Biografia Giorgio Orsolano nacque a San Giorgio Canavese, non lontano da Ivrea, nel 1803 da Antonio Orsolano e Margherita Gallo. Quando la madre rimase vedova, venne mandato da un fratello di lei, prete, per educarlo e per istruirlo. Ogni tentativo risultava vano ed egli lo rimandò dalla madre. Ritornato a San Giorgio, Orsolano trascorreva più tempo in osteria che al lavoro.
Nel 1823 commise i primi reati rubando dieci candele nella Confraternita di Santa Marta e degli oggetti nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, entrambe nel paese. Inoltre tentò di stuprare la sedicenne Teresa Pignocco che tenne imprigionata a casa sua per sei giorni. Il 15 dicembre del 1823 per i furti e il tentativo di stupro fu condannato a otto anni di carcereAtti del processo, tribunale di Ivrea, sentenza del 15 dicembre 1823..
Uscì dal carcere il 13 dicembre 1831 per buona condotta (e anche a fine pena). Si mise con una vedova di 24 anni, Domenica Nigra; da lei ebbe una figlia, Margherita, nata il 7 luglio 1833. All'inizio dell'aprile 1834 i due si sposarono. Infine aprì una bottega di "ritagliatore e salsicciaio", che non sempre diede i guadagni sperati.
Il 14 febbraio 1834 uccise Caterina Scavarda di dieci anni, dopo averla stuprata: ne gettò i resti nelle campagne di San Giorgio. Il 24 giugno stuprò e uccise Caterina Givogre di nove anni e dopo averla decapitata ne gettò i resti nel torrente Piatonia. Le ricerche delle due bambine scomparse non diedero frutti, quindi i presunti delitti vennero attribuiti ai branchi di lupi che infestavano la zona. Il 3 marzo 1835, durante il giorno di mercato di San Giorgio, convinse Francesca Tonso di quattordici anni a seguirlo a casa con la scusa di comprare le uova che teneva in grembo. Lì la stuprò e la uccise, ne tagliò il cadavere a pezzi con una mannaia, lo chiuse in un sacco di iuta e lo seppellì nello stesso torrente. Per non destare sospetti controllò che non si fosse sporcato e lavò il sacco nel fiume.
La zia e i genitori denunciarono la scomparsa della figlia. Andarono poi a casa del killer, simile alla descrizione data dalla zia, per porgli delle domande. Lui reagì in modo brusco e li cacciò. La polizia poi scoprì i precedenti di Orsolano. In un controllo successivo in casa sua vennero trovati gli zoccoli di Francesca, dei brandelli di vestito, delle macchie di sangue e il sacco parzialmente sporco. Venne riconosciuto, arrestato poco prima che fuggisse e portato al castello di Ivrea, dopo che gli abitanti di San Giorgio avevano tentato di linciarlo. Continuò a negare i crimini, ma fu fatto ubriacare e confessò tutto. Inoltre un ufficiale gli aveva assicurato che, se avesse confessato e si fosse dichiarato pazzo, sarebbe stato assolto dalla pena di morte. Il 13 marzo, alla fine del processo, venne condannato alla pena di morte a Ivrea e impiccato quattro giorni dopo a San Giorgio Canavese, frazione sant'Anna davanti alla Cappella omonimaAtti del processo, tribunale di Ivrea, sentenza del 13 marzo 1835.. Orsolano ascoltò con indifferenza la sentenza.
L'Università di Torino, il giorno della sentenza, inviò tre chirurghi "per dissecare il cadavere" e portare via il capo e i testicoli definiti dai medici "più voluminosi del solito". Il cranio venne portato poi al Museo di Anatomia. Tuttora un calco della testa è conservata al Museo di anatomia umana Luigi Rolando di TorinoCalco in gesso di Giorgio Orsolano sul sito del Museo di anatomia umana Luigi Rolando.
Note
Bibliografia Andrea Accorsi e Massimo Centini, La sanguinosa storia dei serial killer, Newton Compton Editori, 2003
Voci correlate Serial killer Giovanna Bonanno Vincenzo Verzeni
Categoria:Persone giustiziate per impiccagione