Labbigliamento è ogni indumento indossato da qualcuno, e in generale il modo di vestire che combina questi ultimi con altri elementi (trucco, capigliatura, accessori), definendo l'aspetto esteriore di una persona o di un insieme di persone..

Gli esseri umani sono i soli tra i mammiferi che indossano vestiario, a eccezione degli animali domestici, talvolta vestiti dai loro proprietari.

Ciascun articolo d'abbigliamento ha un significato culturale e sociale (marcatore sociale). In esso si condensano alcune funzioni tramandate o evolutesi nel tempo: quella pratica legata alla vestibilità; quella estetica legata al gusto dell'epoca e a canoni specifici delle diverse comunità; quella simbolica grazie alla quale l'abito può definire l'appartenenza ad una particolare comunità e nello specifico identificare lo status sociale, civile e religioso.

La storia dell'abbigliamento, ovvero degli indumenti e accessori che hanno vestito la persona umana nel corso dei secoli, può essere inquadrata sia da un punto di vista antropologico-etnografico, dal momento che documenta l'evoluzione del costume, sia da un punto di vista socio-economico come prodotto dell'industria tessile, legato allo sviluppo tecnologico, della moda e del consumo. Degli abiti si possono quindi studiare le materie prime impiegate, le tecniche di realizzazione, gli aspetti estetici e quelli simbolici, i fattori economici e le gerarchie sociali.

Storia

L'abbigliamento nasce in tempi preistorici per rispondere a esigenze di tipo utilitaristico. Gli esseri umani sono infatti una delle poche specie di mammiferi privi di peli, e per questo i vestiti svolgono un ruolo importante nella protezione del corpo umano dai pericoli ambientali, come freddo, pioggia e sole. L'abbigliamento può anche fungere da barriera per insetti, sostanze tossiche, armi e altri rischi alla sicurezza personale.

Prime apparizioni dell'abbigliamento Non vi sono prove dirette dell'utilizzo di indumenti nel Pleistocene superiore e nelle epoche precedenti: infatti le pelle di animali, che costituivano il materiale principale dei primi oggetti di abbigliamento, si degradano rapidamente nel tempo. Esistono tuttavia delle evidenze indirette, come i rudimentali strumenti in pietra, realizzati con la tecnica della pietra scheggiata, atti con ogni probabilità alla trasformazione delle pelli in indumenti: il più antico ritrovamento di questo tipo di utensile risale a anni fa. Alcuni scavi archeologici effettuati in Marocco, presso la Grotta dei Contrabbandieri, hanno portato alla luce circa 60 utensili in osso, oltre ad uno ricavato dalla dentatura di un cetaceo, impiegati per la creazione di pelli e pellicce risalenti ad un periodo compreso tra i e i anni fa. Questi strumenti non costituiscono però una prova certa dell'utilizzo di indumenti, visto che le pelli venivano utilizzate anche per altri usi. Ritrovamenti archeologici di punteruoli e aghi d'osso, rispettivamente a partire da – e – anni fa, rappresentano una prova più convincente della manifattura di indumenti complessi da parte dei primi esemplari di homo sapiens. Non è chiaro invece se gli uomini di Neandertal si servissero di vestiti, e se indossassero solamente mantelli o anche altri indumenti.

La ragione fondamentale per cui gli esseri umani cominciarono a lavorare le pelli, per poi indossarle, è da ricercarsi nella necessità di coprire il corpo, nudo e più fragile rispetto ad altri animali, dalle intemperie. Infatti, quando la temperatura dell'aria è inferiore ai 35 °C, la superficie del corpo umano è più calda dell'ambiente circostante e perciò rilascia calore.. I vestiti rallentano questo processo, creando un microclima di aria calda attorno al corpo. Alcuni studiosi ritengono che l'invenzione dell'abbigliamento sia associata alla perdita del pelo da parte dei primi esseri umani, cosa che li rese meno vulnerabili a pidocchi e altri parassiti. Uno studio sulla evoluzione genetica del pidocchio del corpo, che attacca le uova alle fibre dei vestiti, e la sua divergenza con il pidocchio del capo, ha permesso di datare l'utilizzo regolare di capi di abbigliamento a partire da almeno anni fa e possibilmente a partire da anni fa.

Inizialmente i vestiti erano semplici di struttura, formati da un solo strato di pelle o pelliccia indossato come un mantello.. Questo tipo di abbigliamento non era aderente al corpo e lasciava perciò il corpo esposto al vento. Realizzati con raschietti di pietra o in alcuni casi da gusci di animali, i vestiti di tipo semplice non venivano indossati tutto l'anno, ma solamente in caso di basse temperature..

Le prime tracce di utensili atti alla realizzazione di indumenti complessi, come lame, punteruoli e aghi, apparvero in Africa meridionale all'incirca anni fa, durante uno stadio isotopico marino (ISM 4) che comportò un forte raffreddamento delle temperature.. Da qui il bisogno di realizzare indumenti aderenti, da indossare tutto l'anno e composti da più strati, in modo da garantire un maggior isolamento termico.. L'utilizzo di questo tipo di vestiti permise a homo sapiens di spostarsi in regioni più fredde in Europa e in Cina settentrionale all'incirca anni fa. Nel 1991 l'eccezionale ritrovamento della mummia del Similaun, risalente a - anni fa, rivelò che le pelli potevano anche essere finemente lavorate (si veda la sopravveste a strisce di colori contrastanti, unite da fitte e regolari cuciture fatte con tendini animali) e declinate in capi d'abbigliamento ben differenziati: l'uomo del Similaun possedeva un berretto, dei pantaloni, un perizoma, delle calzature imbottite a forma di stivale e forse addirittura una mantella parapioggia.

L'utilizzo di vestiti più complessi portò a degli importanti cambiamenti anche a livello sociale e culturale: infatti, le popolazioni che indossano saltuariamente indumenti semplici, come gli aborigeni australiani, non attribuiscono ai loro indumenti un significato culturale particolare, bensì decorano direttamente il proprio corpo tramite pitture o scarificazioni sulla pelle.. Al contrario, le popolazioni che iniziarono a indossare vestiti in maniera permanente, presero a ornare i propri indumenti invece del loro corpo. In aggiunta, il sistema termoregolatore umano si abituò alla presenza di vestiti, e a livello culturale si sviluppò un senso del pudore riguardo alla nudità del corpo.

Dall'invenzione della tessitura fino al I millennio a.C.

Le prime tracce dell'uso di fibre risalgono a anni fa, grazie a un ritrovamento di alcune fibre colorate di lino selvatico nella caverna di Dzudzuana in Georgia.. Attorno a quel periodo sono state anche ritrovate statuette, come la Venere di Willendorf o la Venere di Lespugue, che sembrano reffigurare capi d'abbigliamento in tessuto.. Tuttavia, i più antichi resti di tessuti, trovati nella Cueva del Guitarrero in Perù, sono più recenti e risalgono a anni fa.

Il lino comune, derivato dalla specie selvatica Linum bienne, è una delle prime fibre utilizzate per la realizzazione di tessuti e la prima di cui è nota la coltivazione da parte dell'uomo. Il motivo per cui gli uomini del Neolitico iniziarono a utilizzare le fibre di lino e altre fibre liberiane selvatiche e domestiche non è ancora completamente chiaro, in parte a causa della scarsità di reperti archeologici diretti (tessuti) e della difficoltà di interpretare le prove indirette di lavorazione delle fibre (strumenti e dati paletnobotanici). Esistono tuttavia varie spiegazioni: una ipotesi associa la lavorazione di fibre e dei tessuti alla diffusione dell'agricoltura e alla nascita di comunità stanziali. Un'altra ipotesi è che l'utilizzo di fibre nella realizzazione di indumenti deriverebbe dal repentino passaggio dall'ultima era glaciale all'Olocene, che comportò un aumento delle temperature e dell'umidità: i vestiti in tessuto permettevano una migliore evaporazione del sudore rispetto alle pellicce.. Inoltre, il cambio del clima causò l'estinzione o il declino di animali, come il mammut lanoso, la cui pelliccia veniva utilizzata per la fabbricazione di vestiti.

Inizialmente i fili utilizzati per i tessuti venivano realizzati tramite intreccio invece che tramite macerazione e filatura: le fibre venivano unite da un capo all'altro, con le estremità sovrapposte, e venivano poi arrotolate a mano. Successivamente si affermò la filatura, in cui una massa di fibre malleabili viene trasformata in un filato da cui vengono poi tessuti gli indumenti.. Le prime prove archeologiche della filatura a mano del lino provengono dalle montagne del Caucaso a nord del Mar Nero, e risalgono al a.C., ma reperti relativamente più recenti forniscono tracce della diffusione della filatura in varie regioni, tra cui Egitto, Iraq (Ittiti), Giappone, Siria, Turchia, Sudan e Svizzera. Nel a.C. emerse in Egitto la tecnica del fuso a caduta, in cui il fuso era tenuto con la mano destra e girato in direzione della torsione, mentre con la mano sinistra i filamenti venivano tesi su una conocchia.

Assieme alla filatura si sviluppò anche la tessitura, ossia la creazione di tessuti intrecciando i fili su un telaio. I primi telai apparvero a partire dal VI millennio a.C. presso numerose popolazioni in diverse parti del mondo. Si ritiene che il più antico telaio sia il telao orizzontale a terra, il cui uso è documentato in Egitto, Arabia, Africa settentrionale e Liberia, ma venivano utilizzati anche il telaio a pesi e il telaio a due bracci.. Tuttavia, poiché raramente i telai stessi si conservano abbastanza a lungo per essere ritrovati integri dagli archeologi, abbiamo principalmente prove indirette del loro uso, come i loro pesi di metallo o argilla, e rimane difficile capire quali modelli di telaio fossero effettivamente i più utilizzati.

Cina, India e Antica Roma

Nel Mondo antico l'abbigliamento era costituito esclusivamente da oggetti filati di tessuto, e l'utilizzo di pelli di animale fu ben presto superato nella maggior parte delle comunità già a partire dal I millennio a.C. I tessuti utilizzati variano a seconda del luogo: ad esempio in Cina era assai sviluppata la produzione della seta, in India la canapa ed il cotone ed in Egitto il lino. In Europa occorre ricordare come i Fenici furono i primi a praticare la tintura dei tessuti, grazie alla scoperta del pigmento della porpora, ricavato dall'essiccazione del murice. A questo punto dell'evoluzione umana l'abbigliamento non era più visto esclusivamente come metodo per proteggersi da intemperie o altri agenti esterni, ma costituiva soprattutto un simbolo di appartenenza ad un gruppo (economico, religioso, politico, ecc.). I popoli mediterranei consideravano la porpora un bene di lusso ed i Fenici ottennero grossi guadagni vendendola alle altre popolazioni. Tra gli altri tessuti utilizzati nel mondo antico ricordiamo il cotone, la lana e il bisso.

L'Impero Romano con la sua grande espansione venne in contatto con gli usi ed i costumi di molte popolazioni, dalle quali importò l'utilizzo di alcuni tessuti per il vestiario quotidiano o riservato ai più ricchi. Vengono così confezionati abiti come la toga, la tunica ed il pallio. Dopo Roma la filatura e la tessitura di seta, lino e lana diventano comuni a gran parte delle comunità europee, in particolare quella Bizantina, grazie ai suoi rapporti privilegiati (data la collocazione geografica) con l'Oriente. Di queste tre fibre tessili la più diffusa in questo periodo fu certamente la lana, sia per ragioni economiche (l'allevamento di ovini era abbastanza diffuso) che funzionali (alta capacità termica della stessa).

Abbigliamento nel Medioevo