Biografia Giovinezza

Francesco di Borbone-Napoli nacque a Napoli il 16 gennaio 1836, primogenito del re Ferdinando II delle Due Sicilie e della sua prima moglie, la principessa Maria Cristina di Savoia, figlia del re Vittorio Emanuele I. La madre morì il 31 gennaio dello stesso anno, appena quindici giorni dopo averlo dato alla luce, circostanza che segnò profondamente la memoria dinastica della famiglia borbonica e contribuì alla particolare devozione che il giovane principe nutrì per la figura materna, successivamente beatificata dalla Chiesa cattolica.

Divenuto erede al trono con il titolo di duca di Calabria, crebbe alla corte di Napoli sotto la supervisione del padre e, dopo il secondo matrimonio di quest'ultimo, della matrigna Maria Teresa d'Asburgo-Teschen. L'ambiente nel quale si formò fu caratterizzato da una rigida disciplina religiosa e da una forte impronta conservatrice, tipica della corte borbonica dopo i moti rivoluzionari della prima metà del XIX secolo.

La sua educazione venne affidata principalmente ai padri scolopi, che ne curarono la formazione morale e religiosa. Tra le figure che esercitarono una particolare influenza sul giovane principe vi furono il cappellano di corte don Nicola Borelli e numerosi ecclesiastici vicini alla famiglia reale. Gli studi privilegiarono le discipline umanistiche, la religione e la formazione dinastica, mentre la preparazione politica e amministrativa risultò relativamente limitata rispetto alle responsabilità che lo attendevano come futuro sovrano.

Figura predominante durante gran parte della sua giovinezza fu la regina Maria Teresa e l'ambiente di corte a lei vicino, spesso identificato dagli osservatori contemporanei come una vera e propria camarilla. Tale gruppo esercitò una notevole influenza sugli affari del Regno e contribuì a mantenere il principe relativamente distante dall'esercizio diretto del governo. Diversi osservatori dell’epoca sottolinearono come Francesco fosse cresciuto in un contesto fortemente protetto, che limitò le sue possibilità di acquisire esperienza politica autonoma.

Nel 1857 il conte di Gropello, ambasciatore del Regno di Sardegna a Napoli, descrisse il giovane erede al trono in occasione del suo ventunesimo compleanno con parole che sarebbero state spesso citate dalla storiografia successiva:

Molti contemporanei concordavano nel riconoscergli un carattere riservato, una sincera religiosità e una forte sensibilità morale, qualità che sarebbero rimaste costanti anche durante gli anni drammatici del suo breve regno e del successivo esilio.

Matrimonio

Nel quadro della politica matrimoniale delle grandi dinastie cattoliche europee, Francesco sposò nel 1859 la duchessa Maria Sofia di Baviera, figlia del duca Massimiliano Giuseppe in Baviera e sorella dell’imperatrice Elisabetta d'Austria (Sissi). L'unione rafforzava i legami tra la casa reale delle Due Sicilie e la dinastia dei Wittelsbach, una delle più prestigiose dell'Europa cattolica.

Le nozze furono celebrate per procura a Monaco di Baviera l'8 gennaio 1859 e successivamente in forma ufficiale a Bari il 3 febbraio dello stesso anno. Maria Sofia, di cinque anni più giovane del marito, possedeva un temperamento vivace, energico e indipendente, caratteristiche che contrastavano nettamente con il carattere più riflessivo e riservato di Francesco.

Le fonti biografiche concordano nel ritenere che i primi anni di matrimonio furono segnati da notevoli difficoltà nella vita coniugale. Francesco II soffriva infatti di fimosi che, unitamente alla sua natura schiva e riservata, contribuì a ritardare per diversi anni la piena consumazione del matrimonio.

Nonostante tali difficoltà, il legame tra i due coniugi si consolidò progressivamente durante gli anni dell'esilio. Maria Sofia si sarebbe distinta in particolare durante l'assedio di Gaeta, guadagnandosi grande popolarità presso i sostenitori della monarchia borbonica grazie al coraggio dimostrato accanto al marito.

Nel dicembre 1869 nacque l'unica figlia della coppia, Maria Cristina Pia di Borbone-Due Sicilie. La bambina morì tuttavia dopo pochi mesi di vita, il 28 marzo 1870, evento che colpì profondamente entrambi i genitori e pose fine alle speranze di una discendenza diretta di Francesco II.

Ascesa al trono e governo del regno

Francesco II salì al trono del Regno delle Due Sicilie il 22 maggio 1859, alla morte del padre Ferdinando II. La sua ascesa avvenne in una fase particolarmente critica per gli equilibri politici della penisola italiana: poche settimane prima era infatti iniziata la seconda guerra d’indipendenza italiana, che avrebbe profondamente modificato i rapporti di forza tra gli Stati italiani e accelerato il processo di unificazione nazionale.

Il giovane sovrano, appena ventitreenne, ereditò uno Stato ancora esteso e popoloso, ma politicamente isolato sul piano internazionale e attraversato da crescenti tensioni interne. Nei primi mesi di regno mantenne sostanzialmente l’indirizzo politico paterno, affidandosi ai consiglieri più vicini alla Corona e all’ambiente conservatore della corte napoletana.

Circondato da parenti e dignitari di corte che spesso tendevano a esercitare una notevole influenza sulle decisioni del sovrano, Francesco si trovò fin dall’inizio in una posizione complessa. Le memorie e le testimonianze dell’epoca evidenziano come la presenza della regina madre Maria Teresa e del suo entourage contribuisse a rendere particolarmente difficile l’affermazione dell’autorità personale del nuovo re.

La giovane regina Maria Sofia di Baviera, dotata di una personalità energica e intraprendente, assunse rapidamente un ruolo di crescente rilievo accanto al marito. Tale situazione contribuì ad alimentare tensioni all’interno della famiglia reale e della corte. In questo contesto maturarono anche le voci relative a un presunto complotto volto a sostituire Francesco II con il fratellastro Luigi, conte di Trani, figlio della regina Maria Teresa. Secondo la tradizione storiografica, il primo ministro Carlo Filangieri, principe di Satriano avrebbe raccolto elementi a sostegno di tali sospetti, ma il sovrano rifiutò di dare seguito all’inchiesta e difese apertamente la matrigna.

Nonostante la brevità del suo regno, Francesco II promosse alcuni interventi di carattere amministrativo ed economico. Concesse amnistie, dispose provvedimenti volti a migliorare le condizioni dei detenuti e introdusse misure fiscali dirette ad alleggerire il carico tributario della popolazione. Tra queste figuravano la riduzione dell’imposta sul macinato e l’abbassamento di alcuni dazi doganali.

Il sovrano cercò inoltre di fronteggiare le difficoltà economiche provocate dalle cattive raccolte agricole che colpirono alcune aree del Regno. Furono autorizzate importazioni di cereali dall’estero, destinati a essere venduti a prezzi calmierati o distribuiti alle fasce più povere della popolazione. Parallelamente vennero ripresi i programmi di ampliamento della rete ferroviaria, già avviati durante il regno di Ferdinando II e destinati a proseguire negli anni successivi all’unificazione italiana..

Sul piano della politica estera Francesco II mantenne inizialmente una posizione vicina all’Impero austriaco, tradizionale alleato della monarchia borbonica. Questa scelta lo portò a respingere le proposte formulate dal presidente del Consiglio piemontese Camillo Benso, conte di Cavour, che puntavano a un riavvicinamento tra Napoli e Torino nel quadro dei mutati equilibri della penisola..

Particolarmente significativo fu il rifiuto di un progetto che avrebbe previsto una collaborazione tra il Regno di Sardegna e quello delle Due Sicilie per una spartizione dei territori dello Stato Pontificio, mantenendo tuttavia Roma sotto la sovranità del pontefice. Francesco II, profondamente legato alla Chiesa cattolica e al principio della sovranità temporale del Papa, considerò irricevibile qualsiasi iniziativa che comportasse un’aggressione ai territori pontifici.

Anche la proposta di concedere una costituzione, sostenuta da Filangieri come possibile strumento per rafforzare il consenso interno e salvaguardare la dinastia, incontrò inizialmente la resistenza del sovrano. Le divergenze tra i due divennero progressivamente insanabili e portarono infine alle dimissioni del generale e uomo politico napoletano.

Tra gli episodi più significativi dei primi mesi di regno vi fu inoltre la crisi della Guardia svizzera borbonica. Il 7 giugno 1859 alcuni reparti si ammutinarono a causa del ritardo nel pagamento delle spettanze e del clima di crescente incertezza politica. L’intervento del generale Alessandro Nunziante portò alla repressione della rivolta e allo scioglimento dell’intero corpo, privando così l’esercito borbonico di una delle sue componenti più esperte e disciplinate.

Nel 1859 Francesco II approvò inoltre la ricostituzione dell’Ordine militare del Santissimo Salvatore di Santa Brigida di Svezia, manifestando ancora una volta la propria attenzione per le istituzioni religiose e cavalleresche. Le nuove costituzioni dell’Ordine furono accolte a Capua dal cardinale Giuseppe Cosenza, mentre il conte Vincenzo Abbate senior ne assunse la carica di Gran Maestro ereditario.

Nonostante tali iniziative, il Regno delle Due Sicilie continuò a trovarsi in una posizione sempre più difficile. L’isolamento diplomatico, le divisioni interne alla corte, le difficoltà dell’apparato militare e il rapido mutamento del quadro politico italiano finirono per indebolire progressivamente la monarchia borbonica alla vigilia della spedizione dei Mille e della crisi decisiva del 1860.

Fine del Regno

L’ultimo periodo del regno di Francesco II coincise con la fase decisiva del processo di unificazione italiana. Tra il 1860 e il 1861 il Regno delle Due Sicilie fu infatti travolto da una crisi politica e militare che ne determinò la scomparsa e l’annessione al nascente Regno d'Italia.

Secondo una tradizione riportata da diversi memorialisti borbonici, Francesco II era solito affermare che il suo regno fosse protetto dall’«acqua salata» e dall’«acqua santa», ossia dal mare che circondava gran parte dei suoi territori e dalla presenza dello Stato Pontificio, che separava il Regno delle Due Sicilie dal Regno di Sardegna. Gli eventi del 1860 avrebbero tuttavia dimostrato la fragilità di tale convinzione: Garibaldi giunse infatti dal mare, mentre l’esercito sabaudo avanzò attraverso i territori pontifici dopo la campagna delle Marche e dell’Umbria.

La preparazione della spedizione dei Mille non passò inosservata agli osservatori diplomatici del Regno. Il governo napoletano ricevette informazioni sull’organizzazione dell’impresa già nelle settimane precedenti la partenza da Quarto, ma non riuscì a predisporre una risposta efficace. Nonostante la superiorità numerica e navale della marina borbonica, le navi che trasportavano i volontari garibaldini riuscirono a raggiungere la Sicilia e a sbarcare a Marsala l’11 maggio 1860.

L’avanzata garibaldina fu favorita non soltanto dall’entusiasmo suscitato dall’impresa, ma anche dalle difficoltà interne dell’apparato statale borbonico. La battaglia di Calatafimi, combattuta il 15 maggio 1860, rappresentò il primo importante successo dei volontari. Pur disponendo di forze superiori, le truppe borboniche comandate dal generale Landi si ritirarono dal campo di battaglia, consentendo a Garibaldi di consolidare la propria presenza in Sicilia.

La rapida evoluzione della situazione militare spinse Francesco II a modificare il proprio atteggiamento politico. Dopo anni di resistenza alle richieste costituzionali, il sovrano decise di richiamare in vigore lo Statuto già concesso nel 1848 da Ferdinando II e successivamente sospeso. Con l’«Atto Sovrano» del 25 giugno 1860 vennero inoltre promesse ulteriori riforme amministrative e politiche, nel tentativo di rafforzare il consenso attorno alla monarchia.