Il termine altruismo (dal latino alter «altro») designa l'atteggiamento e il comportamento di chi ha la qualità morale di interessarsi al benessere dei propri simili. Il concetto è studiato in diversi ambiti, tra cui biologia, psicologia, sociologia, antropologia e filosofia. Il concetto logicamente opposto è l'egoismo. In senso generale, il termine indica l'interesse per il benessere dei membri della propria specie, o anche di altre specie o dell'ambiente in generale. In ambito filosofico e morale il termine assume anche un significato etico.

In generale l'altruismo viene considerato una qualità positiva, in quanto i comportamenti rivolti al benessere altrui possono contribuire anche alla cooperazione e alla sopravvivenza del gruppo. L'altruismo può esistere tra pari, sotto forma di collaborazione per un mutuo vantaggio, ad esempio nella caccia, oppure assumere una forma gerarchica simile al paternalismo, come nel caso dei genitori che nutrono e crescono i figli.

Spesso viene considerato vero altruismo soprattutto quello disinteressato, che non si basa sul principio del cosiddetto do ut des («do affinché tu mi ricambi»). Applicato agli esseri umani in un contesto morale, il termine viene quindi utilizzato soprattutto in questo senso. Gli aiuti umanitari, ad esempio, costituiscono una forma sociale di altruismo.

Il problema del rapporto tra altruismo e interesse personale è stato affrontato sia dalla filosofia sia dalle scienze sociali. Secondo alcune prospettive, non è possibile escludere che anche un comportamento rivolto al bene altrui procuri un beneficio non materiale a chi lo compie, sotto forma di gratificazione, autorealizzazione o appagamento del senso di giustizia. In questo senso un atto altruistico può produrre un beneficio sia per la collettività sia per il soggetto altruista, senza per questo coincidere necessariamente con un comportamento egoistico. La filosofia contemporanea distingue infatti tra l'altruismo inteso come comportamento motivato dal desiderio di beneficiare un'altra persona per il suo bene e le azioni che, pur producendo un beneficio per altri, sono motivate principalmente dall'interesse personale.

Nelle tradizioni religiose L'idea di un servizio disinteressato agli altri è presente in diverse tradizioni religiose. Nell'Induismo, il termine sanscrito sevā (सेवा, sevā, «servizio», «assistenza», anche «venerazione») definisce appunto il servizio offerto agli altri senza alcuna aspettativa di ricompensa personale, e costituisce una pratica di rilievo in diverse correnti religiose indiane (si veda Karma yoga). Nell'induismo il servizio disinteressato è inoltre collegato al karma yoga, lo «yoga dell'azione», nel quale l'azione viene compiuta senza attaccamento ai suoi frutti.

Il concetto di sevā assume un ruolo centrale anche nel Sikhismo, dove indica il servizio volontario e disinteressato reso agli altri e alla comunità. Il Concise Oxford Dictionary of World Religions lo definisce come un ideale sikh di servizio compiuto secondo la volontà divina e senza aspettativa di ricompensa. Nella tradizione sikh il servizio agli altri è pertanto collegato sia alla pratica religiosa sia alla vita comunitaria.

È una delle tre pratiche principali del Surat Shabd YogaCome si può leggere negli scritti di Kirpal Singh qui disponibili.

In filosofia Auguste Comte Auguste Comte, con un pensiero comune a tutta la corrente positivistica, teorizzò che l'altruismo umano è un istinto naturale del tutto simile all'egoismo: mentre quest'ultimo tende infatti alla conservazione del singolo individuo, l'altruismo è fondamentale per la conservazione della specie (il filosofo pone l'esempio dei genitori che possono arrivare a sacrificarsi per proteggere la prole) e persino, nelle forme più evolute, si può dire - sempre con Comte - che l'altruismo abbia giocato un ruolo rilevante nel mantenimento e nello sviluppo sociale del genere umano.

Giacomo Leopardi In Italia, un rapporto tra altruismo, amor proprio e virtù è presente anche nella riflessione di Giacomo Leopardi. Nello Zibaldone, Leopardi contrappone in più occasioni l'individualismo moderno alle forme di virtù e di partecipazione alla vita collettiva che attribuisce agli antichi, arrivando a definire l'egoismo moderno come ciò che «un tempo fu eroismo». L'«eroismo» leopardiano non coincide quindi propriamente con l'altruismo, ma indica una forma di amor proprio indirizzata anche verso la comunità, nella quale il bene individuale e quello collettivo potevano risultare maggiormente congiunti.

Studi contemporanei Il rapporto tra comportamenti rivolti al beneficio degli altri e benessere personale è stato studiato dalla psicologia sociale e dalle scienze comportamentali, in particolare nell'ambito dell'altruismo, del comportamento prosociale e del volontariato. Una revisione sistematica e meta-analisi di 27 studi sperimentali, per un totale di 4045 partecipanti, ha rilevato che gli atti di gentilezza producono, in media, un effetto positivo di entità piccola o moderata sul benessere soggettivo di chi li compie. Una revisione della letteratura pubblicata nel 2024 ha inoltre riscontrato una relazione positiva tra comportamento prosociale e benessere psicologico, esaminando in particolare il ruolo della soddisfazione dei bisogni psicologici fondamentali di autonomia, competenza e relazione.

Anche il rapporto tra sevā e benessere è stato oggetto di studi empirici. Una ricerca condotta su 156 membri della comunità sikh ha rilevato che una maggiore frequenza di partecipazione a pratiche rituali, tra cui la sevā, era associata a un maggiore benessere sociale e a un più forte senso di comunità; lo studio ha inoltre individuato nel senso di comunità un possibile fattore di mediazione di tale relazione. Tali risultati riguardano principalmente il benessere soggettivo e sociale e non dimostrano che il servizio agli altri produca necessariamente, in ogni circostanza, un miglioramento della salute fisica.

Basi biologiche

Comportamenti collaborativi a volte molto complessi che potrebbero essere interpretati come altruistici sono osservabili in molte specie animali, fatto che potrebbe sembrare in contrasto con la teoria evolutiva, basata sul concetto della sopravvivenza dell'individuo più adatto, quindi più portata a premiare strategie egoistiche.

La moderna biologia evolutiva, individuando nel gene il soggetto di base dell'evoluzione, utilizzando modelli matematici presi dalla teoria dei giochi, e sviluppando concetti come le strategie evolutivamente stabili, ha però messo in luce come i comportamenti apparentemente altruistici che si ritrovano in natura possano essere spiegati attraverso meccanismi evolutivi che comportano vantaggi per l'individuo o per la sua linea genetica.

Ciò può avvenire secondo la cosiddetta selezione parentale, anticipata da Ronald Fisher e J. B. S. Haldane e formalizzata rigorosamente da William Donald Hamilton nel 1964, o, nel caso manchi la parentela diretta, secondo il meccanismo dell'altruismo reciproco proposto da Robert Trivers nel 1971.Dawkins, op. cit. In molti casi peraltro in natura risulta difficile separare questi modelli, probabilmente perché spesso sovrapposti tra loro. L'utilizzo di simulazioni eseguite con i computer o, più recentemente, di robot programmati appositamente per interagire in ambienti controllati, ha fornito ulteriore conferma a queste teorie.

Le teorie basate invece su una presunta selezione di gruppo non riscuotono invece più molto credito nell'ambiente evoluzionistico, in quanto non sono risultate sostenibili con modelli rigorosi.Dawkins, op. cit., pag. 9-11

Note

Bibliografia

Renato Vignati Lo sguardo sull'altro. L'indagine psicologica sui fattori di aiuto, PsicoIn, anno X, n.1, nov. 2014, Issn: 2039-4101

Voci correlate Beneficenza Dono Altruismo efficace Altruismo reciproco Altruismo (biologia) Volontariato Seva

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