La francofobia o sentimento antifrancese o misogallismo è un pregiudizio negativo e ostile verso la Francia e tutto ciò che è francese. Un pregiudizio contemporaneo contro i francesi deriva dalle critiche dell'immediato dopoguerra e sono rivolte al modo di vita della élite culturale, artistica e filosofica degni di quel periodo. Nonostante ciò, tale pregiudizio esiste da diversi secoli ed ha assunto forme molto diverse nel tempo.

Uso del termine Per la lunghezza della sua storia e per i diversi cambiamenti subiti nel suo status internazionale, qualificare l'ostilità verso la Francia con un unico termine sembra difficile. Francofobia è dunque generalmente utilizzato quale termine storicamente inteso per indicare la lunga ostilità nei confronti dei francesi manifestata dalla Gran Bretagna tra il XVIII e il XIX secolo. Negli Stati Uniti viene piuttosto utilizzata la locuzione che indica un "sentimento antifrancese" per descrivere il recente emergere in questo Paese di un'ostilità verso la Francia. Nelle ex-colonie della Francia, inoltre un risentimento antifrancese può essere compreso nell'anticolonialismo.

La Francia come potenza europea Sebbene la storia francese si estenda nel passato per oltre un millennio, uno Stato nazionale riconoscibile come tale (piuttosto che un'entità dinastica e transnazionale come intesa nel Tardo Medioevo) esiste da circa cinquecento anni. Il sorgere della francofobia intesa come fenomeno consistente e identificabile può essere datato al momento in cui il Paese divenne la potenza egemone dell'Europa continentale, dopo che ebbe abbattuto la potenza degli Asburgo nella guerra dei trent'anni. La Francia fu inoltre percepita come traditrice dell'unità cristiana quando nel conflitto contro gli Asburgo si alleò all'Impero ottomano.

Gli interventi di Luigi XIV in Italia, nelle Province Unite e nei principati tedeschi, riunirono di fatto l'intero continente in funzione anti-francese. Quando la Gran Bretagna rivendicò il ruolo di potenza mercantile e marittima, divenne inevitabile un permanente stato di ostilità verso la Francia. Il periodo che va da Luigi XIV alla definitiva sconfitta di Napoleone Bonaparte nel 1815 fu essenzialmente un prolungato conflitto franco-britannico per determinare quale sarebbe stata la potenza dominante in Europa e virtualmente ogni conflitto del periodo vide un'alleanza guidata dai britannici contro una guidata dalla Francia.

In Gran Bretagna questo conflitto era sentito tanto come culturale che strategico. Il nascente fenomeno del nazionalismo britannico era in effetti in larga parte in funzione anti-francese. Un crescente numero di britannici nazionalisti del XVII e XVIII secolo si oppose all'ammirazione che veniva spesso rivolta alla cultura e alla lingua francese; i francesi erano visti come effeminati. La Francia era la più forte potenza cattolica e i sentimenti "anti-papisti" furono sempre vivi in Gran Bretagna. Il sistema politico francese appariva assolutista e antiquato, in contrasto con la concezione anglo-sassone di libertà e individualismo, che i nazionalisti britannici difendevano. Lo stesso filosofo francese illuminista Voltaire, che visse a lungo in esilio (per un periodo in Inghilterra), criticò duramente e sarcasticamente la Francia del suo tempo e i francesi:

Di contro a ciò, la Rivoluzione francese del 1789 non fu ben accolta dai monarchici e aristocratici europei. La Francia, la maggiore potenza europea nei precedenti due secoli, aveva violentemente e improvvisamente rovesciato le radici feudali dell'ordine europeo e si temeva che la rivoluzione potesse diffondersi. Le obiezioni principali erano queste: la legittimità della monarchia ereditaria era stata messa in dubbio; gli strati poveri della popolazione, soprattutto urbana, violenti e incolti avevano preso il potere contro i padroni del passato; la rivoluzione si opponeva alla religione. Nonostante l'atteggiamento positivo degli statunitensi nei confronti della Rivoluzione francese, dei sentimenti anti-francesi si svilupparono anche nell'ambito di diversi Federalisti. Le conquiste di Napoleone e la conseguente occupazione francese, crearono risentimento nelle popolazioni e in particolare questo si diffuse in quanto le armate napoleoniche portavano idee e riforme originate dalla Rivoluzione francese, che venivano applicate mediante il codice napoleonico; le violenze della guerra in Spagna furono rappresentate da numerosi dipinti di Francisco Goya.

La francofobia in Germania e in Italia

Per le medesime ragioni un sentimento antifrancese è stato presente anche in Germania e in Italia. In Germania fu prima la paura delle armate napoleoniche e la nascita della Confederazione del Reno con lo scioglimento del Sacro Romano Impero, poi la questione dell'Alsazia e della Lorena dopo il 1870 (quando in seguito alla guerra franco-prussiana, i tedeschi arrivarono a Parigi proclamando a Versailles l'Impero tedesco), il revanscismo francese, il trattato punitivo di Versailles, l'opposizione razzista dei nazisti all'esercito e alla società multirazziali francesi (a causa della migrazione dall'impero coloniale francese), esplicitata nel Mein Kampf di Hitler come un pericolo per la razza ariana«La Francia, in misura sempre maggiore, integra il suo esercito con gli elementi di colore del suo gigantesco impero e, dal punto di vista della razza, si va così rapidamente "negrizzando", che in verità si può parlare della nascita di uno stato africano sul suolo europeo. Se questa mescolanza continuasse per altri trecento anni, sparirebbero gli ultimi resti di sangue franco e si formerebbe un compatto Stato africano-europeo che va dal Reno al Congo, popolato da una razza inferiore, figlia di un costante imbastardimento.» (Adolf Hitler, Mein Kampf ["La mia battaglia"], Monaco di Baviera, ed. Franz Eher e Successori, 1925, pag. 642, traduzione italiana presente in: Giorgio Galli, Il «Mein Kampf» di Adolf Hitler. Le radici della barbarie nazista, Kaos Edizioni, 2002) (il futuro dittatore definì la Francia "uno Stato africano sul suolo europeo"), la Resistenza francese agli occupanti tedeschi e collaborazionisti locali vista come "filo-ebraica" dai tedeschi antisemiti e l'occupazione francese del dopoguerra in Renania-Palatinato (assieme alle altre potenze vincitrici sul resto territorio del Terzo Reich), con la perdita definitiva di Alsazia e Lorena, a fomentare almeno fino agli anni '50 un forte sentimento di rivalità e odio reciproco tra tedeschi e francesi, diminuito a partire dal processo di integrazione che portò prima alla Comunità Economica Europea e poi all'Unione europea.

In Italia invece l'arrivo delle armate napoleoniche aveva suscitato grandi speranze riguardo alla fine dell'oppressione nei numerosi governi che allora si dividevano la penisola. Tali speranze andarono invece deluse per l'effettivo instaurarsi di una nuova forma di occupazione da parte dei francesi, sebbene i principali nemici risorgimentali furono poi Austria, papato e Borbone-Due Sicilie. Questo sentimento si manifesta in opere come le Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo (in maniera ambivalente essendo il Foscolo comunque un militare napoleonico) e più tardi nella tragedia lAdelchi di Alessandro Manzoni. La successiva opposizione delle armate di Napoleone III (fino agli accordi di Plombières) alla formazione del Regno d'Italia moderno (ad esempio l'intervento contro la Repubblica Romana del 1849 in favore dello Stato Pontificio) e all'unità del paese (opposizione alla presa di Roma fino al 1870) amplificarono questa ostilità (antifrancesi furono sia Mazzini che Garibaldi), che i patrioti vedevano come nuova forma di ingerenza, dopo le discese di Carlo Magno contro i longobardi italici (774) citata nell'Adelchi che spezzò su richiesta del papa l'unità del paese che durava, sulla maggior parte del territorio, dall'epoca romana (a partire dal II secolo a.C.), Carlo d'Angiò che distrusse il sogno ghibellino degli Svevi italiani Manfredi di Sicilia e Corradino di Svevia discendenti da Federico II (si vedano le invettive di Dante contro gli angioini), Carlo VIII, Francesco I e infine Napoleone I. Celebre fu anche l'episodio cavalleresco medievale della disfida di Barletta, divenuto un evento simbolico nella propaganda risorgimentale.

Se il triennio giacobino è considerato la nascita del primo nazionalismo italiano, contemporaneamente il nazionalismo romantico italiano fu coltivato dal letterato più ostile alla Francia che la cultura italiana ricordi, cioè senza dubbio Vittorio Alfieri che pubblicò addirittura un libello intitolato Il Misogallo ove stigmatizza in ogni suo aspetto la cultura e il popolo francese. Alfieri definisce i francesi, tra l'altro, come "schiavi", "barbari", e "pidocchi"."Ventitrè milïoni di pidocchi / Fan farsi una Repubblica di carta / Che nel Reame immenso degli sciocchi / Vien battezzata tosto un'altra Sparta" (Misogallo, sonetto XXIII) Tuttavia nel suo caso l'avversione era rivolta più verso la Repubblica francese e il nascente Impero napoleonico, dopo avere assistito in prima persona alla Rivoluzione, che verso tutti i francesi; infatti era lui stesso di origine francofona-savoiarda materna (nel Misogallo sostiene che i savoiardi sono francesi) e continuò a stimare singoli transalpini emigrati controrivoluzionari, come il pittore François-Xavier Fabre, o vittime dei rivoluzionari come Luigi XVI. Prendendo spunto da ciò sviluppò una generale francofobia sostenendo fosse un odio naturale dovuto a ragioni storiche, causato da quella che sarebbe l'attitudine francese all'imperialismo europeo secondo il letterato astigiano; per Alfieri proprio da ciò può ripartire però il patriottismo italiano.

Il sentimento antifrancese si rinfocolò in Italia con la seconda guerra mondiale, con la reciproca invasione e la vicenda dei crimini di guerra dei goumiers franco-marocchini, scemando in seguito, con lievi schermaglie verbali o dispute di confine.Monte Bianco: è italiano o francese? Rinaldi chiede intervento di Bruxelles, su ansa.it. URL consultato il 2 ottobre 2015.

Occasionali rivalità sono riemerse in seguito ad esempio in ambito sportivo (si veda la rivalità calcistica Francia-Italia calcistica a partire dal 1938 in poi).

La Francia come potenza coloniale L'impero coloniale francese guadagnò alla Francia diversi nemici tra le potenze coloniali rivali, tra cui ancora la Gran Bretagna, nonché tra le popolazioni colonizzate, soprattutto durante la guerra d'Algeria. Gran parte di questa ostilità era rivolta più al colonialismo che nei confronti dei francesi, ma sopravvive nell'ostilità rivolta al governo francese a causa del suo coinvolgimento negli affari africani, che alcuni bollano come ingerenze neocolonialistiche. La Francia ha giocato infatti un ruolo discutibile nella vita di alcune sue ex-colonie africane. Un gioco di parole descrive queste relazioni come "Françafrique" ("Francia-Africa") che può essere letto anche come "France à fric" ("Francia Denaro"). Storicamente la Francia è stata accusata di: complicità nell'installazione di dittature, o direttamente (fornitura di materiali, mercenari e soldati) o indirettamente (silenzio-assenso); mantenimento di relazioni con tali dittature, sia come supporto militare ed economico attraverso l'"Aiuto governativo allo Sviluppo" (Gabon), o come validazione e supporto di elezioni fittizie (Ciad, Togo); diretta complicità in alcuni conflitti post-coloniali, come il genocidio in Ruanda nel 1994 o l'intervento in Costa d'Avorio; aver lasciato che le multinazionali francesi sfruttassero il continente, con il mantenimento di relazioni clientelari che spesso hanno incoraggiato la destabilizzazione politica e militare (ad esempio la Elf in Congo e in Angola e la Bolloré in Costa d'Avorio).

Questo è un elenco di leader autoritari che la Francia è accusata di aver appoggiato: Denis Sassou Nguesso (Congo) Omar Bongo (Gabon) Gnassingbé Eyadéma (Togo) Idriss Déby (Ciad) Maaouya Ould Sid'Ahmed Taya (Mauritania)