Biografia È stato soprannominato "il Best operaio" con un forte debole per le donne, l'alcool, e i pub dove amava fare le ore piccole.
Frank Worthington ha avuto due figli, Frank Jr. e Kim Malou, nati dal suo primo matrimonio, avvenuto nel 1973 con la svedese Birgitta K. Egermalm e il secondo celebrato nel 1986 con Carol, figlia di Noel Dwyer, portiere della nazionale irlandese.
Fu la figlia Kim Malou a fare da portavoce per la famiglia nel 2016, annunciando alla stampa che suo padre era affetto dalla malattia di Alzheimer e promosse la ricerca medica sul "potenziale legame tra la patologia e i colpi di testa con i vecchi palloni di cuoio". Frank cercò di smentire la notizia pochi giorni dopo.
Affetto da questa malattia si spense a 72 anni nel 2021. La moglie Carol, ha affrontato gravi difficoltà economiche dopo la sua scomparsa ed è stata costretta a vendere la casa di famiglia a Huddersfield, poiché l'unico reddito rimasto dopo la fine della sua carriera di calciatore e la sua malattia era costituito da sussidi di assistenza.
Carriera Club Nel corso della sua lunga carriera giocò nelle massime divisioni di Inghilterra, Stati Uniti, Svezia e Sud Africa. Con la maglia del Bolton fu capocannoniere della First Division inglese nel 1979. Iniziò la sua carriera con le giovanili dell' dove arrivò a esordire in prima squadra. Nel 1972 passò al , dopo essere stato scartato dal per problemi di pressione arteriosa troppo alta per cui perse l'occasione di giocare nei Reds di Bill Shankly che lo voleva fortemente ad Anfield. Nel Leicester rimase sino alla stagione 1977, la sua permanenza più lunga in club con 210 presenze e 72 reti.
Al Leicester mostra appieno tutte le sue qualità. Segna regolarmente, ma soprattutto gioca in maniera sublime. Quando era al Leicester, era l'idolo del giovane Gary Lineker, che seguirà le sue orme nelle Foxes.
Dopo Leicester, iniziò il suo girovagare, non soltanto in Inghilterra, appendendo gli scarpini al chiodo a 43 anni.
Nel 1985 diviene allenatore del , club di quarta divisione inglese che nel luglio 1984 era passato sotto proprietà statunitense, prima in assoluto per un club europeo. Nonostante il suo ottimo rendimento personale, segnò 21 reti in 59 partite, e il merito di aver lanciato in squadra giocatori come Ian Muir, la squadra si trovò in costante difficoltà in campionato, anche a causa delle difficoltà economiche che la proprietà statunitense incontrò. Quando i soci inglesi esautorarono Osterman, il proprietario statunitense, venne anch'egli allontanato dalla guida della squadra, venendo sostituito da Ronnie Moore.
Complessivamente ha giocato 22 stagioni consecutive in Football League, dal 1966 al 1987, collezionando 882 presenze e segnando 266 reti in tutte le competizioni. 14 le sue stagioni nella massima serie inglese, con 466 partite e 150 reti, vincendo la classifica dei marcatori nel 1979, quando giocava nel Bolton, davanti a Dalglish (Liverpool) e Stapleton (Arsenal). Fu proprio durante quella stagione che segnò forse il più bel gol della sua carriera contro l'Ipswich, a Burnden Park, nell'aprile 1979.
Nazionale Nel 1972 Sir Alf Ramsey lo convoca per l'under 23. Lui si presenta con stivali da cowboy, una maglietta di seta rossa e una giacca di pelle color giallo limone, suscitando molte remore e perplessità nel C.T.
Nel 1974, fu convocato in Nazionale da Joe Mercer e collezionò 8 gare, segnando 2 reti. Fu poi escluso dal commissario tecnico Don Revie perché non tollerava la sua poca disciplina tattica, ma soprattutto il suo stile di vita poco da atleta.
Palmarès Giocatore Club
Huddersfield Town: 1969-1970 Bolton: 1977-1978
Note
Collegamenti esterni
Categoria:Allenatori di calcio inglesi Categoria:Calciatori inglesi Categoria:Calciatori della nazionale inglese