Il volo Air France 8969 era un volo di linea di Air France, operato con un Airbus A300B4 marche F-GBEC, che dal 24 al 26 dicembre 1994 fu dirottato da 4 terroristi del Gruppo Islamico Armato (GIA) ad Algeri, luogo in cui furono uccisi 3 passeggeri. Quando l'aereo raggiunse Marsiglia, il GIGN, il gruppo di intervento della Gendarmerie nazionale fece irruzione nell'aereo uccidendo i dirottatori. I terroristi avevano intenzione di schiantarsi sulla Torre Eiffel.
L'incidente portò alla sospensione da parte di Air France, dei suoi voli verso l'Algeria fino al 2004, due anni dopo la fine della guerra civile algerina.
Antefatti A causa della situazione politica in Algeria, per paura di possibili attacchi missilistici, Air France chiese ufficialmente al governo algerino se fosse possibile garantire la sicurezza dei voli per il paese, ma non ricevette mai risposta. Per questo gli equipaggi erano composti solamente da volontari.
L'equipaggio L'equipaggio era composto dal Comandante Bernard Delhemme di anni 51, dal Primo Ufficiale Jean-Paul Borderie e dall'Ingegnere di Volo Alain Bossuat.
L'aereo Il volo era effettuato da un Airbus A300B2-1C, registrato come F-GBEC, volò per la prima volta il 28 Febbraio del 1980, venne in seguito demolito nel Settembre 1995.
Il Dirottamento
24 Dicembre Alle 11:15 della mattina del 24 Dicembre 1994, all'Aeroporto di Algeri-Dar El Beïda, 4 uomini armati si imbarcarono sul volo 8969 diretto all'Aeroporto di Parigi-Orly. Gli attentatori erano vestiti da membri della Polizia Algerina; indossavano delle divise blu con il logo di Air Algérie, la compagnia di bandiera dell'Algeria. All'inizio la loro presenza non destò né sospetti né mise in allarme le persone presenti sull'aereo. Due dei quattro individui cominciarono a controllare i passaporti dei passeggeri mentre uno si diresse verso la cabina di pilotaggio e l'altro rimase di guardia. Un assistente di volo notò che i "poliziotti" erano armati; notò inoltre, cosa allarmante e inusuale, che uno di essi trasportava della dinamite. Di norma, la Polizia Algerina non effettuava i suoi controlli da armata. I Militari Algerini iniziarono a divenire sospettosi nel notare che l'Air France 8969 accumulava un ritardo non autorizzato, e iniziarono quindi a circondare l'aereo. Uno dei passeggeri vide gli uomini del GIS riunirsi fuori dall'A300, capendo quindi che i quattro uomini a bordo erano terroristi. Ennesima riprova del fatto fu la parola araba "Tāghūt", che in italiano significa "tiranno/despota", sentita nominare da uno dei quattro dirottatori, i quali si rivelarono essere Mujaheddin intenti a stabilire uno Stato Islamico in Algeria. Il motivo del dirottamento era un attacco diretto alla compagnia francese simbolo della Francia, Stato invasore e infedele.
Il capo dirottatore al tempo era già conosciuto come un assassino mentre gli altri tre erano membri del Gruppo Islamico Armato (Groupe Islamique Armé, o GIA). Essi brandivano armi da fuoco ed esplosivi e reclamarono la loro devozione al GIA, esigevano la cooperazione da parte dei passeggeri (220 persone in tutto) e dei membri dell'equipaggio (12). I dirottatori erano armati di AK-47 (Kalashnikov), pistole automatiche Uzi e altri modelli semiautomatiche, delle bombe a mano artigianali e due pacchi da 10 candelotti di dinamite, con i quali avrebbero minacciato, se non fossero state ascoltate le loro richieste, di far esplodere l'aereo in un attacco suicida. Più tardi, ad un certo punto del volo, uno dei dirottatori piazzò un pacco di dinamite nella cabina di pilotaggio e uno sotto un sedile al centro dell'aeroplano e li collegò con un cavo detonatore. Due di essi si travestirono con le divise dei piloti dell'aeromobile, per confondere i cecchini dell'esercito Algerino.
Ai dirottatori, in particolare ad uno chiamato "Lotfi", non piacque vedere la poca fedeltà alle loro credenze; i dirottatori impedirono agli uomini e alle donne di sedersi accanto e di condividere gli stessi bagni e alle donne di tenersi la testa scoperta. Una volta preso il controllo dell'aereo, i dirottatori costrinsero le donne a coprirsi il capo, comprese le assistenti di volo. Le donne che non avevano il velo si coprirono con le coperte dell'aereo.
Il ministro degli interni dell'Algeria, Abderrahmane Meziane Chérif, arrivò alla torre di controllo dell'aeroporto per iniziare a negoziare con i dirottatori, con il capitano che ne faceva da portavoce. Hanno chiesto il rilascio di due leader del partito politico del Fronte islamico di salvezza (FIS), Abassi Madani e Ali Belhadj, che erano agli arresti domiciliari (il FIS era stato bandito in Algeria nel 1992). Chérif ha chiesto che i dirottatori cominciassero a rilasciare bambini e anziani se volevano avere un dialogo con il governo algerino. I media iniziarono ad arrivare all'aeroporto per mandare in onda lo svolgimento dei fatti.
A mezzogiorno, il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, ha organizzato una riunione della squadra di crisi, insieme al ministro dell'Interno francese Charles Pasqua, incontrò i suoi collaboratori. Il primo ministro francese Édouard Balladur fu richiamato dalle sue vacanze di Natale a Chamonix, in Francia, e anche altri funzionari governativi sono stati convocati dalle loro vacanze. Balladur ricordò di aver trascorso l'intero pomeriggio al telefono, cercando di capire cosa stesse accadendo e di essersi sentito molto confuso. Secondo Balladur, le autorità algerine volevano reprimere i terroristi anche a costo dei passeggeri tenuti come ostaggio e lo stesso Balladur ha avuto difficoltà a discutere degli eventi. Ad un certo punto, i dirottatori hanno rinunciato alla richiesta di rilascio dei leader del partito FIS. Due ore dopo il dirottamento, i dirottatori dissero al capitano di partire per Parigi in modo che potessero tenere lì una conferenza stampa. Il comandante non ha potuto decollare perché le scale d'imbarco erano ancora attaccate all'aereo e le autorità algerine bloccavano la pista con veicoli parcheggiati. Quando i dirottatori costrinsero il capitano a chiedere la rimozione della scala di accesso, le autorità algerine rifiutarono, determinate a non cedere a nessuna delle richieste dei dirottatori. Gli uomini del GIA hanno annunciato che avrebbero fatto esplodere l'aereo a meno che le autorità algerine non avessero eseguito i loro ordini.
Il governo francese voleva portare del personale militare in Algeria per risolvere in sicurezza il dirottamento, ma il governo algerino non avrebbe permesso ai militari stranieri di sbarcare sul suolo algerino per risolvere una crisi politica algerina, che dopotutto avveniva all'interno del suo territorio nazionale. Il primo ministro Balladur affermò di aver chiesto al governo algerino di dare con urgenza il permesso al decollo dell'aereo. Ritenne che il governo francese avesse la responsabilità di risolvere il problema poiché l'aereo apparteneva ad una compagnia aerea francese e quasi un terzo dei passeggeri erano francesi.
Sette ore dopo l'inizio del dirottamento, la situazione in cabina era calma ma tesa. Fuori si era fatto buio e l'aereo era circondato dai riflettori. I piloti tentarono di alleggerire la situazione parlando con i dirottatori e cercando di guadagnare la loro fiducia.
Durante la notte, le autorità spagnole hanno permesso all'esercito francese di inviare le sue forze a Maiorca, in Spagna, il più vicino possibile all'Algeria, senza essere accusati di interferire nella situazione. Alle 20:00, gli agenti del Groupe d'Intervention de la Gendarmerie Nationale (GIGN) sono saliti a bordo di un aereo Airbus A300 simile all'aereo dirottato, in una base militare in Francia. In rotta verso Maiorca, gli agenti del GIGN hanno potuto familiarizzare con l'A300 in preparazione all'assalto nell'aereo. Dopo che l'aereo del GIGN è arrivato all'aeroporto di Palma di Maiorca, il governo algerino fece sapere ai militari francesi di non essere i benvenuti in Algeria.
25 Dicembre Il capitano Delhemme fece un giro della cabina intorno alle 02:00 del mattino successivo per verificare la situazione in cabina, che in quel momento fu tranquilla. Due dei dirottatori dormivano sul pavimento. Quella stessa mattina, il primo ministro francese Édouard Balladur volò a Parigi.
I dirottatori hanno rilasciato alcuni passeggeri, principalmente donne con bambini piccoli e persone con gravi condizioni mediche. A bordo dell'aereo restavano ancora oltre 170 persone. I dirottatori si sono offerti di liberare i restanti passeggeri algerini, ma gli algerini si sono rifiutati di scendere dall'aereo. A fine giornata i dirottatori ne avevano liberati complessivamente 63. Rimanevano ancora 169 persone a bordo.
La polizia algerina utilizzò dispositivi per la visione notturna per identificare il capo dei dirottatori, che era Abdul Abdullah Yahia. Il governo francese inviò la madre di Yahia a supplicarlo di rilasciare i passeggeri, nella speranza che potesse convincere suo figlio ad arrendersi, ma la tattica fallì e anzi, fece infuriare Yahia, il quale dispose che venissero presi di mira i passeggeri francesi. Scelto un ostaggio, chiesero al governo algerino che se non avesse autorizzato il decollo prima delle 21:30, avrebbero ucciso un passeggero ogni 30 minuti, a cominciare dall'ostaggio che avevano sequestrato. I passeggeri algerini gli assicurarono che i dirottatori stessero mentendo mentre i passeggeri francesi chiedevano che l'aereo dovesse decollare. Alle 21:30, orario di scadenza del termine, i dirottatori spararono all'ostaggio e gettarono il suo corpo fuori bordo. Il messaggio era chiaro.
Il governo francese fu informato degli eventi: Balladur parlò al telefono con il primo ministro algerino, Mokdad Sifi; gli disse che il governo francese avrebbe ritenuto responsabile quello algerino se non lo avesse autorizzato a intervenire nella situazione. Poco prima di mezzanotte, Balladur aveva comunicato al presidente dell'Algeria, Liamine Zéroual, che la Francia era pronta a ricevere l'aereo del Volo 8969 in Francia. In seguito alle richieste di Balladur, 39 ore dopo l'inizio del dirottamento, Zéroual ha consentito all'aereo di lasciare Algeri.
A bordo dell'aereo non c'era abbastanza carburante per raggiungere Parigi, perché l'unità di potenza ausiliaria era in funzione da quando i dirottatori avevano preso il controllo dell'aereo, quindi era prevista una sosta per il rifornimento all'aeroporto di Marsiglia Provenza. Delhemme affrontò Yahia per scoprire se aveva intenzione di far saltare in aria l'aereo tra Algeri e Marsiglia. Yahia insisté che l'aereo volasse a Marsiglia, facesse rifornimento di carburante, e poi volasse a Parigi per la conferenza stampa; rassicurato, Delhemme si preparò al decollo.
26 Dicembre L'aereo si prestava ad arrivare a Marsiglia nelle prime ore del 26 dicembre. I dirottatori non sapevano che una squadra GIGN era già a Marsiglia, la stessa che aveva volato fino a Maiorca, e pianificava di assaltare l'aereo mentre esso era in sosta per il rifornimento di carburante. La squadra GIGN si è esercitata ad entrare nell'A300 prima dell'arrivo del volo 8969, che atterrò alle 3:33.
La hostess Claude Burgniard ha detto che per i dirottatori lo sbarco a Marsiglia fosse un "momento magico" poiché erano arrivati in Francia. Burgniard ricordò che l'aeroporto era buio e di aver visto solo le luci dell'A300 e un'auto che l'A300 seguiva. Le autorità francesi condussero deliberatamente l'aereo lontano dal terminal, in un angolo remoto dell'aeroporto. Nello stesso giorno, il governo francese ricevette informazioni secondo cui i dirottatori avessero pianificato di attaccare Parigi, motivo ulteriore che spinse il governo francese ad intervenire subito, senza ad esempio aspettare che il volo arrivasse fino alla capitale.