Al Polo Australe in velocipede è un romanzo d'avventura di Emilio Salgari, pubblicato dall'editore Paravia nel 1895.
Il romanzo appartiene a un gruppo di opere salgariane ambientate nei poli, fra cui I pescatori di balene, Al Polo Nord e Una sfida al Polo. Narra della sfida tra uno statunitense e un britannico per giungere per primi al Polo sud, uno in velocipede, l'altro su una nave. L'Antartide era all'epoca un continente praticamente sconosciuto, già esplorato letterariamente da Edgar Allan Poe e Jules Verne, entrambi maestri di Salgari. Accanto all'avventura, il romanzo ha una spiccata funzione divulgativa: attraverso le domande dei personaggi secondari, Salgari illustra ai lettori fenomeni naturali e conoscenze scientifiche legate all'ambiente polare.
Storia editoriale Il romanzo fu probabilmente scritto prima del 1895, quando l'autore viveva ancora a Verona, e pubblicato per la prima volta da Paravia di Torino in quell'anno con trenta illustrazioni di Giuseppe Garibaldi Bruno, ufficiale di marina che disegnava per passione, e una carta geografica del viaggio.Claudio Gallo, Introduzione all'edizione del 2006, Fabbri Editori Salgari, che negli anni ottanta dell'Ottocento era stato presidente fondatore del Circolo Velocipedistico Veronese, aveva potuto manifestare in questo romanzo la propria passione per la bicicletta.
Dopo la morte di Salgari nel 1911, il romanzo passò ad altri editori. Sonzogno lo pubblicò a fascicoli a partire dal 1928, e in volume nel 1940 con illustrazioni di Adriano Minardi. Negli anni quaranta entrò nel catalogo Carroccio, che lo ristampò nel 1947 con il testo completo e ancora nel 1960 con il titolo abbreviato Al Polo Australe.
Fabbri lo inserì nella propria produzione salgariana a partire dal 1961, dapprima nella collana Nord-Ovest con illustrazioni di Golpe, poi nel 1970 nella collana I grandi dell'avventura. Negli anni duemila il romanzo fu riproposto da Mondadori nella raccolta Avventure al Polo (2002), da Fabbri in due edizioni (2002 e 2006) e da Limina nel 2005 in un'edizione curata da Sergio Giuntini con un'appendice di documenti storici sul velocipedismo dell'epoca. Nel 2021 RBA Italia ha riproposto il testo con le tavole di Minardi.
Trama La storia comincia a Baltimora, il 26 ottobre 1892. Alla locale sezione della Società Geografica Americana si discute del naufragio di una nave per esplorazioni, l'Eira. Tra due membri, lo statunitense Wilkye, appassionato di velocipedi, e l'armatore inglese Linderman, nasce una disputa sul modo migliore per raggiungere il Polo sud: il primo sostiene che lo si può fare solo in bicicletta, in quanto conta di percorrere le ultime 600 miglia che lo separano dal polo in 6-8 giorni, riducendo quindi drasticamente le necessità di vettovagliamento, mentre per il secondo è indispensabile una nave per avvicinarsi maggiormente, infilandosi in qualche passaggio aperto tra i ghiacci, e proseguire eventualmente a piedi. I due decidono così di organizzare due diverse spedizioni, in una sfida tra Stati Uniti d'America e Regno Unito. I due equipaggi (ai quali si aggiunge un certo Bisby, commerciante di carni salate desideroso di giungere al Polo per ingrassare e diventare così presidente della Società degli Uomini Grassi di Chicago) salpano con la stessa nave, la Stella Polare. La navigazione si conclude malgrado alcuni inconvenienti, tra cui un'avventura che occorre a Bisby, il quale cade in mare e deve disputare un'accanita lotta contro un albatros prima di essere recuperato dai suoi compagni di viaggio.
Una volta giunti alla Terra di Graham, la Stella Polare sbarca l'equipaggio di Wilkye, compreso Bisby, e riparte per cercare un passaggio per giungere nei pressi del Polo. Una volta sistemato una sorta di campo-base, Wilkye parte assieme ai due valenti velocipedisti Ugo Peruschi e John Blunt alla volta del Polo usando un'apposita macchina composta di tre velocipedi uniti spinti da un motore a petrolio; in caso di necessità (avaria o esaurimento delle scorte di carburante), le tre biciclette possono essere separate permettendo così ai tre avventurieri di continuare il viaggio. Il percorso si rivela più difficoltoso del previsto e a tre quarti di strada la comitiva esaurisce la scorta di petrolio, venendo così costretta a proseguire con la forza delle proprie gambe, a scapito del tempo necessario alla spedizione, che rischia così di farsi sorprendere dall'arrivo dell'inverno con i suoi freddi.
I tre giungono felicemente al Polo e vi piantano la bandiera dell'Unione Americana, ma sono costretti a ripartire poco dopo per l'imminente arrivo della stagione fredda. Durante il percorso di ritorno, avviene un ulteriore imprevisto: il campo di ghiaccio su cui si trovano Wilkye e i suoi compagni si è staccato dalla costa ed è arretrato verso sud, pertanto essi hanno percorso molta meno strada di quanto credessero. Sorpresi dall'inverno, i tre si ritrovano in una situazione disperata, ancora molto lontani dal campo-base, con Peruschi ammalato di scorbuto, a corto di viveri e senza sapere se i loro compagni li attendevano ancora o se credendoli morti erano salpati per cercare rifugio in zone meno inospitali.
Con grande forza d'animo, i protagonisti decidono comunque di dar fondo a ogni loro energia per proseguire il tragitto verso la Terra di Graham. Durante il percorso però s'imbattono dapprima in alcune tombe di molto recente fattura, che scoprono appartenere al capitano della Stella Polare ed altri marinai della nave, e successivamente nella spedizione di Linderman, che, non avendo trovato un passaggio tra i ghiacci ed essendo la nave stata distrutta da un iceberg, aveva cercato di proseguire la strada fino al Polo a piedi; una volta constatata l'impossibilità di raggiungerlo, all'arrivo dell'inverno il gruppo aveva ripiegato verso la costa, ma avendo esaurito i viveri, la sua situazione era subito precipitata verso il peggio. Linderman oltretutto aveva anche perso la ragione per la disperazione di non aver raggiunto il tanto agognato Polo sud.
Riunite le due spedizioni e facendosi coraggio l'un l'altro, Wilkye conduce i suoi uomini verso il Nord. Strada facendo, il gruppo si imbatte in Bisby mezzo assiderato, il quale era stato abbandonato dai marinai del campo-base perché stava consumando troppo in fretta le rimanenti scorte di viveri. I marinai si erano poi imbarcati su una scialuppa, facendo temere al gruppo di essere stato abbandonato per sempre sulle terre antartiche. In realtà i marinai, preoccupati dal ritardo di Wilkye e dei suoi due compagni, erano andati in cerca di aiuto, e trovata una baleniera degli Stati Uniti lungo la rotta, avevano facilmente convinto il suo capitano ad organizzare una spedizione di soccorso giunta al punto giusto, perché il gruppo di Wilkye era allo stremo delle forze.
Ricondotti in patria, Wilkye, Bisby e gli altri sono accolti come eroi. Wilkye va poi avanti a organizzare nuove spedizioni ai Poli; Bisby, essendo dimagrito per le privazioni subite in Antartide, viene espulso dalla Società degli Uomini Grassi, ma diventa un membro fisso della Società Geografica; mentre Linderman, completamente ammattito, viene rinchiuso in una casa di cura.
Personaggi Il libro si caratterizza per la presenza di pochi personaggi, soprattutto in relazione alla maggior parte degli altri libri di Salgari. L'unico vero antagonista non è una persona umana, bensì l'Antartide con i suoi freddi, i suoi pericoli e le sue terre inospitali.
Wilkye Trentaduenne, figlio di un ricco costruttore di velocipedi, aveva già preso parte a diverse spedizioni in Groenlandia ed era tra i più forti velocipedisti al mondo. Salgari lo descrive come un uomo «di statura atletica, con membra poderose, muscoli di ferro, abituato ai più duri esercizi del corpo», con «capelli e barba neri e la pelle bruna, che tradivano un incrocio di razze nordiche con le meridionali». Risoluto e generoso, si preoccupa costantemente della salute dei compagni e dà prova di ampie conoscenze scientifiche rispondendo alle domande di Bisby e dei due velocipedisti sull'Antartide, la geologia e la biologia. Linderman Rivale di Wilkye, è descritto con «i capelli e la barba rossa e la pelle rosea come un anglosassone». Si dimostra sin dalle prime pagine dal temperamento focoso e per nulla flemmatico, a differenza del tipico gentleman inglese. La sua sete di gloria lo porterà a causare la rovina del suo equipaggio e infine alla pazzia per non aver saputo accettare il fallimento. Bisby «Un pezzo d'uomo, grasso come un bove, con una folta barba rossa tagliata a becco [...] un faccione rossastro che somigliava a quello della luna veduta all'orizzonte dopo un tramonto infuocato d'estate, e con certe braccia e certe gambe che sembravano colonne». Negoziante di carni salate e membro della Società degli Uomini Grassi di Chicago, è un uomo di scarsa cultura ma dalla grande curiosità e da uno spiccato senso pratico. Col suo carattere bonario e con le sue buffe disavventure porta allegria sulla Stella Polare, e con le sue continue domande a Wilkye dà modo all'autore di spiegare varie questioni scientifiche ai lettori. William Bak Capitano della Stella Polare, rappresenta l'uomo di mare esperto e ligio al proprio dovere. Ugo Peruschi Uno dei due velocipedisti che raggiungono il Polo, è presentato come un giovanotto di 24-25 anni «alto, magro, tutto muscoli, colla pelle abbronzata, i lineamenti arditi». Italo-americano, è il velocipedista più valente e coraggioso della spedizione. Il nome è una variazione di quello di Ugo Peruzzi, cognato dell'autore e ciclista di fine Ottocento. John Blunt L'altro velocipedista, di origine americana: «di statura bassa con spalle larghe, petto ampio, braccia e gambe grosse, ma nervose, che dinotavano una forza poco comune ed una resistenza straordinaria». Si distingue per un naturale altruismo: quando Peruschi non può proseguire a causa dello scorbuto, propone di costruire una lettiga smontando una delle biciclette. Waldek Timoniere della Stella Polare. Johnson Uno dei superstiti del disastro della Stella Polare, è lui a raccontare a Wilkye le vicende della spedizione di Linderman. Capitano Kramer Comandante della baleniera che salva la spedizione di Wilkye.
Ambientazione e contesto scientifico
Le spedizioni polari di scoperta all'epoca della stesura del romanzo erano all'apice dell'interesse del pubblico (il Polo nord verrà poi raggiunto nel 1909 da Peary; due anni dopo il Polo sud da Roald Amundsen). Anche altri scrittori avevano ambientato romanzi nelle zone polari, tra cui Jules Verne con Le avventure del capitano Hatteras. Non essendo mai stati raggiunti i due Poli, all'epoca ancora non se ne conosceva la geografia: numerosi scienziati ed esploratori ritenevano che al di là di una certa latitudine si trovasse il cosiddetto "mare libero". Nel capitolo XXI, quando i tre protagonisti raggiungono il Polo sud, vi trovano effettivamente un grande mare abitato da numerose specie animali.
Il romanzo è caratterizzato da una prevalenza di ambienti esterni su quelli interni (come per la maggior parte della produzione salgariana): l'azione si svolge soprattutto sul ponte della Stella Polare e sulla terra antartica, mentre si svolgono negli interni solo alcune scene (nella Società Geografica di Baltimora, sotto coperta della Stella Polare e all'interno della capanna al campo-base nella Terra di Graham).
Le continue domande che Bisby e i due velocipedisti rivolgono a Wilkye hanno una funzione didattica: Salgari coglie l'occasione per spiegare fenomeni naturali e diffondere conoscenze scientifiche presso il pubblico dei suoi lettori. Lo stesso Bisby, che di scienza non conosceva nulla, all'ennesima risposta di Wilkye esclama: «Ah! Come è bella la scienza!... Ed io che la credevo inventata per fare ammattire le persone!...»