Il Partidu Sardu - Partito Sardo d'Azione (PSd'Az) è un partito politico italiano, regionale sardo, fondato nel 1921 da Davide Cova, Camillo Bellieni, Emilio Lussu e altri ex-combattenti della prima guerra mondiale, provenienti principalmente dalla Brigata Sassari, su un programma autonomista.
Nel secondo dopoguerra ha stretto un patto federativo con il Partito d'Azione, sino alla confluenza di quest'ultimo nel Partito Socialista Italiano. Ha poi alternato la partecipazione a coalizioni regionali democristiane con la guida di una maggioranza con il PCI e il PSI (1984-1989), sino a giungere ufficialmente alla scelta indipendentista per la Sardegna nel 1981. Per tali frequenti mutamenti della sua linea politica ha subito numerose scissioni.
Dopo aver dato l'appoggio, a fine anni novanta, alle liste progressiste e dell'Ulivo, alle elezioni regionali sarde del 2009 ha siglato un'alleanza programmatica con il PdL, l'UdC e i Riformatori Sardi, coi quali ha governato la Sardegna fino al 2013. A livello europeo, è stato cofondatore e membro dell'Alleanza Libera Europea, dalla quale è stato sospeso nell'agosto 2018 e infine espulso nell'ottobre 2020, a causa della sua alleanza con la Lega.
Storia Le origini: dal movimento "rinascimento sardo" alla fondazione del Partito Sardo
La Sardegna, che aveva partecipato in prima linea alla prima guerra mondiale con due reggimenti composti per la quasi totalità da sardi, la brigata Sassari, non rimase immune ai fermenti del dopoguerra, rappresentati, a livello nazionale dall'Associazione nazionale combattenti-ANC.
Il 16 marzo 1919, il tenente Camillo Bellieni, mutilato di guerra, insieme al pari grado Arnaldo Satta-Branca, figlio di Pietro, comproprietario del quotidiano di impostazione democratico-repubblicana La Nuova Sardegna, fonda a Sassari il settimanale La Voce dei Combattenti, mentre in agosto nasce, sotto la direzione di Vitale Cao, Il Solco, al quale collabora l'ingegner Davide Cova.
La federazione sarda dell'Associazione Nazionale Combattenti nasce a Nuoro il 25 maggio 1919 e già esprimeva elementi programmatici intorno alla richiesta per la Sardegna dell'autonomia amministrativa subordinata al controllo del governo centrale.
Dal 22 al 27 giugno 1919, si tiene a Roma il I Congresso nazionale dell'ANC che approva un suo programma politico, il cosiddetto "programma Zavattaro". Efisio Mameli, professore di chimica all'Università degli Studi di Sassari, delegato regionale dell'associazione, chiede per la Sardegna autonomia finanziaria, in aggiunta all'autonomia amministrativa.
Il 14 settembre 1919, a Macomer, è definita la struttura dell'associazione regionale sarda. In tale occasione, Emilio Lussu, capitano della brigata Sassari, di ideologia repubblicana, propone di unirsi al movimento autonomista, nato nel 1914, con la rivista "Sardegna" fondata da due studenti, Attilio Deffenu, esponente del sindacalismo rivoluzionario, studente di giurisprudenza a Pisa e Davide Cova studente di ingegneria a Milano); successivamente, nel febbraio 1918, fu fondata la rivista Il Popolo Sardo diretta da Davide Cova con Egidio Pilia, Filiberto Farci e Rinaldo Caddeo che affrontava i numerosi problemi della Sardegna. In maggio, inoltre, sotto pseudonimo (Yk), Umberto Cao, professore e avvocato, nel cui studio legale, l'anno successivo, furono praticanti Emilio Lussu e Pietro Mastino, entrambi avvocati, pubblicava l'opuscolo Per l'Autonomia!.
Il 16 novembre 1919, l'Associazione Nazionale Combattenti si presenta alle elezioni politiche nazionali come lista del Partito dei combattenti e ottiene il 4,1% e 20 seggi. In Sardegna, Lussu non ha ancora l'età prescritta per candidarsi ma sono eletti tre deputati: Mauro Angioni, Pietro Mastino e Paolo Orano, intellettuale vicino alle istanze del sindacalismo rivoluzionario.
Al III Congresso regionale dell'ANC, tenutosi a Macomer (8-9 agosto 1920), mentre è in corso l'impresa fiumana di Gabriele D'Annunzio, è approvata la Carta di Macomer, proposta da Emilio Lussu e Lionello De Lisi, pseudonimo di D. Cova. In essa si richiede, per l'Italia, la costituzione in Stato repubblicano con la previsione di una Sardegna assolutamente autonoma e ad esso federata.
Alle elezioni provinciali dell'autunno 1920, a Sassari, la lista dei combattenti conquista la maggioranza e Pietro Mastino è eletto Presidente del Consiglio provinciale. Lo sarà per soli sei mesi. Il 16 aprile 1921, nella sala dell'ex-convento degli Scolopi di Oristano si apre il IV Congresso dei combattenti sardi. Camillo Bellieni preme per il superamento della struttura associativa e la trasformazione del movimento combattentistico regionale in partito politico, proponendo quattro punti programmatici: sovranità popolare, autonomia amministrativa, autonomia doganale, questione sociale.
Il 17 aprile 1921, con l'approvazione dei quattro punti citati, nasce ufficialmente il Partito Sardo d'Azione, di cui Bellieni è eletto "direttore" (segretario).
Il sardismo e l'avvento del fascismo
Alle elezioni politiche del maggio 1921, il Partito Sardo d'Azione raccoglie circa un terzo dei consensi elettorali dell'isola, cioè più del doppio dei voti socialisti (12,4%) e quasi tre volte quelli del PPI (11,3%). Pietro Mastino e Paolo Orano sono confermati deputati e risultano eletti anche Umberto Cao ed Emilio Lussu.
Lussu interviene per la prima volta nell'aula di Montecitorio l'8 dicembre 1921, in occasione del dibattito per la raggiunta indipendenza irlandese, precisando che il Partito Sardo d'Azione è autonomista e non separatista. La tesi è ribadita da Bellieni, al II Congresso del partito, svoltosi a Oristano nel gennaio 1922, esponendo l'ipotesi di un'Italia "riordinata su basi federali con la conquista delle autonomie regionali".
Si erano intanto formati, anche in Sardegna, i primi fasci italiani di combattimento. Il Partito Nazionale Fascista è ben presto finanziato, a livello locale, dall'industriale minerario Ferruccio Sorcinelli, proprietario dell'Unione sarda, in funzione anti-operaia.
Il III Congresso del PSdAz è preceduto dalla sconfitta subita alle nuove elezioni del Consiglio provinciale di Sassari, dovuta all'alienazione dei consensi degli ex-combattenti particolarmente sensibili verso la Casa Reale e per le prime adesioni al fascismo. Il Congresso si svolge a Nuoro il 28 e 29 ottobre 1922, contemporaneamente alla Marcia su Roma, con una massiccia presenza della forza pubblica. Secondo la testimonianza di Dino Giacobbe avrebbe prevalso una linea attendista.
Durante le celebrazioni del IV anniversario della vittoria, il 4 novembre 1922, a Cagliari, i fascisti sono espulsi dal corteo e costretti a riparare sotto la protezione della polizia. Lussu subisce un'aggressione ed è ferito durante un comizio. Per tale motivo non può presenziare al voto di fiducia al governo Mussolini ma la contrarietà del Partito Sardo d'Azione al nuovo governo è espressa per bocca di Umberto CaoAtti Parlamentari, Camera dei deputati, Sedute del 16 e del 17 novembre 1922. Nel frattempo, la redazione del quotidiano autonomista Il Solco è incendiata e il militante Efisio Melis ucciso.. Allo sbarco di duecento camicie nere a Olbia, provenienti da Civitavecchia (1º dicembre 1922)., il partito sardo risponde, data la totale inerzia delle forze di polizia, dotandosi di una formazione paramilitare, le camicie grigie.
Per porre fine ai subbugli, Benito Mussolini invia in Sardegna, in qualità di prefetto, il generale Asclepia Gandolfo, decorato di guerra e iscritto al fascismo, con l'istruzione di proporre al PSd'Az la fusione con il Partito Nazionale Fascista. Gandolfo inizia a negoziare con Lussu, totalmente contrario all'accordo, così come Camillo Bellieni e Francesco Fancello, le sezioni sardiste di Nuoro, Alghero, Tempio Pausania e quella di Sassari, che aveva chiesto la convocazione di un congresso per denunciare le lusinghe del PNF. Lussu depone allora l'incarico, rassegnando addirittura le dimissioni da deputato ma, nel frattempo, avevano già lasciato il partito per aderire al fascismo, Enrico Endrich e il deputato Paolo Orano.
Il congresso straordinario che si tiene a Macomer ai primi di marzo del 1923 vede fronteggiarsi due mozioni: quella anti-fascista, presentata da Davide Cova Giovanni Battista Puggioni, Lussu, Mastino e quella dei sostenitori della fusione col PNF i quali, con le elezioni del 1924 passano tra le file del fascismo. Per alcuni e in particolare per Pili c'era l'ambizione di attuare i programmi del sardismo attraverso la copertura fascista, riuscendo a ottenere dal governo lo stanziamento, per la Sardegna, di un miliardo di lire da spendere in opere pubbliche: infatti egli si dà da fare nello studio di innovazioni dell'agricoltura e dell'allevamento; poi però (dopo il 1930 circa) viene meno la sua leadership ventennio. Il 27 settembre 1925 si svolge a Macomer il V Congresso del PSdAz che lo storico Girolamo Sotgiu definì "la manifestazione antifascista più importante che si sia svolta nel paese quell'anno". I 250 congressisti confermano la ferma opposizione al fascismo quale "antilibertario, accentratore e protezionista". All'assise sarebbe dovuto intervenire anche il comunista Ruggero Grieco, quale latore di un messaggio di Antonio Gramsci, nel quale si invitava il PSdAz a farsi promotore dell'unità tra contadini e operai, ma non gli viene concesso di leggere la comunicazione.
Il 31 ottobre dell'anno seguente Emilio Lussu reagisce al tentativo di aggressione da parte di alcuni fascisti, penetrati nella sua abitazione di Cagliari, con l'uccisione di un giovane squadrista. Contemporaneamente, il PNF provvede alla soppressione in Italia di tutti i partiti di opposizione, compreso il Partito Sardo d'Azione (R.D. n. 1848/26).
Lussu è condannato all'esilio nell'isola di Lipari, dalla quale, attraverso un'azione rocambolesca compiuta insieme a Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti, riesce a fuggire il 27 luglio 1929. Giunto a Parigi, nell'agosto del 1929, fonda il movimento antifascista Giustizia e Libertà, insieme a Carlo Rosselli, Gaetano Salvemini, Alberto Tarchiani, Francesco Fausto e Vincenzo Nitti.
Alcuni dirigenti sardisti seguiranno il percorso di Lussu, legandosi a Giustizia e Libertà e all'antifascismo europeo. Tra questi Francesco Fancello, Stefano Siglienti e Dino Giacobbe. Quest'ultimo parteciperà alla guerra civile spagnola, al comando della batteria Carlo Rosselli; nella stessa guerra troverà la morte il sardista Giuseppe Zuddas.
Altri continueranno la propria militanza antifascista resistendo alle violenze dello squadrismo. Luigi Battista Puggioni assisterà alla distruzione del proprio studio di avvocato;Davide Cova fu aggredito a Cagliari nel 22, benché ferito, per sfuggire all'arresto dovette imbarcarsi sulla prima nave in partenza e si ritrovò a Tunisi. Subì poi un processo in cui fu assolto. Nel 1928 a Oristano fu allontanato dal lavoro di ingegnere capo dell'ufficio comunale per essersi rifiutato di ritirare la tessera di iscrizione al Pnf e per qualche anno l'ufficio fu soppresso. Fu un sorvegliato speciale e spesso veniva condotto in carcere. Giovanni Battista Melis sarà incarcerato nel 1928 a Milano Camillo Bellieni costretto a un'esistenza precaria in giro per l'Italia, sotto la stretta sorveglianza della polizia.
Il dopoguerra e l'uscita della componente filosocialista
Il 21 giugno 1943, a guerra in corso, a Bono, si celebra un congresso clandestino del PSdAz. Dopo la liberazione della Sardegna, nel novembre dello stesso anno, esce a Sassari Lineamenti del programma politico del Partito Sardo d'Azione, a opera del direttore uscente, Luigi Battista Puggioni. Nell'opuscolo sono ribaditi i valori storici e i programmi del partito: autonomia amministrativa e cooperativismo. In breve tempo il partito riesce a costituire 251 sezioni con circa 37.000 iscritti.