È soprattutto videoartista, ma anche fotografo e compositore. Dopo il periodo di studio e lavoro trascorso a Parigi, dal 1997 è tornato ad abitare in Alsazia dove è cresciuto.

Dal 1971 ha realizzato oltre 70 opere, che comprendono film, film fotografici, video e video-installazioni. Ha realizzato opere sulla musica, la danza, il teatro e l'arte. I suoi video sono stati trasmessi da emittenti televisive ed esposti in mostre di molti paesi, presso musei e festival, tra cui Paris Biennale; Museum of Modern Art di New York; American Film Institute National Video Festival di Los Angeles; World Wide Video Festival di L'Aja; International Center of Photography di New York; Documenta 8, Kassel, Germania; FestRio, Brasile; Festival di Locarno.

Formazione Alla fine degli anni sessanta, Robert Cahen si trasferisce a Parigi per studiare musica e segue i corsi di Pierre Schaeffer al GRM (Groupe de recherches musicales), un dipartimento fondato dallo stesso Schaeffer all'interno della Radiotelevisione Francese e in seguito diventato parte del Conservatorio Superiore di Musica di Parigi.

Nel 1971 si diploma in musica fondamentale e applicata all'audiovisivo, relatore sempre lo stesso Schaeffer.

Pierre Schaeffer è stato un teorico della musica concreta e compositore; ed è proprio questo genere di musica che studia e poi compone Cahen. La caratteristica principale della musica concreta è che esiste solo registrata su un supporto. I suoni, che possono essere tradizionali brani musicali, rumori d'ambiente e suoni prodotti elettronicamente vengono registrati e montati e anche trasformati con effetti di scivolamento, di eco, di reversibilità, di sovrapposizione, di stratificazione. La musica concreta sarà un elemento fondamentale nella videoarte di questo autore francese.

Accanto agli studi di musica dove lavorava Cahen nell'organismo radiotelevisivo pubblico francese c'erano gli studi dell'immagine con nuovissime strumentazioni che nessuno sapeva ancora usare. È così che Cahen si avvicina alla nuova arte del video. Con i nuovi strumenti, allo stesso modo della musica concreta, inizia a manipolare immagini preesistenti, fotografie, spezzoni di film, e altri materiali visivi trovati negli studi, per fare i suoi primi video. Con il suo primo video, Portrait de famille del 1971, ottiene un contratto di ricerca come compositore e come responsabile del laboratorio video sperimentale del Service de la Recherche, all'interno dell'organismo radiotelevisivo francese.

Carriera artistica Sandra Lischi, nel suo libro Il respiro del tempo – Cinema e video di Robert Cahen (3ª edizione, ETS Pisa, 2009), propone una suddivisione in tre periodi delle opere di Cahen. La suddivisione è concettuale e si riferisce a un diverso approccio all'arte del video dell'autore francese, ma può ricalcare grosso modo una suddivisione per decenni.

Anni '70 Gli anni '70 sono stati il decennio in cui è nata la videoarte e i video di Cahen, come quelli della maggior parte dei video artisti che hanno lavorato in questo periodo, sono caratterizzati dalla sperimentazione del mezzo stesso e delle varie tecniche a disposizione.

In questi anni Cahen lavora quasi sempre su pellicola. I suoi primi lavori sono soprattutto film fotografici: Portrait de famille (1971, ritratto dei componenti del Groupe de recherches musicales fondato da Pierre Schaeffer nel 1958), Poupées... qu'on les appelle (1972, foto di bambole), Images du Carnavel de Bale (1973), Ici repose (1977, su un cimitero in Alsazia) fino a Karine (1976).

Karine (1976) è costruito con un centinaio di fotografie di una bambina e qualche sequenza filmata. Il personaggio è reale: è la figlia di una coppia di amici che Cahen fotografa dal giorno della nascita fino all'età di sei anni. Le fotografie sono riprese e montate in ordine non cronologico, in rapide o lente successioni e compongono la storia senza parole di una crescita. Tra le fotografie ci sono brevi riprese cinematografiche e un effetto sorpresa: gli occhi di Karine sempre statici nelle fotografie improvvisamente si muovono. La colonna sonora, ottenuta campionando varie puntine alla fine di un disco, è composta da Cahen insieme a Michel Chion, anch'egli membro del Groupe de recherches musicales che collaborerà a molti suoi lavoriChion preferisce usare, al posto di "colonna sonora", l'espressione "concezione sonora". A suo parere, infatti, la parte sonora e visiva di un'opera non sono due elementi separati, ma due elementi che si influenzano a vicenda, e le espressioni "concezione sonora" e "concezione visiva" descrivono questo rapporto meglio delle espressioni comunemente usate..

Seguono, tra gli altri, Sans titre (1977), L'eclipse, Horizontales couleurs (1979), L'entr'aperçu (1980). Lavori sperimentali sui quali infatti ha utilizzato lo Spectron (sintetizzatore di origine inglese, messo a punto da Moukhouse, che produce soprattutto rigature). L'entr'aperçu, che significa visto attraverso, fa anche uso di fotografie e spezzoni di film, western e drammi sentimentali (con Jeanne Moreau, Napoléon di Abel Gance, L'Atalante di Jean Vigo).

Sempre a questo decennio appartiene Sur le quai (1978). Breve film che usa soprattutto l'effetto del rallentamento, all'epoca usato solo per le riprese sportive. È la ripresa in un unico piano sequenza dei viaggiatori fermi sul binario e il lentissimo arrivo del treno. Citazione di Arrivée d'un train dei Fratelli Lumière, girato con una cinepresa ad alta velocità (200 immagini al secondo) che rende quasi impercettibili i movimenti delle persone e del treno. La tematica del confine tra movimento e immobilità è fondamentale nel lavoro di Cahen. Dice infatti: «Io rallento le immagini non per abbellire, ma per far vedere meglio l'invisibile, per trattenere ciò che c'è di migliore. Soggettività di una nozione di tempo buono, di tempo trattenuto.»Marco Maria Gazzano, Passaggi-Paesaggi. Robert Cahen e la materia in Autori vari, Catalogo della mostra Robert Cahen Passaggi: Video-installazioni 1979-2008, pagina 22

Arrêt sur marche è del 1979. Il titolo è un'espressione in gergo tecnico che significa fermo immagine. È girato a Mulhouse, dove Cahen è cresciuto e precisamente nella sua casa natale, nella stazione e nel tribunale (dove lavorava il padre), in un treno. Alla base di quest'opera, a differenza delle precedenti, Cahen ha scritto prima una sceneggiatura. Dopo questo lavoro e per i seguenti dieci anni, lavorerà sempre in video.

Anni '80 Finiti gli anni della novità, gli anni '80 sono caratterizzati in Cahen, come anche in altri artisti del video, da una ricerca della narrazione. Spiega Sandra Lischi nel suo libro:

I primi due video di questo decennio sono La gare de Lyon e Le Musée Gustave Moreau (1980). Entrambi i video fanno parte della serie Paris pour memoire, un progetto che Cahen propone all'allora direttore dell'I.N.A. e creatore della nascente Vidéothèque de Paris. Il progetto intende esplorare la memoria della città.

Place de la Concorde è del 1982 e può essere considerato una specie di prototipo del successivo Cartes postales. Riprende la famosa piazza parigina dal crepuscolo alla notte nel momento in cui si accendono le luci, le macchine si fermano e poi ripartono, e la fontana ripete a intervalli la cascata luminosa.

Juste le temps è del 1983 ed è considerato da molti critici (tra cui Sandra Lischi e Marco Maria Gazzano) l'opera della maturità di Robert Cahen e uno dei più importanti video di tutta la storia della videoarte. Con quest'opera l'artista francese esce dallo sperimentalismo, caratteristico del decennio degli anni settanta. Ci sono due attori (un uomo e una donna) – elemento nuovo per Cahen – ma non ci sono né dialoghi né parole. All'interno di uno scompartimento di un treno in movimento è seduta una donna che legge, si sistema i capelli, si addormenta; l'uomo cammina lentamente per il corridoio, poi si siede vicino al finestrino. Le immagini dell'interno del treno si alternano con quelle del paesaggio fuori. Non c'è però intento narrativo se non quello di raccontare un viaggio in treno. A Cahen interessa mostrare che quando si guarda lontano non si coglie la stessa cosa di quando si guarda vicino. Le immagini vicine viste dal finestrino di un treno in movimento vanno via veloci, mentre quelle lontane possono essere osservate con più calma. Protagonista potrebbe essere proprio il paesaggio.

Le immagini vengono trattate con l'oscilloscopio che consente variazioni di spessore delle immagini.

La concezione sonora è ancora di Michel Chion: rumori di tonfi, rumore del treno, voci di bambini che urlano, rumore di campane, sospensione del rumore, pause improvvise.

Boulez-Répons (1985). È il video più lungo, dura 43 minuti ed è sulla composizione Répons di Pierre Boulez, direttore dell'IRCAM (Institut de Recherche et Coordination Acoustique/Musique), compositore e direttore d'orchestra. La prima versione di Répons è del 1981 ed è composta per due pianoforti, arpa, vibrafono, glockenspiel, cimbalo, orchestra e nastro magnetico. Al momento delle riprese erano state composte altre tre versioni diverse. La rappresentazione del concerto non è di tipo convenzionale: ci sono asincronismi fra lo scorrere della musica e i gesti dei musicisti; rallentamenti; dissolvenze incrociate; sovraimpressioni, immagini aggiuntive ad esempio di un danzatore, del mare, di boschi, di paesaggi campestri. Musica e immagini si mescolano e si influenzano a vicenda.

Cartes postales vidéo (1984-86). Sono più di 400, durano 30 secondi ciascuna e sono state girate insieme a Stéphane Huter e Alain Longuet a Roma, Algeri, Lisbona, Egitto, Islanda, Canada, New York, Londra, Parigi, Costa Azzurra, Provenza. Si tratta di una ripresa video bloccata e trasformata in foto, un fermo immagine, un'inquadratura classica, che ricorda una cartolina postale con tanto di didascalia che però inaspettatamente si anima. Il movimento svela il trucco: non era una cartolina. L'azione è inattesa, certe volte comica, o peculiare: un gatto che muove la coda a tempo di musica attraversando la piazza, il rumore di una mosca che vola. Altre volte questi istanti non sono naturalistici ma ottenuti con effetti in post produzione (modifiche di colore, di velocità). Le Cartes postales sono probabilmente l'opera più conosciuta di Cahen, trasmesse anche da molte emittenti televisive, tra cui alcune italiane.

Regards/Danse (1986). Il video fu commissionato dal Musée d'Orsay per mostrare il rapporto tra pittori e danza; Cahen lavora su Degas. Nel suo video sceglie di non mostrare neanche un fotogramma con l'immagine dei quadri di Degas; invece mostra lo sguardo del pittore impressionista attraverso le riprese di ballerine che stanno eseguendo delle prove.

Istantanés (1987). Commissionate dall'IRCAM. Sono tre video di tre minuti ciascuno che ritraggono tre giovani musicisti contemporanei: Marco Stroppa, Thierry Lancino e Philippe Manoury.

In Montenvers et mar de glace del 1987 la ricerca di una narratività è più evidente. Realizzato con Stéphane Huter, il video racconta una gita turistica in montagna. Ci sono un attore, delle comparse e uno sviluppo temporale. Al centro del racconto sono le avventure di un personaggio che ricorda Jacques Tati. Ancora non ci sono parole. Già dalla prima inquadratura si fa riferimento al cinema col titolo in semicerchio intorno al monte che ricorda il cerchio di stelline della Paramount. Un altro richiamo al cinema è la suddivisione in inquadrature. La musica è ricavata dalle colonne sonore di un compositore dei film di Alfred Hitchcock, Bernard Herrmann, più altre musiche da cartone animato. Sempre parte della colonna sonora sono i rumori, alcuni dei quali vengono evidenziati, come il dispiegare di una grande mappa nel treno che porta i gitanti verso la montagna, o un cagnolino che improvvisamente abbaia. Il video è stato realizzato per la prima serie di un programma internazionale chiamato Time code dedicato alla raffigurazione dello spirito dei luoghi.