Con l'espressione arte aborigena australiana si intende sia l'arte antica e tradizionale degli aborigeni australiani prima della colonizzazione europea, sia l'arte moderna di artisti aborigeni contemporanei che si ispirano alla cultura tradizionale del loro popolo (eventualmente apportando innovazione e contaminazione con forme artistiche di origine europea, come l'uso di pitture acriliche su tela). L'arte aborigena include dipinti, sculture di legno, abiti da cerimonia, nonché decorazione di strumenti musicali (in particolare didgeridoo), armi (come boomerang e scudi) e oggetti rituali o altri strumenti (per esempio i bullroarer).
L'arte è un elemento fondamentale della cultura aborigena. Le opere d'arte venivano usate per segnare il territorio dei vari clan, ricordare eventi storici, raccontare le storie del dreamtime, insegnare le leggi e la morale. I materiali per la pittura (come certi tipi di ocra) venivano commerciati e scambiati per tutta l'Australia.
Arte aborigena tradizionale Pittura Materiali e superfici
I materiali tradizionali impiegati nella pittura aborigena erano acqua o saliva mescolate con ocra e altri coloranti minerali, sangue di canguro e resine. Come strumenti si usavano semplici pennelli, bastoncini, o le dita. Piuttosto diffusa era anche una tecnica che consisteva nel riempirsi la bocca di pittura e spruzzarla sulla superficie da dipingere, con un effetto simile a quello della moderna pittura a spruzzo. Oltre a dipingersi il corpo, gli aborigeni dipingevano le pareti rocciose e la corteccia degli alberi (soprattutto dell'eucalipto melaleuca, nella zona di Arnhem). In alcune zone, e in particolare nella zona di Papunya, disegnavano direttamente sulla sabbia del deserto australiano.
Nella pittura su corteccia si utilizzano parti lisce e prive di nodi, preferibilmente ricavate dall'albero durante la stagione umida. La corteccia veniva poi pulita della scorza esterna più dura con uno strumento appuntito, riscaldata al fuoco, e appiattita calpestandola o schiacciandola con grossi sassi. Una volta dipinta, veniva applicato un fissante, tipicamente succo di orchidea.
Nella pittura rupestre aborigena tradizionale venivano utilizzate pareti rocciose spesso situate all'interno di caverne o in luoghi difficilmente accessibili. I luoghi scelti per la pittura avevano spesso un importante significato spirituale o religioso nella cultura locale, e non raramente i nuovi dipinti venivano realizzati sulla stessa parete usata per dipinti più antichi, che ne risultavano coperti. Alcuni dipinti rupestri in luoghi come Kakadu o Uluṟu risultano dalla sovrapposizione di decine o centinaia di strati.
Stili
La pittura aborigena è estremamente varia. Figure stilizzate e silhouette o semplici immagini geometriche (per esempio linee a zig-zag) sono elementi che si trovano quasi ovunque nell'arte tradizionale e antica del continente. Gli stili specifici meglio noti sono tre: la pittura "a raggi X", la dot art, e una variante dello stencil.
Nella pittura cosiddetta "a raggi X", animali e uomini sono raffigurati mostrandone lo scheletro e le viscere, come in una sorta di sezione che ricorda per l'appunto una radiografia.
L'"arte a punti" (dot art), originariamente utilizzata nei disegni sulla sabbia e poi trasposta su tela nell'arte aborigena moderna complessi pattern geometrici sono realizzati con numerosi punti, grosso modo equidistanti, di diversi colori. All'occhio occidentale, le opere della dot art appaiono spesso astratte, ma in effetti si avvalgono di un complesso simbolismo in cui a diverse forme geometriche sono assegnati significati ben precisi. I concetti che possono essere espressi in questo linguaggio sono quelli fondamentali della cultura e della mitologia aborigena (per esempio "uomo", "pozza", "canguro", "ciotola", "bastone per scavare" e così via). I simboli utilizzati per rappresentare questi concetti possono considerarsi rappresentazioni estremamente stilizzate della forma dell'oggetto in questione (o di una sua orma sulla sabbia) tipicamente vista dall'alto.
Infine, abbastanza diffusa è la pittura stencil, associata alla già menzionata tecnica a spruzzo, in cui predomina la riproduzione di mani umane "in negativo" (l'artista appoggiava la mano sulla superficie da dipingere e spruzzava il colore). Particolarmente nota è la cosiddetta arte di Bradshaw, così chiamata in onore di Joseph Bradshaw, che nel 1891 scoprì un importante sito in cui si trovano opere d'arte rupestre fatte in questo stile nella zona di Kimberley, e datate a oltre 50000 anni fa.
Scultura e oggettistica
Le sculture lignee aborigene rappresentano spesso i mimi, creature mitologiche simili a piccoli uomini.
Un'importante categoria di manufatti lignei è costituita dagli scudi, prodotti in forme differenti nelle diverse regioni dell'Australia. Gli scudi potevano essere utilizzati nella difesa durante i combattimenti, ma alcuni erano impiegati anche in contesti cerimoniali. La decorazione poteva comprendere incisioni, pitture e motivi geometrici o simbolici, il cui significato variava in relazione alla comunità e al contesto culturale. Alcuni scudi erano inoltre associati a specifiche identità personali, totemiche o ancestrali.
Tra gli oggetti in legno rientrano inoltre i boomerang, che presentano una notevole varietà di forme e funzioni. Contrariamente all'immagine diffusa nella cultura popolare, non tutti i boomerang erano progettati per ritornare al lanciatore: molti erano utilizzati per la caccia, come armi, strumenti o in occasione di cerimonie. La loro forma variava considerevolmente in funzione delle regioni e delle tradizioni locali.
Un'altra categoria è costituita dai nulla nulla e da altri tipi di mazze e bastoni da combattimento. Alcuni di questi manufatti presentano elaborate incisioni geometriche o figurative e possono quindi assumere anche un rilevante valore estetico e simbolico. Tra gli esempi conservati nelle collezioni museali figurano i lil-lil, particolari tipi di mazze diffusi nell'Australia orientale.
I coolamon sono recipienti tradizionalmente realizzati in legno o corteccia e utilizzati per trasportare acqua, alimenti e altri materiali. La loro funzione pratica non escludeva la possibilità di una decorazione elaborata e, soprattutto in epoca moderna, alcuni coolamon sono diventati anche supporti per produzioni artistiche contemporanee. Le collezioni museali documentano inoltre la trasformazione di questi oggetti in manufatti destinati alla vendita ai visitatori e al mercato del turismo.
Tra gli altri manufatti tradizionali realizzati con materiali naturali vi sono i bullroarer, strumenti sonori utilizzati in determinati contesti cerimoniali, i didjeridoo (o yidaki in alcune tradizioni dell'Arnhem Land) e diversi tipi di bastoni, lance e strumenti utilizzati nella caccia e nella vita quotidiana. La loro forma, lavorazione e decorazione differiscono notevolmente tra le diverse regioni e popolazioni aborigene.
Nell'arte aborigena australiana contemporanea, alcuni di questi oggetti tradizionali sono stati reinterpretati come opere d'arte. Un esempio significativo è costituito dai larrakitj, pali funerari e commemorativi realizzati soprattutto dagli artisti Yolngu della Terra di Arnhem. Questi manufatti derivano da tradizioni legate alla decorazione e alla commemorazione dei defunti e sono diventati anche una forma importante dell'arte contemporanea aborigena.
Altri oggetti realizzati in legno la cui realizzazione ha talvolta valenza artistica sono i "bastoncini da scavo" (digging sticks). Sono strumenti tradizionali utilizzati da diverse popolazioni aborigene australiane per scavare il terreno e raccogliere radici, tuberi, bulbi e altri alimenti. Generalmente realizzati in legno e appuntiti a un'estremità, potevano variare per forma e dimensioni a seconda della regione e della comunità. Sebbene fossero principalmente strumenti di uso quotidiano, alcuni potevano essere decorati con incisioni o altri motivi, assumendo anche un valore culturale e simbolico.
Le decorazioni di questi oggetti, soprattutto con tecniche in stile dot art, sono però più tipiche dell'arte moderna (e alla vendita di souvenir turistici) che propri della tradizione aborigena.
La decorazione degli oggetti aborigeni non può tuttavia essere ricondotta a un unico stile. Motivi geometrici, incisioni, pitture con pigmenti naturali e rappresentazioni di animali o esseri ancestrali assumono significati differenti a seconda della comunità e della regione. Per questo motivo, l'espressione "arte aborigena" comprende tradizioni artistiche molto diverse tra loro. In epoca contemporanea, alcuni manufatti tradizionali sono stati inoltre prodotti per il mercato turistico. Il commercio dei boomerang, per esempio, si sviluppò anche in risposta all'interesse dei visitatori europei e successivamente dei turisti, contribuendo alla trasformazione del boomerang in uno dei simboli più riconoscibili dell'Australia.
Musica
Il principale strumento musicale tradizionale australiano è il didgeridoo.
È originario dei territori del Nord dell'Australia, luogo ricco di termitai ed è lo strumento sacro degli australiani aborigeni. Si pensa abbia circa 2.000 anni, visto che esistono dei graffiti di tale età che lo raffigurano, ma potrebbe essere anche più antico. I didgeridoo tradizionali sono in eucalipto decorati con motivi totemici aborigeni, anche se oggi si trovano strumenti di diversi materiali: dal teak alla plastica e dal metallo alla ceramica.
Il nome "didgeridoo" è un'interpretazione onomatopeica data dai colonizzatori inglesi che, sbarcati sul nuovo continente, sentirono il suono ritmato "did-ge-ridoo" provenire da dei rami di eucalipto cavi suonati dagli aborigeni. Lo strumento è originario della Terra di Arnhem e viene chiamato in almeno cinquanta modi diversi a seconda del luogo e delle etnie: da djalupu, djubini, ganbag, gamalag, maluk, a yidaki, yirago, yiraki, yigi yigi.
Le dimensioni del didgeridoo possono variare: Può avere una lunghezza che varia da meno di un metro a 4 metri, e un diametro interno che va da un minimo di 3 centimetri (all'imboccatura) fino a 30 cm o più (nella parte finale), è classificato negli aerofoni ad ancia labiale e la sua nota fondamentale è data principalmente dalla lunghezza. Per suonare il didgeridoo si utilizza la tecnica della respirazione circolare (o del soffio continuo). Tale tecnica permette al suonatore di prendere aria dal naso mentre espira quella contenuta nella bocca generando un suono continuo. Il suono che produce questo strumento è profondo e ipnotico.
Esistono diversi stili tradizionali in cui viene suonato il didgeridoo che si differenziano in modo impercettibile per noi. Nelle varie zone il modo di suonare si differenzia nell'uso degli accenti, nell'uso del toot (Effetto tromba) come chiamata ritmica e nell'uso della voce. In ogni stile si riconoscono comunque tratti comuni, come l'imitazione del verso degli animali, la presenza di armonici, il pronunciare parole al suo interno e l'utilizzo di bastoncini (bilma) o boomerang che colpendo il didgeridoo fanno da accompagnamento ritmico.
Il didgeridoo è usato sia nei riti sacri che nella vita di tutti i giorni. Per le popolazioni dove questo strumento è tradizionale le donne non possono suonarlo nei riti sacri, essendo usato principalmente nel rito di iniziazione maschile. Per alcune etnie è assolutamente vietato l'uso del didgeridoo da parte delle donne ma, ironicamente, questo avviene nel sud dell'Australia dove non è uno strumento tradizionale.
Altre forme d'arte