La chiesa di San Vittore alle Chiuse o "delle Chiuse"La denominazione alle Chiuse deriva, forse, dalla relativa vicinanza del valico appenninico. è un edificio romanico che si trova a San Vittore Terme nel comune di Genga (provincia di Ancona), in posizione isolata alla confluenza del fiume Sentino nell'Esino e presso la gola e le grotte di Frasassi. È stata dichiarata monumento nazionale nel 1902.
Storia
Sorta come chiesa conventuale benedettina di un complesso monastico documentato fin dal 1007R. Sassi, Le carte del monastero di San Vittore delle Chiuse sul Sentino, Milano 1962., la sua edificazione dovrebbe risalire al periodo 1060-1080.G. M. Claudi, San Vittore delle Chiuse, Roma 1982 e nonostante pesanti restauri novecenteschi mostra ancora l'articolazione volumetrica originale. All'inizio del XIII secolo il convento raggiunge il periodo di maggiore splendore, esercitando la giurisdizione su 42 chiese e su vasti beni e territori. Dopo una lunga decadenza, nel XV secolo l'abbazia fu soppressa; del complesso monastico rimangono solo pochi ambienti.
Architettura
La chiesa, costruita in pietra calcarea, presenta una pianta a croce greca iscritta in un perimetro quasi quadrato, con quattro colonne che dividono la chiesa in nove campate coperte da volte a crociera a parte quella centrale sulla quale si imposta una cupola con tiburio ottagonale, poggiante sulle colonne, tramite arconi e pennacchi a tromba. Sono presenti cinque absidi semicircolari lungo il perimetro: una su ciascun fianco e tre sul lato absidale a oriente. La facciata è caratterizzata da una bassa torre cilindrica e da un alto torrione quadrangolare che probabilmente ha sostituito l'altra torre cilindrica in epoca successiva. Le due torri e la compatta volumetria contribuiscono a dare alla chiesa un aspetto di fortezza.
Alcune caratteristiche della chiesa come la pianta a croce greca iscritta in un quadrato, la disposizione delle absidi, la facciata con atrio chiuso tra due torri, quasi a costituire un westwerk e il trattamento decorativo esterno con archetti pensili, sono condivise da un gruppo ben definito di chiese marchigiane extraurbane, con volume esterno massiccio e quasi cubico.Hildegard Sahler, San Claudio al Chienti e le chiese romaniche a croce greca iscritta nelle Marche, 2006.. Si tratta in particolare della chiesa di San Claudio al Chienti (ritenuta la capostipite della serie), l'abbazia di Santa Maria delle Moie e la chiesa di Santa Croce di Sassoferrato.
Generalmente lo schema planimetrico a pianta centrale è stato riferito ad una influenza bizantinaGiulio Carlo Argan, L'architettura protocristiana, preromanica e romanica, edizioni Dedalo, 1993.. Di recente è stato invece sostenuta la sostanziale indipendenza della costruzione da modelli orientali e la sua derivazione invece da modelli occidentali di origine nordica, variamente rintracciabili in chiese tedesche, normanne, lombarde e pugliesi.Hildegard Sahler, Op. cit., 2006.. Anche nel sobrio trattamento delle superfici murarie esterne, con archetti ciechi e lesene potrebbe essere riconosciuto un'influenza dell'architettura lombardaGiulio Carlo Argan, Op. cit., 1993..
All'interno la struttura si presenta spoglia, fatta eccezione per una particolare incisione nei pressi della porta a sinistra dell'altare, che sembra raffigurare un otto o un simbolo dell'infinito in verticale del quale non si conosce scopo o significato.
Note
Bibliografia
Hildegard Sahler, San Claudio al Chienti e le chiese romaniche a croce greca iscritta nelle Marche, a cura di F. Cappelli, Ascoli Piceno, Lamusa, 2006, ISBN 978-88-88972-17-6 . ISBN 88-16-60487-5.
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Architetture romaniche della provincia di Ancona Categoria:Abbazie della provincia di Ancona Vittore alle Chiuse Categoria:Chiese romaniche delle Marche Categoria:Monumenti nazionali nelle Marche Categoria:Vallesina Vittore alle Chiuse