Il Convivio è un saggio composto da Dante Alighieri nei primi anni dell'esilio, ovvero tra il 1304 e il 1307. L'intento dell'autore era quello di agevolare ogni individuo nello spontaneo percorso verso la conoscenza tramite l'alternarsi di canzoni apparentemente ludiche e commenti di carattere pedagogico-morale o dottrinale.
Per una maggiore comprensione va tenuto in considerazione l'effettivo privilegio di chiunque all'epoca potesse dedicarsi agli studi e all'otium cum dignitate; pertanto si procede prima elencando i possibili impedimenti che prevengono l'uomo dall'acquistare compiutamente lhabitus di scienza ed in secondo luogo, in quanto fedele, mostra la sua misericordia attiva nei confronti di chi è affamato di conoscenza. In questo, infatti, si esplicita per la prima volta la virtù della "liberalitade", fondamentale per il Dante in esilio ed in continua peregrinazione tra le donne. mature.
Una volta raccolte le "partiuncole", o briciole, dall'alta mensa dei sapienti Dante si rivolge al lettore digiuno di insegnamenti filosofici proponendo un banchetto di quattordici portate: 14 vivande (ovvero le canzoni) ed il pane (il commento) con cui mangiarle. Tale transumptio trofica risulta, inoltre, particolarmente congeniale all'associazione dantesca con la liturgia dell'eucaristia, il Vangelo di Giovanni 6.59 e la parola di Cristo che toglie la fame spirituale.
Delle quattordici canzoni del Convivio annunciate «l'opera ne reca e commenta tre sole: ( [...] ) è la prima prova severa e compiuta della prosa italiana». Dante non si rivolge ai letterati del tempo «né adopera quindi la loro lingua, perché, attendendo essi al solo guadagno hanno fatto la letteratura "di donna meretrice"». Giuseppe Prezzolini, a tale proposito, ha scritto che le idee di Dante non andarono mai di pari passo con la storia dell'Italia. Così come il De Monarchia è contraria alla «parte più viva municipale e regionale, ( [...] ) l'ideale (...) di un linguaggio aulico (Convivio) è contrario alla realtà dei dialetti, che, appena i letterati sono liberi dall'ansia per l'unità (verso il 1860), riappaiono nelle scritture più schiette (Verga), nei temi dei migliori (D'Annunzio) e nella lirica più pura (Di Giacomo) e nel romanzo del Lampedusa che chiude la letteratura italiana moderna».
Datazione La datazione di quest'opera può essere determinata in base ad eventi "ante quem" e grazie ad alcune considerazioni di carattere biografico.
Il primo elemento da tenere in considerazione è il riferimento interno al De vulgari eloquentia nel quale "si parlerà più compiutamente" della questione linguistica; da ciò possiamo dedurre che il Convivio sia stato scritto prima della composizione nel 1305 del trattato dantesco di carattere linguistico.
Inoltre, va sottolineato un elemento "ex silentio" fondamentale: la totale assenza di allusioni all'incoronazione di Enrico VII avvenuta nel 1307, avvenimento centrale per la biografia e le sorti di Dante.
In ultimo, dal punto di vista meramente bibliografico, è importante denotare la necessità di Dante di avere a disposizione testi da poter consultare direttamente e quindi l'accesso ad una biblioteca fornita. Tali condizioni sembrano convergere solo durante il soggiorno a Bologna nel 1303.
Titolo e transumptio trofica Il termine 'convivio' deriva dal latino convivium e può essere tradotto come banchetto, simposio. L'opera è quindi un convivio (o mensa) alla quale sono offerte ai partecipanti (ovvero a coloro che hanno desiderio di sapere e conoscere) quattordici vivande (ovvero le canzoni) accompagnata dal pane (ovvero il commento) il quale ne faciliterà l'assimilazione. Pertanto Dante afferma nel primo trattato:
"La vivanda di questo convivio sarà di quattordici maniere ordinata, cioè quattordici canzoni sì d’amor come di vertù materiate, le quali sanza lo presente pane aveano d’alcuna oscuritade ombra, sì che a molti loro bellezza più che loro bontade era in grado."
Tale transumptio trofica risale all'immaginario biblico della liturgia dell'eucaristia e alla parola di Cristo che toglie ogni fame spirituale.
Premesse ideologiche e dottrinali Nella composizione del Convivio, nonostante il carattere fortemente argomentativo, l'autore non sente mai la necessità di ribadire al lettore la propria ortodossia, ma lascia che essa traspaia dalle varie citazioni bibliche. Egli, inoltre, seguì a pieno l'ideale filosofico principale della "doppia verità" che comporta una convivenza tra la verità filosofica-scientifica e la verità di fede. In questa accezione, l'intelletto umano può procedere per via deduttiva fino al limite razionale oltre il quale è necessaria la rivelazione divina. Un'esemplificazione pratica di questa convinzione è evidente sin dal secondo trattato nel quale Dante fa uno status quaestionis (una rassegna delle opinioni delle auctoritates) riguardo alla cosmologia e afferma che gli antichi non avrebbero potuto sapere il numero effettivo dei cieli (verità rivelata), ma avrebbero potuto intuire di essere nell'errore.
Sul versante poetico è possibile rintracciare la medesima alternanza. Dante applica a pieno la tecnica argomentativa della Scolastica alla quale unisce una forte propensione per la polisemia tipica dell'esegesi biblica. Va inoltre sottolineato l'allontanamento dai dettami aristotelici che prevedevano testi chiari e denotativi.
Il Convivio e la Vita Nova Il Convivio va necessariamente contestualizzato e messo in rapporto con l'intero corpus dantesco al fine di comprenderlo al meglio.
È evidente una forte congruenza con la Vita Nova nello schema in quanto entrambe le opere appartengono al genere letterario del prosimetro, all'interno del quale si alternano armoniosamente liriche e testi in prosa. Tuttavia il Convivio, in quanto opera della maturità, dimostra una spiccata evoluzione nella tecnica dell'autocommento e dell'auto-esegesi: le canzoni proposte non necessitano di alcuna cornice narrativa ed è evidente l'allontanamento dalla tematica amorosa (massima espressione dello Stil Novo) in favore di uno stile argomentativo lucido e razionale che passa in rassegna i grandi temi filosofici del tempo (cosmologia, metafisica, politica, etc.) intrisi di aristotelismo.
A Beatrice si sostituisce quindi la "donna gentile" simbolo della Filosofia rivelato da Dante stesso nell'esposizione allegorica del terzo trattato: "Dico e affermo che la donna di cui io innamorai appresso lo primo amore fu la bellissima e onestissima figlia de lo imperadore de lo universo, a la quale Pitagora pose nome Filosofia".Convivio, Firenze, Francesco Bonaccorsi, 1490, pag. 244. Pertanto, Dio e la salvezza dell'anima non si possono più raggiungere attraverso un'ascesi mistica prodotta dal sentimento d'amore, ma seguendo la filosofia e il sapere: se l'uomo tende naturalmente verso la conoscenza, l'uso della ragione coincide con la perfezione, la somma felicità e la nobiltà fattiva.
L'amore che qui traspare non è più quello per una donna (come nella Vita Nova), ma è esplicitamente l'amore per il sapere. Se l'opera poetica giovanile era fervida e passionata, il Convivio ha invece una natura temperata e virile.
Fonti e stile Tra le fonti esplicite principali per la composizione del Convivio va menzionato prima di tutto Aristotele, autore dellEtica Nicomachea ed in secondo luogo di opere come la Fisica e la Metafisica. Pertanto, egli viene citato come "lo primo filosofo" e "lo mio maestro". Inoltre è importante la presenza dei grandi maestri della scolastica Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, autori di parafrasi e raccolte del sapere aristotelico. In aggiunta a ciò, l'estrema familiarità con i testi biblici rende possibili numerosissime citazioni esplicite o implicite tratte soprattutto dai libri sapienziali e dai Vangeli di Giovanni e di Matteo. In particolare per la transumptio trofica risulta pregnante Giovanni 6,58 "Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno."
Per quanto riguarda lo stile esso risulta essere improntato a due tipologie di testi discordanti: i commenti continui agli auctores che procedevano per lemmi e sintagmi; i commenti filosofico-teologici ricchi di divisiones, dubia, quaestiones ed excursus. In ultimo, il lessico del Convivio assorbe il gergo tecnico della teologia e della filosofia medievali volgarizzato tramite calchi lessicali e sintagmatici a dimostrazione della maturità del volgare.
Contenuto
I Trattato Il primo trattato è di carattere proemiale e ha, dunque, funzione introduttiva all'opera intera; pertanto non presenta alcuna canzone di riferimento.
Inizialmente si fa riferimento al concetto di doppia verità, di sapienza e al privilegio di chiunque possegga l'habitus di scienza, nesso fondamentale per comprendere l'argomentazione dantesca: dato che l'uomo comune è impedito nel conseguimento della conoscenza (somma felicità), è compito di un fedele coadiuvare il lettore nel proprio percorso verso la perfezione. Nell'opera stessa si esplicita, dunque, la concezione dantesca della misericordia come virtù attiva che spinge Dante a condividere "liberalmente" le partiuncole (o briciole) raccolte all'alta mensa dei sapienti. A essa infatti non avevano accesso numerosi uomini del suo tempo a causa di due impedimenti in un'armonica quadripartizione ricca di parallelismi. +ImpedimentiInterniDel corpoDell'animaEsterniLa necessitàLa pigrizia Dopo il riferimento alla carità per gli affamati, la transumptio trofica prosegue nel commento con l'obiettivo di purgare preventivamente il pane da ogni "macula" prima che quest'ultimo sia servito al convito.
La prima macula accidentale è il "parlare di sé medesimo", atto particolarmente sconveniente perché comporta la lode o il biasimo di sé (entrambi comportamenti riprovevoli in quanto non neutrali). Essa va giustificata dal momento che risulta essere necessaria per evitare l'infamia derivata dall'esilio (seguendo l'exemplum di Boezio), ma soprattutto per recare "utilitade altrui" secondo il modello di Agostino nelle Confessioni; La seconda macula accidentale è il "parlare troppo a fondo" e consiste nella durezza e pesantezza eccessiva del commento. Dante ritiene che questa argomentazione sia particolarmente paradossale in quanto il commento, considerato un difetto in questa accezione, avrebbe dovuto avere la funzione di sanare un primo difetto, ovvero l'immaturità della poesia amorosa. Inoltre Dante procede problematizzando la questione dell'ambizione e della diminutio della fama che seguirono l'esilio; L'ultima macula di carattere sostanziale risulta essere l'uso del volgare nella composizione dell'opera; la gerarchia comunemente intesa, infatti, prevedeva il prevalere del latino in quanto nobile (non corruttibile), virtuoso (efficace) e bello (in quanto armonioso grazie alla grammatica). Tuttavia, Dante opera una scelta contraria alla norma e fa riferimento a tre motivazioni per giustificarla: lo "sconvenevole ordinamento", l'intento liberale ed il naturale amore nei confronti della loquela materna.
II Trattato Nel trattato viene commentata la canzone Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete nella quale viene messa in scena una vera e propria psicomachia tra gli stati d'animo rappresentati canonicamente come ipostasi. In una continua opposizione dialettica si alternano così il pensiero pietoso (in continua contemplazione luttuosa dell'amata beata e del paradiso) e lo spirito d'amore (che spinge l'uomo verso la donna pietosa successivamente identificata con la Filosofia). Pertanto risulta essere centrale l'influsso di Venere inteso come riflesso diretto della volontà divina e pertanto impossibile da contrastare.