Con preesistenza di Cristo si intende il concetto della teologia cristiana secondo il quale Cristo, come Verbo e seconda persona della Trinità (Figlio, consustanziale al Padre), esiste dall'eternità, quindi preesiste all'assunzione della natura umana realizzata in corpo e anima umane attraverso l'incarnazione. Formulato compiutamente nel Concilio di Nicea, il concetto si ritiene fondato soprattutto dal prologo del Vangelo secondo Giovanni e dalla Lettera ai Filippesi, dove Cristo viene identificato con l'ipostasi divina chiamata Logos o Verbo.

Questa dottrina viene ribadita in , quando Gesù fa riferimento alla gloria che aveva presso il Padre "prima che il mondo fosse", durante il "discorso di congedo e di un pronto ritorno".Masanobu Endo, Creation and Christology, 2002, p. 233. ISBN 3-16-147789-8 fa anche riferimento al Padre che ha amato Gesù "prima della creazione del mondo.". Oltre a (Io sono l'Alfa e l'Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!), , e ("generato prima di ogni creatura", "Egli era prima di tutte le cose e tutte sussistono in Lui"), presenta la preesistenza di Cristo ("in Lui ci ha eletti prima della formazione del mondo") come fonte dell'elezione e della preesistenza dell'uomo nel pensiero divino. Più chiaramente, presenta Cristo come "l'immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura".Altri riferimenti, che descrivono Gesù come Verbo di Dio preesistente all'Incarnazione ed eterno, sono: (egli è "colui che era, che è e che viene") e (Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre"). ("le sue origini sono dall'antichità") è letto come una profezia mariana che si riferisce a Cristo esistente da sempre. Similmente, menziona La Vergine che partorirà l'Emmanuele, un Dio-con-noi preesistente (come Dio, non come uomo) alla nascita stessa. Alla preesistenza di Cristo concorre ciò che aiuta a provare la sua divinità: ha il potere di donare la vita eterna (Mt 16,24 e Gv 6,57); la guarigione del paralitico in cui afferma il suo potere divino di perdonare i peccati; Gesù afferma di essere superiore al Tempio (Mt 12,6); al re (Lc 10,24); a Davide (Salmo 109 in Mt 22,45); superiore alla Legge (Mt 11,11 e 5,21). Chiama Dio come Padre, distinguendo tra il Padre mio e il Padre vostro; manifesta con lui grande intimità (Mt 11,27), arrivando a chiamarlo Abbà. Al Battesimi di Gesù e alla Trasfigurazione di Gesù, il Padre conferma la figliolanza Eusebio di Cesarea cita per affermare la preesistenza di Cristo in rapporto alla storia della salvezza del popolo d'Israele.

La preesistenza di Cristo è affermata nel Credo niceno.Alle parole: "Credo in un solo Signore Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio generato non creato della sostanza del Padre prima di tutti i secoli". "Prima di tutti i secoli" intende che fu generato dal Padre prima della creazione e della nascita del tempo.

La fede trinitaria nella dottrina

Il concetto della preesistenza di Cristo è uno dei principi basilari della dottrina della Trinità. La cristologia trinitaria esplora la natura della preesistenza di Cristo come la divina ipostasi chiamata Logos o Verbo, descritta nel passo neotestamentario di , che inizia così: Novum Testamentum Graece 2012 Vulgata Stuttgartensia 1994 Bibbia CEI 2008 – cfr. anche le quattro versioni parallele su 1 Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος, καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν, καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος.2 οὗτος ἦν ἐν ἀρχῇ πρὸς τὸν θεόν.3 πάντα δι’ αὐτοῦ ἐγένετο, καὶ χωρὶς αὐτοῦ ἐγένετο οὐδὲ ἕν. ὃ γέγονεν 1 in principio erat Verbum et Verbum erat apud Deum et Deus erat Verbum2 hoc erat in principio apud Deum3 omnia per ipsum facta sunt et sine ipso factum est nihil quod factum est 1 In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.2 Egli era in principio presso Dio:3 tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

Questo "Verbo" è anche chiamato Dio Figlio o la Seconda Persona della Trinità. Il teologo battista Bernard Ramm (1916-1992) asserisce che "è stato l'insegnamento standard della cristologia storica che il Logos, il Figlio, esistesse prima dell'incarnazione e che tale esistenza prima dell'incarnazione fosse chiamata la preesistenza di Cristo."Bernard L. Ramm, , 1983, ristampa di Regent College Publishing, 1993, p. 47. ISBN 1-57383-008-9

Altri aspetti di cristologia esplorano l'incarnazione di questo essere divino nell'uomo Gesù. Secondo le parole del Credo niceno, Cristo "discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato." Alcuni teologi protestanti credono che Dio Figlio si sia "svuotato": "svuotò (spogliò) se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini"; vedi anche versioni parallele in degli attributi divini per poter diventare umano, in un processo chiamato kenosis, mentre altri lo rifiutano.Papa Pio XII condannò questo concetto nel 1951 nell'Enciclica e il teologo protestante Wayne Grudem similmente lo ricusa nel suo libro Systematic Theology (Teologia sistematica), Inter-Varsity Press, 1994, ISBN 0-85110-652-8, pp. 549–552. Si trovano comunque paralleli di questo "svuotamento" nella Cabala ebraica, nei concetti di Shekhinah, Ein Sof e Sephirot.

Douglas McCready, nella sua analisi e difesa della preesistenza di Cristo,Douglas McCready, He Came Down From Heaven: The Preexistence of Christ and the Christian Faith, Downers Grove: InterVarsity, 2005. nota che, mentre la preesistenza di Cristo "è data per scontata dai cristiani più ortodossi, e lo è stata sin dai tempi del Nuovo Testamento",McCready cit., p. 11. durante il secolo passato la dottrina è stata gradualmente sempre più contestata dai teologi e biblisti liberali.

James D. G. Dunn, nella sua opera Christology in the Making,James D. G. Dunn, Christology in the Making: A New Testament inquiry into the origins of the doctrine of the Incarnation, 2ª ed., Eerdmans, 1996. ISBN 0-8028-4257-7 esamina lo sviluppo di questa dottrina nel primo cristianesimo, asserendo inoltre che tale dottrina è "al di là di qualsiasi disaccordo"Dunn cit., p. 239. e che in , "il Verbo è preesistente e Cristo è il preesistente Verbo incarnato", quindi passa ad esplorare le possibili fonti dei concetti ivi espressi, come per esempio gli scritti di Filone d'Alessandria.

Quando la Trinità viene raffigurata nell'arte, il Logos è normalmente mostrato con una forma distintiva e un'aureola cruciforme che identifica Cristo; nei dipinti del Giardino dell'Eden ciò preannuncia un'Incarnazione ancora da venire. In alcuni sarcofaghi paleocristiani il Logos è rappresentato da un essere umano con la barba, "che gli permette di apparire antico, perfino preesistente."Heidi J. Hornik & Mikeal Carl Parsons, , Mercer University Press, 2003, pp. 32–35. ISBN 0-86554-850-1

A parte e altri passi neotestamentari, alcuni gruppi trinitari considerano anche un certo numero di testi dell'Antico Testamento quale supporto della dottrina, tra cui , , , , , , , . Per esempio Tertulliano in Contro Marcione Cap. 21, vede un'apparizione preesistente di Cristo nella "fornace ardente" come colui che è "come il figlio dell'uomo (poiché egli non era ancora veramente figlio dell'uomo)"Per questa sezione sui paralleli testamentari, cfr. A. Robert, The Ante-nicene Fathers: the Writings of the Fathers Down to A.D. 325, p.381 et seq. L'identificazione di apparizioni specifiche di Cristo è sempre più comune nella letteratura evangelica a partire dagli anni 1990 in poi.Si veda per es. W. Terry Whalin, che afferma che la quarta persona nella "fornace ardente" è Cristo e che "queste apparizioni di Cristo nell'Antico Testamento sono conosciute come teofanie o 'apparizioni di Dio'" - cfr. W. Terry Whalin, Alpha Teach Yourself the Bible in 24 Hours, p. 119.

Altri cristiani non trinitari che credono nella preesistenza (cfr. sotto: "Fede non trinitaria nella dottrina") potrebbero dare interpretazioni differenti o simili di tali versi.

Preesistenza personale La fede cristiana ortodossa crede che Gesù di Nazaret sia personalmente identico all'eterno Figlio di Dio preesistente, o Logos. Qui i cristiani sostengono la preesistenza di una persona divina - una nozione distinta da altre come la preesistenza della Tōrāh ebraica o del sistema platonico di idee preesistenti che hanno fornito il modello al demiurgo per modellare il mondo.Per questa sezione e i suoi temi specifici, si vedano particolarmente Gerald O'Collins, Christology: A Biblical, Historical, and Systematic Study of Jesus, Oxford University Press, 2009, pp. 238-261; John Macquarrie, Jesus Christ in Modern Thought, SCM Press, 1990, pp. 121 et seq.; Roger Haight, "The Case of Spirit Christology", in Theological Studies, 53, 1992, pp. 276-278; id., Jesus Symbol of God, Orbis Books, 1999, pp. 125, 459-461; C. S. Evans, The Historical Christ and the Jesus of Faith, Oxford University Press, 1996, pp. 125-130.

La dottrina cristologica della preesistenza afferma che l'esistenza personale di Cristo sia quella di un Soggetto esterno entro l'unità di Dio e quindi non può derivare dalla storia degli esseri umani e del loro mondo. Il suo essere personale non ha avuto origine quando iniziò la sua storia umana visibile. Non è venuto ad esistere come una persona nuova verso il 5 a.C. Egli esiste personalmente come l'eterno Figlio di Dio. Adottare un linguaggio temporale come quello di Nicea I ("non c'è mai stato [un tempo], quando Egli non fosse" - Enchiridion Symbolorum 126)Cfr. anche J. Neuner & J. Dupuis (curatori), The Christian Faith, 7ª ed., Bangalore: Theological Publications in India, 2001, p. 8 - questa pubblicazione viene di seguito citata con le iniziali degli autori, ND, seguite da spec. numero di pagina. e affermare che Cristo "è da sempre esistito" potrebbe indurre facilmente in errore. Mediante la partecipazione all'attributo divino di eternità, egli esiste senza tempo, dato che l'eternità è di per se stessa senza tempo. Anche la definizione classica di eternità data da Boezio, "interminabilis vitae tota simul et perfecta possessio" ("il possesso contemporaneo completo e perfetto della vita interminabile" - da De consolatione philosophiae, 5:6), potrebbe travisare le cose: "contemporaneo/simultaneo" (simul) positivamente e "interminabile" (interminabilis) negativamente richiamano il tempo e la durata temporale. Eternità e vita eterna, tuttavia, non devono essere ridotte ad una qualsiasi durata temporale. L'eterno "ora" dell'esistenza divina significa unione perfetta e semplicità nella pienezza immutabile della vita, senza parti e senza rapporti di prima e di dopo, senza esser stato e senza sarà.