La storia contemporanea della Bolivia comprende il periodo successivo all'indipendenza della Bolivia fino ai giorni nostri.
XIX secolo
L'indipendenza del 1825 non portò comunque a stabilità. Per i successivi 60 anni, colpi di stato e costituzioni di breve durata dominarono la scena politica.
Tra il 1828 e il 1900 la Bolivia è impegnata in guerra aperta o latente con il Perù, il Cile, il Paraguay e il Brasile, sempre per questioni di confine o per il controllo di giacimenti minerari o risorse forestali (1899-1900 guerra dell'Acre per il controllo dell'estrazione del caucciù). Il più importanti di questi conflitti, che ha fatto emergere la debolezza militare del Paese, è stato quello della Guerra del Pacifico (1879-1884) quando perse l'unico sbocco al mare sull'Oceano Pacifico e i campi ricchi di nitrati a favore del Cile. Un incremento del prezzo dell'argento portò alla Bolivia una certa prosperità e stabilità politica nel tardo XIX secolo.
XX secolo
All'inizio del XX secolo, lo stagno sostituì l'argento come maggior fonte di entrata del Paese. Lo sviluppo dell'industria mineraria fu dominata dalla personalità di Simón Iturri Patiño, Mauricio Hoschild e Carlos Víctor Aramayo, che modernizzarono il settore e concentrarono nelle loro mani lo sfruttamento dei giacimenti più redditizi. Le condizioni di vita delle popolazioni indigene, che costituivano più di un terzo della popolazione, rimanevano deplorevoli. Forzati a lavorare in condizioni primitive nelle miniere e nelle prime haciendas (grandi proprietà agricole di stampo feudale), non potevano accedere all'istruzione, alle opportunità economiche e alla vita politica.
La Bolivia si tenne estranea alla prima guerra mondiale, anche se un piccolo gruppo di volontari boliviani partecipò agli eventi bellici sul fronte francese.
La Guerra del Chaco
Combatté invece quella che molti considerano la prima guerra moderna del continente americano: la guerra del Chaco contro il Paraguay (1932-1935). Nonostante fosse più forte dal punto di vista economico e demografico, con un esercito comandato per un periodo anche da un ex generale prussiano della prima guerra mondiale, Hans Kundt, con più mezzi militari tecnologicamente avanzati per l'epoca, come aerei e i primi carri armati usati nel continente, la Bolivia perse la guerra e il territorio del Chaco Boreal boreale anche a causa dei gravi conflitti interni al suo esercito, della corruzione di parte degli ufficiali di maggior grado e della quasi totale estraneità del territorio del Chaco alla realtà nazionale boliviana.
Mentre morivano cinquantamila boliviani, e non solo a causa delle pallottole paraguaiane, ma anche per le difficilissime condizioni climatiche e di rifornimento (principalmente acqua), gli ufficiali organizzavano un colpo di Stato a Villamontes, nella retroguardia, dove deposero il presidente costituzionale Daniel Salamanca. Inoltre, mentre nel fronte mancavano spesso viveri e acqua, nelle retrovie gli alti gradi organizzavano banchetti e altri baccanali. Nonostante ciò, non mancarono atti di eroismo e dedizione, soprattutto tra sottufficiali o gradi intermedi, come la difesa del forte del Boquerón dove 800 soldati boliviani, comandati dal colonnello Marzana, resistettero 18 giorni all'assedio di 7500 militari paraguaiani.
La sconfitta segnò comunque una svolta: la grossa perdita di vite e di territori screditò la classe dirigente, mentre il servizio nell'esercito produsse consapevolezza politica tra i nativi.
La guerra del Chaco portò al potere una nuova generazione di militari, con una forte enfasi nazionalista. Il più influente di questi giovani ufficiali fu Germán Busch, presidente dal 1937 fino al suo suicidio nel 1939. Internamente la situazione restava caotica, con il dominio economico e sociale dei baroni dello stagno (Patiño, Hoschschild e Aramayo) che controllavano l'intera economia nazionale. Negli anni trenta, Patiño, un cholo di umili origini, era tra gli uomini più ricchi al mondo, monopolista mondiale dello stagno. Fu opera dei baroni dello stagno la destituzione degli ufficiali nazionalisti e l'instaurazione di un governo pro-USA che partecipò formalmente alla seconda guerra mondiale.
Questa partecipazione generò solo maggior risentimento nella popolazione, giacché si limitò alla fornitura agli Stati Uniti di materia prima a prezzi irrisori, senza nessun reale riconoscimento per l'economia nazionale.
La Rivoluzione Nazionalista Tutto ciò contribuì all'avvenimento storico più importante dall'indipendenza: la rivoluzione nazionalista del 1952. Artefice della rivoluzione fu Víctor Paz Estenssoro con il suo Movimiento Nacionalista Revolucionario (MNR). Già nel 1949 l'MNR formò una giunta rivoluzionaria nella città di Santa Cruz de la Sierra, che capitolò di fronte all'esercito. Nelle elezioni nazionali successive del 1951, vinse il gruppo praticamente clandestino dell'MNR ma il presidente in carica, Urriolagoitia, preferì consegnare il potere a una giunta militare. Solo nell'aprile del 1952 la rivoluzione prese corpo. L'appoggio decisivo della federazione dei lavoratori delle miniere permise, dopo scontri di piazza sanguinosi nella capitale La Paz, il trionfo della rivoluzione.
Dopo 127 anni dall'indipendenza la Bolivia si liberava dell'oligarchia e finiva la schiavitù. Venne istituito il suffragio universale di tutta la popolazione adulta, furono nazionalizzate le miniere di stagno, fu promossa la scolarizzazione nelle campagne e, nel 1953, si decretò una radicale riforma agraria. Con la rivoluzione nazionalista la Bolivia uscì, secondo l'opinione di molti, dall'età feudale. Nonostante questo anche il governo dell'MNR è stato accusato di aver commesso anche molte violazioni dei diritti umani.
Nel 1956 le prime elezioni a suffragio universale portarono un milione di boliviani alle urne. In quelle precedenti del 1951, elezioni ancora per censo, furono 200 000. Con 82% dei voti, l'MNR elesse presidente uno dei principali collaboratori di Paz Estenssoro, Hernán Siles Zuazo.
La Restaurazione militare
Dodici anni di governi tumultuosi divisero l'MNR. Nel 1964 un comando militare destituì Paz Estenssoro all'inizio della sua terza legislatura e portò al potere il generale René Barrientos Ortuño.
Durante il suo governo si sviluppò la guerriglia capitanata da Che Guevara.
Nel 1966 iniziano a prendere conoscenza del territorio nella zona di Ñancahuazú, nelle pianure secche del Chaco boliviano, le avanguardie di un gruppo guerrigliero il cui leader era il comandante argentino-cubano Ernesto Che Guevara. Durante il 1967 la guerriglia comincia le operazioni con iniziali successi contro il disorganizzato e corrotto esercito boliviano. Nonostante ciò, le difficoltà del territorio scelto, lo scarso appoggio dei contadini della regione, martellati da una propaganda ultra nazionalista del dittatore Barrientos, l'ambiguità del partito comunista boliviano, il tradimento di alcuni quadri della guerriglia poco motivati e preparati e il forte appoggio militare nordamericano, portarono alla sconfitta della guerriglia.
L'8 ottobre 1967 Che Guevara viene catturato ferito dalle truppe boliviane e recluso nella scuola del villaggio di La Higuera, a 2.200 metri slm. Il giorno seguente è assassinato a sangue freddo per ordine del generale Barrientos, dopo che questi aveva diffuso un comunicato affermando che Che Guevara era morto in combattimento.
Nel 1969, alla morte in un misterioso incidente aereo del Presidente René Barrientos, seguirono governi piuttosto deboli. Seguì un colpo di Stato militare e un contro-colpo di sinistra comandato da Juan José Torres. Nel 1971 con l'appoggio di militari e dell'MNR venne installato come Presidente il colonnello (che diventò poi generale) Hugo Banzer Suárez. Questi governò, con il supporto dell'MNR, dal 1971 al 1974. Poi, non sopportando lo scisma nella coalizione, rimpiazzò i civili con membri delle forze armate e sospese le attività politiche. Durante la presidenza di Banzer l'economia crebbe notevolmente, ma le grandi limitazioni alle libertà politiche e civili fecero diminuire il consenso popolare. Indisse le elezioni nel 1978 e la Bolivia ripiombò nel caos. Le elezioni del 1978, 1979, 1980 non portarono a risultati in senso democratico e furono segnate da brogli. Ci furono colpi di stato, contro-colpi e governi guardiani.
Nel 1980, dopo una breve parentesi democratica, il generale Luis García Meza fu l'artefice di un violento colpo di Stato. A sorreggere il potere di Meza e del suo ministro dell'interno, Arce Gomez, furono anche squadre di neonazisti e neofascisti, tra questi il terrorista italiano Stefano Delle Chiaie. Il governo di Luis García Meza fu tristemente noto per gli abusi ai diritti umani, il traffico di droga e la cattiva gestione economica e finanziaria. Tutto ciò portò a una rottura delle relazioni con gli USA, tanto che, le amministrazioni Carter e Reagan, rifiutarono di riconoscere il governo di García, in particolar modo per il suo legame con la droga Bolivia The United States in Contry Studies. Più tardi venne condannato in contumacia per vari crimini, incluso l'omicidio. García fu estradato dal Brasile e dal 1995 sconta una condanna a 30 anni di reclusione. Con la caduta Garcia Meza si chiudono anche gli anni del dorato esilio in Bolivia di Klaus Barbie, il carnefice nazista chiamato il boia di Lione, che da Barrientos in poi aveva goduto di grande favore da parte dei militari boliviani e che verrà estradato in Francia al ritorno della democrazia nel 1982.
Dopo che, nel 1981, una rivolta militare rovesciò il governo García, altri tre governi militari in 14 mesi cercarono di combattere con i problemi sempre crescenti della Bolivia. L'inquietudine portò i militari a convocare il congresso eletto nel 1980 per far sì che scegliesse il nuovo capo dell'esecutivo.
Ritorno alla democrazia Nell'ottobre 1982, 22 anni dopo la fine della sua prima legislatura, Hernán Siles Zuazo divenne nuovamente Presidente. Con il suo governo iniziò un periodo democratico per la Bolivia che dura fino a giorni nostri. Tuttavia, le tensioni sociali, esacerbate dalla cattiva amministrazione economica e da una debole leadership, spinsero alla richiesta di elezioni anticipate di un anno prima del suo termine costituzionale.
Nelle elezioni del 1985, l'ADN (Partito di Acción Democrática Nacionalista) del generale Banzer vinse l'elezioni seguito dal MNR del precedente presidente Paz Estenssoro e dal MIR del precedente vice presidente Jaime Paz Zamora. Non venne raggiunta la maggioranza assoluta del voto popolare e, al congresso, il MIR appoggiò l'MNR. Così Paz Estenssoro divenne presidente per la quarta volta. Quando prese l'incarico nel 1985, si trovò di fronte a una crisi economica. Le uscite economiche e le esportazioni rimasero in calo per molti anni.
L'iperinflazione aveva raggiunto il tasso annuale del 24.000% (il prezzo medio dei beni cresceva, cioè, di circa 240 volte da un anno all'altro). In quattro anni, l'amministrazione di Paz Estenssoro raggiunse la stabilità sociale ed economica. I militari rimasero fuori dalla politica, da tutti i maggiori partiti politici e si impegnarono istituzionalmente per la difesa della democrazia. Le violazioni dei diritti umani, che compromisero governi all'inizio degli anni ottanta, non furono più un problema. Comunque i risultati non vennero ottenuti senza sacrifici. Il collasso del prezzo dello stagno nell'ottobre 1985, portò al licenziamento di 20.000 minatori dalle mal gestite miniere di Stato. La cura shock portò al miglioramento delle finanze boliviane ma anche e a fermenti e temporanei disordini sociali.