La basilica di San Giuliano sorge nel territorio di Gozzano, sulla sommità del colle posto all'estremità orientale del centro abitato, all'interno del recinto fortificato dell'antico castello di Gozzano (castrum Gaudiani).Fabrizio Cammelli, Basilica di San Giuliano, chiesa di San Lorenzo, Gozzano, 2015, p. 19.
Storia
Il primo edificio altomedievale La basilica venne fondata sul colle fortificato verso la fine del IX secolo (tradizionalmente attorno all'anno 890) per accogliere le spoglie di san Giuliano. Fino ad allora il corpo del santo era rimasto sepolto nella primitiva chiesa matrice rurale, situata a sud-est del centro abitato nel luogo in cui sorge l'attuale chiesa di San Lorenzo. Come documentato dalle fonti archivistiche del 919 e degli anni immediatamente successivi, intorno a questo primitivo luogo di culto d'altura si aggregarono le abitazioni dei canonici, la sede del capitolo e il *palatium* del Vescovo di Novara.
Sebbene non sussistano fonti scritte specifiche sulla conformazione architettonica di questo primo edificio, alcuni storici del passato ipotizzarono l'esistenza di un battistero pievano o di una cappella del VI secolo legata alla prima sepoltura temporanea del santo, ma i moderni scavi non ne hanno confermato la presenza. Di questa fase altomedievale (databile tra il IX e il X secolo) sopravvivono unicamente due capitelli in pietra, ridecorati con motivi a intreccio geometrico e vimineo a tre trefoli schiacciati, di chiara influenza longobarda o carolingia, successivamente reimpiegati come elementi decorativi murali.Cammelli, op. cit., p. 23.Cammelli, op. cit., p. 25.
La fase romanica Nel corso del XII secolo la basilica fu interamente riedificata in forme monumentali, specchio del programma politico ed ecclesiastico della diocesi volto a rinsaldare il legame con le principali chiese pievane del territorio (sul modello della Basilica di San Giulio e dell'antico Duomo di Novara).Cammelli, op. cit., p. 21. Recenti ricerche storiografiche hanno attribuito la committenza di questa imponente fabbrica romanica all'arciprete Lulfrido, figura di spicco alla guida della pieve tra il 1123 e il 1151.
L'edificio del XII secolo presentava una pianta a tre navate coperte da volte a crociera, dotata di ampi matronei e conclusa da un'abside semicircolare rivolta a est. Lungo il fianco orientale correva il cosiddetto *portico dei canonici*, sostenuto da pilastrini a base ottagonale in mattoni. L'aspetto esteriore di questa fase è parzialmente ricostruibile grazie a un antico affresco della controfacciata che mostra l'edificio circondato da torrette, provvisto di un tiburio ottagonale all'incrocio della navata con il transetto e di una facciata a spioventi.
La ricostruzione barocca Durante le visite pastorali del Cinquecento e del Seicento, i vescovi rilevarono che l'ampio ma irregolare altare maggiore romanico, che poggiava su un cumulo di terra contenente le reliquie dei santi, non era più conforme ai decreti del Concilio di Trento. Nel corso del XVII secolo vennero apportate modifiche minori con l'aggiunta di altari, balaustre e arredi, ma la svolta strutturale avvenne nel maggio del 1712, quando il capitolo canonicale e la popolazione decisero di rimodernare completamente il tempio in stile barocco.
I progetti di demolizione e ricostruzione, avviati sotto l'impulso del ritrovamento del corpo di san Giuliano, vennero affidati a un ingegnere anonimo che scelse come modello spaziale la chiesa gesuitica di San Fedele a Milano, ideata da Pellegrino Tibaldi. I lavori iniziarono nel 1712, subirono una sospensione e ripresero con vigore nel 1717; entro il 1723 la struttura a navata unica era coperta e agibile per le celebrazioni. L'edificio venne completato nelle decorazioni interne nei decenni successivi e consacrato ufficialmente dal cardinale Giuseppe Morozzo il 10 agosto 1823.
Architettura Esterno e sagrato La basilica mantiene il tradizionale orientamento liturgico con l'abside rivolta a oriente. Il prospetto esterno rivela chiaramente la stratificazione storica dell'edificio: i muri perimetrali inglobano i resti della muratura romanica del XII secolo, tra cui spiccano i pilastri in mattoni del portico meridionale riadattati nel Settecento e i pilastrinicottoromantici del matroneo.
Il piazzale superiore, che offre un'ampia vista panoramica sull'abitato e sul territorio circostante, è sostenuto da imponenti bastioni di contenimento che celano antiche cisterne e ossari. La facciata barocca è preceduta da un sagrato sopraelevato delimitato da lastre di pietra, sfasato rispetto all'asse stradale d'accesso.Cammelli, op. cit., p. 25. Sul fianco del sagrato si trova un masso squadrato grezzo provvisto di coppelle preistoriche di reimpiego, legato dalla tradizione popolare alle impronte miracolose lasciate da san Giuliano.Cammelli, op. cit., p. 27. L'ingresso principale è racchiuso da un portale in pietra con un massiccio portone chiodato.
Sulla facciata esterna della sacrestia si conservano cinque quadranti di antiche meridiane solari; due di esse mostrano ore francesi e italiche (in parte abrase), mentre le altre tre recano iscrizioni latine di carattere morale sul tempo e la virtù, tra cui *NON FULGET VIRTUS SINE LUMINE* e *UMBRA URGET ET URNA*.Cammelli, op. cit., p. 24. Nella roccia sottostante l'abside è stata ricavata nel 1953 una Grotta di Lourdes votiva, voluta dai missionari comboniani.Cammelli, op. cit., p. 26.
Interno L'interno si sviluppa ad aula unica monumentale, secondo i dettami controriformistici, coperta da una grande volta decorata a lesene che conferisce un effetto di spiccata eleganza barocca.Cammelli, op. cit., p. 28. Lungo la navata si aprono quattro grandi cappelle laterali, impreziosite da capitelli d'ordine corinzio.Cammelli, op. cit., p. 31.
Cappelle del lato destro Cappella dell'Addolorata: Posta in prossimità dell'ingresso, ospita un monumentale altare barocco in marmi policromi con nicchie contenenti le statue del Cristo morto e della Vergine Addolorata. Cappella dei Santi Filippo e Giacomo (o di San Pio V): L'altare fu eretto nel 1813 per volere del vescovo Filippo Melano, riutilizzando una pregevole pala d'altare proveniente dal convento domenicano di Novara. Lo spazio conserva la complessa decorazione scenografica realizzata nel 1713 per celebrare la canonizzazione di papa Pio V, originariamente completata da una tela raffigurante santa Caterina da Siena.
Cappelle del lato sinistro Cappella di San Giuseppe: È dedicata al transito del santo, proposto come modello di buona morte per i fedeli. L'altare custodisce tre dipinti di scuola d'ambito lombardo-piemontese di autore ignoto: il *Sogno di San Giuseppe*, la *Fuga in Egitto* e l'altare maggiore laterale.Cammelli, op. cit., p. 32.Cammelli, op. cit., p. 33. Cappella della Madonna del Rosario: Costituisce l'ambiente di maggior pregio artistico della navata. La struttura decorativa fu interamente rinnovata tra il 1753 e il 1761 grazie agli affreschi del pittore valsesiano Lorenzo Peracino, autore delle scene della volta (caratterizzate da morbidi panneggi e toni accesi) e dei quindici tondi dei Misteri del Rosario inseriti in cornici di paglia e stucco. Al centro si trova la monumentale nicchia marmorea con la grande statua lignea della Madonna del Rosario, capolavoro d'intaglio lombardo eseguito nel 1698 e restaurato nel 1730 per l'altare della collegiata.
Presbiterio e abside Il vasto presbiterio è dominato dall'altare maggiore in bronzo e rari marmi policromi, ultimato nel 1761 durante il vescovado di Balbis Bertone; al centro spicca un tabernacolo rifinito in lapislazzuli con porte decorate da scene bibliche (tra cui *Il re Davide riceve i pani sacri* e *La spada di Golia*).Cammelli, op. cit., p. 34. Al di sotto del presbiterio si apre lo scurolo o cripta (terminato nel 1756), all'interno del quale è deposta l'urna contenente le reliquie di san Giuliano. Sul fondo dell'abside, incorniciata da ampie finestre, è appesa la pala d'altare settecentesca di autore anonimo raffigurante la Gloria di San Giuliano in mezzo agli angeli, in cui il diacono veste una ricca dalmatica e viene incoronato con una corona d'alloro.Cammelli, op. cit., p. 35. Sul lato sinistro è collocata la cattedra vescovile in legno soprelevata su una pedana e protetta da un baldacchino, antico privilegio legato al ruolo di Gozzano come residenza dei vescovi novaresi.Cammelli, op. cit., p. 37. Nello spazio presbiteriale si fronteggiano due enormi teleri eseguiti da Giovan Battista Ronchelli tra il 1770 e il 1775:Cammelli, op. cit., p. 36. • Il telero di sinistra mostra San Giuliano che incontra l'imperatore Teodosio, seduto su un trono classicheggiante sotto un alto colonnato, mentre il santo supplica la concessione della libertà di culto per i cristiani. • Il telero di destra illustra la Predicazione di San Giuliano, ritratto nell'atto di convertire le popolazioni locali e ordinare la demolizione degli idoli pagani, circondato da architetture classiche in rovina e figure allegoriche.
Antichi affreschi della pieve Sotto la cantoria lignea dell'organo, lungo la parete di controfacciata, sono stati riscoperti importanti frammenti pittorici appartenenti all'antica struttura romanica: • Un affresco del XIV secolo raffigurante un santo cavaliere provvisto di uno scudo crociato di rosso, identificabile con San Giorgio o San Maurizio. • Un affresco coevo ritraente un santo vescovo benedicente con mitra e pastorale, caratterizzato da motivi decorativi geometrici di gusto tardogotico.
Il campanile La torre campanaria si innalza sul lato nord-orientale del complesso e si è preservata quasi intatta nelle sue originarie forme romaniche, databili al terzo quarto dell'XI secolo. La muratura, di eccezionale regolarità e attribuita a maestranze locali influenzate dall'arte della Riviera all'epoca del vescovo Oddone, è divisa verticalmente in otto piani. I livelli sono scanditi esternamente da lesene angolari e archetti pensili in pietra, con aperture che si ampliano verso l'alto passando da feritoie a monofore e stabili bifore con colonnine e capitelli a gruccia. L'ultimo piano ospita il castello campanario dotato di un concerto di otto campane in Do3, fuse dalla fonderia D'Adda nel 1927. Il campanone principale, fuso una prima volta nel 1415 per un lascito canonicale, subì varie rifusioni nel 1677, nel 1730, nel 1618 (quando si incrinò) e infine nel 1950 dalla ditta Mazzola. Le campane sono storicamente dotate del sistema di suono "alla lombarda", caratterizzato dal blocco delle campane a bocca ribaltata (detto "a bicchiere").
Note
Bibliografia Carlo Bascapè, Novaria seu de ecclesia Novariensi libri duo, primus de locis, alter de episcopis, Carolo ep. Novariensi auctore, Novariae, apud Hieronymum Sesallum, 1612.
Marilisa Di Giovanni, Gli edifici di culto dell'XI e XII secolo. La collina, il Cusio e il medio Verbano, in Novara e la sua terra nei secoli XI e XII. Storia, documenti, architettura, a cura di Maria Laura Gavazzoli Tomea, Milano 1980, pp. 190–192. Giancarlo Andenna, Ecclesia plebe sancti Juliani que est constructa infra castro Gaudiano, in Una luce che non tramonta sulla Rocca di San Giuliano, Bolzano Novarese 1987, pp. 3–14. Fabrizio Cammelli, Basilica di San Giuliano, chiesa di San Lorenzo, Gozzano, 2015.
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