Il castello dell'Innominato, storicamente noto come rocca di Vercurago, è una fortificazione risalente al XIII secolo posizionata su un'altura al confine tra i comuni di Lecco e Vercurago. Secondo la tradizione popolare lo scrittore Alessandro Manzoni, nel suo romanzo I promessi sposi, si ispirò a questa rocca per ambientare la residenza dell'Innominato.

Il castello sorge sul Tremasasso, un'altura di roccia calcarea alle pendici del monte Magnodeno abitata sin dalla prima età del ferro dalla cultura di Golasecca. Probabilmente di origine alto medievale, nel XIII secolo il castello fu di proprietà della famiglia dei Benaglio, vassalli dei Della Torre di Milano per poi entrare a far parte dei possedimenti della Repubblica di Venezia dopo la pace di Lodi. Con l'arrivo degli spagnoli in Lombardia il castello fu incorporato assieme alla Malanotte e a Somasca nel Ducato di Milano, mentre Vercurago rimase alla Repubblica di Venezia. Il castello fu distrutto più volte e dopo essere stato raso al suolo nel 1799 durante la campagna italiana di Suvorov e venne parzialmente ricostruito dai padri somaschi sul finire del XIX secolo.

Nella torre del castello è ospitata la rappresentazione scultorea di un episodio della vita san Girolamo Emiliani, ultima di una serie di cappelle presenti nel complesso religioso del Sacro Monte di Somasca.

Storia La funzione strategica nell'antichità A sud della città di Lecco l'Adda riprende il suo corso come unico emissario del lago di Como, dopo un breve tratto il fiume si allarga, originando prima il lago di Garlate e subito dopo il lago di Olginate. In questo territorio il fiume è posto al centro di una vallata che ha sulla destra orografica il monte Barro e il Colle di Brianza, mentre sulla sinistra i monti del gruppo del Resegone: il Magnodeno e un lungo contrafforte di cui fanno parte il monte Tesoro e il monte Linzone. In particolare, il Magnodeno declina progressivamente dalle pendici del Resegone verso il lago di Garlate per poi terminare a Vercurago nel pizzo di Vicciarola.. In questo punto si protende in direzione del lago il Tremasasso,Un documento di vendita datato 10 ottobre 1467 riporta per l'altura della rocca il nome di Corna Tramassa. Nei documenti del XVII secolo l'altura appare indicata come Tremasasso o meno frequentemente come Corna Piana. Vedi: . un'altura che si eleva dal suolo per circa metri e che dà luogo a una chiusa, uno stretto passaggio compreso tra la rupe e il lago.

In questo contesto topografico la cima del Tremasasso si trova in una posizione particolarmente strategica... Dalla cima dell'altura si ha infatti la visuale su tutte le vie d'acqua della vallata: l'Adda, i suoi bacini e l'estremo meridionale del lago di Como. Dalle sponde della chiusa invece è possibile esercitare il controllo del traffico fluviale e lacuale nei pressi dello stretto tra il lago di Garlate e il lago di Olginate. Inoltre dal punto di vista delle vie terrestri la chiusa funge da passaggio obbligato per i percorsi diretti in Valsassina, nodo cruciale per l'accesso all'Alto Lario e quindi al raggiungimento della Valtellina e dei passi alpini nel territorio dei Grigioni.

Due scavi condotti dal museo archeologico di Lecco nel 1988, a riprova dell'importanza strategica del luogo, identificarono sul Tremasasso la presenza di un insediamento golasecchiano risalente all'età del ferro, abitato continuativamente tra il IX e il V secolo a.C.. Nel sito archeologico furono rinvenuti dei frammenti di ceramica comune, alcuni dei quali risalenti addirittura all'XI secolo a.C. (ultima fase dell'età del bronzo) e afferenti alla cultura del Protogolasecca. Gli scavi portarono alla luce anche le fondazioni in pietra dell'insediamento, la cui struttura originaria fu compromessa in epoca moderna a causa del recupero di materiale da costruzione per la vicina rocca. Il ritrovamento di frammenti in concotto però ha permesso di ipotizzare la presenza di abitazioni costruite su fondamenta di pietra e costituite da pareti di graticci di canne coperti d'argilla.

Il ritrovamento di una frammento di ceramica di provenienza attica, e il posizionamento dell'insediamento lungo la via pedemontana che collegava i centri di Como e Bergamo testimoniano che nel V secolo a.C. gli abitanti del villaggio intrattenessero floridi rapporti commerciali con gli Etruschi di Forcello, importante piazza commerciale nei pressi di Mantova.. L'arrivo nel IV secolo a.C. dei Galli Senoni però destabilizzò il sistema commerciale etrusco verso le valli alpine, causando così l'abbandono dell'insediamento sul Tremasasso.

In epoca romana dalla cima del Tremasasso, oltre alle vie d'acqua, si aveva il controllo di due importanti strade: la via Speluca, diretta verso il passo dello Spluga e le cave di marmo di Varenna e Ogliasca, e la via Bergomum-Comum, che collegava Como e Bergamo e attraversava l'Adda con un ponte sullo stretto tra il lago di Garlate e il lago di Olginate. Data l'importanza strategica del luogo e i reperti archeologici rinvenuti nelle località vicine lungo le due direttrici, è plausibile che già in epoca romana nei pressi della rocca fosse presente una torre di avvistamento e un presidio militare.

La fortificazione del confine In epoca altomedievale, durante il Regno Longobardo, l'Adda fu scelto come confine naturale tra l'Austrasia e la Neustria.. Le terre vicine al fiume furono dunque riunite in un unico distretto militare alle dirette dipendenze del re, anziché dei ducati.. La linea di confine tra le due regioni si mantenne anche in seguito all'arrivo dei Franchi e nell'892 il re d'Italia Guido II di Spoleto ne affidò il controllo a Corrado, capostipite dei conti di Lecco.. In questo periodo le terre lungo l'Adda andarono incontro al fenomeno dell'incastellamento: è infatti testimoniata la presenza di fortificazioni a Lecco, Lavello, Capiate, Airuno e Brivio.. Non è quindi da escludere l'ipotesi per cui anche il sito della rocca fosse provvisto di una qualche struttura difensiva.

Nell'XI secolo i territori lungo l'Adda intorno alla comunità di Lecco entrarono nelle pertinenze dell'Arcidiocesi di Milano e del suo vescovo, nonostante la Diocesi di Bergamo reclamasse come suo confine il fiume basandosi su un testamento, poi rivelatosi falso, attribuito al conte di Lecco Attone.. Nel XII secolo, con lo sviluppo dei comuni medievali, il borgo di Lecco incluse nel suo contado la pieve di Mandello e identificò come suo confine meridionale la chiusa tra il lago di Garlate e l'altura della rocca. La possibilità che la chiusa fosse fortificata già nel XII secolo è fornita da un documento del 1167 per cui i comuni di Bergamo, Milano e Cremona si impegnarono a non costruire nuovi castelli e torri lungo l'Adda fino alla «fines de Leuco» ovvero al confine meridionale di Lecco, che è quindi possibile fosse già militarizzato all'epoca dell'accordo..

A partire dal 1170 però le mire espansionistiche del comune di Milano causarono la contesa delle valli alpine con Como, che nel 1096 fu costretta a consentire ai milanesi la gestione comune della torre di Olonio, nodo fondamentale per l'ingresso in Valtellina e Valchiavenna. Queste lotte interessarono anche il borgo di Lecco, che dovette cedere al controllo di Milano la pieve di Mandello. Verso la fine del XII secolo e l'inizio del XIII, per difendersi dai milanesi, il comune di Lecco fortificò le sue frontiere, iniziando così la costruzione del muro di confine della chiusa. Nonostante ciò nel 1252, dopo lunghi scontri iniziati trentatré anni prima, Lecco si arrese definitivamente alla città ambrosiana..

La chiusa costituiva anche il confine settentrionale della Valle San Martino, un territorio sulla sponda idrografica sinistra dell'Adda esteso fino a Pontida, alle pendici del monte Canto. Nel XIII secolo la valle era sotto la giurisdizione della diocesi ambrosiana, inserita nel contado milanese e infeudata ai capitanei di Vimercate, nonostante il comune di Bergamo, così come la diocesi, da secoli ne reclamassero la sovranità. Con una norma statuaria data 2 luglio 1253 il comune di Bergamo specificò il confine settentrionale del proprio contado identificandolo con le valli alpine comprese tra Sarnico a est, e la chiusa di Lecco «clusa de Leuco» a ovest. Nello stesso documento inoltre si impose al podestà cittadino di eleggere quattro magistrati per supervisionare i limiti del contado e quindi procedere al rinforzo delle frontiere..

L'attività militare della rocca Nella seconda metà XIII secolo Martino Della Torre, del partito guelfo, fu proclamato signore di Milano e con suo fratello Filippo perseguì una politica espansionistica che consentì alla Signoria di Milano di sottomettere Bergamo nel 1264. I Della Torre, già in guerra con la famiglia ghibellina dei Visconti, infeudarono la Valle San Martino alla famiglia bergamasca dei Benaglio, che anche dopo la battaglia di Desio del 1277 e la vittoria di Ottone Visconti su Napoleone Della Torre continuarono a parteggiare per il partito guelfo.. In questo contesto Filippo Benaglio, in alleanza con le guarnigioni comasche di Tignacca Parravicini, riconquistò Lecco nel 1282 sottraendone il controllo ai Visconti per circa due anni. Questi conflitti si fermarono temporaneamente il 2 aprile 1286 con la pace di Lomazzo, nella quale fu confermata per la prima volta in un documento scritto l'esistenza rocca di Lecco «rocheta de Leuco», che rimase tra i possedimenti dei Benaglio almeno fino al 1296, quando Lecco fu distrutta da Matteo I Visconti dopo essere stata ripresa dai Della Torre.

La guerra contro i Visconti proseguì anche nel XIV secolo con Guido Della Torre, che assunto il controllo della Signoria di Milano nel 1302 ne fu estromesso nove anni dopo dall'imperatore Enrico VII; tra i beni del suo testamento del 1312 figurava la rocca di Lecco. I Visconti imposero sulla Valle San Martino una forte pressione fiscale, che combinata con la rivalità tra guelfa e ghibellina provocò per tutto l'arco del XIV secolo numerosi scontri tra le due fazioni.. Come riportato negli statuti comunali di Lecco della seconda metà del XIV secolo, la rocca della chiusa «rocha de la cluxa» perse parzialmente la sua funzione militare e fu riadattata a dogana e nel 1367 il suo controllo fu assegnato al castellano Bonino de Mussis di Crema.. Nel 1392 la chiusa costituì il confine tra il comune di Rossino, all'epoca esteso su tutte le terre dei Benaglio, e Lecco, saldamente in mano viscontea.. Per diminuire gli scontri al confine il passaggio fu reso libero per gli abitanti di Chiuso, Cornedo, Vercurago e Somasca che probabilmente detenevano proprietà su entrambi i lati del confine.

Alla morte di Gian Galeazzo Visconti, primo duca di Milano, Pandolfo III Malatesta approfittò del vuoto di potere per costituire una propria signoria nella Lombardia orientale.. Impadronitosi nel 1404 di Brescia, entrò poi a Bergamo e a Lecco, dove trovò il sostegno dei guelfi della Valle San Martino e governò fino al 1418.. Per il 1416 è documentata la presenza di un castellano e cinque soldati al servizio del Malatesta nella rocca di Lecco.