Venne ucciso nel 208 a.C. durante uno scontro con reparti di cavalleria cartaginese di Annibale nei pressi di Venosa.
Biografia Origini famigliari Claudio Marcello faceva parte del ramo patrizio della gens Claudia e della familia dei Marcelli.
Guerra contro i Galli Insubri (222 a.C.)
Nel suo primo consolato (222 a.C.) fu occupato con il suo collega Gneo Cornelio Scipione Calvo, zio dell'Africano, nella guerra contro i Galli Insubri. Fu impegnato nell'assedio della piazzaforte insubre di Acerrae (presso Pizzighettone) ed a Clastidium (Casteggio) trionfò ottenendo le spoliae opimae: il massimo onore per un generale romano, conseguito per la terza ed ultima volta nella storia romana con l'uccisione durante un duello di Viridomaro (o Virdumaro).Polibio II 34; Properzio V 10, 39Plutarco, Vita di Romolo, 16, 7. Il suo successo venne celebrato da Nevio nella pretesta intitolata Clastidium.
Marcello ebbe l'onore del trionfo, che viene ricordato nei Fasti triumphales capitolini con le seguenti parole:
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Guerra in Campania (216-215 a.C.)
Nel corso della prima guerra punica aveva militato contro Amilcare Barca in Sicilia. Nel 216 a.C., durante la seconda guerra punica, dopo la disastrosa sconfitta a Canne, prese il comando di ciò che rimaneva dell'Esercito Romano a Canusium. Benché non riuscisse ad evitare la caduta di Capua,. protesse efficacemente Nola; . e la Campania meridionale. Alla fine del 216 a.C. organizzò a Roma i Ludi Plebeii per tre volte. All'inizio dell'anno successivo (215 a.C.), tornò in Campania, dopo che era stato eletto Proconsole;. allo stesso vennero affidate le due nuove Legioni urbane, che furono prima convocate a Cales e poi trasferite nell'accampamento sopra Suessula.. Poiché il Console designato L. Postumio Albino era stato ucciso poco prima dell'inizio del nuovo anno consolare, i Senatori attendevano che l'altro Console indicesse i Comizi Centuriati per scegliere il collega, ma quando si accorsero che Marcello, che essi volevano creare Console per quell'anno in virtù delle felici imprese condotte l'anno precedente, veniva allontanato da Roma, nella Curia si levò un fremito di protesta. Il Console Tiberio Sempronio Gracco, allora, preferì sospendere i comizi in attesa che Marcello tornasse in città..
Rientrato quest'ultimo a Roma, vennero indette nuove elezioni e Marcello fu facilmente eletto Console al posto di Lucio Postumio Albino, ma poiché gli auguri dichiararono che nell'elezione vi era stato un vizio di forma e che mai prima di allora erano stati eletti due Consoli Plebei, Marcello rinunciò alla carica e il suo posto venne preso da Quinto Fabio Massimo Verrucoso.. A Marcello venne affidato nuovamente l'Esercito che stava a difesa di Nola, presso Suessula, come proconsole..
Marcello vinse in combattimento, a Nola (215 a.C.), l'Esercito di Annibale,. dando così ai Romani una speranza migliore per l'esito finale della guerra.; ; ; ; .
Guerra in Sicilia (214-212 a.C.)
Nel 214 a.C. fu inviato in Sicilia come console durante la sommossa dei Siracusani.. Attaccò Leontini ed assediò Siracusa, ma l'abilità inventiva di Archimede contribuì a più riprese a respingere gli attacchi portati dalle truppe romane contro la città.. Dopo un assedio durato due anni (in cui gli venne per due volte confermato il comando come proconsole) l'esercito romano riuscì ad aprirsi il varco nella città, catturandola nel 212 a.C. nonostante l'arrivo di rinforzi cartaginesi.; All'alba, infatti, forzato l'Esapilo, Marcello, entrato in città con tutto l'esercito, spinse ciascuno a prendere le armi e portare aiuto alla città ormai occupata. Epicide dall'Isola, che i Siracusani chiamano Naso, partì con marcia veloce in direzione degli scontri, convinto di poter ricacciare i Romani. Ma quando incontrò i cittadini spaventati, li rimproverò di accrescere la confusione. E quando vide che i luoghi intorno all'Epipoli erano pieni di soldati romani, fece retrocedere i suoi verso l'Acradina.; .
E per evitare che l'intera città fosse data alle fiamme, ricordandone l'antica gloria, prima di muovere le insegne verso l'Acradina, mandò avanti quei Siracusani che in precedenza si erano uniti ai presidi romani, affinché con discorsi calmi e moderati, convincessero i Siracusani tutti, alla resa.. Plutarco ci descrive Marcello come un amante della lingua e della cultura greca e ci riferisce il suo dispiacere nel lasciare che i propri soldati saccheggiassero Siracusa.
Marcello risparmiò le vite di gran parte degli abitanti ordinando ai suoi soldati di non ucciderli. Nonostante ciò, Archimede morì erroneamente per mano di un soldato. Plutarco ci riferisce che dopo l'uccisione del grande matematico siracusano, Marcello, il quale non aveva dato l'ordine di ucciderlo, deplorò l'assassinio: "distolse lo sguardo dall'uccisore di Archimede come da un sacrilego"Plutarco, Vita di Marcello, in seguito il soldato venne ucciso per squartamento. Poco dopo Marcello ottenne una nuova vittoria nei pressi del fiume Imera contro le forze congiunte greco-puniche di Epicide, Annone e Muttine. Questa fu l'ultima battaglia di Marcello in Sicilia..
All'inizio del 211 a.C. il senato romano deliberò per Marcello di prorogargli il comando come proconsole, affinché conducesse a termine la guerra in Sicilia al comando del suo vecchio esercito. Nel caso poi avesse avuto bisogno di nuovi rinforzi, gli era concesso di sottrarli alle legioni che il propretore Publio Cornelio Lentulo comandava in Sicilia, a condizione che non scegliesse alcun soldato fra quelli a cui il senato aveva rifiutato il congedo e il ritorno in patria, prima che terminasse la guerra.
Alla fine dell'estate del 211 a.C., fu accolto dal pretore Gaio Calpurnio Pisone e dal senato, radunato nel tempio di Bellona a Roma.. Qui, dopo aver fatto un rapporto sull'intera campagna militare che aveva portato alla resa di Siracusa ed avere in modo garbato protestato per il fatto di non aver avuto il permesso di condurre in patria l'esercito, chiese che gli fosse concesso il trionfo, ma non l'ottenne.. Attorno a tale decisione ci fu un'ampia discussione tra coloro che erano favorevoli e quelli che invece erano contrari, in quanto sostenevano che Marcello non avesse ancora concluso la guerra. Parve opportuno decidere per un provvedimento intermedio. A Marcello, avendo portato nella capitale anche una grande quantità di tesori d'arte,. venne concessa un'ovazione.. Si trattava del primo caso di una pratica diventata comune in séguito.
Tra i tesori vi era anche il famoso planetario di Archimede di cui si persero tracce certe negli anni successivi.Un ingranaggio probabilmente identificabile come appartenuto al planetario di Archimede è stato rinvenuto nel luglio del 2006 a Olbia. Secondo una ricostruzione il planetario, che sarebbe stato tramandato ai discendenti del conquistatore di Marcello, potrebbe essere andato perso nel sottosuolo cittadino di Olbia (probabile scalo del viaggio) prima del naufragio della nave che trasportava Marco Claudio Marcello (console 166 a.C.) in Numidia. Vd.
Ribatte alle accuse mossegli dai Siciliani (210 a.C.)
Claudio Marcello venne eletto nuovamente console per il 210 a.C. insieme a Marco Valerio Levino. Quando alle idi di marzo di quell'anno ne assunse la carica, si diresse in senato in omaggio alla consuetudine, dichiarando che poiché il collega Marco Valerio Levino era assente (si trovava ancora lungo il fronte macedonico), non avrebbe trattato alcun argomento che riguardasse la Res publica o le province. Egli sapeva che molti Siciliani si trovavano nei pressi di Roma, ospitati nelle ville dei suoi avversari politici. Egli poi non avrebbe tollerato di trattare altra questione, se non quella dei Siciliani, una volta che fossero stati introdotti in senato.. L'interruzione dei lavori in senato, alimentò però il mormorio della gente che protestava contro la lunghezza della guerra e criticava ambedue i consoli eletti, giudicandoli uomini troppo irrequieti e bellicosi..
Tito Livio racconta che Marco Cornelio Cetego, il pretore succeduto a Marcello in Sicilia, aveva raccolto un gran numero di persone a Roma, per protestare contro il suo avversario Marcello e riempirlo di false denunce. Affermava, inoltre, che la guerra in Sicilia durava ancora, sempre per gettare discredito su Marcello. Quest'ultimo seppe dimostrare un grande dominio di sé..
E mentre questi fatti accadevano, nella notte precedente la festa dei Quinquatri scoppiò un incendio intorno al Foro romano in più punti. Furono incendiate le carceri, il mercato del pesce e l'atrio della Regia. Il tempio di Vesta venne a fatica salvato, grazie soprattutto a tredici schiavi, che furono subito dopo riscattati a spese pubbliche e liberati. L'incendio continuò notte e giorno e non vi fu alcun dubbio che non fosse stato doloso, considerando che il fuoco era stato appiccato contemporaneamente in più luoghi diversi.. Marcello, su invito del senato, dichiarò pubblicamente che chi avesse denunciato chi aveva appiccato il fuoco avrebbe avuto in premio, se libero, del denaro, se schiavo, la libertà. Fu allora che un servo della famiglia campana dei Calavii, di nome Manus, denunciò i suoi padroni e cinque giovani nobili di Capua, i cui genitori erano stati decapitati da Q. Fulvio. Furono prima gettati in carcere e, dopo un regolare processo nel quale tutti confessarono, furono giustiziati. All'accusatore che li aveva denunciati venne donata la libertà oltre ad un premio di ventimila assi..
Nel sorteggio delle province, ricevette la Sicilia, ma fece scambio col collega Levino, dopo un'ampia discussione avvenuta in Senato, dopo aver sentito anche le dirette lamentele dei Siracusani che alla fine si scusarono e furono perdonati dal console in carica..
Ottenne così alla fine l'Italia, con l'incarico di condurre la guerra contro Annibale..
Guerra in Apulia (210 a.C.) Sempre nel 210 a.C., Tito Livio racconta che, una volta reclutato l'esercito, si iniziò a procedere all'arruolamento dei rematori delle flotte. Tuttavia, poiché non vi erano né uomini a sufficienza per la marina, né vi era sufficiente denaro nelle casse dello stato per procurarsi i rematori e stipendiarli, i consoli decretarono che fossero i cittadini privati, in proporzione alle loro possibilità ed alla classe sociale di appartenenza, a stipendiare i rematori e fornire loro il necessario vettovagliamento per trenta giorni. Questa imposizione fece nascere fra i cittadini una ribellione che solo grazie all'intervento dei consoli venne sedata. I consoli, infatti, proposero che l'intera classe dirigente senatoriale desse l'esempio, tassandosi per primi. Alla proposta dei consoli, tutti acconsentirono con grande ardore. Sciolto quindi il senato, ciascuno, secondo le sue sostanze, portò all'erario oro, argento e somme di denaro, facendo a gara tra loro a chi sarebbe stato segnato nei pubblici registri tra i primi, tanto che non bastarono né i triumviri per ricevere i doni, né gli scrivani per registrare i nomi. All'esempio dell'ordine equestre, seguì quello dell'intero popolo di Roma. E così, senza decreti, senza alcun obbligo da parte dei magistrati, la repubblica ebbe i necessari rematori supplementari. Alla fine, concluso ogni preparativo di guerra, i consoli partirono per le rispettive province..
La guerra che seguì vide da parte di Marcello, la presa di Salapia in Apulia (210 a.C.), che si era rivoltata a favore di Annibale. Catturò la città con l'aiuto della fazione romana là presente e annientò la guarnigione numida.. Tito Livio scrive: