Cìbali (Cìfali in siciliano, anche Cìfuli in dialetto catanese, oppure italianizzato in Cìbbali), è un quartiere della città di Catania, facente parte del IV Municipio, che comprende anche i quartieri San Giovanni Galermo, Trappeto e una parte di San Nullo.
Origini del nome
Il toponimo Cìbali fu elaborato dal sacerdote Pietro Carrera nel suo manoscritto Delle memorie historiche della città di Catania del 1641, attribuendone l'origine dall'antica presenza nella zona di un tempio dedicato alla dea greca Cibele, andato poi in rovina a causa di un terremoto, cosa dimostratasi un falso storico..
In realtà il nome originale con cui il quartiere viene citato nei documenti storici (come anche nella novella del 1878 Rosso Malpelo di Giovanni Verga, quale zona dove andò poi ad abitare la madre del protagonista) è Cìfali, proveniente dal greco antico Kephalé, che significa testa - anche di fiume, quindi in questo caso fonte - in riferimento alla sorgente del fiume Longàne, in latino Lògnina, che a sua volta dà il nome al quartiere Ognina, dove sfociava il corso d'acqua..
Secondo uno scritto del 1441 di Pietro Biondo dal titolo De rebus siculis notandis, dedicato al re Alfonso V d'Aragona, in età antica la borgata era appellata anche come "Demetria", in onore alla divinità greca Demetra.. Tuttavia la reale esistenza storica di Pietro Biondo e della sua opera è quantomeno controversacfr. S. Cammisuli, Il Catanense decachordum di Giovan Battista de Grossis, pp. 18-20..
Nel dialetto catanese è consuetudine riferirsi al quartiere con il nome Cìfuli, e ai suoi abitanti con l'appellativo cifalòti..
Geografia Il quartiere Cibali è situato nella parte centrosettentrionale del territorio di Catania, e confina a nord con il quartiere Trappeto, a nord-ovest con San Nullo, ad ovest con Sacra Famiglia, a sud con i quartieri Curìa, Àrcora, Sant'Antonio di Padova e La Mecca, ad est con i quartieri Consolazione e Santa Maria di Gesù.
Il nucleo di Cibali si sviluppa attorno alle tre piazze principali: Piazza Michelangelo Bonadies, Piazza Vincenzo Spedini e Piazza Santa Maria Ausiliatrice. È il più importante punto di riferimento della semiperiferia della città di Catania per le numerose vie che ospita, di cui le maggiori sono Via Cibele, Via Cìfali, Via Galermo (che conduce in direzione di San Giovanni Galermo attraversando Trappeto), Via Giuseppe Fava (già "Via dello Stadio"), Via Santa Sofia e Via Sabato Martelli Castaldi. Il Viale Mario Rapisardi (uno dei più importanti viali catanesi che i cittadini spesso chiamano con il nome di "Viale") segna il confine a sud di Cibali, mentre la Circonvallazione segna il confine nord-ovest e nord del quartiere, chiamandosi in questo tratto Viale Fratelli Vivaldi e Viale Antoniotto Usodimare.
Il suo territorio contiene cinque contrade: Cristaldi, Gelsi Bianchi, Ogliastro, Stazzone e Susanna.
Storia Le origini del quartiere risalgono al X secolo a.C., quando l'odierno sito su cui sorge fu popolato dai siculi, che vi praticavano le attività di pascolo del gregge.. Più tardi, nel 729 a.C., alcuni coloni greci calcidesi, giunti in Sicilia orientale da Naxos e guidati più probabilmente da Evarco che da Tucle, fondarono nelle vicinanze il primo nucleo di Catania: il villaggio di Katane (Kατάvη), nel sito della collina di Montevergine, presso l'Antico Corso, ma si stabilirono anche a Cìfali. I calcidesi ingrandirono il villaggio, che 10 anni dopo il loro insediamento arrivò a contare oltre 1.400 anime, e lo adornarono di grandiose opere, edificando un tempio dedicato alla dea Cibele, costruito intorno al II secolo a.C.. Sotto i romani, il villaggio, denominato "Demetria", ospitava un magazzino per la conservazione del frumento e vi fu introdotto il culto della corrispondente dea romana, Cerere, con l'edificazione di un tempio ad essa dedicato..
La diffusione del Cristianesimo, avvenuta in Sicilia dopo il V secolo, portò alla costruzione di edifici sacri, e ciò interessò anche Cìfali: Papa Gregorio Magno, che in queste zone possedeva dei terreni, nel 591 fondò su uno di essi un cenobio femminile sotto la regola benedettina, sollecitato da un suo amico, un nobile catanese di nome Giuliano.. La "Badìa di Cìfali" ebbe assegnata da Papa Gregorio una rendita annuale e verso la fine del IX secolo verrà intitolata a San Giuliano.. Essa prosperò fino al 948, anno in cui Catania cadde in mano agli arabi, per poi riprendere la sua attività monastica nel 1072, quando i normanni conquistarono la Sicilia, scacciando i saraceni e ricristianizzando l'isola.. Queste monache dedicarono la loro chiesa al culto della Divina Sapienza, "Hàgia Sophìa" in greco, che a Catania era particolarmente diffuso già in epoca bizantina.. Questo antico convento diede il nome all'omonima collina a nord-est di Cìfali, che diede a sua volta il nome al quartiere Santa Sofia, dove oggi vi sono strutture universitarie come la Cittadella Universitaria e il Policlinico; le benedettine restarono qui fino al 1293, quando abbandonarono l'edificio a causa delle sue cattive condizioni, trasferendosi in uno nuovo monastero alla Cìvita..
Nel 1383 fu edificata la Chiesa di Santa Maria degli Angeli, accanto alla quale nel 1551 l'Ordine dei Cappuccini, guidato da frate Bernardino da Reggio, eresse un monastero grazie alle donazioni fatte dalla nobildonna Caterina Fimia.. Questo convento fu poi abbandonato dai Frati Cappuccini nel 1622, che si trasferirono in un altro complesso sorto presso l'attuale Palazzo della Borsa.
Nei primi decenni del Seicento la borgata, che cominciò ad essere chiamata Cìbali, si presentava ancora come un piccolo nucleo di case sparse. Nel 1625 il vescovo Innocenzo Massimo e l’abate del Monastero di San Nicolò l'Arena Teodosio, stipularono un accordo per la canalizzazione delle abbondanti acque della zona, che portò al progetto della costruzione dell'Acquedotto dei Benedettini, il quale doveva rifornire di acqua, Catania, dalla "Timpa della Leucatìa", oggi inclusa nel quartiere Canalicchio, fino al suddetto complesso monastico presente nel centro cittadino dal 1558; l'edificazione dell'acquedotto avvenne fra il 1644 e il 1649 sotto la direzione dell'abate Mauro Caprara.
La lava dell'eruzione dell'Etna del 1669, che seppellì e distrusse i casali situati a ridosso del vulcano, arrivò anche a Catania colmando il lago di Nicito, situato appena a sud del quartiere, e riempì poi il fossato del Castello Ursino, riversandosi in mare dopo aver creato molta sciara lavica a sud del centro storico, lato in cui danneggiò i bastioni difensivi delle mura di cinta cinquecentesche. Per questo gli abitanti di quei centri urbani colpiti furono costretti a mettersi in salvo: a Cìbali trovarono rifugio infatti numerosi profughi, provenienti in maggioranza da Misterbianco vecchia, e circa un migliaio di essi vi si stabilirono definitivamente..
Queste persone sfollate, che aprirono numerose attività artigianali, scelsero il quartiere per l'abbondanza di acqua delle sue sorgenti, e, in particolare, le donne diedero inizio alla tradizione delle «lavandaie di Cìfali», cosicché venne costruito un lavatoio pubblico che sfruttasse la fonte del fiume Lògnina, un corso d'acqua che iniziava proprio qui ma che ai tempi era già sotterraneo e coperto fino alla foce (sita ad Ognina) dalla lava di un'eruzione dell'Etna che non si è riusciti ancora a datare con precisione, probabilmente quella del 1329..
Questa sorgente presente nel quartiere, che dal 1092 era di proprietà della Diocesi di Catania, essendo stata una donazione fattale dal Gran Conte di Sicilia Ruggero d’Altavilla, dopo l'evento del 1669 era stata ceduta al Senato Civico da parte del vescovo Michelangelo Bonadies per il canone annuale di 5 onze, allo scopo di farla utilizzare dai cittadini: così queste acque poterono essere portate finalmente agli altri nuovi quartieri periferici, come il Borgo, che condivide con Cìbali il fatto di essere stato popolato, inizialmente, principalmente dagli sfollati di Misterbianco vecchia. Per questa comunità lo stesso vescovo fece erigere una chiesa dedicata al culto della Madonna delle Grazie, la patrona della loro cittadina., e alla propria morte, avvenuta nel 1686, lasciò in eredità agli abitanti del sobborgo proprio questa fonte, dalla quale si attingeva l'acqua per il lavatoio pubblico: per tali motivi gli fu intitolata la "piazza principale", sita appena ad ovest di tale lavatoio.
Il terremoto del Val di Noto del 1693, che colpì duramente la Sicilia sud-orientale, fu particolarmente catastrofico per la città, dove i decessi furono oltre 18.000. Distruzioni e morti si ebbero quindi anche a Cìbali, zona totalmente rasa al suolo, e il Senato di Catania provvide alla sistemazione dei superstiti, erigendo capannoni nel "Giardino della Madonna del Conforto".. Dei sopravvissuti della borgata cifalota si occuparono il protomedico conte Nicolò Tezzano e il canonico don Giuseppe Cilestri: quest'ultimo, vice cancelliere dell'Università degli Studi di Catania, insieme al primo fece costruire tre ampi capannoni negli orti di Cìbali dove svolgere le lezioni universitarie, che ripresero 39 giorni dopo il disastro tellurico.. Il timore, infatti, era quello per cui Palermo e Messina, col pretesto del terremoto, potessero far togliere alla città il titolo e i privilegi dellAlmo studio in loro favore, come l'esclusiva delle lauree rilasciate dalla prima università della Sicilia.
Un altro terremoto che colpì il sobborgo catanese fu quello del 20 febbraio 1818, che danneggiò gran parte degli edifici, ma che fortunatamente non causò vittime.. Nel 1834, la popolazione di Cìbali contava 1.466 anime, composta in prevalenza da manovali e braccianti agricoli, che abitavano in case terrane.. Alcuni decenni più tardi, nel 1884, il quartiere fu colpito da un tornado IF5 originatosi a Misterbianco, che causò vittime e danni agli edifici e che si spostò in seguito al Borgo e ad Ognina. Nella seconda metà del secolo molti abitanti dei quartieri catanesi del centro storico, durante le epidemie di colera del 1854-55, 1866 e del 1887, trovarono rifugio proprio a Cìbali per sfuggire ad essa..
All'inizio del Novecento il quartiere conservava ancora le sue caratteristiche di borgata rurale nei pressi del centro della città, e in quel periodo molte famiglie facoltose catanesi vi edificarono le proprie ville, in cui trascorrevano il periodo estivo.. Nel 1906 venne inaugurata la linea tramviaria "Piazza Duomo - Piazza Bonadies", che collegava Cìbali al centro della città etnea.. Lo sviluppo dei collegamenti fra il quartiere e il centro storico di Catania favorì un significativo flusso migratorio dagli altri quartieri verso di esso ed un primo processo di espansione edilizia, che avvenne soprattutto dopo la prima guerra mondiale..
Inoltre, Cìbali fu scelta come borgata dove poter edificare lo Stadio Angelo Massimino, iniziato a costruire nel 1935 ed inaugurato nel 1937, in una zona che all'epoca poteva essere considerata periferica, a differenza di oggi. Durante la seconda guerra mondiale, furono frequenti le incursioni aeree operate dall'aviazione militare anglo-americana che colpirono il quartiere, delle quali la più tragica fu quella del 19 luglio 1943, che, oltre a causare molti decessi, distrusse completamente la "parrocchia principale" di Cìbali, quella più antica e quindi la prima in ordine di tempo, cioè la già citata ex Chiesa della Madonna delle Grazie..