Il duomo d’Agrigento, ufficialmente cattedrale metropolitana di San Gerlando, è il principale luogo di culto cattolico di Agrigento, in Sicilia, chiesa madre dell'omonima arcidiocesi metropolitana. Dal 1940 è monumento nazionaleRegio decreto 21 novembre 1940, n. 1746. Nel dicembre del 1951 papa Pio XII la elevò alla dignità di basilica minore.
Storia Epoca romana: catacombe e tombe attestano la presenza di una solida comunità cristiana e luoghi di culto in città tra il II e il III secolo. Epoca bizantina: la chiesa di Santa Maria dei Greci edificata sulle rovine del Tempio di Atena Lindia e Zeus Atabyrios costituisce il primo nucleo e la cattedra della nascente diocesi. Epoca araba: soppressione della diocesi di Agrigento.
Epoca normanna In epoca normanna nell'ambito del processo di rilatinizzazione in seguito alla conquista operata dal Gran Conte Ruggero è rifondata la diocesi dei "due mari". Con la fondazione e la nomina alla cattedra vescovile di Gerlando di Besançon, cugino del conte nel 1088, nasce l'esigenza di un luogo di culto capace e all'altezza dello splendore del nascente regno.
Il sito è identificato nella parte più alta e occidentale della collina di Girgenti. La costruzione è avviata immediatamente dopo la conquista della città avvenuta nel 1087 e portata a termine nel 1094, anno coincidente con l'edificazione di splendide cattedrali in Sicilia.. Consacrata originariamente alla Madonna Assunta, titolo storico della cattedrale agrigentina.
1128-1141, Torre di Gualtiero, torre difensiva edificata dal vescovo Gualtiero resistente fino al XIX secolo allorquando Pietro Maria d'Agostino la fece abbattere per rinforzare, con un gran muraglione, la parte settentrionale dell'edificio.
1198, Causa frana determinata dal terreno instabile sul costone nord, la costruzione è documentata collassata e distrutta. In effetti la friabilità dello sperone roccioso e i frequenti, distruttivi terremoti in Sicilia determineranno numerosi smottamenti originando danni continui e lunghi cantieri di ricostruzione, come avviene nel periodo a cavallo del XII e XIII secolo.
Epoca sveva Ribelli d'origine saracena, incontrollati esponenti della trascorsa dominazione, inducono Federico II di Svevia ad utilizzare la cattedrale come presidio militare.
1240-1264, Rainaldo D'Acquaviva provvede a riedificare ed abbellire la cattedrale e l'episcopio perché crollati e diruti. Solenne riconsacrazione nel 1248.
Nel 1244, un nuovo crollo dovuto ad una frana del costone occidentale, causa nuove distruzioni. In seguito alla ricostruzione operata dal vescovo Bertoldo di Labro è dedicata a San Gerlando il 4 aprile 1315.
Nel 1320c. è attuata la costruzione del torrione settentrionale per scopi difensivi e d'avvistamento, manufatto esistente fino al 1835 e in seguito sostituito con un bastione.
1330c., Marchisia Prefoglio, nobildonna agrigentina, moglie di Federico I Chiaramonte, è sepolta in un sarcofago di marmo.
Epoca aragonese Il 27 giugno 1386 Papa Urbano VI aderisce all'iniziativa del vescovo Matteo de Fugardo con l'emanazione di una bolla pontificia concedendo l'indulgenza parziale a quanti avessero contribuito alla ricostruzione del Duomo. Le cronache del tempo attestano che il contributo più cospicuo venne da parte di Matteo Chiaramonte, rampollo della più potente famiglia dell'epoca. Un altro influente del tempo Giovanni Montaperto Chiaramonte, canonico della cattedrale, in seguito vescovo di Mazara del Vallo, realizzò nel 1470 il nuovo campanile, che però rimase incompleto.
Gli interventi comportarono l'ingrandimento del monumento con l'attuale pianta a croce latina.
Epoca spagnola Papa Giulio II, il mecenate degli artisti, accoglie la richiesta di Giuliano Cybo per la concessione dell'indulgenza plenaria per tutti coloro che avrebbero contribuito a concorrere alle consistenti spese necessarie al restauro della cattedrale.
I lavori realizzati per disposizione di monsignor Juan Orozco Covarrubias y Leiva all'inizio del XVII secolo furono disastrosi: gli stucchi appesantivano colonne e pareti, la trasformazione degli archi ogivali in ribassati archi a tutto sesto, nonché l'ingrandimento delle navate in profondità. Ciò comportò la realizzazione delle absidi e di un vero e proprio transetto coperto con cupola fittizia. Fino ad allora i principali altari erano addossati al muro perimetrale grossomodo corrispondente all'attuale arco trionfale.
1658, Il vescovo Francesco Gisulfo e Osorio ornò la cattedrale con stucchi dorati e nuovi dipinti realizzati dal celebre artista Michele Blasco. Arricchì inoltre l'interno con due bellissimi organi, candelabri, vasi d'argento, altre preziose suppellettili e l'arca argentea di San Gerlando. 1682, Altri danni si verificano sotto il mandato di monsignor Francesco Maria Rini seguiti da restauri per il ripristino delle linee originali.
Il monumento risente di nuovi danni a seguito del terremoto del Val di Noto del 1693 e quelli causati dalla frana del 1745.
Nel XIX secolo Pietro Maria d'Agostino fece abbattere la Torre di Gualtiero per rinforzare, con un gran muraglione, la parte settentrionale dell'edificio.
Epoca contemporanea (1888-1902), Restauri di Giuseppe Patricolo. (1905-1918), Restauri di Giuseppe Rao. (1919-1933), Restauri di Francesco Valenti. (1943-1963), Restauri di Mario Guiotto, Armando Dillon e Giuseppe Giaccone.
1959, Papa Pio XII la eleva a rango di basilica minore. 1966, Una nuova frana fra il 19 e 20 luglio minaccia le strutture. Durante i lavori di restauro la chiesa di San Domenico assunse il titolo temporaneo di concattedrale. 2011, Il 25 febbraio la struttura viene dichiarata inagibile a causa della friabilità del costone su cui è costruita e quindi chiusa al pubblico. 2014, Una parte del Monumento è riaperta per la fruizione religiosa e turistica. (2017-2019), Restauri e consolidamento del costone. 2019, Struttura completamente riaperta al pubblico.
Descrizione
Nella facciata meridionale della torre sono evidenti dei richiami decorativi platereschi, con finestre cieche e lo stemma dei Montaperto erosi dal tempo, Nell'insieme risalta la felice combinazione dettata dalla sovrapposizione di stili: da quello normanno a quello gotico - chiaramontano, da quello rinascimentale a quello barocco, questi ultimi derivati nelle tipiche espressioni isolane.
Esterno Scalinata. La particolare posizione sul crinale dello sperone roccioso ha permesso la realizzazione di un'ampia e morbida scalinata formata da cinque rampe di gradini, fiancheggiata da coppie di pilastri in tufo e delimitata da artistiche inferriate. Sul lato sinistro la sede stradale giunge comodamente sul piccolo sagrato parzialmente occupato dall'imponente ed incompiuto campanile del XV secolo. Facciata. Due portali laterali, il sinistro murato e il destro formato da delicati archi marmorei sovrapposti, occupano le pareti fresche di restauro raccordate alla parte centrale del prospetto. Il corpo in conci di tufo è costituito da due ordini sovrapposti sormontati da frontone. Coppie di paraste delimitano il portale principale e il grande oculo centrale con vetrata istoriata al secondo livello. Due cornicioni ripartiscono l'insieme mentre le intersezioni delle nervature verticali generano nella parte sommitale, successioni di sezioni di timpano spezzati, sovrapposti e simmetrici che creano un armonioso e dinamico gioco di rilievi. Il portale marmoreo ad arco è di chiara impronta rinascimentale, lesene sormontate da architrave recante ai lati accenni di cimase di timpano ad arco spezzato delimitanti un elaborato fregio centrale, costituito nell'ordine da un cartiglio con iscrizione, uno stemma, un minuscolo timpano ad arco raccordato con volute laterali. Portale e prospetto laterale destro. La facciata compresa e dominata dalla parete più decorata della Torre dell'orologio e della Meridiana, vari corpi di fabbrica su più livelli, la Cappella di San Gerlando, la Sacrestia (tutti manufatti addossati al corpo della navata) e le absidi del complesso, si trova ad un livello superiore rispetto al piano stradale. Raccorda l'ingresso laterale destro e l'adiacente balconata una doppia rampa di scale con sviluppo dal centro verso l'esterno. La parete del corpo ecclesiale reca cinque monofore in pietra viva e un portale marmoreo di stile classico.
Interno L'impianto a croce latina è caratterizzato da tre navate divise da archi ogivali poggianti su pilastri ottagonali verso l'ingresso, archi a tutto sesto insistono su colonne in prossimità del transetto e combinazioni miste dettate da interventi di restauro. Tetto navata centrale. I diversi accostamenti delle tipologie di copertura, al pari degli stili delle strutture portanti, costituiscono un unicum di stratificazioni di molteplici cantieri e interventi patrocinati dai sovrani, ecclesiastici e mecenati in ogni epoca. Soffitto a capriate del 1511 - 1514. Decorazione con figure di santi, personaggi biblici, mascheroni e figure allegoriche, festoni fitomorfi, figure di vescovi e stemmi gentilizi. Soffitto a cassettoni del XVII sec. d'epoca spagnola. Decorazione con aquila bicipite centrale, stemma di Carlo V d'Asburgo. I restauri del 1663 celebrano Filippo IV di Spagna. Cupola realizzata con la tecnica del trompe-l'œil. Le Virtù cardinali raffigurate nei pennacchi sono opere di Michele Blasco. Tetto transetto. Soffitto d'epoca spagnola a cassettoni dorati in entrambi i bracci. Volte abside. Soffitti ricchi di stucchi ed affreschi che conferiscono carattere solenne e sontuoso all'ambiente.
Navata destra Prima campata: Cappella del Santissimo Crocifisso - Coretto. Al centro della parete meridionale è collocato un Crocifisso del XVIII secolo. La parete di ponente è arricchita da Altare in marmi mischi del XVII secolo con Urna argentea contenente le reliquie di San Gerlando, opera di Michele Ricca del 1639. Sotto la mensa è collocato il simulacro del Cristo morto del XVII secolo. Addossato alle pareti laterali il Coro ligneo del XVIII secolo ulteriormente arricchite dai dipinti raffiguranti l'Incredulità di san Tommaso, I Discepoli di Emmaus, Il Rinnegamento di Pietro, Giuditta e Oloferne, opere di Nunzio Magro del XVII secolo. Seconda campata. Terza campata: Lunetta ogivale medievale con affreschi, Nel vano è collocata lUrna di San Felice Martire del XVII secolo, la tradizione popolare identifica Brandimante eroe raccontato da Ludovico Ariosto nell'Orlando Furioso. Sulla parete è presente il dipinto raffigurante la Vergine con Bambino del 1945. Quarta campata: Quinta campata: ingresso laterale destro. Sesta campata: Settima campata: Lunetta ogivale medievale. Lunetta ogivale medievale con affreschi, nel vano è collocata la Pietà o Compianto del Cristo morto, gruppo in terracotta costituito da quattro personaggi, opera del XVI secolo. Ottava campata: Nona campata: Accesso alla Cappella di San Gerlando. La costruzione con cupola ottagonale eretta tra il 1627 - 1651, custodisce l'altare marmoreo ospitante la statua di San Gerlando, opera di Rocco Jacopelli del XVII secolo. L'ambiente ospita il monumento sepolcrale del vescovo Francesco Traina † 1651 patrocinatore del manufatto.
La parete presenta i seguenti dipinti: Tela del Martirio di Sant'Erasmo copia di Nunzio Magro. Tela della Madonna del Rosario raffigurata con San Gregorio II agrigentino e le Anime Purganti, opera di Nunzio Magro. Dipinto Sacra Famiglia di Fra Felice da Sambuca. Dipinto Santi di Fra Felice da Sambuca.
Navata sinistra Cappella del Redentore. Sull'altare centrale è collocata la statua di Gesù Appassionato, opera portata in processione il Venerdì Santo dai membri dell'Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso della Carità fondata nel 1591.
La parete esterna della navata è arricchita da una teoria di monumenti sepolcrali di vescovi girgentini, in sequenza:
Monumento funebre di Lorenzo Gioeni d'Aragona † 1754. Opera di Lorenzo Marabitti e Vincenzo Vitagliano.