Il Volto Santo è un crocifisso ligneo di Lucca, che la leggenda definisce un'immagine acheropita ossia non fatta da mano d'uomo e che è stato al centro di una diffusa venerazione in tutta Europa fin dal Medioevo.
La critica era concorde nel ritenere che l'attuale crocifisso fosse una copia del XII o XIII secolo della statua originale, approntata dunque per sostituire una croce più antica gravemente danneggiata. Tuttavia indagini condotte nel corso del 2020, basandosi proprio sullo stato attuale della scultura, coperta di nerofumo e su cui non è pensabile condurre indagini distruttive o di restauro di grande portata, ne ha svelato l'antichità e l'originalità: gli ultimi esami con il carbonio-14 la fanno infatti risalire tra gli ultimi decenni dell’VIII e l’inizio del IX secolo.L'ultimo esame, in occasione del restauro, porta la datazione all'anno 860..Citazione;. I risultati indicano, invece, che il crocifisso sia databile tra gli ultimi decenni dell’VIII e l’inizio del IX secolo: si tratterebbe dunque della più antica scultura lignea dell’occidente. Si tratta del crocifisso più antico dell'Occidente.
È normalmente conservato in un tempietto a pianta centrale costruito da Matteo Civitali nel 1484, nella navata sinistra del Duomo di San Martino a Lucca. La grandissima venerazione ne ha fatto il vero e proprio Palladio della città, attirando i pellegrinaggi e di fatto eclissando il santo protettore titolare della città san Paolino, tanto che la massima festa religiosa della diocesi è proprio la festa dell'Esaltazione della Santa Croce che ricorre il 13-14 settembre.
Il Volto Santo dà anche il nome moderno ad un tratto della via Francigena detto appunto Via del Volto Santo.
La Leggenda Leboiniana
Nel XII secolo un diacono della Diocesi di Lucca di nome Leboinio, per fornire una base documentale alla sempre crescente venerazione tributata all'immagine, scrisse una Relatio de revelatione sive inventione ac translatione sacratissimi vultus (Racconto della creazione, scoperta e traslazione del santissimo volto) che è oggi nota come la Leggenda Leboiniana. In realtà la relatio riunirebbe tre nuclei leggendari diversiSchnürer, G., "Sopra l'età e la provenienza del Volto Santo di Lucca", vedi bibliografia, pp. 17-24, 77-105, comunque riferibili all'epoca del vescovo Rangerio (1097-1112).
In questa relatio si descrive l'arrivo a Luni nel "782 al tempo di Carlo Magno e del figlio Pipino" (in realtà la relatio indica l'anno 742, ma è sicuramente un errore di trascrizione, visto che Pipino nacque nel 773 e fu eletto Re D'Italia solo nel 781), di una statua contenente numerose reliquie rappresentante un Cristo in croce scolpito da quel san Nicodemo, membro del Sinedrio e discepolo di Gesù che, con Giuseppe di Arimatea, depose Cristo nel sepolcro. La leggenda riporta anche che Nicodemo si sarebbe trovato di fronte all'impossibilità di riprodurre il volto del Messia e che l'immagine sarebbe stata da lui ritrovata già scolpita in modo miracoloso (immagine acheropita). La connotazione dell'immagine come acheropita e per di più contenitore per reliquie, veniva così accentuata per allontanare le accuse di idolatria, non rare nel caso di culto di immagini tridimensionali di tale grandezzanon a caso la data del 782, in cui il crocifisso viene affidato alle onde cade in pieno periodo iconoclasta.
La leggenda continua raccontando che per sfuggire alla minaccia di distruzione essa venisse posta a Jaffa in Israele su una nave priva di equipaggio, lasciata libera di navigare a tutti i venti, che infine giunse nel Mar Ligure, di fronte al porto di Luni. La nave avrebbe resistito ad ogni tentativo di abbordaggio da parte dei lunensi, salvo poi approdare spontaneamente a riva dopo l'esortazione del vescovo di Lucca Giovanni I, giunto nel frattempo nella zona dopo essere stato avvisato in sogno della presenza sulla nave del Volto Santo. Una volta portato a terra, il crocifisso fu ancora disputato da lunensi e lucchesi e fu quindi deciso di affidarlo ad un carro trainato da buoi che avrebbero dovuto scegliere spontaneamente, guidati da Dio, la destinazione finale. I buoi presero la strada per Lucca e quindi i lunensi furono costretti a rinunciare al possesso della statua, ricevendo in compensazione un'ampolla del Sangue di Cristo prelevata da dentro il crocifisso. Tale reliquia è ancora oggi conservata e venerata nel Duomo di Sarzana, essendovi giunta dopo l'abbandono di Luni.
I lucchesi accolsero immediatamente con grande venerazione il crocifisso del Volto Santo, il quale fu posto nella chiesa di San Frediano. Al mattino seguente però, il Volto Santo era sparito: esso fu ritrovato in un orto nelle immediate vicinanze del luogo dove oggi si trova il Duomo di San Martino, che venne costruito dalla cittadinanza per ospitare proprio la sacra scultura. Ed è proprio per ricordare questo "miracoloso viaggio", che ogni anno il 13 settembre i lucchesi fanno la "Luminara", una processione che si snoda per la città, illuminata da migliaia di lumini appesi alle finestre.
La devozione al Volto Santo ricevette nuovo impulso con gli scritti mistici della suora carmelitana francese suor Marie de Saint-Pierre de la Sainte Famille (1816-1848), ripresi e ampliati dal Servo di Dio Leon Dupont. Nel 1885, il Breve Tam pro Gallia quam ubique di papa Leone XIII rappresentò il primo riconoscimento pontificio di una confraternita dedita all'adorazione del Santo Volto.
La critica storica
Una delle prime citazioni del crocifisso risale al vescovato (1060-1070), di Anselmo di Lucca, che presenziò alla consacrazione della nuova cattedrale il 6 ottobre 1070. Una parte della letteraturaGéza De Francovich, Pietro Toesca (senza troppa convinzione) sulla statua, basandosi sulla leggenda leboiniana che parla di una origine mediorientale, ritiene che il crocifisso ligneo non sia da riferirsi alla scultura occidentale, vista anche la particolarità iconografica del Cristo colobiatoL'ipotesi è che il crocifisso provenga da ambito siriano, visto che indosserebbe il colobium, un vestito tipico di quell'area geografica.. La posizione opposta è difesa da altri studiosi, che fanno tra l'altro notare come il Cristo non indossi affatto un colobiumUna tunica senza cintura e senza maniche, vedi la descrizione del du Cange Tunica absque manicis, vel certe cum manicis, sed brevioribus, quae ad cubitum vix pertinerent, bensì una tunica manicata, cioè un indumento sacerdotale. La stessa esistenza di statue di grandi dimensioni in Oriente è stata posta in dubbio H. Hallensleben, Zur Frage des byzantinischen Ursprungs der monumentalen Kruzifixe «wie die Lateiner sie verehren», in Festschrift für Edward Trier, 1981. In ogni caso, vi sono motivi stilistici che negherebbero l'origine orientale della classe di crocifissi riferibili al volto santo. Primo fra tutti, lo sguardo dei crocifissi, sia pur dagli occhi fissi e sporgenti come idoli precristiani, si fissa direttamente sull'osservatore, e sembra seguirlo con gli occhi. Un simile rapporto diretto col popolo è quanto di più estraneo all'arte orientale, le cui immagini fissano il vuoto in un totale estraniamento.
La presenza di croci monumentali in area occidentale è testimoniata dalla Gerokreuz nel Duomo di Colonia che si data all'epoca del vescovado di Gero, cioè già al 960-970, o alle grandi croci ottoniane di Pavia e Vercelli, datate rispettivamente ante 996 e ante 1026 fino alla croce del Monastero di Werden, datata 1060; le croci rappresentano Cristo col la cintura di lino e sono tutte del tipo a quattro chiodi, cioè coi piedi non sovrapposti.
In una conferenza stampa tenutasi nel Duomo di Lucca il 19 giugno 2020, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha presentato i risultati del carbonio 14, dal quale è risultato che il santo crocifisso è databile fra gli ultimi decenni dell'VIII secolo e l'inizio del IX secolo. La datazione scientifica confermerebbe la data del 782 contenuta nella Relatio della leggenda leboiniana menzionata, in precedenza ritenuta storicamente inattendibile. Ciò ne farebbe la statua lignea a soggetto religioso cristiano più antica del mondo. Al termine del restauro, il crocifisso è stato ripresentato al pubblico il 13 settembre 2025, in un ambiente nella navata sinistra del Duomo, nell'attesa del restauro completo del suo tempietto.
Grazie alla popolarità raggiunta dalla antica statua vennero prodotte molte copie, soprattutto xilografie, ad uso dei pellegrini, che accorrevano a Lucca da ogni parte d'Europa. Queste copie, che cominciano già al principio del XII secolo, presero nome di Volto Santo, o Volto Santo di Lucca.
Non è molto noto il fatto che la croce venerata a Lucca non è affatto un'opera isolata. La leggenda che la dichiara acheropita ha fatto sì che i fedeli, ma anche gran parte degli storici dell'arte, la considerasse un unicum; in realtà si tratta del più celebre membro di una classe di crocifissi oggi sparsi in tutta Europa, e oltre. Sono evidentemente accostabili al volto santo di LuccaL'elenco, non esaustivo, non comprende tutti i crocifissi vestiti, ma solo quelli in diretto rapporto stilistico o derivativo con la statua lucchese (citeremo solo i più significativi): la Majestat de Caldes de Montbui (Barcellona, Spagna) con tutta una serie di crocifissi catalani, come la Majestat Batlló di Barcellona il Crocifisso Brummer conservato al Metropolitan Museum of Art di New York, la Croce di Imervard nel Duomo di Braunschweig, Germania. il Crocifisso di Erp, conservato a Colonia, Erzbischöfliches Diozesan Museum il Crocifisso da Väversunda, Östergöotland Svezia, conservato al Statens Historiska Museum il Crocifisso da Forsby, Västergöotland Svezia, conservato al Statens Historiska Museum il Crocifisso di Dobbiana frazione di Filattiera conservato nella Chiesa locale dedicata a S.Giovanni Battista e che secondo la stessa tradizione lucchese giunse sul luogo trasportato da due buoi aggiogati. il Volto Santo di Sansepolcro, che il recente restauro avrebbe rivelato come molto antico anche se non quanto quello lucchese.
Il 12 settembre 1655 la sacra reliquia fu solennemente incoronata con l'oro donato dalla cittadinanza di Lucca a seguito dell'appello lanciato da frate Candido da Verona la prima domenica di quaresima di quell'anno. URL archiviato il 4 ottobre 2019.
La reliquia fu oggetto di una venerazione ininterrotta da parte della città, ma iniziò ad essere studiata solamente a partire dal XIX secolo.
Secondo uno studio condotto da Giulio Fanti dell'Università di Padova e presentato al congresso internazionale di sindonologia di Engelberg nel 2000 da Giulio Dante Guerra, il Volto Santo di Lucca è perfettamente sovrapponibile con l'effige della Sacra Sindone.
Descrizione La statua misura 265 per 224 cm ed è stata scolpita in legno di noce nell'VIII secolo, successivamente dipinta ed ancora successivamente ricoperta da uno strato di nerofumo. Il Cristo è riportato in posizione eretta, con la testa leggermente reclinata e gli occhi aperti, il corrispettivo in pittura del Christus triumphans che rimase in voga fino all'inizio del XIII secolo. Il Cristo è vestito di una lunga tunica che copre arti inferiori e superiori completamente, lasciando scoperti solo mani e piedi.
La corona dorata è chiaramente posticcia, così come tutti gli abbellimenti che vengono posti il 13-14 settembre in occasione della processione in onore del Volto Santo. Anche i due angeli in adorazione che troviamo ai lati della statua entro il tempietto sono successivi.
I restauri, il cui termine è fissato per il 2025, hanno riportato alla luce la veste blu scuro, ottenuta con il lapislazzuli, e le maniche bordate a foglia d’oro, così come lo scollo e l’orlo, nonché uno strato sottostante la croce che è caratterizzato da una vivace policromia in rosso, porpora, blu e bianco.