Appartenente alla dinastia Barakzai e cugino del re Mohammed Zahir Shah, fu primo ministro dal 1953 al 1963, periodo nel quale perseguì una politica di modernizzazione autoritaria e di rafforzamento dello Stato centrale. Dopo un decennio di lontananza dal governo, il 17 luglio 1973 rovesciò la monarchia con un colpo di Stato e proclamò la Repubblica dell'Afghanistan, assumendone la presidenza. Progressivamente allontanatosi dagli esponenti filocomunisti che avevano inizialmente collaborato con il nuovo regime e ridimensionati i rapporti con l'Unione Sovietica, fu rovesciato e ucciso il 27 aprile 1978 durante la Rivoluzione di Saur, condotta da ufficiali legati al Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan.

Biografia Origini, formazione e primi incarichi

Mohammed Daud Khan nacque a Kabul nel 1909, figlio di Mohammed Aziz Khan, fratello del futuro re Mohammed Nadir Shah. Apparteneva al lignaggio Yahyakhel del clan reale Mohammadzai, appartenente alla tribù Barakzai dei Durrani pashtun.

Dal 1921 al 1930 visse e studiò in Europa, durante il periodo in cui il padre e, per parte di quegli anni, lo zio si trovavano all'estero durante il regno di Amānullāh Khān. Dopo l'abdicazione di quest'ultimo e l'ascesa al trono di Nadir Shah, Daud rientrò in Afghanistan e nel 1931 frequentò la scuola per ufficiali di fanteria.

Negli anni successivi intraprese la carriera militare e politica. All'interno della famiglia reale Daud e lo zio Mohammad Hashim Khan rappresentavano la corrente maggiormente favorevole a un nazionalismo pashtun assertivo e a un forte potere centrale, mentre il re Mohammed Zahir Shah e Shah Mahmud Khan furono maggiormente associati ai tentativi di liberalizzazione politica. Dopo contrasti con Shah Mahmud, nel 1948 Daud fu inviato in Francia come ambasciatore; rientrò l'anno seguente e assunse gli incarichi di ministro dell'Interno e responsabile degli affari tribali. In quest'ultima veste sostenne con particolare vigore la rivendicazione dell'autodeterminazione delle popolazioni pashtun poste nel territorio del Pakistan, contribuendo all'inasprimento della questione del Pashtunistan.

Primo ministro

Nel 1953 Daud Khan sostituì lo zio Shah Mahmud alla guida del governo e divenne primo ministro. Il decennio della sua permanenza alla guida dell'esecutivo, dal 1953 al 1963, rappresentò una fase di forte espansione dell'apparato statale afghano. Daud perseguì un modello di modernizzazione autoritaria fondato sul rafforzamento del governo centrale, delle forze armate e delle infrastrutture economiche.

Uno dei principali obiettivi fu la creazione di un esercito nazionale moderno. Dopo che gli Stati Uniti, impegnati nel rafforzamento dei rapporti con il Pakistan, non accolsero le richieste afghane di assistenza militare, Daud si rivolse all'Unione Sovietica. A partire da un accordo concluso nel 1955, Mosca divenne il principale fornitore di equipaggiamento e addestramento per le forze armate afghane. Nell'aprile 1956 l'Afghanistan concluse inoltre un accordo per l'acquisto di armamenti dall'Unione Sovietica e da altri paesi del blocco orientale.

Nonostante gli stretti rapporti instaurati con Mosca, Daud non aderì al comunismo. La sua politica estera rimase formalmente fondata sul non allineamento e cercò di sfruttare la competizione della guerra fredda per ottenere aiuti sia dall'Unione Sovietica sia dagli Stati Uniti. Proprio la sua collaborazione con Mosca gli valse tuttavia il soprannome di «principe rosso».

Gli aiuti stranieri contribuirono alla realizzazione della politica economica e amministrativa del governo. Daud promosse il rafforzamento dell'agricoltura commerciale e delle esportazioni, investimenti in dighe e strade, lo sviluppo di imprese statali, l'espansione dell'istruzione moderna e la costruzione di una rete nazionale di trasporti e comunicazioni. Il rafforzamento dell'esercito e della gendarmeria costituì parallelamente uno strumento per estendere il controllo del governo centrale sulle regioni e sulle strutture tribali.

Riforme sociali e condizione femminile Il rafforzamento dello Stato consentì a Daud di promuovere anche alcune riforme sociali. Nel 1959 il governo intervenne contro alcuni privilegi delle élite tribali e cercò di estendere l'imposizione fiscale anche a gruppi precedentemente esentati. Le proteste che ne seguirono furono represse dalle forze armate.

Nello stesso anno Daud promosse una significativa iniziativa relativa alla condizione femminile. Durante le celebrazioni dell'indipendenza, il primo ministro e alcuni dei principali comandanti militari comparvero pubblicamente insieme alle proprie mogli senza velo; il governo rese quindi noto che le donne che lo desiderassero avrebbero potuto seguirne l'esempio. L'iniziativa incontrò l'opposizione di alcuni esponenti religiosi, alcuni dei quali furono arrestati dal governo. La misura non costituì un divieto generale del velo, ma inaugurò un processo graduale di liberalizzazione della condizione femminile, particolarmente visibile negli ambienti urbani.

Pashtunistan e dimissioni La politica estera di Daud rimase fortemente condizionata dalla questione del Pashtunistan. Il governo afghano sosteneva il diritto all'autodeterminazione delle popolazioni pashtun situate a est della Linea Durand, all'interno del territorio pakistano. La controversia provocò un progressivo deterioramento delle relazioni con Islamabad.

Nel 1961 Afghanistan e Pakistan interruppero le relazioni diplomatiche e chiusero la frontiera. Per un paese privo di sbocco sul mare come l'Afghanistan, la perdita della principale via commerciale verso il mare provocò gravi conseguenze economiche e costrinse a deviare una parte considerevole dei traffici attraverso l'Unione Sovietica, aumentando ulteriormente la dipendenza economica da Mosca.

La crisi contribuì alla caduta del governo. Nel marzo 1963 Daud lasciò la carica di primo ministro e Zahir Shah inaugurò una fase di più diretto esercizio delle proprie prerogative politiche. La Costituzione del 1964 escluse i membri della famiglia reale dalla possibilità di ricoprire incarichi ministeriali o di candidarsi al parlamento; la disposizione colpiva direttamente anche le possibilità di Daud di rientrare legalmente al governo.

Il colpo di Stato del 1973 Durante il decennio successivo Daud mantenne rapporti con settori della nuova classe intellettuale e con ufficiali delle forze armate formatisi anche grazie ai programmi di addestramento sovietici. Tra i suoi collaboratori figuravano esponenti del Parcham, la fazione guidata da Babrak Karmal del Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan (PDPA).

All'inizio degli anni settanta una serie di cattivi raccolti, la diminuzione degli aiuti stranieri e la crescente debolezza del sistema politico monarchico contribuirono a creare una situazione di crisi. Il 17 luglio 1973, approfittando dell'assenza di Zahir Shah, che si trovava in Italia, Daud attuò un colpo di Stato con l'appoggio di ufficiali dell'esercito, alcuni dei quali legati al Parcham. La monarchia fu abolita e Daud, anziché assumere il trono, proclamò la Repubblica dell'Afghanistan, divenendone il primo presidente.

Nella prima fase del nuovo regime alcuni esponenti del Parcham ottennero incarichi importanti nell'amministrazione. Daud iniziò tuttavia rapidamente a diffidare sia dell'influenza dei comunisti sia della crescente dipendenza afghana dall'Unione Sovietica. Entro il 1975 la maggior parte degli esponenti parchamiti inseriti nell'apparato statale era stata allontanata.

Parallelamente il governo represse anche l'opposizione islamista. Nel 1975 gruppi islamisti tentarono un'insurrezione contro il regime, che fallì; alcuni dei loro esponenti ripararono successivamente in Pakistan, dove stabilirono proprie basi a Peshawar.

Presidenza della Repubblica

Come presidente Daud riprese il programma di modernizzazione e centralizzazione già perseguito durante il precedente mandato da primo ministro, ma cercò progressivamente di ridurre la dipendenza dell'Afghanistan dall'Unione Sovietica. In campo economico tenne maggiormente conto delle critiche rivolte alla precedente dipendenza dagli aiuti sovietici e della necessità di incoraggiare maggiormente gli investimenti non statali.

In politica estera cercò pertanto di diversificare le relazioni internazionali del paese, sviluppando rapporti più stretti con l'Iran dello scià Mohammad Reza Pahlavi e con le monarchie del Golfo Persico, senza tuttavia interrompere la cooperazione con Mosca. Tale orientamento segnò un progressivo allontanamento dalla linea filocomunista sostenuta da una parte degli ufficiali e dei funzionari che avevano contribuito al colpo di Stato del 1973.

Nel 1977 una nuova costituzione istituzionalizzò il regime repubblicano e rafforzò ulteriormente la posizione del presidente. Il sistema politico assunse caratteri autoritari e Daud cercò di concentrare la vita politica attorno al proprio Partito Nazionale Rivoluzionario, riducendo lo spazio delle altre organizzazioni politiche.

Relazioni con l'Unione Sovietica I rapporti con l'Unione Sovietica, strettissimi durante il precedente mandato da primo ministro e ancora fondamentali nei primi anni della repubblica, si deteriorarono progressivamente mentre Daud cercava di ampliare i rapporti dell'Afghanistan con altri Stati.

La tensione divenne particolarmente evidente durante una visita di Daud a Mosca nel 1977. Nel corso degli incontri il leader sovietico Leonid Il'ič Brežnev manifestò preoccupazione per il crescente avvicinamento afghano all'Iran dello scià. Daud respinse le pressioni sovietiche, rivendicando il diritto dell'Afghanistan a intrattenere liberamente relazioni con qualsiasi Stato. L'episodio segnò il deterioramento dei rapporti personali e politici tra la dirigenza sovietica e il presidente afghano.

Contemporaneamente Daud continuò a ridurre l'influenza degli esponenti del PDPA nell'apparato statale. In seguito al deterioramento dei rapporti con il presidente l'Unione Sovietica accrebbe il proprio sostegno al partito comunista afghano.

Rivoluzione di Saur e morte La tensione politica raggiunse il culmine nell'aprile 1978. Il 17 aprile fu assassinato Mir Akbar Khyber, importante esponente del PDPA. I suoi funerali si trasformarono in una grande manifestazione dell'opposizione comunista. Il governo reagì disponendo l'arresto dei principali dirigenti del partito.

L'azione repressiva non riuscì tuttavia a impedire la mobilitazione delle cellule del PDPA presenti nelle forze armate. Il 27 aprile 1978 reparti militari legati al partito diedero inizio alla Rivoluzione di Saur, attaccando i principali centri del potere a Kabul.

Daud si asserragliò nel palazzo presidenziale insieme a membri della propria famiglia e ai suoi collaboratori. Dopo ore di combattimenti, i militari golpisti penetrarono nel complesso. Daud rifiutò di arrendersi e fu ucciso insieme a diversi membri della sua famiglia. La sua morte, avvenuta il 27 aprile 1978, pose fine alla Repubblica dell'Afghanistan da lui fondata cinque anni prima e aprì la strada alla costituzione della Repubblica Democratica dell'Afghanistan, dominata dal PDPA.

Ritrovamento del corpo e funerali di Stato

Il 28 giugno 2008 il corpo di Daud e quelli dei suoi familiari furono rinvenuti in due distinte fosse comuni situate all'esterno delle mura della prigione di Pul-e-Charkhi, nel distretto 12 della città di Kabul. Secondo le prime notizie, in una delle fosse furono rinvenuti sedici corpi e nell'altra dodici. Il 4 dicembre 2008 il Ministero della salute afghano annunciò che il corpo di Daud era stato identificato sulla base dell'arcata dentaria e grazie al ritrovamento, accanto ai resti, di un piccolo Corano d'oro che aveva ricevuto in dono dal Re dell'Arabia Saudita.

Il 17 marzo 2009 Daud ricevette funerali di Stato. Alla cerimonia partecipò Dorkhanai, la sua unica figlia sopravvissuta.