Il sigaro è un cilindro di foglie di tabacco seccate, fermentate e arrotolate, che può essere fumato.

È assai probabile che le prime piante di tabacco siano state scoperte dai primi europei nell'isola di Santo Domingo, ma la pianta era presente un po' in tutto l'arcipelago caraibico. Il tabacco usato per i sigari viene coltivato in quantità significative in nazioni come il Brasile, il Camerun, Cuba, Repubblica Dominicana, Honduras, Indonesia, Messico, Nicaragua e negli Stati Uniti d'America.

I sigari fatti a Cuba sono stati a lungo considerati senza pari, grazie al microclima unico della zona di Vuelta Abajo nella provincia di Pinar del Río nell'ovest dell'isola, dove viene coltivato un tabacco di altissima qualità importato nell'isola (che originariamente aveva una varietà assai forte e acre), e lavorato grazie all'abilità ed esperienza dei fabbricanti di sigari.

Dopo la rivoluzione del 1959, le manifatture di sigari furono nazionalizzate e questo provocò la massiccia emigrazione di quasi tutti i manager più esperti e di buona parte delle abili maestranze alla volta della vicina isola di Santo Domingo, oltre che in Nicaragua e in Honduras, paesi che, fino ad allora, erano stati del tutto marginali nella fabbricazione e nella commercializzazione dei sigari.

Il governo cubano recuperò in parte tale situazione di gravissima crisi e oggi Cuba è nuovamente considerata da molti un luogo di eccellenza per i vari vitolas prodotti, pur subendo ancora la forte concorrenza quantitativa e qualitativa di Santo Domingo e, in parte, dell'Honduras e del Nicaragua. In Europa sono considerate di buon livello le manifatture dei Paesi Bassi e della Germania, ma anche l'Italia, con i suoi vari tipi di sigari Toscano.

Composizione del sigaro

Un sigaro si compone di foglie di tabacco, cui sono state eliminate le nervature, arrotolate a mano o a macchina. Si distinguono tre elementi: tripa, capote e capa. La tripa, o ripieno, può essere composta da foglie intere (nei sigari di maggior pregio) o da trinciato di tabacco; ciò è rivestito da un'ulteriore foglia di tabacco (capote), la cui funzione è quella di dare una prima forma al sigaro. Tripa e capote sono a loro volta racchiuse ancora da un'altra foglia appositamente tesa, lavorata e sigillata al corpo del sigaro con una goccia di resina vegetale del tutto inodore e insapore che è chiamata capa. La capa deve essere rimossa o bucata in corrispondenza della "testa" (cioè la parte chiusa del sigaro) usando strumenti come il cutter, cioè una piccola ghigliottina, o il puncher, che crea un foro per poter aspirare il fumo una volta acceso il sigaro.

Contrariamente a quanto si crede il colore della capa non è legato alla forza del sigaro: è semplicemente una convenzione usata in passato, quando a sigari di colore chiaro si abbinava una "tripa" più leggera e a sigari scuri una più forte. La forza del sigaro infatti è dovuta alla mescola (detta "ligada") del tabacco proveniente da tre diverse parti della pianta: il ligero, il seco e il volado. Il ligero (che consiste nelle foglie della parte alta della pianta) dà forza alla ligada; il seco (foglie della parte intermedia) conferisce forza e gusto; infine il volado (foglie basse) è usato per aumentare la combustibilità del tabacco, essendo di per sé poco aromatico.

La produzione Una volta effettuato il raccolto delle foglie di tabacco queste vengono sistemate in apposite strutture, quasi sempre di legno, per l'essiccazione e lo stagionamento. Si tratta di una fase fondamentale per la riuscita del prodotto sia per il metodo utilizzato (che tendenzialmente è unico) che per il tempo di invecchiamento che è invece molto variabile: si va da un minimo di 6 mesi ad un massimo superiore ai due anni, specialmente per la marche cubane di maggior prestigio come Cohiba.

Terminata la stagionatura, le foglie vengono portate nelle fabbriche di produzione, a Cuba denominate galeras, in cui vengono creati da artigiani esperti denominati torcedores. La tecnica e l'abilità di "arrotolamento" sono anch'esse fondamentali per la riuscita del prodotto sotto due profili; il primo è il mantenimento della tipicità della marca e del tipo particolare di vitola, in quanto il torcedor deve aver cura di mantenere la ligada creata dalla marca per quel tipo di sigaro (ovvero la proporzione tra i vari tipi di foglie che caratterizza il sapore ed il gusto dello stesso); il secondo è la tecnica di costruzione del sigaro, che deve essere correttamente riempito al fine di evitare che, se troppo "vuoto", possa avere una resa qualitativa minore o che, se peggio è troppo pieno, il tiraggio possa essere difficoltoso e la fumata decisamente compromessa.

I torcedores spesso possono portare con sé piccole quantità di tabacco per produrre sigari in proprio. Nei casi più gravi possono anche accadere veri e propri furti di materiali (compresi scatole, etichette e certificati di autenticità), al fine di creare materiale contraffatto. A Cuba questi casi sono frequenti, e sebbene queste scatole false siano comunque di qualità buona, è sempre difficile (se non si è intenditori e se non si dà la possibilità di assaggiare un sigaro prima di acquistare) capire quali scatole contraffatte siano realizzate in questo modo o quali in modalità ben peggiore (usando tabacco non correttamente stagionato e prodotto o addirittura usando foglie di piante diverse).

Una volta creati i sigari questi passano davanti a operai esperti nella selezione del colore degli stessi; a seconda del tipo e della qualità di foglia o soprattutto del periodo di stagionatura, le fasce possono essere di colori molto diversi: dal claro (ovvero un marrone molto sbiadito) fino al negro (ovvero un marrone molto scuro e prossimo al nero). Gli addetti a questo compito si preoccupano di mettere assieme i sigari di colori simili, affinché in una scatola gli stessi non siano troppo diversi ed esteticamente poco appetibili.

Dopo la selezione del colore, come ultima fase, la grandissima maggioranza dei sigari vengono anillati, ovvero viene aggiunta (tendenzialmente poco dopo la testa del sigaro, che è la parte da cui si tira) l'anilla, che è una fascetta rappresentante il marchio della casa di produzione. Di questo compito sono incaricati degli operai molto veloci e abili, in grado di apporre l'anilla in pochissimi secondi. Diversamente da quello che si potrebbe pensare, questa è una fase molto delicata perché la fascetta deve essere chiusa con una quantità minima di colla (al fine di restare attaccata al sigaro) stando bene attenti che il collante non entri in contatto con la fascia; diversamente, al momento di rimuoverla, il fumatore si troverebbe in mano un pezzo di foglia e questo potrebbe causare il progressivo srotolamento del sigaro stesso. Va detto infatti che nessun sigaro, specialmente nessuno di quelli di alta qualità, è assemblato utilizzando colle artificiali.

Il confezionamento Il sigaro è un oggetto particolarmente delicato e bastano poche ore di conservazione scorretta per compromettere, a volte in modo irrimediabile, il suo pieno utilizzo. Per questo motivo un sigaro deve essere sempre confezionato se deve essere trasportato da un luogo ad un altro, ragione per cui è conservato nei seguenti modi:

Tubo Può essere in alluminio o meno frequentemente in plastica, garantisce la conservazione per lunghi periodi e può essere riutilizzato a piacere. All'interno del tubo spesso viene usato del tranciato sottile di cedro per mantenere più costante possibile il livello di umidità del sigaro posto all'interno. Esistono anche versioni pregiate in pelle, che possono contenere fino a cinque sigari, ma che non garantiscono la tenuta stagna.

Confezione in cartone o plastica La confezione in cartone ("petaca") è da tre o cinque pezzi, non garantisce la tenuta dell'umidità e a lungo andare altera il sapore dei sigari contenuti: per tali motivi è da ritenere il peggior tipo di confezionamento, nonostante sia usato anche per sigari di qualità (ad es. Cohiba, Partagas, Montecristo). La confezione in plastica (detta anche "bundle") è invece riservata a sigari di bassa qualità e prezzo economico.

La scatola Il sigaro può anche essere conservato in scatole in legno, grezzo o ricoperto di carta recante il logo della marca, che garantiscono una buona tenuta dell'umidità sul breve periodo, ma che comunque necessitano di stare in ambiente protetto se il sigaro è conservato a lungo. La scatola da 25 unità è il formato classico nel confezionamento, coi sigari disposti in due file (una da 13 una da 12) o in tre file (8-9-8). Tuttavia la scatola stessa, di forma rettangolare, tende a schiacciare i sigari e a far perdere loro la struttura cilindrica. Per questo motivo è sempre più frequente il confezionamento in scatole denominate cabinet, che possono contenere 25 o anche 50 sigari, in cui però i suddetti sono conservati sciolti e non incastrati.

In questi casi i sigari vengono avvolti in una semplice fascia, in modo da tenerli insieme senza perdere la loro forma originaria. Il cabinet è da considerarsi la forma di confezionamento migliore, tanto che pare che i migliori sigari siano messi proprio in questo tipo di scatole. Negli ultimi anni il mercato si è allargato notevolmente, e per venire incontro alle esigenze di nuovi fumatori sono state introdotte anche scatole da 5 o 10 unità, non solo riservate a produzioni speciali o per sigari particolarmente rari e costosi che pochi potrebbero comprare in confezioni da 25, ma anche per renderne più fruibile l'acquisto.

Altre confezioni Molti altri tipi di confezionamento possono essere usati, specie per produzioni limitate e speciali: giare di ceramiche (una delle migliori soluzioni in fatto di conservazione), humidor in legno decorato dalle forme più diverse (ogni anno a Cuba ne vengono presentati di nuovi), box metallici.

Conservazione Il sigaro è un prodotto che necessita di un sistema di conservazione particolare affinché vengano preservate le qualità organolettiche nel tempo. Un avana di buon livello continua a migliorare per oltre 10-15 anni dalla produzione, per poi lentamente calare.

La questione sul numero ottimale di anni per la conservazione è dibattuta: alcuni preferiscono fumare il sigaro "fresco", appena rollato o comunque entro 3 anni dalla fattura, altri propendono per stagionature più lunghe (5, 10 anni), altri ancora sono sostenitori del sigaro "vintage", con più di 10 anni di invecchiamento. Premettendo che la scelta si basa sul gusto personale, un sigaro fresco avrà aromi più distinguibili e ruvidi, un sigaro invecchiato tenderà a offrire sapori più amalgamati e pastosi. A prescindere comunque da queste preferenze, ogni appassionato deve munirsi di un sistema di conservazione. Due sono i parametri fondamentali da tenere presente quando si parla di sigari: umidità e temperatura.

Umidità È il primo parametro da controllare per conservare dei sigari; esso può essere facilmente tenuto sotto controllo con un igrometro, digitale o analogico. A questo punto bisogna distinguere tra umidità assoluta del tabacco (U a) ed umidità relativa ambientale (U r); in genere l'umidità assoluta di equilibrio per il tabacco, in ambiente standard, è del 12% (*). È bene ricordarsi sempre che, invece, la percentuale di umidità relativa deve sempre restare tra il 65% ed il 72% a una temperatura di 18-20 °C. Nel caso in cui non si disponga di un humidor climatizzato, che mantiene questi valori in modo automatico, è utile tener conto della cosiddetta "quota 90", che è data dalla somma di temperatura di conservazione e tasso di umidità (U r), per cui se a 20 °C si tiene il 70%, a 25 °C bisogna tenere il 65% e a 30 °C il 60% (e così via), per tenere inalterata la quantità reale di umidità all'interno del sigaro. Questo serve a evitare problemi di combustione e un marcato sapore amaro durante la fumata, segni tipici dell'eccesso di umidità nel sigaro.