Proveniente da una famiglia di antiche tradizioni militari, si distinse in compiti di stato maggiore all'inizio della seconda guerra mondiale, prima di assumere il comando sul campo nel corso della lunga campagna sul Fronte orientale.

Promosso feldmaresciallo il 1º luglio 1942 dopo la vittoria a Sebastopoli, è stato ritenuto dai suoi colleghi dell'esercito tedesco e da molti critici militari, uno dei più abili generali della seconda guerra mondialeA.Horne, Come si perde una battaglia, p. 159.. Entrò in contrasto in numerose occasioni con Adolf Hitler su questioni strategico-operative e venne infine destituito dal suo comando il 30 marzo 1944.

Ufficiale estremamente preparato tecnicamente, dotato di grandi capacità tattiche, diede prova delle sue qualità sia nella guerra con mezzi corazzati, sia nella guerra d'assedio, sia nella guerra manovrata offensiva e difensiva nelle grandi battaglie del fronte orientale. Dalla forte personalità, non privo di vanità ed egocentrismo, riuscì in numerose circostanze a ristabilire grazie alla sua capacità di manovra e alla sua perspicacia operativa, una situazione di equilibrio sul campo per l'esercito tedescoR. M. Citino, 1943. Declino e caduta della Wehrmacht, pp. 118-121..

In anni più recenti tuttavia von Manstein è stato sottoposto a critiche per la sua chiara adesione all'ideologia nazista e per la sua condivisione della condotta tedesca della guerra di sterminio attuata contro le etnie slave e gli ebrei a oriente. Il feldmaresciallo è stato criticato anche dal punto di vista delle capacità militari per la sua mancanza di comprensione delle implicazioni della politica nella condotta della guerra e per la sua limitatezza di vedute anche in campo strategicoR. M. Citino, 1943. Declino e caduta della Wehrmacht, pp. 330-331..

Biografia Nato (decimo figlio) nel 1887 con il cognome di von Lewinskij, alla morte dei genitori fu adottato dalla famiglia di suo zio von Manstein, appartenente, come la famiglia d'origine, all'aristocrazia prussiana.

Fu paggio presso la corte imperiale, dopo gli studi compiuti a Strasburgo (allora territorio tedesco), e poco dopo entrò nel corpo cadetti, dapprima a Plön e poi a Berlino presso la prestigiosa Preußische Hauptkadettenanstalt; il 6 aprile 1906 entrò come alfiere (tedesco: Fahnenjünker) nel 3º Reggimento della Guardia a piedi. Leutnant (sottotenente) nell'ottobre 1907, aiutante di battaglione nel luglio 1911, Oberleutnant (tenente) nel giugno del 1914

Prima guerra mondiale e primo dopoguerra Nell'agosto del 1914, alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale fu trasferito al 2º Reggimento della Guardia a piedi, con il quale prese parte all'invasione del Belgio ed alla prima battaglia della Marna.

Gravemente ferito in novembre sul fronte orientale, fu successivamente destinato ad incarichi di stato maggiore, venendo assegnato, il 17 giugno 1915, a quello del gruppo d'armate Gallwitz, operante in Polonia e Serbia. Il 19 agosto passò con lo stesso incarico a quello della 1ª Armata sul fronte della Somme. Nel 1917 ritornò sul fronte orientale, come addetto alle operazioni della 4ª divisione di cavalleria in Curlandia, incarico poi ricoperto anche presso la 213ª Divisione d'assalto sul fronte occidentale, presso la quale rimase fino al termine della guerra.

Al termine del conflitto trascorse due anni, dapprima presso lo stato maggiore generale del Grenzschutz Ost (Comando territoriale della frontiera orientale), a Breslavia, quindi presso lo stato maggiore del generale von Lossberg a Berlino e Kassel.

Nel 1921 ricevette il primo comando, presso una compagnia del 5º Reggimento di fanteria, ad Angermünde, in Pomerania, incarico che lasciò nel 1923 per entrare negli stati maggiori del I, II, e IV Wehrkreis, prima di passare, nel 1929, nel reparto operazioni del Truppenamt e poco dopo del rinnovato stato maggiore generale della Reichswehr.

Nell'ottobre 1932, in qualità di Oberstleutnant (tenente colonnello), ebbe il comando del battaglione Jäger del 4º Reggimento di fanteria di stanza a Kolberg, che lasciò due anni dopo per assumere dapprima l'incarico di capo di stato maggiore del generale von Witzleben, presso il III Wehrkreis a Berlino, quindi quello di capo ufficio operazioni presso lo stato maggiore generale.

Seconda guerra mondiale Promosso Generalmajor (generale di brigata) il 1º ottobre 1936, passò dopo pochi giorni alle dipendenze dirette del generale Beck con l'incarico di vice capo di stato maggiore (Oberquartiermeister I) dell'Alto comando dell'Esercito (OKH).

A seguito dello scandalo Fritsch-Blomberg, nel 1938 von Manstein fu allontanato dai suoi incarichi presso lo Stato maggiore dell'Esercito, per essere assegnato a nuovi incarichi operativi. Gli venne dapprima assegnato il comando della 18ª Divisione di fanteria, poi divenne capo di stato maggiore del generale von Leeb. Il 1º aprile 1939 venne promosso Generalleutnant (tenente generale) assumendo quindi l'incarico di capo di stato maggiore del Gruppo d'armate 'A', nel settore meridionale dello schieramento tedesco sul fronte polacco, al comando di Gerd von Rundstedt. Mantenne tale incarico per tutta la durata della campagna di Polonia, per passare, il 23 ottobre 1939, sul fronte occidentale, sempre come capo di stato maggiore di von Rundstedt, assumendo poi il comando del 38º Corpo di fanteria durante la campagna di Francia, fra il maggio e il giugno del 1940.

Il piano finale per l'invasione della Francia (in sostituzione del "piano giallo" o "Fall Gelb", variante ridotta a obiettivi limitati del vecchio piano Schlieffen della prima guerra mondiale) fu sostanzialmente ideato da lui, mentre era ancora al servizio di von Rundstedt. Il piano, denominato "Sichelschnitt" (colpo di falce), pianificato nel dettaglio dall'OKH del generale Franz Halder e con importanti contributi del generale Heinz Guderian (esperto di truppe corazzate) e dello stesso Adolf Hitler, si sarebbe rivelato fondamentale per la vittoria tedesca del 1940 e avrebbe portato alla clamorosa caduta della Francia in circa un mese.

Ritenuto, negli ambienti dell'Esercito tedesco, il principale astro nascente degli ufficiali di stato maggiore e grande esperto di guerra corazzata, godendo inoltre di una reputazione intellettualeA.Horne, Come si perde una battaglia, pp. 158-159., von Manstein, durante l'operazione Barbarossa assunse il comando del 56º Panzerkorps, al comando del quale avanzò di 330 chilometri in soli quattro giorni, durante la campagna del Baltico e nelle battaglie di Dvinsk e del lago Il'men', prima di puntare a sud verso la zona di Staraja Russa, Demjansk e Toržok.

Nel settembre del 1941 assunse il comando dell'XI Armata (facente parte del Gruppo d'armate Sud di von Rundstedt), con cui conquistò la Crimea. La conquista di Sebastopoli nel luglio 1942 gli valse il grado di Feldmaresciallo del Reich.

Sempre al comando dell'XI Armata fu trasferito a nord, nel settore di Leningrado, contribuendo, in settembre, all'annientamento della 2ª Armata sovietica. In novembre assunse il comando del Gruppo d'armate Don (in seguito rinominato Gruppo d'armate Sud) operante intorno a Stalingrado. Il feldmaresciallo, nonostante tutti i suoi sforzi non riuscì a salvare la 6ª Armata. Provò fin dall'inizio a convincere Hitler ad autorizzarlo a rompere l'accerchiamento dell'Armata Rossa, congiungendosi ad Est con la 6ª Armata di Paulus, esortando quest'ultimo a lanciare un attacco ad ovest. La mancanza di intraprendenza dello stesso Paulus e la testardaggine di Hitler, che si ostinava ad ordinare di tenere la "fortezza Stalingrado" ad ogni costo, resero vani gli sforzi di Von Manstein, che dovette alla fine ripiegare per evitare un disastro ancor maggiore.

Dopo la resa di Paulus, nel marzo 1943 von Manstein riuscì ad evitare il collasso del settore meridionale del fronte orientale, scatenando l'attacco tedesco intorno a Char'kov e ottenendo una vittoria tattica, bloccando l'offensiva sovietica invernale, infliggendo dure perdite al nemico e stabilizzando finalmente il fronteJ.Erickson, The road to Berlin, pp. 50-55.. Questa notevole dimostrazione di abilità di manovra e di uso delle truppe corazzate, ristabilì in parte il prestigio tedesco e per un momento sembrò ridare l'iniziativa alla Wehrmacht. Peraltro dal punto di vista strategico la controffensiva non ottenne un risultato decisivo, non riuscendo a schiacciare il saliente di Kursk, in ragione del progressivo peggioramento delle condizioni del terreno (inizio del disgelo primaverile), dell'esaurimento delle forze tedesche e dell'arrivo di potenti riserve sovietiche frettolosamente dirottate da Stalin a sud di Kursk (1.Armata corazzata proveniente da Demjansk e 21. e 64. Armata del vecchio fronte di Stalingrado di Rokossovskij)J.Erickson, The road to Berlin, pp. 54-55 e 63-64..

Teorico della guerra di movimento, cadde in disgrazia presso Hitler quando le operazioni militari sul fronte russo lo convinsero a chiedere al Führer l'applicazione della "difesa fluida", come von Manstein la definì, da opporre alla controffensiva dell'Armata RossaCorelli Barentt (a cura di), I generali di Hitler, pp. 292-294..

Dal marzo 1944 non prese più parte al conflitto trascorrendo gli ultimi anni di guerra nella riserva ufficiali.

Secondo dopoguerra Arresosi alle forze britanniche nel maggio del 1945, in ottobre fu imprigionato nel Palazzo di Giustizia di Norimberga assieme ad alti esponenti del regime nazista. Qui scrisse una memoria difensiva di 132 pagine che sosteneva la tesi della fondamentale estraneità della Wehrmacht ai crimini dell'Olocausto e la non aderenza nei limiti dell'obbedienza militare alle richieste di Hitler che confliggevano con i diritti dei prigionieri di guerra e delle popolazioni di territori occupati. Diverse sue affermazioni, quali ad esempio di non conoscere dettagli delle uccisioni dei commissari politici sovietici dovute all'Ordine del commissario del 6 giugno 1941 e di civili ebrei, furono smentite. Ciononostante nel settembre 1946 lo Stato maggiore e l'OKW vennero dichiarate organizzazioni non criminali.

Dopo la sua testimonianza fu trasferito al "Campo speciale XI" a Bridgend. Sottoposto a processo per 17 capi d'accusa, fu giudicato colpevole di 9 di essi e condannato a 18 anni di reclusione da un tribunale militare britannico nell'agosto del 1949, scontandone soltanto quattro. Nel 1953 fu rilasciato e, su richiesta del cancelliere Adenauer, a partire dal 1956 prestò servizio come consulente nell'organizzazione della Bundeswehr, ritirandosi infine a vita privata.

Critiche Dal punto di vista delle qualità militari, von Manstein fu considerato dallo storico militare inglese Correlli Barnett uno dei massimi strateghi e tattici della seconda guerra mondialeCorrelli Barnett, I generali di Hitler, p. 267..