Biografia Amilcare Fantoli di Ugolino e di Maria Colucci, nacque a Prato il 6 luglio 1891. Dalla madre aveva ereditato l'amore per la musica e una voce bellissima. Sua madre era soprano - anche se non aveva mai intrapreso la carriera artistica - e lui tenore. Dal padre Professore di Scienze, Fisica e Matematica ereditò l'amore per la montagna, la passione per le avventure e uno spirito indagatore che lo spinse a percorrere i più diversi campi del sapere.

Origine del cognome Il nome Fantoli viene fatto risalire a Ugolino de' Fantoli citato da Dante nel canto XIV del Purgatorio."O Ugolin de' Fantolin, securo / è 'l nome tuo, da che più non s'aspetta / chi far lo possa, tralignando, oscuro" in: Dante, Divina Commedia, Purgatorio, XIV Canto, vv. 121-123 Benché il poeta affermi che egli non aveva discendenti essendogli morti i due figli, un terzo figlio andò invece, in Lombardia a combattere contro gli eretici che avevano seguito Fra Dolcino e là rimase. Quel che è certo è che nel 1400 un Fantoli era citato fra i Decurioni di Milano e nel 1700 un Fantoli era Giudice in Valle Anzasca. Onorata la storia, passiamo a un'epoca un po' più attuale.

Infanzia Primo di sei fratelli, fu abituato sin da bambino a compiere escursioni anche di molti giorni – fino a quaranta – sulle Alpi in compagnia del padre, dei fratelli e del cane lupo, Azor, che aveva il compito di proteggere e difendere il piccolo gruppo di ardimentosi. I racconti che il padre narrava ai suoi ragazzi nel panorama stellato delle notti alpine, nutrivano la fantasia del ragazzino e alimentavano progetti e sogni. Così le storie dei paesi lontani del sud est asiatico, le imprese polari, le conquiste delle vette inviolate diventavano altrettanti esempi di coraggio che il figlio si riprometteva di imitare. Mentre le spiegazioni delle costellazioni, dei moti degli astri e i segreti delle piante distillavano nel suo cuore un'ansia crescente di conoscere sempre di più. Per la sua crescita fu determinante anche la figura di uno zio paterno Edoardo Fantoli capitano di lungo corso, che aveva sposato una signora inglese di Brighton: Carolina Erskine Holland. Non meno ardimentoso del fratello, lo zio aveva intrapreso viaggi e traversate spericolate attraverso l'Atlantico e non avendo avuto figli, aveva riversato sul nipotino Amilcare il suo affetto e la sua predilezione. Partì per il suo ultimo viaggio con l'intenzione di risalire il Rio delle Amazzoni. Ma una volta giunto in Sud America e iniziata la risalita del grande fiume, scomparve nel nulla come un eroe leggendario, e la sua morte divenne un'altra storia tanto più esaltante in quanto Amilcare ne conosceva bene il protagonista.

La Prima Guerra Mondiale e gli incarichi oltremare Compiuti gli studi, allo scoppio della prima guerra mondiale, ormai ventiquattrenne, Amilcare Fantoli fu inviato al fronte. La guerra di trincea lo vide protagonista di atti di coraggio e di dedizione verso i compagni che gli valsero numerose menzioni. Al termine della guerra grazie ai suoi studi di meteorologia, fu incaricato di organizzare il primo servizio meteorologico della Libia allora colonia italiana. Era il compimento del suo sogno: una vita di frontiera in un territorio difficile dal punto di vista climatico, sanitario – vaiolo e peste erano malattie endemiche – e, non certo ultimo per importanza, politico.

Furono quelli anni di lavoro frenetico e di un'attività organizzativa che ebbe del prodigioso. Trasferitosi a vivere a Tripoli, ma con frequenti spostamenti attraverso tutto il territorio e anche oltre, riuscì ad affrontare e ad approfondire quasi tutti gli aspetti e i problemi climatici del paese nord africano senza trascurare l'importanza del clima sull'avvaloramento del territorio.

I primi scritti A partire dal 1923 i risultati delle osservazioni e degli studi compiuti in Libia, dettero luogo a decine di lavori apparsi in moltissime sedi: atti di congressi, riviste coloniali, ma anche in pubblicazioni di carattere geografico e di cultura umanistica. Amilcare Fantoli dimostrò infatti, una vera attrazione per il superamento dei limiti di una sterile specializzazione a favore di uno sguardo d'insieme, di una visione rinascimentale della realtà che tendeva a cogliere l'uomo e le sue manifestazioni come un tutto strettamente collegato in una più vasta interezza. Nel 1923 pubblicò una Guida della Libia per il Touring Club Italiano.L'opera è citata tra i volumi raccolti presso la Biblioteca Africana di Fusignano (Ravenna) come segue: Guida della Libia del Tovring Clvb Italiano pubblicata col patrocinio del Ministero delle Colonie. Parte II. Cirenàica. Con una carta geografica e 60 illustrazioni, Milano, s.i.t., 1923. 16°, pp. 267-(+1b). Carta nella tasca della 3ª di copertina. La Biblioteca privata "Africana", sorta nel 1976, ha come soggetto esclusivo l'Eritrea, l'Etiopia [Abissinia], la Somalia, la Libia ed il Colonialismo italiano. Il 1º aprile 1924 la Société Astronomique de France lo nominò suo membro titolare con un diploma firmato dal Segretario Generale Camille Flammarion. Nel 1927 partecipò al X Congresso Geografico italiano a Milano, e nel 1930 all'XI a Napoli.

La collaborazione con la Società Geografica Italiana Nel 1929 entrò a far parte della Società Geografica Italiana che nel 1937 lo nominò Socio corrispondente e nel 1978 Socio d'onore. La sua collaborazione con la Società Geografica Italiana fu assidua e ricca di suggestioni. Molto importante fu anche la sua collaborazione con il “Bollettino Geografico” dell'Ufficio Studi libico edito da E. de Agostini. In quegli anni crebbero numerosi rapporti di stima e di amicizia con diversi geografi e italiani e stranieri, uno dei quali, il francese Jean Despois, dedicò a lui e a de Agostini il volume sulla colonizzazione italiana in Libia. Nel 1933 compì la prima traversata dell'Hamada el-Hamra altopiano desertico roccioso, pressoché inesplorato. Di questa impresa fece un resoconto alcuni anni dopo – 1942 – pubblicato nel Bollettino della Società Geografica Italiana. A quell'anno risale anche una pregevole raccolta antologica: "La Libia negli scritti degli antichi" da lui composta con brani da lui scelti.da: Giandomenico Patrizi, "Notiziario - Personalia", Bollettino della Società Geografica Italiana, Anno 1982, N. 1-3

Organizzazione del Servizio meteorologico dell'Africa orientale italiana Nel 1934 si recò in Eritrea e in Somalia per studiare il riordino della rete di stazioni meteorologiche delle due colonie. Al termine della guerra italo-etiopica, Amilcare Fantoli ebbe l'incarico di organizzare il Servizio meteorologico dell'Africa Orientale Italiana. Da allora iniziarono le sue pubblicazioni relative anche a quei territori, ma meno numerose di quelle sulla Libia perché il lavoro fu interrotto di lì a pochi anni. Tuttavia l'opera fu egualmente imponente e i molti dati raccolti permisero ad Amilcare Fantoli di costruire pregevoli carte pluviometriche dell'Etiopia e di dare alle stampe il volume: "Elementi preliminari del clima dell'Etiopia" (Firenze 1940). Nel 1937, mentre organizzava la rete meteorologica dell'Africa orientale, raccolse importanti materiali paleolitici e neolitici e compì una serie di interessanti osservazioni di carattere geografico che furono pubblicate nel Bollettino della Società Geografica Italiana durante le annate 1938, 1939 e 1940.

I contrasti con Italo Balbo Nel 1939, in seguito a gravi contrasti con Italo Balbo allora governatore della Libia, fu obbligato a rientrare in Italia.

La Guerra e l'esperienza dei lager Richiamato in guerra nel 1942, l'8 settembre 1943 fu arrestato dalle truppe tedesche e inviato con altri ufficiali italiani in un campo di concentramento tedesco. Nonostante l'intervento di alcuni scienziati tedeschi in suo favore, Amilcare Fantoli rifiutò l'offerta di ottenere la libertà in cambio di un giuramento di fedeltà al Führer e preferì restare con i suoi compagni. Il calvario dei lager nazisti durò fino al 1945 quando le truppe alleate liberarono il campo di Meppen al confine olandese, dove era stato trasferito. Di quegli anni restano i quaderni riempiti di calcoli complicati e di osservazioni scientifiche di tutti i tipi che Amilcare Fantoli aveva fatto per occupare la propria mente e non farla cedere alla disperazione.

Il ritorno in Italia Rientrato in Italia, con la soppressione del Ministero dell'Africa Italiana, fu inserito nei ruoli del Ministero dell’Agricoltura, ma prestò la sua opera presso il Ministero degli Affari Esteri dove si dedicò alla rielaborazione dell'immensa mole di dati raccolti. Nel 1951 tornò anche in missione in Somalia.

Opere successive Il frutto di tanto lavoro fu la pubblicazione a cura del Ministero degli Affari Esteri, di una serie di importantissimi volumi: "Contributo alla climatologia della Somalia" (Roma 1965), "Contributo alla climatologia dell'Etiopia" (ibid. 1965)A proposito della successiva pubblicazione "Contributo alla Climatologia dell'Altiplano Etiopico, Regione Eritrea" apparsa nel 1966, il sito governativo statunitense National Environmental Satellite, Data and Informationa Service (NESDIS) riporta: "This book (and ICet3, ICli5, ICso1) is a compilation and description of the climate of the territory prepared by a respected and dedicated climatologist." (desunto dalla pagina web NCDC: Hardcopy Sources of Surface Climatic Data Part I - Colonial Africa attiva al 14/03/2011) "e dell'Eritrea" (ibid. 1966), "Contributo alla climatologia della Tripolitania" (ibid. 1967), "Contributo alla climatologia della Cirenaica" (ibid.1968), "Contributo alla climatologia della Libia" (ibid.1969). Nel frattempo, continuò a occuparsi attivamente di studi meteorologici e climatologici e partecipò a congressi scientifici internazionali e nazionali (Canarie, Svezia, Germania, Francia, Svizzera e molti altri). Si interessò anche di un gruppo di isole italiane che presentano caratteristiche molto simili a quelle della costa nord africana. Il risultato fu la trattazione del clima nella "Monografia biogeografica delle Pelagie, diretta da E. Zavattari" (Roma, 1960, pp. 11–114).

Morte e discendenza La morte lo colse a Genova l'11 novembre 1980 mentre era intento a progettare altri studi e ricerche. Dal suo matrimonio con Piera Fornari (Assisi 17 aprile 1898 – Roma 22 ottobre 1979) nacquero: Jolanda (1921 - 2020), Annibale (1924 - 2015), Ugo (1926 - 2015), Mirella (1930 – 1981) e Moussia (1942 - 2024).

Attività in campo umanistico Numerosissimi sono inoltre, anche articoli e scritti di vario genere che testimoniano la sua vastissima cultura e il suo interesse verso i più disparati campi. Dall'antropologia alla paletnologia, dall'arte araba all'archeologia, dai detti dei Sufi alla Bhagavad Gita, dai Prolegomeni di Ibn Khaldun – autore amatissimo – al Rubʿayyāt di Khayyām non ci fu argomento che non abbia almeno sfiorato. Scrisse pure la storia suffragata da un'ampia documentazione in suo possesso, del tragico amore tra il figlio e la figlia dei consoli di Francia e d'Inghilterra a Tripoli durante il 1825: "Una tragedia d'amore a Tripoli sullo sfondo di un contrasto politico", Levante, n.1, 1966.citato in: Salvatore Bono, "Storiografia e fonti occidentali sulla Libia (1510-1911)" in Quaderni dell'Istituto Italiano di Cultura di Tripoli, N. 2, Nuova serie, disponibile alla pagina web Storiografia e fonti occidentali sulla Libia, 1510-1911 - Salvatore Bono - Google Libri (attiva al 14/03/2011) Pubblicò anche - sotto pseudonimo - un libriccino di poesie dedicate alla Madonna: Nive candidior Maria (Roma 1966), frase tratta dalla lapide posta in onore della Vergine sul Rocciamelone, montagna delle Alpi Graie, nella Val Susa. Negli ultimi anni si dedicò a due studi critici sul primo viaggio di una donna nel Sinai e sul viaggio di San Pietro a Roma.

Titoli, onorificenze e tributi Tra i tanti titoli e onorificenze di cui era stato insignito, quella che gli fu più cara fu il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto.