Con il termine orientamento formativo si indicano tutte quelle attività mirate a permettere agli individui di riconoscere e sviluppare le proprie attitudini, capacità e competenze. L'orientamento viene oggi considerato come un processo continuo ed articolato, che abbraccia tutte le fasi dell'esistenza, finalizzato a mettere il singolo nella condizione di operare scelte consapevoli al fine di esercitare un controllo sulla propria vita e di realizzarsi positivamente ed efficacemente a livello personale, sociale e professionale.
Evoluzione storica del concetto di orientamento
Nelle società preindustriali era la famiglia a svolgere una implicita azione orientativa in quanto luogo nel quale i giovani apprendevano i comportamenti adeguati al contesto sociale di riferimento e le regole necessarie per continuare il lavoro del padre. La rivoluzione industriale apporta profondi cambiamenti nella società e nel mondo del lavoro. Nascono nuove professioni, si avvertono i primi segnali della mobilità sociale e la famiglia vede gradualmente ridimensionata la sua funzione orientativa. Conseguentemente l'orientamento esce dalla dimensione del privato per divenire un problema della collettività . Si intensificano gli studi teorici sull'orientamento e vengono definite le prime strategie d'intervento. Talcott Parsons, nei primi decenni del 1900, propone una logica di orientamento finalizzata a determinare con esattezza le caratteristiche dei profili professionali verso i quali indirizzare gli individui in possesso dei requisiti ritenuti indispensabili per svolgere quelle determinate professioni. In questo periodo la finalità principale dell'azione di orientamento, finalizzata unicamente alla selezione del personale, è quella di misurare le attitudini di un soggetto al fine di verificare se le stesse siano rispondenti o meno alle richieste del contesto lavorativo in cui dovrebbe inserirsi. Il paradigma è quello dell'"uomo giusto al posto giusto" e la teoria di riferimento è quella "diagnostico-attitudinale". Tra gli anni trenta e gli anni cinquanta, viene elaborata una concezione di orientamento che, pur prospettandosi ancora funzionale alla selezione di "individui giusti per i posti giusti", centra il proprio obiettivo sulla ricerca di interessi, aspirazioni, inclinazioni di un soggetto, sugli aspetti del suo carattere e sulla coincidenza degli stessi con il possibile lavoro (teoria caratteriologico-emozionale). Grazie agli studi e alle ricerche svolte negli anni sessanta il concetto di orientamento evolve nuovamente e si sviluppa la teoria clinico-dinamica: si analizzano tendenze e aspetti di personalità, motivazioni, aspirazioni e inclinazioni del soggetto secondo l'impostazione della psicologia clinica. Si utilizzano test proiettivi per esplorare le aspirazioni e le motivazioni profonde del soggetto. Si ritiene infatti che, definiti questi aspetti, l'individuo possa adattarsi con più facilità e ritrovare il proprio benessere attraverso una determinata attività lavorativa. Negli anni settanta viene via via messa in discussione l'idea di orientamento basata sul rilevamento degli aspetti inconsci del soggetto in quanto si considera che tale approccio tenda a sottovalutare tutti gli aspetti esterni che condizionano e indirizzano ogni individuo nella scelta dell'attività sociale da intraprendere, ad esempio l'appartenenza sociale, la condizione economica, i modelli culturali di riferimento, i pregiudizi, le stereotipie. Sempre in quegli anni prende forma la teoria pedagogica o socio culturale, i cui sostenitori si prefiggono di porre al centro del processo orientativo la persona e di conseguenza l'orientamento inizia ad essere considerato un processo mirato allo sviluppo della capacità di aut orientarsi. Nel corso degli anni ottanta si assiste ad un rinnovato interesse per l'orientamento ritenendo che tale pratica svolga un ruolo fondamentale nei momenti di passaggio tra i diversi gradi dell'istruzione o nel passaggio da un lavoro ad un altro lavoro. Si sviluppa un concetto di orientamento come accompagnamento della persona nei momenti di transizione e l'orientare diviene una pratica mirata a fornire un supporto al soggetto che si trova a ricollocarsi all'interno del contesto formativo o professionale. In questo periodo la funzione informativa dell'orientamento appare predominante. A partire dalla fine degli anni novanta, si assiste ad un interesse per l'orientamento che tende al superamento delle ricerche specialistiche per coinvolgere un numero sempre più consistente di operatori della scuola, della formazione professionale e del mondo del lavoro, anche attraverso l'apporto di pubblicazioni di testi, di carattere divulgativo, sui diversi approcci teorici e metodologici. Nello specifico del contesto italiano, si accompagna a questo crescente interesse un notevole sviluppo di agenzie dedicate all'orientamento.
Uno studio comparativo condotto su 30.000 allievi diplomati nei licei classici e scientifici di Milano dal 1985 al 2005 ha evidenziato che le famiglie tendono a scegliere lo stesso istituto di istruzione superiore del primogenito anche per gli altri fratelli maschi. La scelta del percorso universitario è invece influenzata dallo stereotipo sociale che associa al genere maschile le lauree in economia e business, in medicina e in ingegneria (gruppo di lauree abbreviato con l'acronimo HEM). Più in particolare, i diplomati maschi che hanno in famiglia almeno una sorella hanno un 5% di probabilità in più di immatricolarsi in un corso di laurea di tipo HEM, tradizionalmente considerato maschile. (ai parr. 2 e 5).
Contesti e professionisti
I diversi contesti organizzativi quali la scuola, la formazione professionale, i servizi per il lavoro, gli sportelli di informazione e orientamento ai quali riferire le figure e i profili professionali, attraverso le specifiche e molteplici finalità e azioni orientative, concorrono ad una difficile definizione di figura unitaria di orientatore. Le stesse funzioni e finalità di orientamento sono ulteriormente diversificate attraverso i bisogni di un'utenza con caratteristiche e necessità di supporto che possono prevedere momenti di transizione in un percorso di istruzione e/o formazione, esperienze lavorative da ricollocare, momenti di passaggio tra formazione e lavoro. In Italia non è ancora presente una condivisione di interessi ed intenti verso una definizione dei ruoli professionali degli operatori dell'orientamento, realtà questa che contribuisce ad una scarsa chiarezza sulle competenze necessarie all'adattarsi ai ruoli ed ai contesti organizzativi che sono andati consolidandosi nel tempo. Le professionalità coinvolte sono molto spesso di diversa estrazione e provenienti da settori diversi; le stesse attività sono progettate e realizzate in funzione dei bisogni di un'utenza che può presentare medesime necessità ma che vengono svolte da profili professionali tra loro diversi, così come si possono rilevare attività che si rivolgono ad utenze tra loro diversificate, che richiedono quindi ruoli specifici, ma con una stessa denominazione. In una realtà così variegata, le figure professionali sono individuabili solo all'interno degli ambiti entro i quali svolgono, con ruoli e a titoli diversi, servizi e attività di orientamento e, attraverso le loro funzioni, è possibile riconoscere le competenze che ne precisano i profili. Insieme e globalmente coprono la domanda di un vasto potenziale di utenza che comprende giovani e adulti, occupati e disoccupati, disabili, immigrati, persone in stato di detenzione, studenti, lavoratori, operando all'interno di diversi sistemi quali scuola, università, organizzazioni ed enti di formazione professionale, strutture di servizio pubbliche e private per il lavoro.
Profili, contesti e competenze
In considerazione della varietà di tipologie di azioni orientative e della peculiarità dei sistemi di riferimento rimane qualificante il contributo dell'Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori (Isfol) che individua quattro ambiti di professionalità con la presenza di tre figure che svolgono prevalenti funzioni dedicate al supporto direttamente rivolto all'utenza e una quarta, che risponde alle necessità di progetto e analisi di azioni coerenti con le necessità territoriali.
Operatore dei servizi di informazione
Tra le figure si distingue l'operatore dei servizi di informazione per l'orientamento verso percorsi scolastici e di formazione o opportunità lavorative, attraverso attività di servizio per il primo contatto con l'utenza di informagiovani o altri sportelli. La sua funzione è di accoglienza e filtro attraverso semplici colloqui, di rilevazione della domanda dell'utenza e risposte in merito ai servizi che possono corrispondere alle necessità di formazione e lavoro. La sua collocazione la vede inserita nel servizio diretto all'orientamento di scelte universitarie, corsi formazione professionale e delle diverse opportunità connesse o all'interno di strutture atte a svolgere una funzione di primo filtro e rinvio tra strutture diverse. Le sue competenze prevedono la capacità di gestione di un colloquio con finalità informative, integrate da capacità di lettura e interpretazione della situazione del singolo utente o di un gruppo, la capacità di attivazione di gruppi di persone per scopi quali la costruzione di un curriculum vitae o di autonomo reperimento di informazioni. Ulteriori competenze sono sensibili alla pubblicizzazione e promozione del servizio che prevedono momenti specifici collegati ad interventi attraverso seminari, convegni, saloni di orientamento. Ulteriori capacità sono indirizzate ai contenuti e alle metodologie di erogazione delle informazioni, nonché alla possibile consultazione di canali e banche dati utili per completare l'ambito di intervento e le funzioni collegate all'utenza finale.
Tecnico di orientamento
Questo profilo è presente molto frequentemente nei sistemi di orientamento, per svolgere attività di accompagnamento all'interno di percorsi già strutturati nelle fasi di scolarizzazione, formazione o inserimento lavorativo. La sua funzione più specifica prevede il tutoraggio e il monitoraggio di percorsi in atto o l'assistenza orientativa nel passaggio tra i diversi percorsi di studio, con finalità preventive per la buona riuscita delle iniziative personali intraprese. Nei casi di nuovo inserimento lavorativo si occupa della programmazione di eventuali strategie per ottimizzare i percorsi; di monitoraggio, nei casi di disoccupazione e di attività di servizio per l'incontro tra domanda e offerta di lavoro. Sono interventi finalizzati a potenziare le risorse della persona nella ricerca di opportunità attraverso analisi, pianificazione o riprogettazione di un proprio percorso formativo o lavorativo. Una funzione quindi che richiede una buona conoscenza dei sistemi all'interno dei quali si trova ad operare, in relazione alle finalità (normative, istituzionali, di missione) e al funzionamento delle stesse (metodologie, relazioni, contenuti, sistema organizzativo), che si connota per la capacità di lavorare in rete con le altre risorse del territorio (agenzie formative, servizi di informazione e per il lavoro, cooperative sociali, servizi socio-sanitari, ecc.). Nel sistema scuola e in quello della formazione professionale si inserisce con azioni di accoglienza per l'ingresso nei cicli di studio, di monitoraggio per il perfezionamento di un percorso, di passaggio tra canali scolastici, di transizione tra il sistema scolastico e quello formativo, di percorsi orientativi per l'assolvimento dell'obbligo scolastico e dell'obbligo formativo e di prevenzione all'insuccesso e all'abbandono scolastico.