Fu protagonista sulla scena dell'architettura italiana nel trentennio 1910-1940, assumendo la figura di massimo ideologo del monumentalismo di regime soprattutto per la sua febbrile opera di regia applicata praticamente a tutta l'attività architettonica e urbanistica del ventennio fascista. Dal dopoguerra fu oggetto di forti polemiche politiche a causa del suo legame con il regime, polemiche che innescano un giudizio critico sulla sua persona, mentre sull'opera di architetto, urbanista, docente universitario, direttore di riviste, coordinatore di interventi pubblici, scrittore, critico, e maestro di giovani architetti non si è ancora intrapresa una completa e rigorosa opera critica.

Biografia Gli esordi e gli anni del fascismo

Figlio dell'architetto Pio Piacentini e di Teresa Stefani, conobbe ben presto il successo professionale. A soli ventisei anni, nel 1907 partecipa al concorso “Panorama” per la risistemazione del centro cittadino di Bergamo che prenderà il suo nome Centro piacentiniano (sul quale interverrà tra il 1922 e il 1927 anche con la costruzione del grande centro scolastico Vittorio Emanuele II), tra questi la realizzazione del grande palazzo che ospita l'Istituto Tecnico Vittorio Emanuele II. Operò intensamente in tutta Italia, ma durante il periodo fascista fu soprattutto a Roma che ebbe incarichi di particolare rilevanza. Gli edifici e gli interventi urbanistici realizzati da Piacentini nella Capitale non si contano: da una parte ne consolidarono l'immagine di architetto del regime o architetto di corte del duce,R. Hollenstein lo chiama Hofarchitekt des Duce, cfr. e dall'altra connotarono significativamente l'aspetto della città. L'architettura monumentale e le soluzioni urbanistiche di ampio respiro di Piacentini furono adottate da Mussolini nella creazione dell'immagine del suo regime e della sua visione politica riecheggiante il fasto dell'Età imperiale.

Di notevole qualità, anche se poco nota, è la primissima produzione di Piacentini, assai vicina al linguaggio dello Jugendstil tedesco e della secessione viennese. Grazie alla sua formazione cosmopolita e ai molti viaggi in Austria e Germania che poté effettuare in gioventù, egli assorbì le novità del classicismo "protorazionalista" specie di Hoffmann e di Olbrich. Tali suggestioni le espresse bene nella sistemazione del Cinema-Teatro Corso di piazza San Lorenzo in Lucina di Roma in cui non si adagiò su uno stanco repertorio rinascimentale ma volle inserire elementi moderni desunti dall'ambiente nordico (bovindi, sintesi delle arti, attenzione alle arti applicate); tuttavia l'esperimento invece di suscitare consensi destò accesissime polemiche tanto che Piacentini dovette modificare il progetto pagando di tasca propria.

Nel 1905 si aggiudicò, assieme a Giuseppe Quaroni, il concorso di idee indetto dalla Deputazione provinciale di Basilicata per la costruzione di un nuovo ospedale psichiatrico a PotenzaMarcello Piacentini, Il progetto premiato pel manicomio di Potenza, in "Bollettino della Società degli Ingegneri e degli Architetti Italiani", a. XIV, nn. 37-38, 23 settembre 1906.. Il Progetto Ophelia, costituito da 18 padiglioni e altri edifici più piccoli, ha poi mutato destinazione d'uso ma ha segnato con la sua originalità architettonica lo sviluppo del quartiere Santa Maria del capoluogo lucanoGiuseppe Caporale, G. Quaroni, M. Piacentini: concorso per la costruzione del Manicomio Provinciale di Potenza. Le ragioni del concorso, il Progetto Ophelia, la mancata realizzazione, Potenza, Il Salice, 1997..

Nel 1921 fondò, con Gustavo Giovannoni, e diresse la rivista "Architettura e Arti Decorative",Fonte: pubblicata da Emilio Bestetti e Calogero Tumminelli, Editrice d'arte, che uscì fino al 1931.

Creò un neoclassicismo semplificato che voleva essere a metà strada tra il classicismo del gruppo Novecento (Giovanni Muzio, Emilio Lancia, Gio Ponti ecc.) e il razionalismo del Gruppo 7 e del MIAR di Giuseppe Terragni, Giuseppe Pagano, Adalberto Libera ecc. In realtà Piacentini fuse entrambi i movimenti, riuscendo a creare uno stile originale, con un'impronta spiccatamente eclettica pur nella ricerca della monumentalità tipica delle tendenze estetiche del tempo.

Nel 1928 progettò la struttura del Palazzo degli Studi di Foggia, da allora sede del Liceo Classico della città, il Liceo "Lanza-Perugini". Il complesso del Palazzo degli Studi rappresentò “uno dei più perfetti modelli di edilizia scolastica in Italia”.

Nel 1929 Mussolini lo nominò membro dell'Accademia d'Italia, che raccoglieva i migliori intellettuali italiani. I richiami alla tradizione classica saranno, soprattutto a partire dagli anni Trenta, numerosi, contribuendo alla fissazione di quello stile littorio così caro a Mussolini e alle alte gerarchie fasciste.

Tra i primati di quegli anni c'è la realizzazione del primo grattacielo d'Italia: si tratta del Torrione dell'ex INA - Istituto Nazionale Assicurazioni, a Brescia, creato nell'ambito della realizzazione di Piazza della Vittoria. Il Torrione, in cemento armato rivestito di mattoni rossi, stilisticamente ispirato ai grattacieli di Chicago, con i suoi 15 piani e 57,25 m d'altezza è tra i primissimi grattacieli in Europa.

Fra gli incarichi più prestigiosi spiccano la direzione generale dei lavori e il coordinamento urbanistico-architettonico della Città universitaria di Roma (1935) e la sovraintendenza all'architettura, parchi e giardini dell'E42, ovvero l'Esposizione Universale di Roma che si sarebbe dovuta tenere nel 1942 e che costituisce l'attuale comprensorio dell'Eur (nell'incarico fu affiancato dall'allievo Luigi Piccinato, da Giuseppe Pagano, da Luigi Vietti e da Ettore Rossi). Ma se nel caso della Città Universitaria i giovani architetti coinvolti da Piacentini nella progettazione dei singoli edifici (come Giuseppe Capponi, Giovanni Michelucci, Gio Ponti, Gaetano Rapisardi, lo stesso Giuseppe Pagano e altri) ebbero la possibilità di esprimersi con una certa libertà, in occasione dei concorsi per i fabbricati dell'E42 prevalsero le soluzioni più monumentali. Anche il piano di sviluppo del futuro quartiere espositivo redatto da Piacentini e dai suoi collaboratori risentì di pesanti compromissioni, e le reiterate revisioni dello strumento urbanistico dell'Eur intervenute nel dopoguerra, ancorché in gran parte redatte sotto la guida dello stesso Piacentini e del suo collaboratore Giorgio Calza Bini, finirono per rendere del tutto irriconoscibili le idee portanti del suo principale ispiratore.

In virtù del grande successo ottenuto con i lavori della città Universitaria del 1935, il Piacentini ebbe l'incarico, sempre nel 1935, del progetto della Città universitaria di Rio de Janeiro, in Brasile.

L'impegno di urbanista

Nei piani di risanamento messi a punto per la città di Livorno seguì i principi dell'architettura razionalista italiana, pensando di lasciare nel centro solamente manufatti con funzione commerciale e governativa e attuando un diradamento delle strade per esaltare gli edifici. Altrove, tuttavia, Piacentini si attestò su , propugnando idee come lo sviluppo delle città a macchia d'olio e l'apertura di vie radiali. Fra le operazioni più note, emerge la demolizione della "Spina di Borgo" per l'apertura di Via della Conciliazione a Roma, su progetto elaborato nel 1936 (ma portato a termine nel 1950) insieme all'architetto Attilio Spaccarelli.

Antecedenti, fra il 1927 e il 1936, sono gli imponenti lavori di sventramento della Contrada Nuova di Torino per realizzare il tratto di Via Roma da piazza Carlo Felice a piazza San Carlo. Inoltre a Brescia fu artefice della Piazza della Vittoria, per la quale il suo progetto vinse il concorso indetto dal Comune. In quest'ambito fu l'autore del primo grattacielo italiano, alto 57 metri. Fu membro influente di numerose commissioni, fra cui quelle per la variante generale al piano regolatore di Roma del 1909 istituita nel 1925, per il piano regolatore del 1931 e per la relativa variante generale del 1942 (quest'ultima non fu mai adottata ma nel dopoguerra fu resa praticamente operativa).

A Genova Piacentini firma il progetto per la realizzazione di Piazza della Vittoria (nell'area dove sorgeva la Piazza d'Armi di Genova antistante la stazione ferroviaria di Brignole), emblema dello stile architettonico fascista nel capoluogo ligure. La costruzione termina a metà degli anni Trenta dopo che, nella primavera del 1931, era stato inaugurato l'Arco della Vittoria, anch'esso progettato dal Piacentini, monumento che si erge al centro della piazza dedicato ai caduti della Grande Guerra. Sempre a Genova, nell'ambito della realizzazione di Piazza Dante in pieno centro cittadino, Piacentini progetta il grattacielo che ancora oggi porta il suo nome. Terminato nel 1940, è alto 108 metri ed è stato per anni l'edificio più alto d'Italia.

Gli anni del Dopoguerra Professore ordinario di Urbanistica alla facoltà di Architettura dell'Università "La Sapienza" di Roma, della quale fu anche preside, dopo la caduta del regime fascista subì un'effimera epurazione, ma gli fu restituita bel presto la cattedra ottenuta nel 1930 "per chiara fama", lasciando l'insegnamento nel 1955 per raggiunti limiti di età. I suoi non pochi progetti del dopoguerra risentono di una certa stanchezzaLa violenta polemica di Bruno Zevi a proposito del Palazzo della Ragione di Ferrara.. Tra i progetti urbanistici, il piano di fabbricazione dell'isola mediterranea di Pantelleria. Dal 1951 fino alla sua scomparsa è sovrantendente urbanistico e architettonico dell'Eur. Interviene una seconda volta sul Teatro dell'Opera di Roma in occasione dell'ampliamento e della ristrutturazione del 1960. A parere di Bruno Zevi, il teatro fu egregiamente restaurato all'interno e poi offeso da un'"insulsa" facciata.Bruno Zevi: Come architetto, morì nel 1925, Cronache di architettura 316/a. Nel 1983, in un'intervista al quotidiano Il Messaggero Ludovico Quaroni arrivò a sostenere che il progetto della facciata fosse opera di un anonimo collaboratore, ma la paternità di Piacentini è verosimile.

La sua ultima opera architettonica è il Palazzo dello Sport dell'EUR, progettato nel 1957 insieme a Pier Luigi Nervi, che rappresenta il risultato finale di una sofferta successione di varianti progettuali. Il suo ultimo intervento urbanistico è costituito dal piano regolatore di Bari del 1950, firmato insieme a Giorgio e Alberto Calza Bini. Ancorché avesse fatto parte di una prima commissione elaboratrice, non ebbe alcuna influenza nella redazione del piano regolatore di Roma che sarà adottato nel 1962, ma in qualità di membro della commissione urbanistica del Campidoglio dal 1956 fino alla sua scomparsa tentò di mantenere fermi i principi cui era portabandiera fin dall'anteguerraMarcello Piacentini, Le vicende edilizie di Roma dal 1870 ad oggi, Palombi, 1952.. È sepolto insieme al padre Pio Piacentini nella tomba di famiglia al Cimitero del Verano.

Ricezione

Alla sua scomparsa dopo lunga malattia, su di lui cadde l'impietoso giudizio distruttivo di Bruno Zevi, che come architetto lo definì "morto nel 1925". Il tempo e una maggiore riflessione hanno condotto a una rivalutazione di alcune opere di Piacentini successive al 1911. Di recente, è stata sottolineata la riuscita di una delle numerose operazioni urbanistiche da lui realizzate: l'apertura del secondo tratto novecentesco di Via Roma a Torino del 1936.