Figlio dello statista Axel von Fersen il Vecchio e della contessa Hedvig Catharina De la Gardie (discendente attraverso i suoi parenti dalla Casa Reale di Vasa). Fu accuratamente educato in casa, al Carolinum a Brunswick, a Torino e a Strasburgo. Nel 1779 entrò al servizio militare francese con il reggimento Royal-Bavière. Accompagnò il comandante in capo francese, il generale Rochambeau, in America durante la guerra d'indipendenza dal Regno Unito e servì anche da interprete tra Rochambeau e George Washington. Si distinse militarmente, in particolare durante l'assedio di Yorktown del 1781, e nel 1785 fu creato colonnello proprietario del reggimento Royal Suédois. Alla fine della rivoluzione americana divenne un membro della Società dei Cincinnati fin dalla sua fondazione.

Fu noto come amatore, gentiluomo e famoso libertino, e gli vennero attribuite relazioni con varie donne celebri, tra le quali la regina Maria Antonietta di Francia, l'avventuriera italiana Eleanore Sullivan, e la duchessa reale svedese Edvige Elisabetta Carlotta di Holstein-Gottorp.

Biografia Famiglia e origini

Hans Axel von Fersen era il secondo figlio del conte Fredrik Axel von Fersen, un importante diplomatico svedese, e di Hedvig Catharina De la Gardie. I suoi genitori si erano sposati nel 1752. Aveva una sorella maggiore, Hedvig Eleonora von Fersen, e una sorella e un fratello minori, Eve Sophie von Fersen e Fabian Reinhold von Fersen.

Come buona parte degli aristocratici dell'epoca, Fersen era membro della massoneria, in una loggia moderata.Benedetta Craveri, Gli ultimi libertini, Adelphi, 2019

La relazione di Fersen con Maria Antonietta Fersen aveva diciott'anni quando conobbe a un ballo in maschera la delfina Maria Antonietta, sua coetanea; il loro incontro, avvenuto il 30 gennaio 1774, fu puramente casuale: Maria Antonietta s'era recata in incognito a un ballo mascherato e si ritrovò a conversare con il conte svedese, che in seguito nel suo diario scrisse: «La Delfina mi parlò a lungo senza che sapessi chi fosse; quando venne infine riconosciuta, tutti le si strinsero attorno ed ella si ritirò in un palco alle tre del mattino: io lasciai il ballo».Fraser, p. 129

Il loro primo incontro si limitò a questo: Fersen tornò regolarmente a Versailles, dove fu ricevuto con particolare cortesia,Zweig, Maria Antonietta. Una vita involontariamente eroica, p. 237 ma nel suo diario non citò altre conversazioni con Maria Antonietta, impegnata con l'allestimento dellIfigenia in Aulide di Gluck;Lever, Maria Antonietta. L'ultima regina, p. 69 due giorni dopo la morte di Luigi XV, Fersen partì per l'Inghilterra, interessato a contrarre matrimonio con la ricca ereditiera Catherine Leyell.

Sfumato questo possibile matrimonio, Fersen decise nel 1778 di dedicarsi alla vita militare e, dal momento che suo padre era stato a servizio sotto Luigi XV, il giovane conte tentò la fortuna con Luigi XVI.Lever, pp. 165-166 Il 25 agosto Maria Antonietta, tra la folla di gente che le veniva presentata, riconobbe il conte, che aveva incontrato quattro anni prima; Fersen, in una lettera indirizzata a casa, scrisse: «La regina, che è affascinante, quando mi vide esclamò: "Ah, è una vecchia conoscenza!". Gli altri membri della famiglia reale non mi dissero una parola».Fraser, pp. 184-185 Fersen, seppur lusingato dalla calorosa accoglienza, si recava poco a omaggiare la regina, che fece delle rimostranze all'ambasciatore svedese Creutz: da quel momento il conte divenne un assiduo frequentatore della reggia; in una lettera, Fersen informò il padre che: «La regina, che è la più bella e amabile regina che io conosca, ebbe la bontà di chiedere spesso di me. Ha domandato a Creutz perché io non frequentassi le sue partite di gioco della domenica, e quando seppe che io vi ero andato un giorno in cui il ricevimento era sospeso, se ne è per così dire scusata con me».Zweig, pp. 237-238

La regina, all'epoca dei fatti incinta di Madame Royale, non nascose la sua simpatia per lo svedese: lo accolse nella sua cerchia, lo invitava alle cene nel suo appartamento privato ed espresse anche il desiderio di vederlo con indosso la particolare uniforme svedese. Alto ben un metro e novanta, atletico, dalle larghe spalle, aveva un volto aperto, leale; i brillanti occhi azzurri, orlati di lunghe ciglia nere, e l'aria di fredda riservatezza, gli avevano già fatto guadagnare l'appellativo di le beau Fersen (il bel Fersen). La regina era incapace di dominarsi alla presenza del conte:Lever, p. 167 una dama affermò di averla vista chiaramente tremare quando Fersen le si presentò inaspettatamente.Zweig, p. 238 A corte iniziarono a spargersi dei pettegolezzi sull'inclinazione della regina per il conte; quest'ultimo, che nonostante il favore di cui godeva, voleva perseguire le sue ambizioni militari,Lever, p. 168 decise d'imbarcarsi per l'America e combattere in nome della causa della rivoluzione americana, appoggiata dal re di Francia.

All'inizio del 1779 il conte Fersen, prima d'imbarcarsi, andò a rendere omaggio alla regina: Maria Antonietta, tremando e volgendosi verso il conte, cantò al clavicembalo un'aria della Didone: «Ah, che pensiero felice mi spinse ad accoglierti nella mia corte».Lever, p. 169 Dopo la partenza di Fersen, l'ambasciatore svedese scrisse a Gustavo III di Svezia:

Il conte Fersen tornò a Versailles nel 1783, quattro anni dopo la sua partenza. Nel frattempo il conte e la regina avevano intrattenuto un contatto epistolare.Zweig, p. 240 Obbiettivi del conte erano sempre trovare una moglie e farsi affidare un reggimento francese: le possibili spose erano la solita Miss Leyell e Germaine Necker, mentre il reggimento era quello degli Suédois Regals (gli svedesi reali). Maria Antonietta s'adoperò affinché Fersen ottenesse quella carica, e il padre del conte sborsò l'enorme cifra di centomila livres per comprargli il brevetto di colonnello.Fraser, p. 229 Nel frattempo le sue possibili spose avevano contratto matrimonio, ed egli scrisse alla sorella Sophie:

Questa persona si pensa potesse essere Maria Antonietta. Il 20 settembre 1783 Fersen lasciò la Francia e per due anni fu al seguito di re Gustavo nei suoi viaggi. Dal 1785 si trasferì definitivamente in Francia.Zweig, p. 241 Fino alla rivoluzione francese rimase a fianco della famiglia reale, prima a Versailles poi alle Tuileries a Parigi, ed ebbe un ruolo fondamentale nella fuga a Varennes: Fersen guidò la fallita fuga dei reali, ma lasciò la comitiva poco prima dell'arresto, ormai vicino al confine coi Paesi Bassi austriaci, fiducioso nella riuscita dell'impresa. Non si perdonò mai quest'assenza, che probabilmente gli salvò la vita.

Anche dopo, cercò invano di aiutare i reali negli anni più bui della rivoluzione, per esempio convincendo il duca di Brunswisk a emettere il famoso proclama, ispirato da Fersen stesso col consenso della regina, e scritto da nobili emigrati, in cui si minaccia la distruzione di Parigi in caso di minaccia alle vite dei reali, e invano tentò di salvare Maria Antonietta dalla ghigliottina, sino a tornare in incognito nel 1792, a rischio della vita, a fianco della regina ormai prigioniera del suo popolo, dopo la fallita fuga.

L'affetto tra il conte Fersen e Maria Antonietta non può essere messo in discussione, ma se ci sia stato tra di loro un sentimento romantico (e reciproco), o se, come alcuni ipotizzano, i due fossero addirittura amanti, non può essere stabilito su basi certe. Molti storici che si occuparono della sovrana s'interrogarono su questa questione, liberandosi dapprima dell'aura sacra creata intorno a Maria Antonietta nel 1800 con il mito della regina martire.Lever, p. 219

Una relazione fisica, anche se improbabile, viene spesso considerata, dato il fascino di Fersen e il suo carattere libertino.Fraser, p. 224 Non faceva parte del costume settecentesco che il conte rimanesse fedele alla regina: il suo compito era quello di offrire a Maria Antonietta una devozione romantica; lei era per lui al di sopra di tutto e di tutti, era la regina che bisognava preservare e proteggere: in una lettera alla sorella la definisce «un angelo di Dio».

I libelli pornografici che venivano ampiamente diffusi, non riportarono mai Fersen come presunto amante della regina ed erano concentrati su relazioni omosessuali con la Polignac e incestuose con il conte d'Artois. Diversi contemporanei di Maria Antonietta affermarono chiaramente che tra la regina e il conte ci fosse stato un rapporto intimo: Lady Elizabeth Foster, che faceva parte delle amicizie inglesi di Maria Antonietta e che aveva anche avuto una relazione con Fersen,Castelot, Maria Antonietta: la vera storia di una regina incompresa, p. 189 affermò che il loro rapporto fu certamente intimo negli ultimi otto anni, cioè dal 1785.Fraser, p. 227 La stessa opinione era condivisa dalla contessa di Boigne, troppo giovane per ricordare quegli anni, ma memore delle informazioni ricevute dallo zio che faceva parte della cerchia dei Polignac. Saint-Priest, diplomatico francese dell'ancien régime, libero da qualsivoglia ostilità nei confronti di Maria Antonietta, affermò che la regina e Fersen ebbero incontri intimi al Trianon, a Saint Cloud e alle Tuileries.Zweig, pp. 246-247

Il carteggio di Fersen e di Maria Antonietta, conservato nel castello di Stafsund, fu pubblicato nel 1878 dal pronipote di Fersen, il barone di Klinckowström, in edizione censurata: varie frasi erano sostituite da puntini.Castelot, p. 191 La versione ufficiale dei fatti era che le frasi risultavano illeggibili perché cancellate da Fersen in persona, poiché contenevano informazioni politiche che non dovevano essere lette da re Gustavo. È però irreale che le interpolazioni delle parti mancanti riguardino la politica, poiché sono in mezzo a frasi di gusto sentimentale, dopo gli addii o in domande sulla salute personale.Castelot, pp. 191-192Zweig, p. 248Lever, p. 221 Di fronte alle spiegazioni chieste al Klinckowström, egli, pur di non offrire il carteggio depennato, affermò di averlo distrutto: di questa perdita documentaristica furono convinti gli storici della regina che analizzarono la questione, tra i quali Stefan Zweig e André Castelot.Zweig, p. 250Castelot, p. 192 Le famose lettere furono ritrovate nel 1982 da alcuni discendenti di Fersen e furono vendute a Londra, dove le acquistarono gli Archivi Nazionali francesi.Lever, p. 220-221 La storica Evelyne Lever ha avuto modo di leggere gli originali e di confrontarli con la versione pubblicata dal barone di Klinckowström: le trascrizioni risultavano piuttosto corrette, escludendo i famosi passi cancellati, rimasti illeggibili nonostante le tecnologie moderne. Ma già gli storici del passato, come Zweig e Castelot, erano a conoscenza di un bigliettino cifrato rimasto nel castello di Stafsund e sfuggito al Klinckowström. Il biglietto, ritrovato dal traduttore ed esperto in lingue scandinave Lucien Maury, consiste in queste righe: