Soprannominato Piscinin per la precocità dell'esordio, e successivamente Kaiser Franz in omaggio a Franz Beckenbauer, è considerato uno dei più grandi giocatori della storia del calcio.. oltreché annoverato tra le più note bandiere calcistiche di tutti i tempi. Occupa il 19º posto nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla rivista World Soccer e il 33º nell'omonima classifica stilata dall'IFFHS. Nel marzo del 2004 Pelé lo inserì nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi redatta in occasione del centenario della FIFA. Per sette volte tra i candidati alla vittoria del Pallone d'oro (dal 1988 al 1990 e dal 1992 al 1995), arrivò a ricoprire la seconda posizione nel 1989 dietro al compagno di squadra Marco van Basten. Nel dicembre 1999, in occasione del centenario del Milan, è stato eletto dai suoi tifosi "milanista del secolo", cioè il giocatore più rappresentativo nella storia rossonera, mentre nel 2013 è entrato a far parte della Hall of Fame del calcio italiano. È inoltre risultato 17º nell'UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d'Europa dei cinquant'anni precedenti.

Legò l'intera carriera al disputandovi venti stagioni, quindici delle quali da capitano. Con i rossoneri conquistò sei scudetti, quattro Supercoppe italiane, tre Coppe dei Campioni, due Supercoppe UEFA e due Coppe Intercontinentali, diventando il secondo calciatore con più presenze nella storia del club, alle spalle del solo Paolo Maldini; insieme al portiere Sebastiano Rossi e ai compagni di reparto Mauro Tassotti, Maldini e Alessandro Costacurta – una delle migliori linee difensive nella storia della disciplina –, ha consentito al Milan di stabilire il record di partite consecutive senza sconfitta (58) nei maggiori campionati nazionali d'Europa (dal 26 maggio 1991 al 14 marzo 1993, ovvero un anno, 9 mesi e 16 giorni).

Con la nazionale italiana vinse il , pur senza scendere in campo, e raggiunse la finale del , stavolta da capitano azzurro; nell'arco di tredici anni disputò in maglia azzurra tre campionati del mondo (Spagna 1982, e Stati Uniti 1994 – unico calciatore italiano ad aver chiuso la propria esperienza mondiale con, rispettivamente, un primo, un terzo e un secondo posto) e due campionati d'Europa ( e ). Inoltre con la nazionale olimpica partecipò al Giochi di .

Biografia

Nato in una famiglia contadina, che ebbe cinque figli, rimase orfano a quattordici anni. Sposato con Maura, la coppia ebbe due figli, di cui il secondogenito adottato; era inoltre zio di Regina, figlia del fratello maggiore Giuseppe, anche loro calciatori.

Nel 1999, Baresi cambiò legalmente il proprio nome da Franchino a Franco.

Indagato con accuse di usura e riciclaggio nell'ambito di una truffa sulla vendita di quadri, fu processato nell'agosto 2005: il patteggiamento a tre mesi venne commutato in ammenda economica, pari a euro.

Baresi interpretò un cameo, nel ruolo di se stesso, nel film Tifosi (1999) di Neri Parenti, accanto a Massimo Boldi.

Malattia e morte Nell'agosto 2025 gli venne riscontrato un nodulo polmonare, poi asportato chirurgicamente. La sua ultima apparizione pubblica avvenne il 6 febbraio 2026, durante la cerimonia di apertura dei XXV Giochi olimpici invernali di Milano e Cortina d'Ampezzo, quando, insieme all'ex capitano dell' Giuseppe Bergomi, portò la fiaccola olimpica all'interno dello stadio Giuseppe Meazza.

Morì il 31 luglio 2026, all'età di 66 anni, all'Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, dove si trovava ricoverato da qualche giorno a causa di un improvviso peggioramento delle sue condizioni. Il funerale venne celebrato il successivo 4 agosto, presso la basilica di Sant'Ambrogio a Milano.

Caratteristiche tecniche

Segnalatosi fin da giovane come uno dei maggiori talenti espressi dal calcio italiano, ha rivoluzionato il ruolo del difensore nel calcio fungendo da spartiacque tra la marcatura a uomo e quella a zona. Baresi era un libero capace di coniugare senso della posizione, tecnica, scatto, visione di gioco e decisione negli interventi con una notevole continuità di rendimento.

Leader carismatico, si distinse inoltre per precocità e longevità agonistica: anche in età avanzata era ritenuto uno dei calciatori atleticamente più preparati in tutta la Serie A. In virtù di queste doti, è considerato uno dei più forti liberi di sempre e, a detta di molti, avrebbe meritato il Pallone d'oro,. premio che sfiorò nel 1989 classificandosi secondo alle spalle di Marco van Basten.

Pur prediligendo giocare in difesa, Baresi sapeva disimpegnarsi anche nel ruolo di centrocampista: ricoprì tale ruolo in nazionale nei primi anni ottanta, poiché l'allora commissario tecnico Enzo Bearzot era solito preferirgli, come libero, Gaetano Scirea in ragione della maggiore propensione offensiva di quest'ultimo.

Carriera Giocatore Club Esordi e primi anni al Milan

Baresi iniziò a giocare a calcio in tenera età insieme ai fratelli Angelo e Giuseppe. All'età di 12 anni sostenne un provino all', squadra che aveva già reclutato Giuseppe, ma venne scartato poiché ritenuto troppo gracile.. A questo punto Italo Galbiati lo invitò a tentare col : dopo tre provini e grazie all'insistenza di Guido Settembrino, Baresi entrò nelle giovanili rossonere. Qui legò in particolare con il compagno di squadra Gabriello Carotti e con l'allenatore Giuseppe Marchioro.

L'esordio in prima squadra e in Serie A avvenne il 23 aprile 1978, a 17 anni, nella partita -Milan (1-2). In quella stagione ottenne anche 2 presenze in Coppa Italia. Tuttavia, la permanenza in prima squadra del giovane "Piscinin" (soprannome datogli dal massaggiatore dei rossoneri Paolo Mariconti) fu minacciata da qualche ritrosia con Albertosi e Capello. Superate queste ultime, il giovane e promettente difensore cominciò gradualmente ad ambientarsi nello spogliatoio e, grazie alla sua grinta, alla sua personalità e alla sua maturità tattica, riuscì a farsi apprezzare anche dalla storica bandiera e capitano rossonero Gianni Rivera («Questo ragazzo farà molta strada»).

Nell'annata 1978-1979 l'allenatore Nils Liedholm non esitò a sacrificare un libero di provata esperienza come Turone per fargli posto in squadra. In quella stagione, giocata sempre da titolare, Baresi esordì in Coppa UEFA e vinse lo scudetto, il decimo della storia milanista. Rivera, inoltre, convinse la dirigenza del Milan a premiare anche Baresi con il premio scudetto di 50 milioni di lire, a testimonianza dell'ottimo rapporto instauratosi tra i due. Nel 1979, alla chiusura del campionato, Baresi successe proprio a Rivera, ormai al tramonto della sua carriera, come uomo-simbolo e guida dello spogliatoio milanista.

In seguito alla retrocessione d'ufficio del Milan in Serie B, decisa nel 1980 dalla sentenza relativa allo scandalo del calcioscommesse, fu tra i pochi della rosa che non lasciò la società. Il 20 agosto dello stesso anno realizzò il primo gol con la maglia rossonera, nella partita di Coppa Italia pareggiata 1-1 contro l' e, al termine del campionato cadetto 1980-81, fu tra i protagonisti del ritorno del Milan in Serie A. Nella stagione 1981-1982, colpito da una malattia del sangue, fu costretto a lasciare il campo per circa quattro mesi: senza la sua guida difensiva, il Milan andò allo sbando e, a fine stagione, retrocesse per la seconda volta in Serie B, stavolta sul campo.

Nel 1982 seguì per Baresi una rapida ascesa a livello professionale. In quell'estate, pur da rincalzo, divenne campione del mondo con la nazionale italiana; dopodiché il giovane difensore, rifiutata un'offerta della , diventò il nuovo capitano dei rossoneri a soli 22 anni, dopo le partenze di Aldo Maldera e Fulvio Collovati. Nella stagione 1982-1983 guidò il Milan alla seconda promozione in Serie A, poi rinunciò a vestire le maglie di e per continuare la sua carriera con il Milan, dando così un'ulteriore prova di affetto e attaccamento ai colori rossoneri.

Gli anni di Sacchi Con l'arrivo del presidente Silvio Berlusconi e dell'allenatore Arrigo Sacchi, il Milan cambiò ruolino di marcia e si potenziò in ogni reparto, componendo una squadra che anni dopo verrà definita "il club più forte di tutti i tempi" dalla rivista World Soccer. L'inizio non fu però facile per Baresi, anche a causa del difficile rapporto con il nuovo tecnico Sacchi. Il capitano ebbe ripetute crisi di rigetto a furia di osservare costantemente i movimenti e le prestazioni di Gianluca Signorini, libero del , ex-squadra di Sacchi.

Messi da parte i problemi con l'allenatore, Baresi e compagni riuscirono a compiere una piccola impresa sportiva, superando in vetta alla classifica il campione in carica, dopo averlo sconfitto allo stadio San Paolo nella terzultima giornata di campionato, e conquistando lo scudetto 1987-1988 grazie al pareggio all'ultimo turno col Como.

Nella stagione 1988-1989 arrivò l'affermazione europea con la conquista della Coppa dei Campioni contro la Steaua Bucarest a maggio, mentre nel mese di giugno i rossoneri si aggiudicarono anche la prima edizione della Supercoppa italiana contro la . In entrambe le occasioni fu Baresi ad alzare al cielo i due trofei, ma ciò non bastò a vincere il Pallone d'oro 1989, appannaggio del compagno di squadra Marco van Basten, che ebbe la meglio su Baresi per 39 punti.

Nella stagione 1989-1990 il Milan continuò il suo dominio internazionale vincendo nell'ordine la Supercoppa UEFA (vittoria di cui Baresi non poté fregiarsi in quanto indisponibile a causa di un infortunio), la Coppa Intercontinentale e la seconda Coppa dei Campioni consecutiva, ma in Italia perse sia lo scudetto, a causa della sconfitta contro il alla penultima giornata, sia la Coppa Italia, cedendo alla Juventus nella doppia finale; in quest'ultima competizione, Baresi si aggiudicò la classifica dei cannonieri con 4 gol, tutti segnati su calcio di rigore (nello specifico, una tripletta contro il e un gol all').

Dopo un'ultima stagione vincente con Sacchi in panchina, nella quale il Milan vinse in ordine nuovamente Supercoppa UEFA e Coppa Intercontinentale, nel 1991 i rossoneri furono squalificati per un anno dalle competizioni confederali. Durante quel periodo, il rapporto tra Baresi e Sacchi si deteriorò al punto tale che, a fine campionato, il capitano rossonero, appoggiato dal malcontento di buona parte dello spogliatoio, decise di chiedere le dimissioni dell'allenatore al presidente Berlusconi.

Gli anni di Capello

La richiesta della squadra fu accolta e Sacchi fu rimpiazzato sulla panchina rossonera da Fabio Capello, già compagno di squadra di Baresi negli anni settanta, con il quale il Milan ritornò subito a vincere il campionato nella stagione 1991-1992: il successo rimase nella storia della Serie A poiché, per la prima volta nell'era a "girone unico", una squadra vinse lo scudetto senza subire sconfitte.

Baresi continuò a giocare ad alti livelli, mettendo la propria firma sui successivi successi rossoneri, ovvero le vittorie dei campionati del 1993-1994 e 1995-1996, delle Supercoppe italiane 1992, 1993 e 1994, della Champions League 1993-1994 (pur non scendendo in campo nella finale vinta contro il perché squalificato) e della Supercoppa UEFA 1994. Nella stagione 1992-1993, grazie a una valida difesa composta anche da Baresi, il Milan prolungò a 58 incontri la sua striscia d'imbattibilità in campionato, stabilendo un primato assoluto per il calcio italiano e, più in generale, per i maggiori campionati nazionali d'Europa.

Il 6 aprile 1996 il capitano rossonero raggiunse le 501 presenze in campionato, eguagliando Rivera. Al di fuori dell'ambito milanista, inoltre, nel giugno dello stesso anno fu scelto come tedoforo a Manhattan per i Giochi della XXVI Olimpiade, tenutisi ad Atlanta nell'estate seguente.

Ritiro