La rocca di Ravaldino è una cittadella fortificata che sorge nella città di Forlì. Di origine medievale, venne ricostruita e rafforzata nel Trecento sia dagli Ordelaffi sia da Egidio Albornoz e ampliata durante il Quattrocento, è oggi in parte destinata a sede espositiva, mentre un'ampia area ospita le carceri della città.
Storia Le prime attestazioni di una fortificazione nell'area di Ravaldino risalgono al XIII secolo. Un documento del 1253, conservato nel ''Libro Biscia'', menziona infatti una struttura difensiva situata nel Borgo Bonzanino, insediamento posto all'esterno della cinta muraria cittadina e sviluppatosi in continuità con il Borgo Merloni. Tale edificio, di cui non si conservano tracce, era probabilmente un palazzo fortificato circondato da un fossato collegato a quello delle mura urbane.
Il nome ''Ravaldino'' deriverebbe proprio da ''Bonzanino'', attraverso una progressiva evoluzione linguistica del toponimo. Nel corso del XIV secolo la fortificazione originaria fu trasformata in una vera e propria rocca. Una delle prime testimonianze documentarie relative alla sua costruzione risale all'8 agosto 1332, quando il comune di Bagnacavallo contribuì finanziariamente all'edificazione della fortezza. Nel 1371 il cardinale Anglico de Grimoard, nella ''Descriptio provinciæ Romandiolæ'', ricorda la ''Roccha Ravaldini'', situata nel settore della città rivolto verso le colline e presidiata da un castellano con il proprio seguito. Nello stesso periodo il cardinale Egidio Albornoz promosse il rafforzamento delle difese cittadine, intervenendo anche sulla rocca di Ravaldino.
Le informazioni sulla struttura trecentesca rimangono tuttavia frammentarie. Una descrizione più dettagliata è fornita nel XV secolo da Giovanni di Mastro Pedrino, secondo il quale nel 1423 la rocca si trovava in cattivo stato di conservazione, scarsamente armata e vulnerabile agli assalti che accompagnavano le frequenti lotte politiche cittadine. I resti della fortificazione medievale furono in gran parte inglobati o demoliti durante i successivi ampliamenti; alcune strutture attribuite alla fase trecentesca sono ancora riconoscibili nell'area circostante la rocca attuale.
La trasformazione decisiva del complesso avvenne nella seconda metà del Quattrocento. Pino III Ordelaffi affidò all'architetto Giorgio Marchesi Fiorentino, noto anche come Mastro Giorgio di Settignano, un vasto progetto di ampliamento della fortezza. I lavori ebbero inizio il 10 giugno 1471 e conferirono alla rocca gran parte dell'aspetto conservato fino all'età contemporanea: una pianta quadrangolare con torrioni cilindrici agli angoli e un mastio centrale a base quadrata.Dopo la caduta degli Ordelaffi, il cantiere passò sotto il controllo di Girolamo Riario, signore di Forlì dal 1481. I lavori proseguirono fino al 1483 e furono accompagnati dalla costruzione della cittadella fortificata e di ulteriori opere difensive, tra cui il rivellino di Cotogni e il rivellino di Cesena. Il complesso assunse così la forma di un articolato sistema di fortificazioni costituito da più corpi separati, collegati da fossati, ponti e mura.
Nel 1496 Caterina Sforza, vedova di Girolamo Riario e reggente per il figlio Ottaviano, fece ulteriormente potenziare il complesso mediante la costruzione di un nuovo rivellino e il rafforzamento della cittadella. Per la realizzazione delle opere furono impiegati anche materiali provenienti da edifici cittadini preesistenti, tra cui parti del Palazzo Comunale.
Con l'evoluzione delle tecniche militari e il progressivo aumento della potenza delle artiglierie, la funzione difensiva della rocca diminuì gradualmente. A partire dall'età moderna il complesso venne utilizzato sempre più frequentemente come luogo di detenzione; tra i prigionieri più noti figura Astolfo Guiderocchi, incarcerato agli inizi del XVI secolo. Sul finire dell'Ottocento furono realizzate all'interno della fortezza strutture carcerarie permanenti, funzione che l'edificio continua a svolgere fino all'epoca contemporanea.
Struttura
La rocca come appare oggi è dovuta alle modifiche avvenute durante il Quattrocento da Pino III Ordelaffi, che ampliò struttura trecentesca in maniera considerevole. Annessa alla rocca è una cittadella voluta da Girolamo Riario e da Caterina Sforza per poter ospitare un ampio esercito.
La cittadella è costituita da soli due torrioni posti nel lato nord-est della città, in posizione abbastanza distante dalla rocca. Durante il Quattrocento la cittadella era cinta da un profondo ed ampio fossato, di cui rimane visibile traccia, che fu asciugato e parzialmente riempito quando la fortezza perse gradualmente la sua funzione e passò ad essere adibita a carcere. Dalle fonti locali si apprende che il fossato, di solito nelle altre città tenuto asciutto per motivi igienici, a Forlì invece risultava sempre colmo di acqua, probabilmente a causa delle infiltrazioni del sottosuolo.
Il mastio
Il mastio è di sezione quadrata, suddiviso in tre piani più un sotterraneo che veniva adibito a magazzino e, mediante una piccola porta, permetteva l'accesso ad un altro magazzino sotterraneo sottostante il Palatium.
Il mastio aveva un unico accesso tramite una scala a chiocciola che si svolgeva attraverso tutti i piani collegandoli. La circolazione dell'aria era permessa da un passaluce situato nell'androne adiacente al mastio. I sotterranei sono oggi in buona parte colmi d'acqua. Tale doveva essere un problema frequente anche nel Quattrocento se Cobelli riferisce che il sotterraneo era invaso da infiltrazioni.
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