Il rogo di libri (anche biblioclastia, o bibliolitia) è la pratica, spesso promossa da autorità politiche o religiose, in cui si distruggono libri o altro materiale scritto. Questa condotta è legata al fanatismo ideologico e di solito accompagna molti conflitti bellici. La pratica è generalmente pubblica, e accompagnata da forme cerimoniali, ed è motivata da obiezioni, contingenze e convenienze morali, politiche o religiose nei confronti del materiale pubblicato.

In epoca contemporanea sono divenute vittima di questa pratica altre forme di conservazione e diffusione dell'informazione, come registrazioni, dischi in vinile, CD, DVD, videocassette.

Visione d'insieme

Molti considerano la pratica del rogo dei libri come offensiva per diverse ragioni: per alcuni, è una formula di censura che i leader politici e religiosi applicano contro chi si oppone alle loro idee.

Per altre persone, il rogo pubblico di libri produce una pubblicità gratuita il cui effetto è attrarre attenzione sui libri che in altra maniera forse non avrebbero raggiunto una notorietà ampia. Per questo alcune autorità preferiscono la distruzione privata dei libri.

L'attuale tendenza nel settore delle comunicazioni e raccolte digitali ha comportato la trascrizione e memorizzazione di cataloghi e lavori scritti su archivi e biblioteche digitali. Quando questi lavori vengono soppressi con fini epurativi si può pensare ad una forma di rogo digitale. Attualmente l'espressione libri al rogo si associa alla censura di massa di una pubblicazione, effettuata davanti all'impossibilità di un'eliminazione sistematica di informazioni nell'era digitale.

Date importanti nella storia Il rogo di libri e la distruzione di biblioteche furono pratiche piuttosto comuni nel passato, causati spesso da guerra, censura o più semplicemente dalla necessità di cancellare informazioni o idee pericolose per il contesto storico in cui furono attuati. Questi sono alcuni degli eventi documentati:

Il rogo di libri nell'anno 213 a.C e l'assassinio di accademici nella Cina di Qin Shi Huang; molti intellettuali che disobbedirono all'ordine furono sepolti vivi. La distruzione delle opere di Cremuzio Cordo, una delle figure di spicco della storiografia romana del dissenso, tesa ad esaltare il tramontato regime repubblicano contro il nuovo ordine imperiale retto dalla dinastia Giulio-Claudia. Fu accusato di crimen maiestatis. Il suo scritto Annales fu accusato anche di aver criticato il popolo e il senato di Roma e non aver mostrato il giusto rispetto nei confronti di Augusto e di Cesare.Cassio Dione, Storia romana, LVII,24,3.. Il Senato decretò che tutti i libri con la sua opera fossero bruciati dagli Edili. I libri di alchimia dell'enciclopedia di Alessandria furono bruciati nel 292 dall'imperatore Diocleziano. Un'altra famosa opera di distruzione fu quella avuta nell'anno 642 da parte del generale ʿAmr ibn al-ʿĀṣ, comandante delle truppe arabe che avevano appena conquistato l'Egitto, che secondo Abd al-Latif al-Baghdadi, distrusse la Biblioteca di Alessandria e i libri in essa contenuti su ordine del califfo Omar. Questa fu la motivazione del califfo: «In quei libri o ci sono cose già presenti nel Corano, o ci sono cose che del Corano non fanno parte: se sono presenti nel Corano sono inutili, se non sono presenti allora sono dannose e vanno distrutte». Jurji Zaydan, storico dell'islam, cita quattro storici arabi che confermano gli avvenuti roghi di libri, in Egitto e in Persia, da parte dei conquistatori arabi: Ibn Khaldun, Abd al-Latif al-Baghdadi, Al-Maqrizi e Haji KhalifaJ. Zayna, Storia della civiltà islamica (Taʾrīkh al-tamaddun al-islāmī), tomo III, capitolo 1. Il secondo concilio di Nicea (787) stabilì che i libri eretici rinvenuti dovessero essere immediatamente consegnati al vescovo, un altro concilio nell'868 condannò al rogo le opere di Fozio, nel 1140 furono condannate al rogo opere di Pietro Abelardo e Arnaldo da Brescia, nel 1239 il Talmud, e nel 1327 opere di Francesco Stabili. Un concilio a Tolosa nel 1229 giunse a proibire ai laici francesi il possesso di copie della Bibbia; nel 1234 un altro concilio, Tarragona, ordinò il rogo delle traduzioni della Bibbia in lingue volgari. Il 10 febbraio 1258 la città di Baghdad venne presa e saccheggiata dai Mongoli guidati da Hulagu, nipote di Gengis Khan, che massacrarono tra i 200 000 e i abitanti, fra cui il califfo abbaside al-Musta'sim e devastarono vaste zone della città oltre alla celeberrima biblioteca, la Bayt al-Ḥikma. Si trattava di uno straordinario patrimonio librario di quasi mezzo milione di volumi. Nel 1266, il capitolo generale dell'Ordine francescano, tenutosi a Parigi, decise di distruggere tutte le biografie di Francesco d'Assisi, per lasciarne soltanto quella, appena approvata, di Bonaventura da Bagnoregio. Nel 1316, dopo la morte del medico e alchimista Arnaldo da Villanova, i suoi libri furono confiscati e bruciati dall'Inquisizione di Tarragona. Il 7 febbraio 1497 ebbe luogo a Firenze un importante rogo di libri e opere artistiche di considerevole valore, ritenute materiale immorale, conosciuto come "Falò delle vanità". Esso fu promosso da Girolamo Savonarola. Il 10 dicembre 1520 Martin Lutero fece bruciare nella piazza di Wittenberg i testi del diritto canonico, la bolla papale e alcuni scritti, tra i quali la Summa Theologiae di Tommaso d'Aquino e la Summa Angelica di Angelo da Chivasso, testi ai quali facevano riferimento i suoi avversari. Nel 1524 venne pubblicata la prima edizione de I Modi, famoso libro erotico del Rinascimento italiano, contenente sedici incisioni di Marcantonio Raimondi che rappresentano in modo esplicito una serie di posizioni sessuali; queste incisioni vennero radunate e bruciate totalmente. I Modi venne pubblicato nuovamente nel 1527, ma la censura pontificia eliminò tutte le copie che riuscì a trovare.Il libro venne successivamente ristampato con disegni di Giulio Romano e con sonetti di Pietro Aretino.. Nel 1534, durante la rivolta di Münster (città tedesca della Renania Settentrionale-Vestfalia), predicatori anabattisti dichiararono Münster la Nuova Sion e bruciarono qualunque libro che non fosse la Bibbia. Il rogo dei manoscritti Maya e Aztechi del 1562 compiuto ad opera dell'Inquisizione in Messico, per ordine di Diego de Landa, vescovo cattolico spagnolo e studioso della cultura Maya, noto, appunto, per aver distrutto quasi interamente il patrimonio culturale scritto di tale civiltà. De Landa cercò di raccogliere quante più informazioni poté su quella cultura che, da inquisitore, aveva cercato di far scomparire ad ogni costo. Agli inizi del secolo XVI, gli Andalusi della penisola iberica avevano l'obbligo di consegnare alle autorità castigliane i libri scritti in arabo, venendogli poi restituiti quelli riguardanti medicina, filosofia e storia e bruciati tutti gli altriDecreto di Juana I de Castilla del 1511, raccolto nella Collección de documentos inéditos para la historia de España, vol. XXXIX pags. 447-450. Nel 1558 l'inquisizione istituisce l'elenco dei libri proibiti, che conteneva i testi contrari alla dottrina cattolica. La vittima più famosa di questo indice è il filosofo Giordano Bruno: a Roma il 17 febbraio 1600 in piazza San Pietro vengono bruciati tutti i suoi libri mentre lui stesso viene messo al rogo, a Campo dei Fiori. Nel 1782 il viceré di Sicilia Domenico Caracciolo, marchese di Villamaina, fece dare alle fiamme l'intero archivio segreto (e anche gli strumenti di tortura) del Tribunale dell'Inquisizione che si trovava a Palermo nel Palazzo Chiaramonte-Steri. Nel 1793 il poeta spagnolo Félix María Samaniego, che aveva scritto anche una composizione erotica nota come El jardín de Venus (Il giardino di Venere), subì un processo da parte dell'Inquisizione, e prima di morire dovette far bruciare la maggior parte delle proprie opere. Nell'ottobre 1817 ebbe luogo per la prima volta il festival di Wartburg (in tedesco Wartburgfest), al castello di Wartburg nei pressi di Eisenach (in Turingia), dove un folto gruppo di studenti organizzò un rogo dei simboli napoleonici e dei libri considerati reazionari e antitedeschi, quasi a voler far rivivere l'episodio che vide Lutero fare bruciare nella piazza di Wittenberg i testi religiosi cattolici. Vennero bruciati, tra gli altri: il Codice Napoleone (allora ancora vigente presso alcuni Stati tedeschi), la Storia dell'Impero germanico di August von Kotzebue, la Restaurazione della scienza politica di Karl Ludwig von Haller, il volume Sovranità e costituzioni statali di Friedrich Ancillon, il Codice della Gendarmeria prussiana. Nella prima guerra mondiale si verificò il cosiddetto "Stupro del Belgio". Il 25 agosto 1914 i tedeschi devastarono la città di Lovanio; deliberatamente, con la benzina, diedero fuoco alla biblioteca dell'Università Cattolica che conteneva circa 300.000 libri e manoscritti medievali, uccisero 248 civili ed espulsero l'intera popolazione di abitanti. Abitazioni di civili furono incendiate e cittadini furono spesso fucilati nel luogo in cui si trovavano. Furono inoltre distrutti oltre 2.000 edifici, mentre grandi quantità di materiali strategici, prodotti alimentari e moderne attrezzature industriali furono saccheggiati e trasferiti in Germania. Il rogo dei libri di autori ebrei durante l'epoca nazista, dal 1930 fino al 1945 in Germania. Il regime nazista divenne molto noto per i roghi delle opere di oppositori politici e scrittori considerati sconvenienti ed immorali, per il contenuto delle loro opere, le loro opinioni politiche o le loro origini etniche. Tra i Bücherverbrennungen più noti svoltosi durante il ed a causa del regime nazista nella Germania di Hitler si annovera quello avvenuto nella Bebelplatz di Berlino il 10 maggio 1933. Nel regime fascista, in Italia, vi fu una rigida censura sulla stampa di libri e riviste. Un caso fra i primi è quello del romanzo Sambadù, amore negro (1934), nel quale la scrittrice Mura racconta la passione di una donna bianca per un uomo nero africano. Il romanzo venne sequestrato e le copie distrutte, l'illustratore di copertina Marcello Dudovich diffidato, e persino venne ritirato dalle edicole il quotidiano La Voce di Mantova per aver segnalato l'opera alle lettrici. Mura diventa una sorvegliata dalla polizia politica. Nel 1951 si bruciarono - nei cortili di parrocchie cattoliche - libri di Gianni Rodari (tra cui il saggio pedagogico Il manuale del Pioniere) e copie della sua rivista Pioniere, per motivi di contrapposizione ideologica. Nel 1961 si consumò in Italia nel cortile della procura di Varese l'ultimo rogo di libri per disposizione legale; si trattava della condanna per oscenità dell'opera Storielle, racconti e raccontini del marchese de Sade, illustrata da Alberto Manfredi, e pubblicata dall'editore Luigi Veronelli l'anno precedente. Ma ancora nel 1979, dopo l'arresto del filosofo Toni Negri con l'accusa di essere a capo di un'insurrezione armata contro lo Stato, i suoi cinque opuscoli Crisi dello Stato-piano, Partito operaio contro il lavoro, Proletari e Stato, Per la critica della costituzione materiale, Il dominio e il sabotaggio, sparirono dalle librerie italiane e furono mandati al maceroToni Negri, I libri del rogo, Castelvecchi, Roma, 1997. ISBN 88-8210-024-3.. In Cile dopo il colpo di Stato dell'11 settembre del 1973 i militari cileni sequestrarono e bruciarono migliaia di libri di politica, anche se nel febbraio 1987 il Ministero dell'Interno cileno affermò solo di aver bruciato copie di Le avventure di Miguel Littin clandestino in Chile il 28 novembre 1986 a Valparaíso sotto l'ordine del dittatore Augusto Pinochet.