Governò su gran parte della Giudea, dopo la morte del padre, Erode Antipatro, prima per incarico di Marco Antonio e poi di Ottaviano Augusto dalla parte del quale era prontamente passato dopo la sconfitta di Antonio ad Azio. Alla sua morte il regno fu diviso fra i tre figli rimasti: Archelao governò la Giudea, la Samaria e l'Idumea, Erode Antipa la Galilea e la Perea, Erode Filippo la Gaulanitide, la Traconitide, la Batanea, l'Auranitide e l'Iturea.

Nella cultura popolare è il mandante della strage degli innocenti, un episodio del Vangelo secondo Matteo. Testimonianze chiare di un carattere estremamente diffidente e sospettoso, capace di spietata crudeltà, sono comunque le esecuzioni di una delle mogli, di alcuni dei suoi figli e di centinaia di oppositori che ordinò, temendo che complottassero per spodestarlo e spesso anche per il modo in cui era al potere. Il suo lungo regno garantì comunque un'epoca di stabilità a una regione molto piacevole per i vicini (Parti, Armeni, Greci, Egizi, Assiri e Arabi). Dotato di spiccato senso estetico e di grande ambizione, Erode è altresì noto per l'amplissima attività di costruttore. Fece edificare le città di Cesarea marittima, di Sebaste e le possenti fortezze di Masada,Flavio Giuseppe, La guerra giudaica, IV, 7.2. Macheronte e l'Herodion, oltre a ingrandire e abbellire la stessa città di Gerusalemme. In quest'ultimo aspetto rientra il rifacimento e l'ampliamento del Tempio di Gerusalemme, che venne perciò chiamato Tempio di Erode su stile ellenico.

Biografia Quasi tutte le notizie sulla sua vita sono desunte da Flavio Giuseppe che, a sua volta, le attinse da scritti perduti di Nicola di Damasco, ministro di ErodeGiuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, 1941, p. 19. Secondo le Antichità Giudaiche, Erode il Grande scrisse le proprie Memorie, ma è assai incerto se Flavio le abbia consultate direttamente.

Gioventù Erode il Grande non era di sangue reale e nemmeno di origine ebraica, sebbene fosse stato educato in quanto tale. Suo padre, Erode Antipatro, era un edomita, mentre sua madre, Cipro, una nabatea. Gli edomiti o idumei, biblici discendenti di Esaù (fratello di Giacobbe), erano stati in continuo e aspro scontro con gli israeliti, finché Giovanni Ircano I, nel 110 a.C., non li convertì con la forza alla religione ebraica. Benché incorporati ufficialmente nella nazione giudaica, gli edomiti erano considerati comunque inferiori agli israeliti, ed erano pertanto disprezzati e descritti come "razza turbolenta e disordinata, sempre proclive a sommosse e lieta di sconvolgimenti"Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, libro 4.

Il suo stesso nome, "Erode", non è di origine ebraica, bensì greca, e significa "discendente da eroi", e questo dimostra quanto fosse scarso lo spirito del giudaismo in suo padre, che mise un nome attinente alla religione ellenica a suo figlio circonciso.

Erode divenne governatore della Galilea a soli 25 anni d'etàin verità Flavio Giuseppe dice che Erode fu nominato governatore della Galilea (nel 47 a.E.V., data generalmente accettata) quando aveva 15 anni, ma gli studiosi ritengono che questo sia un errore e che doveva averne 25(Antichità giudaiche, XVII, 148 [VI, 1]; XIV, 158 [IX, 2]).. Il giovane, benché ancora inesperto, dimostrò un'abilità politica che stupì persino i comandanti romani. In poco tempo si sbarazzò di Ezechia di Gamala, un suo avversario, uccidendolo assieme a tutti i suoi seguaci, cosa che destò lo sgomento degli israeliti che vedevano in quella condanna sommaria l'infrazione delle leggi mosaiche. Il sommo sacerdote decise dunque di processarlo nel 47 a.C., anche perché il suo potere stava ormai divenendo notevole. Quando però il proconsole della Siria ordinò ai membri del Sinedrio di assolverlo, questi furono costretti a obbedire. Erode decise di vendicarsi ma venne trattenuto dal padre e dal fratello.

Erano quelli i tempi in cui Cecilio Basso, nemico di Gaio Giulio Cesare, si era proclamato governatore della Siria. Certo che, combattendo il nuovo arrivato, avrebbe ottenuto il ringraziamento da parte di Cesare, Erode Antipatro inviò i suoi figli, Erode e il fratello Fasaele, in Siria per sconfiggerlo. Questa guerra durò circa tre anni, durante i quali gli eventi politici a Roma cambiarono totalmente: Giulio Cesare morì assassinato e Cassio, capo dei cesaricidi, fuggito proprio nei territori siriani, conobbe Erode divenendone amico. Lo nominò governatore della Celesiria e gli affidò un'intera flotta più un reparto di cavalleria e fanteria. Il nobile romano gli permise inoltre di punire un tal Malico, assassino di suo padre Antipatro, avvelenato durante un convito presso Ircano II; Malico fu pugnalato da alcuni sicari inviati da Cassio stesso. Gli eventi portarono però quest'ultimo a essere sconfitto nella battaglia di Filippi da Ottaviano e Marco Antonio, ed Erode da accorto politico qual era, gli voltò le spalle, preferendogli i vincitori.

In quel periodo Erode era fidanzato con Mariamne, diretta discendente del casato degli Asmonei, ramo dell'eroica famiglia dei Maccabei, un tempo sovrani della Giudea, ma ormai in rovina: sposandosi con una donna di stirpe reale, Erode si assicurava il trono. Marco Antonio, giunto in quei territori, conobbe di persona il giovane Erode e, affascinato dalla sua abilità politica, decise di nominarlo governatore della Giudea nel 41 a.C.

Scontro con i Parti

Non era ancora da molto salito al ruolo di tetrarca che Erode dovette già affrontare un primo grande pericolo. I Parti, guidati dal loro principe Pacoro, mossero guerra contro la Giudea, decisi a nominare re di quei luoghi Antigono, figlio di Aristobulo II, uno degli ultimi discendenti degli Asmonei. Il principe mandò dunque un messaggio al re e zio Ircano II, fratello di Aristobulo II, chiedendogli di incontrarsi in territorio galileo. Erode, diffidente, consigliò al re di non recarvisi ma il sovrano non lo ascoltò e accompagnato da Fasaele, fratello di Erode, partì verso la Galilea. Lì però Antigono e i suoi alleati si dimostrarono tutt'altro che diplomatici: tagliarono le orecchie a Ircano e uccisero Fasaele. Erode fu costretto a fuggire con la moglie e le sue truppe, rifugiandosi a Masada. In cerca di alleati chiese aiuto al re dei Nabatei, che però preferí scacciarlo. Si recò dunque in Egitto, a Rodi, a Brindisi e infine a Roma dove venne a contatto con Marco Antonio e Augusto. Questi convinsero il Senato a nominare Erode re di Giudea. Era la fine del 40 a.C. In solenne processione salì al Campidoglio con i due triumviri, suoi protettori, offrendo a Giove Capitolino i sacrifici rituali di ringraziamento.

Tornato in Galilea, liberò i familiari sotto assedio a Masada e cominciò un vero e proprio scontro con Antigono e i suoi alleati Parti. Marco Antonio, grato a Erode per il suo aiuto nella guerra, ordinò al legato Sosio di inviare le sue truppe in Giudea per sconfiggere gli usurpatori. La Galilea venne ben presto liberata. A Gerico egli perse il fratello Giuseppe, che aveva fieramente difeso in precedenza la rocca di Masada. Nella primavera del 37 a.C. Gerusalemme fu costretta alla resa, Antigono, catturato dai romani, venne decapitato. Erode divenne quindi il nuovo re della Giudea.

Regno

Delitti in famiglia Erode, divenuto re di Giudea, conobbe sin da principio diverse difficoltà. I primi a opporsi alla sua condotta furono i farisei, che mal tolleravano l'idea di essere governati sotto l'egida di un monarca di stirpe edomitica, per di più alleato dei romani, ma ogni loro rivolta venne subito soffocata nel sangue. Stessa sorte toccò agli aristocratici, ancora fedeli ad Antìgono: ben quarantacinque di loro vennero condannati a morte; i loro beni confiscati confluirono poi nelle casse di Erode. Anche i membri della famiglia di sua moglie, gli ultimi Asmonei, erano per lui un grosso problema. Essendo ormai Ircano mutilo, non poteva perseguire la carica di sommo sacerdote. Erode decise dunque di nominare sommo pontefice tale Ananiele, discendente dal casato di Aronne. Questo gesto fece adirare Alessandra, madre di Mariamne, che ordinò al genero di eleggere suo figlio Aristobulo, benché sedicenne, poiché discendente degli Asmonei e quindi unico degno di salire al grado di sommo sacerdote. Scrisse così una lettera alla regina Cleopatra affinché convincesse Marco Antonio a ordinare la nomina di Aristobulo. Erode rimosse dunque Ananiele e fece quanto era secondo il volere della suocera.

Il re di Giudea, però, non dimenticò mai questa limitante intromissione nel suo operato da parte della suocera e decise dunque di spiarla, per trovare così un minimo pretesto per eliminarla. Un giorno venne invitato a una festa a Gerico. Lì, Erode si dimostrò piuttosto amichevole nei confronti di Aristobulo e lo convinse a nuotare con lui in piscina. Poco dopo ordinò ai suoi uomini di fare la stessa cosa e di annegare il giovane sommo sacerdote senza che nessuno se ne accorgesse, facendo credere che la sua morte fosse stata causata da un banale incidente. Il piano andò come previsto. In onore del cognato defunto, Erode fece celebrare solenni esequie, rendendosi così innocente agli occhi degli astanti. Solo Alessandra non era certa delle sue buone intenzioni.

Questa dunque scrisse una lettera a Cleopatra, per chiedere così a Marco Antonio di processare Erode per questo omicidio. Prima di partire il re affidò la moglie al cognato Giuseppe e gli ordinò che, se l'unico responso di Antonio fosse stata la condanna a morte, avrebbe dovuto uccidere Mariamne. In presenza del triumviro, Erode dimostrò di sapersi difendere in maniera eccellente, rendendo il comandante romano sicuro della propria innocenza. Tornato incolume Erode venne richiamato dalla sorella Salomè che accusava Mariamne di rapporto incestuoso col cognato Giuseppe. Il re, dopo aver parlato con la moglie, credette alla sua innocenza ma, per togliersi ogni dubbio, fece uccidere il cognato. Deciso a vendicarsi anche di Alessandra, ordinò che venisse rinchiusa in prigione.

La politica di Cleopatra Marco Antonio, sin da principio patrocinatore della causa di Erode, era però condizionato nelle sue azioni da Cleopatra, sua amante. Questa, decisa ad ampliare di gran lunga il proprio regno, aveva chiesto al triumviro i territori della Fenicia, dell'Arabia e della zona di Gerico. Gerico era il territorio più fertile nel regno di Erode e questo Cleopatra lo sapeva bene, dato che diverse volte aveva visitato la Giudea, ricevendo grandi benvenuti dal re, che nascondeva con un velo di ipocrisia il suo odio per lei.

Flavio Giuseppe racconta, infatti, che quando Masada venne espugnata dai Romani un secolo più tardi (nel 73), fu trovata una grande quantità di armi d'ogni tipo, quivi depositate dal re, sufficienti a diecimila armati, oltre a ferro non lavorato, bronzo e piombo.Flavio Giuseppe, La guerra giudaica, VII, 8.4. Sembra che Erode avesse nascosto a Masada tali provviste per rifugiarsi nell'eventualità di due pericoli: il primo, qualora il popolo dei Giudei fosse insorto per abbatterlo e restaurare la dinastia precedente; il secondo e più serio, nel caso in cui la regina d'Egitto, Cleopatra, avesse ottenuto da Marco Antonio la sua testa e il trono del regno di Giudea, cosa che per la verità non avvenne, tra lo stupore dello stesso Flavio, schiavo com'era Antonio del suo amore verso la regina egiziana. Per questi timori Erode aveva fortificato Masada, che poi sarebbe diventata l'ultima fatica per i Romani nella loro guerra contro i giudei.