Acireale ( - - o ; Jaci Riali o Jaci in dialetto siciliano orientale) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.
Città formatasi da piccole migrazioni dal territorio a sud, oggi l'impianto urbanistico è quello tipico delle città tardo-medievali della Sicilia. Vicina all'Etna, comprende nel suo territorio una serie di borghi marinari, ossia, da sud a nord, Capo Mulini, Santa Caterina, Santa Maria la Scala, Santa Tecla, Stazzo e Pozzillo.
Geografia fisica
Il centro abitato sorge lungo la Riviera dei Ciclopi, nella Sicilia orientale, adagiato sulle pendici meridionali dell'Etna e affacciato sul mar Ionio, a un'altitudine media di 161 metri s.l.m. Il territorio comunale, che si estende per circa 40 km², si sviluppa principalmente su un altopiano di origine lavica. Questo è nettamente separato dalla linea di costa da un'imponente scarpata di faglia, nota come la Timpa, istituita come area protetta nel 1999. Dal punto di vista geologico, il costone della Timpa espone una successione stratigrafica eccezionale, mettendo a nudo antichi depositi vulcanici e formazioni sedimentarie risalenti al Pleistocene medio-superiore.
La costa, lungo la quale si sviluppano diverse borgate marinare, è caratterizzata da una frastagliata scogliera anch'essa di natura lavica. L'area circostante si distingue per la ricchezza di sorgenti d'acqua e per la rigogliosa vegetazione, ampiamente valorizzata dalle coltivazioni agricole con una netta prevalenza di agrumeti. Il territorio di Acireale è classificato in zona sismica 2 (sismicità medio-alta).
Clima
Il clima della città è tipicamente mediterraneo (classificazione di Köppen Csa), caratterizzato da estati calde e siccitose che si alternano a inverni miti e moderatamente piovosi. Ai sensi della normativa italiana in materia di efficienza energetica, il comune rientra nella zona climatica C, con un valore di 978 gradi giorno. Sulla base dei rilevamenti storici, la temperatura media annua si attesta intorno ai 16-17 °C. Le precipitazioni medie annue si aggirano sui 650 mm, distribuiti mediamente in una sessantina di giorni all'anno. I dati termo-pluviometrici confermano un picco marcato durante la stagione autunnale, un massimo secondario in inverno e un netto minimo nel trimestre estivo. Le precipitazioni nevose costituiscono un fenomeno del tutto eccezionale, verificatosi storicamente solo in concomitanza di rare e intense ondate di gelo artico.
Origini del nome Il toponimo di questa città è caratterizzato, come per molti altri insediamenti urbani limitrofi, dal riferimento al mito siculo-greco di Aci. (Ákis) - o (Âkis) -Si tratta di un sostantivo di terza declinazione, che normalmente viene reso in italiano con una desinenza in -ide, come in Paride. La traduzione italiana (forse per influenza dell'uso siciliano) ha reso questo nome semplicemente Aci, al pari del nome di Dafni, un altro mitico pastore che per analogia avrebbe dovuto essere reso con Dafnide. era in origine un potamonimo, cioè il nome dato a fiumi o torrenti, che si riferiva proprio al fiume Aci, il cui corso è ormai estinto. Prima ancora però che il suo corso fluviale si interrompesse, i Greci ne avevano tratto un racconto mitico che poneva a protagonista la personificazione del fiume sotto forma di pastore. Da qui si spiega anche la diffusione in tutta l'area circostante dei nomi delle località di Aci Bonaccorsi, Aci Castello, Aci Catena, Aci Sant'Antonio, Aci San Filippo e Acitrezza.
Successivamente latinizzata con il femminile Acis o con il neutro Acium, la città acquisì anche la qualifica di "regale" divenendo dapprima Acis Aquilia e infine Acis Regalis (o Acium Regale).
È così che ancora oggi in siciliano è detta Aci RigaliLa lingua siciliana ha una sua ortografia e fonologia - differenti da quelle della lingua italiana - per questo la 'g' scritta in rigali è muta in quasi tutti i dialetti siciliani, ad eccezione di alcuni. Al contempo è utile denotare come anche l'italiano abbia prodotto dall'aggettivo latino legale (similare per morfologia) sia il volgare italiano leale sia il latinismo legale. e localmente Jaci [riali].con il tipico dittongo in posizione tonica che caratterizza i dialetti siciliani orientali. I suoi abitanti sono noti in siciliano con il demonimo di jacitaniIn lingua siciliana standard acitanu (m.s.), acitana (f.s.), acitani (m. e f. pl.). mentre in italiano sono detti acesi o anche acitani.
Storia
Il nome della città deriva dalla mitologia greca, in cui vi era posto per un personaggio chiamato Aci. Questi era un pastore di cui si innamorò la ninfa Galatea, di cui a sua volta era innamorato il ciclope Polifemo che schiacciò il rivale sotto un masso. Dal sangue del pastore nacque un fiume chiamato Akis dai Greci, prevalentemente sotterraneo. Il nome della città ha subito dunque una lenta evoluzione: diventò Jachium nel periodo Greco-bizantino, Al Yag con gli Arabi e Jaci con gli Spagnoli. Nel XIV secolo la città si stabilì nel territorio attuale (prima sorgeva nei pressi del castello di Aci, oggi Aci Castello) con il nome di Aquilia Vetere prima, e di Aquilia Nuova in seguito. Il nome Acireale fu attribuito alla città, secondo la tradizione, da Filippo IV di Spagna solo nel 1642.
Si narra che Acireale e le altre Aci trassero la propria origine da Xiphonia, una misteriosa città greca oggi del tutto scomparsa. I poeti Virgilio e Ovidio fecero risalire il mito della fondazione alla storia d'amore tra Galatea ed Aci, ucciso per gelosia dal ciclope Polifemo.
In epoca romana nello stesso territorio nacque una città chiamata Akis, e che storicamente partecipò alle guerre puniche. Nel Medioevo il borgo si consolidò attorno al castello di Aci e solo nel Trecento una decina di nuclei familiari si spostarono più a nord, dove nacque Aquilia (Aci d'Aquila) o Aquilia Nuova, primo punto stabile dell'odierna città. Il Cinquecento fu importantissimo per Aquilia Nuova, dove si consolidò un forte ceto mercantile che portò una notevole ricchezza alla città e si insediarono diverse corporazioni e ordini religiosi lasciando un'impronta tanto indelebile che ancora oggi spesso viene citata come "la città dalle cento campane".
Nel 1528 l'imperatore Carlo V la eresse a comune. Nel Seicento, il territorio di Aquilia perse molti territori (divenuti universitas, cioè città) ma ottenne il nome odierno, grazie all'intervento del re Filippo IV nel 1642. L'11 gennaio 1693 la città fu in parte distrutta dal terremoto, che sconvolse tutta la Sicilia sud-orientale.«… le Chiese, Oratori, e lochi pii, tutte rovinarono eccettuatene alcune poche, come la Chiesa Maggiore … che si mira destrutta nelle volte dell'ale e del Mattello, e pure nella Cupola, e parte del Campanile…», mentre la basilica collegiata dei Santi Apostoli Pietro e Paolo … «patì alcune fessure e precipitò la volta del Cappellone Maggiore dipinta da un insigne pittore messinese unitamente la Sagristia e la Cappella collaterale di Gesù e Maria, rovinò la Chiesa di San Sebastiano buttando al suolo il coro dipinto dal vago pennello d'un esimio pittore acitano…». Pagina 31, Cherubino Alliotta, Le tre corone, Catania, 1693. Ristampa anastatica in C. Cosentini, Il Terremoto del 1693 ad Acireale, collana Memorie e rendiconti, serie IV, vol. III, Accademia degli Zelanti e dei Dafnici, Acireale, 1993. Il processo di ricostruzione che seguì favorì l'esplosione e la magnificenza del architettura barocca in tutte le sue infinite sfaccettature.
Nel 1848 fu uno dei principali centri dei moti in Sicilia e nel 1860, dopo lo sbarco dei Mille, è stata la prima città insorta ad innalzare il tricolore in Sicilia.Citazione da Salvatore Rizzo, in Acireale. Guida monumentale e turistica, edito ad Acireale nel 1977, Dal 1861 è stata capoluogo del Circondario di Acireale, abolito poi, come tutti i circondari d'Italia, dal regime fascista nel 1927. Nel 1873 con l'apertura dello stabilimento termale Santa Venera e l'inaugurazione dell'annesso Grand Hotel des Bains, Acireale divenne un centro termale di una certa notorietà. Ottiene il titolo di Città con decreto presidenziale del 30 novembre 2005.
Oggi è nota in particolar modo per il Carnevale di Acireale, tra i più famosi a livello nazionale, che attrae visitatori provenienti da gran parte d'Italia, data la presenza, accanto ai carri allegorico-grotteschi e ai gruppi mascherati in sfilata, dei carri infiorati, prerogativa tipica acese.
Inoltre, grazie alla presenza del PalaTupparello, il palazzetto dello sport più capiente in Sicilia, Acireale è spesso nota per ospitare, ogni anno, numerosi concerti dei più noti cantanti e gruppi musicali italiani.
Simboli
Stemma Lo stemma attuale di Acireale si ricollega al sigillo dellUniversitas di Aci concesso al tempo dell'ottenimento dell'autonomia comunale e apposto su un documento del 1592. Vi compaiono i tre faraglioni uscenti dal mare e il castello con tre torri concesso nel 1092 dal conte Ruggero al vescovo abate Angerio insieme al suo territorio, che divenne un importante baluardo del sistema difensivo del Regnum Siciliae, e allo stesso tempo simbolo identificativo dell'antica Aci. Dopo il 1626, compaiono anche il leone coronato, presente nello stemma della Casa Reale di Spagna in Sicilia, la bandiera reale e le iniziali A G.
Lo stemma storico venne riconosciuto con decreto del capo del governo del 29 settembre 1936 ed era così blasonato: d'azzurro, al castello a sinistra uscente dal mare, merlato alla ghibellina e fra i merli al leone rampante coronato d'oro, tenente con le branche uno stendardo bifido di rosso, carico delle lettere capitale A. G. d'oro, il castello accostato nel centro da tre faraglioni.
Lo stemma attuale è stato modificato con delibera del consiglio comunale del 6 dicembre 2008 e concesso con decreto del presidente della Repubblica del 27 febbraio 2009.
Gonfalone Il gonfalone, concesso con D.P.R. del 26 giugno 1955 e confermato nel 2009, è un drappo di rosso. Bandiera La bandiera è un drappo di rosso caricato dello stemma civico.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Cattedrale di Acireale è dedicata a Maria Santissima Annunziata, ma è comunemente attribuita al culto di Santa Venera, la patrona. L'impianto originale risale al XV secolo ed è stato rimaneggiato nei secoli successivi. All'interno si trovano opere di Pietro Paolo Vasta, Antonio Filocamo, Giuseppe Sciuti, Francesco Patané, Vito D'Anna e Giacinto Platania. La Basilica dei Santi Pietro e Paolo fu costruita nel 1550 e ricostruita nel 1608. Ha un prospetto barocco, progettato da Vasta nel 1741. Il campanile è del XIX secolo; un secondo campanile, pur se progettato non venne mai realizzato. L'interno, a navata unica, fu ristrutturato dopo il terremoto del 1818. Vi si trovano alcune tele del Vasta, di Giacinto Platania e una statua del Cristo alla Colonna, di autore ignoto, molto venerata in città e tradizionalmente portata in processione ogni 70 anni. Nel giugno del 1933 papa Pio XI l'ha elevata alla dignità di basilica minore. Basilica collegiata di San Sebastiano, è la chiesa più importante di Acireale, dichiarata monumento nazionale, nonché monumento messaggero di una cultura di pace dall'UNESCO. Realizzata a partire dal Settecento, presenta una facciata a più ordini, preceduta da una balaustra. L'interno è ricco di affreschi di Pietro Paolo Vasta;