Contemporaneamente, Alberto I si preoccupò dai primi giorni di agosto del 1914 di comunicare ampiamente con la colonia del Congo belga organizzando delle comunicazioni marittime indipendenti per il Belgio al fine di mantenere le relazioni economiche tra il Belgio, le sue colonie e il resto del mondo, indipendentemente dall'evoluzione della guerra in Belgio. Il 4 agosto l'Impero tedesco invase il Belgio e, dopo un'intensa battaglia nei pressi di Liegi e Anversa, il 15 ottobre l'esercito belga si ritirò dietro il fiume Yser e mantenne questo fronte per quattro anni, fino al 1918. Alle 10:00 del mattino di quel 4 agosto, Alberto I si recò al palazzo del Parlamento a Bruxelles ove tenne un discorso infiammante per i destini del Belgio nella Grande Guerra: ". Ho fede nel nostro destino". Da un lato quest'invasione del Belgio da parte della Germania venne sentito come un fatto strano in quanto i Re belgi erano in fin dei conti membri della casata tedesca di Sassonia-Coburgo-Gotha. Alberto non volle seguire il governo in esilio a Sainte-Adresse e da La Panne, il piccolo lembo di Belgio rimasto libero, continuò a comandare abilmente l'esercito contro gli invasori, visitando regolarmente il fronte per incoraggiare gli uomini e meritandosi, alla fine della guerra, l'appellativo di "Re cavaliere". Malgrado poi il suo coinvolgimento forzoso all'interno della guerra, Alberto I non si dimenticò mai di essere in fin dei conti sovrano di uno stato che si era dichiarato neutrale e quindi, malgrado la formale alleanza con Inghilterra e Francia che si votavano in suo soccorso, egli non concluse alleanze favorevoli alla prosecuzione della guerra. Tuttavia egli decise di accordare il proprio sostegno a francesi e inglesi nelle battaglie in Africa Orientale Tedesca, ove le truppe coloniali belghe ottennero vittorie rilevanti a Tabora e a Mahenge.
Come gesto estremo, nel tentativo di impegnare tutto il popolo belga nella difesa della nazione, nell'aprile del 1915 Alberto I permise a suo figlio, il principe ereditario Leopoldo, di impegnarsi nel 12º reggimento di linea, all'età di soli tredici anni.
La regina Elisabetta organizzò tutto l'apparato dei soccorsi approntando gli ospedali per i feriti, chiedendo, anche in prima persona, il materiale necessario alla Croce Rossa e organizzando i trasporti per i rifugiati. La regina stessa rimase sempre al fianco del marito e quando si recava in Inghilterra, con la scusa di visitare i figli e i rifugiati, trasmetteva dei messaggi confidenziali del marito alle autorità britanniche.
La causa del Belgio nella prima guerra mondiale attirò al paese le simpatie e i contributi di molti rappresentanti esteri, tra cui anche molti membri dell'aristocrazia europea come il norvegese Conte Tørring-Jettenbach, il principe Sisto di Borbone-Parma e suo fratello Francesco Saverio che combatterono come volontari nell'esercito belga.
Nel 1916 re Alfonso XIII di Spagna chiese ad Alberto I di ricevere un suo ambasciatore, il Marchese di Villalobar, il quale andava portando anche al Belgio un messaggio ricevuto dal cancelliere tedesco Bethmann Hollweg, il quale proponeva per il Belgio la firma di una pace separata che prevedesse l'alleanza del paese con la Germania in cambio dell'evacuazione militare delle truppe tedesche dal territorio belga e il risarcimento dei danni subiti. D'intesa con il proprio governo, il Re, che pure si era mostrato favorevole a un compromesso di pace, si rifiutò di ricevere il diplomatico spagnolo preferendo mantenere intatta la propria fedeltà agli alleati e perché credeva che una pace separata fosse praticamente impossibile da raggiungere per uno stato in posizione così delicata come il Belgio.