Diario di una donna perduta (Tagebuch einer Verlorenen) è un film del 1929 diretto da Georg Wilhelm Pabst, interpretato dalla famosa attrice Louise Brooks. È considerato dalla critica uno dei capolavori del muto.

Trama Thymian Henning, figlia del farmacista Robert, viene sedotta dall'assistente del padre, Meinert, il quale, dopo che la ragazza era svenuta alla vista della sua vecchia cameriera senza vita, abusa di lei. Thymian rimane incinta e la nuova cameriera, la perfida Meta, obbliga il padre di lei a dare in adozione la bambina e a mandare Thymian in riformatorio; dopo di che Meta sposa Robert.

In riformatorio Thymian conosce Erika, una ragazza che come lei mal sopporta la dura disciplina ed insieme riescono a scappare, con l'aiuto del conte Osdorff, amico di Thymian. Appena uscita cerca la sua bambina, ma scoprendo che è morta, inizia a lavorare in un bordello con Erika.

Alla morte del padre, Thymian riceve un'ingente somma di denaro e decide di sposarsi con Osdorff il quale, quando scopre che lei ha dato tutti i soldi a Meta e alle sue bambine, si suicida. Lo zio di lui, anch'esso conte, la prende sotto la sua ala protettiva, e diventa così una delle direttrici del riformatorio in cui anch'essa era stata. Quando la sua vecchia amica Erika le viene portata davanti come "un caso difficile che continua a scappare dalle cure caritatevoli", Thymian denuncia la scuola e la sua psedo carità.

Accoglienza Nel 2026 la versione restaurata de Il diario di una donna perduta è tra i dieci film interpretati da Louise Brooks selezionati dalla Cinémathèque française per una retrospettiva dedicata a quella che viene definita una delle figure mitiche del cinema degli anni Venti.

Critica Nella versione italiana aggiornata del Dictionnaires des Films (Éditions du Seuiol 1965) di Georges Sadoul alla scheda dedicata al film, è riportata una valutazione di Louis Chavance, sceneggiatore de Il corvo, che ha scritto: «Una psicologia dominata dall'inerzia si serve qui dei fantocci di cui cerca di descrivere le vuote azioni. Un realismo volgare s'attacca ai sordidi particolari dell'esistenza».

Gianni Volpi scrive che il Diario di una donna perduta «è forse il film di Pabst in cui più si intersecano erotismo e critica sociale in un'immersione totale nell'ipocrisia borghese e aristocratica, quello più legato alla Neue Sachlichkeit che esaspera il gusto realistico per un mondo in decomposizione».

Paolo Mereghetti, nel valutare l'opera eccellente, scrive «Malgrado i tagli della censura dell'epoca, rimangono memorabili la potenza visionaria, la violenza sadica (celebri le sequenze nel riformatorio) e l'erotismo privo di gioia».

Charlotte Garson su Cahiers du cinéma scrive che Louise Brooks danza senza essere mai lasciva nello sguardo, ripresa in un avvenimento raro di un movimento vitale che racchiude la verità della sua persona spezzata.

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