I Boston Red Sox sono una delle franchigie di baseball della Major League Baseball (MLB), fondata nel 1901 a Boston, Massachusetts sotto il nome di Boston Americans, sono stati anche soprannominati nei primi anni Boston Somersets, in onore del primo proprietario Charles Somers. Fin dal 1912 la squadra gioca le proprie partite interne al Fenway Park, che è il più antico ancora esistente tra gli stadi della Major League Baseball.
L'attuale denominazione Red Sox, scelta dal terzo proprietario John Irving Taylor nel 1908, è una contrazione dialettale della parola Red Socks (in italiano Calze Rosse) e deriva dal colore dei calzettoni indossati dai giocatori della squadra.
La franchigia, tra le più famose al mondo, vinse cinque World Series tra il 1903 ed il 1918, ma in seguito non riuscì più a conquistare il titolo per un periodo di 86 anni (dal 1918 al 2004); si credette che questo fatto fosse stato causato dalla cessione di Babe Ruth (soprannominato Il Bambino) ai rivali dei New York Yankees, tanto che la gente iniziò a parlare di una presunta maledizione, a cui venne dato il nome di Maledizione del Bambino. Tuttavia nel 2004 i bostoniani tornarono alla vittoria, replicandosi poi anche nel 2007, 2013 e nel 2018.
Dal 2001 la proprietà della franchigia è detenuta dall'imprenditore Tom Werner, che possiede anche la squadra di calcio inglese del Liverpool Football Club, militante nella Premier League (prima divisione inglese).
Storia Nascita Nel 1901 Ban Johnson, presidente della Western League of Professional Baseball Clubs, decise di trasformare la sua lega in una major league, dando vita alla American League. Nel progetto di Johnson non c'era l'idea di una squadra a Boston: la città del Massachusetts già possedeva una compagine professionistica di baseball, i Boston Braves (oggi Atlanta Braves), che militavano nella National League. Tuttavia, grazie alle pressioni e all'intraprendenza del magnate dell'industria del carbone Charlie Somers, anche la città di Boston entrò nel circuito dell'American League, ospitando la squadra assunse il nome di Boston Americans, in onore alla lega di appartenenza e per distinguersi dai Boston della National League, e diventò una delle otto fondatrici della neonata lega.
Nei primi anni di vita, tra il 1901 e il 1903, la squadra era soprannominata (prevalentemente dalla stampa) Boston Somersets, in onore del primo proprietario Charles Somers. Con il nome di Boston Americans, i Red Sox vinsero le World Series 1903, le prime della storia della MLB.
Solo nel 1908 la compagine di Boston assunse il nome di Red Sox, per via delle calzette rosse abbinate alle divise da gioco, cosa che non nuova per la città, in quanto il nomignolo Red Stockings era già stato affibbiato all'altra squadra di Boston diventata nel frattempo Boston Braves.
Gli anni delle vittorie
I Boston Red Sox cominciarono la loro presenza nella lega subito con il favore dei pronostici: come gran parte delle altre squadre della American League anche i Red Sox avevano rafforzato la propria rosa attirando numerosi giocatori militanti nel Senior Circuit con la concessione di salari più elevati.
Grazie a giocatori quali Jimmy Collins, Patsy Dougherty, Buck Freeman, Chick Stahl e soprattutto Cy Young i Red Sox si aggiudicarono il pennant nell'anno 1903 e giocarono le appena istituite World Series contro i Pittsburgh Pirates, vincendo 5-3 la serie finale (che allora si disputava al meglio delle 9 partite), dopo una rimonta cominciata dal 3-1. Nel 1904 i Red Sox riconquistarono il pennant della American League ma John T. Brush, l'allora proprietario dei New York Giants, campioni della National League, si rifiutò di far disputare alla propria squadra la serie finale e le World Series non furono tenute.
Gli anni successivi furono per i Red Sox anni di alti e bassi ma in cui la società ricostruì una solida base per vincere; infatti, nel 1912, anno di inaugurazione dello storico Fenway Park, i Boston Red Sox tornarono in cima alla American League con una stagione da 105 vittorie e 47 sconfitte. Nelle World Series affrontarono i Giants vincendo 4-3 la serie (ormai al meglio delle sette), ribaltando nel decimo inning di gara 7 il risultato che li vedeva in svantaggio per 2-1.
Gli anni successivi furono ancora anni di costruzione per la società che si assicurò giocatori importanti quali Carl Mays, Ernie Shore, Dutch Leonard, ma soprattutto il debuttante Babe Ruth, forse il più grande giocatore della storia della MLB.
L'era di Babe Ruth
Con una squadra molto ben attrezzata i Boston Red Sox vinsero l'American League nel 1915 e l'anno successivo, aggiudicandosi inoltre in entrambi gli anni le World Series, prima contro i Philadelphia Phillies e successivamente contro i Brooklyn Robins.
Il 1917 fu per i Red Sox un anno difficile, segnato da un evento che avrebbe influito sull'intero futuro della franchigia: il proprietario Joe Lannin, in seguito ad una crisi finanziaria cedette la squadra al produttore teatrale Harry Frazee. Sotto la nuova proprietà i Red Sox disputarono un eccellente campionato ma furono preceduti nella classifica della America League dai Chicago White Sox, che si aggiudicarono anche le World Series.
L'anno successivo, segnato dal cambiamento di ruolo di Babe Ruth, i Red Sox tornarono a comandare la American League e si ripresentarono per la terza volta in quattro anni alle World Series dove affrontarono i Chicago Cubs conquistando il quinto titolo della loro storia.
Nonostante il gran numero di successi e l'indubbio dominio dimostrato dai Red Sox nel corso dei primi 17 anni di storia della lega, il proprietario Harry Frazee a fine decennio cominciò l'opera di smantellamento della rosa che porto la squadra nel 1918 ad ottenere un bilancio inferiore al 50%.
Il peggio doveva comunque ancora venire: il 9 gennaio 1920, per la somma di 125.000 dollari, Frazee cedette Babe Ruth ai New York Yankees per finanziare vari fallimentari spettacoli a Broadway. Veniva commesso quello che i tifosi dei Red Sox da allora ricordano come the Crime of the Century.
Oltre a Ruth, Frazee svendette altri 10 giocatori agli Yankees, sostenendo che questi erano l'unica squadra con la quale riusciva a fare scambi: fu il cosiddetto "the Rape of the Sox".
Con Babe Ruth e gli altri ex-Red Sox gli Yankees vinsero per 8 volte la American League, aggiudicandosi per 4 volte le World Series e intraprendendo la strada che li porterà a diventare una delle più famose squadre di sport professionistico al mondo mentre per i Red Sox, colpiti dalla "maledizione del Bambino", comincerà un periodo fatto di delusioni e sorprendenti sconfitte durato 86 anni.
Gli anni della maledizione
Nei primi quattordici anni, la "maledizione del Bambino" fu per i Red Sox terribile: ultimi per nove volte, penultimi per due, si riaffacciarono alla post-season solo nel 1946; negli stessi anni gli Yankees, con cui nel frattempo cominciò una delle rivalità storiche dello sport professionistico americano, vinsero 10 titoli. Nel 1946 i Red Sox tornarono in vetta alla American League, riconquistando l'accesso alle World Series, soprattutto grazie all'apporto di Ted Williams, uno dei più grandi battitori della storia, ingaggiato qualche anno prima; nella serie finale però la squadra giocò al di sotto delle aspettative perdendo in sette gare con gli sfavoriti St. Louis Cardinals. Dopo due anni, nel 1948, i Red Sox costrinsero i Cleveland Indians ad uno spareggio per la conquista del pennant e anche in questo caso la formazione di Boston vide finire in anticipo la strada verso il titolo. L'ultima opportunità di quella che i tifosi ricordano con l'"era di Ted Sox" si presentò nel 1949: i Red Sox guidavano l'American League a due turni dalla fine, ma persero entrambi gli incontri con i rivali Yankees lasciandosi sfuggire il pennant per l'ennesima volta. Gli anni che seguirono furono nuovamente anni difficili per la squadra, che solo nel 1967 riuscì a riconquistare la vetta dell'American League e la possibilità di partecipare alle World Series dopo una rimonta ai danni dei Minnesota Twins e dei Detroit Tigers. Ancora una volta di fronte ai Red Sox si presentarono i St. Louis Cardinals, e ancora una volta Boston perse la serie in sette partite. Dopo un altro colpo inferto dalla "maledizione del Bambino" nel finale della stagione 1972, quando i Red Sox persero in maniera rocambolesca gli incontri decisivi con i Tigers ritrovandosi con mezza partita di scarto in classifica e vedendo precluso il loro accesso alla post-season, nel 1975 la squadra visse una delle migliori stagioni della propria storia. Durante la regular-season comandarono agevolmente la loro division, nel turno di play-off eliminarono in quattro gare gli Oakland Athletics e si presentano alle World Series contro i Cincinnati Reds ancora una volta con i favori del pronostico; tuttavia dopo una facile vittoria in gara 1 Boston fu costretta più volte ad inseguire, portando la serie a gara 7 dove i Reds conquistarono il secondo titolo della loro storia. I Boston Red Sox venivano ancora una volta sconfitti alle World Series in sette gare.
Nel 1978 ancora una volta la squadra guidava la propria Division con quattro partite di lunghezza sui rivali Yankees, quando, in una serie di quattro gare autunnali al Fenway Park, New York ribaltò la situazione, dominando in tutti e quattro gli incontri con dei punteggi incredibili. Gli Yankees chiusero rispettivamente con 15-3, 13-2, 7-0, 7-4 in quello che gli annali di baseball ricordano come il "Boston Massacre".
Ciò nonostante i Red Sox rimasero appaiati agli Yankees per il prosieguo della stagione e costrinsero la squadra newyorkese ad uno spareggio: New York vinse e ancora una volta Boston vide sfumare le sue possibilità di interrompere la maledizione. Trascorsero ancora anni difficili fino a che nella stagione 1986 i Red Sox, guidati da Roger Clemens, uno dei migliori lanciatori di ogni epoca, raggiunsero per l'ennesima volta le World Series: ad affrontarli c'erano i New York Mets che riuscirono a portare la forte squadra di Boston a gara 6; in quella partita un errore del prima base Bill Buckner consentì ai Mets di ribaltare un risultato che ormai sembrava scritto, costringendo i Red Sox, in vantaggio al decimo inning e ormai ad un passo dalla vittoria, a disputare gara 7 dove New York incredibilmente si impose.
Per la quarta volta i Red Sox perdevano il titolo nell'ultima partita della serie finale.
C'è infine un'ultima vicenda, collegata alla maledizione del Bambino, che occorre narrare e riguarda la stagione 2003. In quell'anno i Red Sox approdano alla finale di lega affrontando i favoritissimi Yankees guidati da Joe Torre. A dispetto delle premesse la serie si rivela molto equilibrata ed alla fine i Red Sox si presentano allo Yankee stadium, il 16 ottobre, per giocare gara 7 con i favori del pronostico, potendo schierare sul monte Pedro Martinez, forse il lanciatore più forte della sua epoca. Anche se la partita sembra mettersi bene per Boston, che arriva a condurre per 4-0 all'inizio della quinta ripresa, l'esito è tipico degli anni della maledizione: gli odiati rivali riescono a rimontare e vincono 6-5 in 11 inning.
"It's over": la stagione 2004
Nel 2004 i Boston Red Sox iniziarono la stagione suscitando gli apprezzamenti degli addetti ai lavori; nonostante tutto, durante la regular season la squadra risentì di numerosi alti e bassi. Il 28 settembre, in seguito ad una decisiva vittoria contro i Tampa Bay Rays, i bostoniani riuscirono a qualificarsi per i play-off grazie alla wild card dell'American League.
Nel primo turno dei play-off i Red Sox affrontarono gli Anaheim Angels, campioni della West Division: vinsero per 3-0 una serie relativamente semplice e al pennant si apprestarono ad affrontare nuovamente gli Yankees, che nel turno precedente si erano imposti per 3-1 sui Minnesota Twins.