La Rivolta Pueblo del 1680 fu una insurrezione dei nativi americani Pueblo che abitavano la provincia del Nuovo Messico nella colonia della Nuova Spagna. La rivolta, cui parteciparono molte tribù Pueblo della regione ed alcune tribù Apache, iniziò il 10 agosto 1680 e si concluse il 21 agosto con la sconfitta degli Spagnoli, comandati dal governatore Antonio de Otermin, che furono costretti ad abbandonare la regione per 12 anni, fino al 1692, quando questa venne riconquistata dal governatore Diego de Vargas.
Antefatto L'esplorazione spagnola del territorio dell'attuale Nuovo Messico ebbe inizio nel 1540 quando Francisco Vázquez de Coronado si addentrò nel territorio alla ricerca delle mitiche sette città d'oro. In quella occasione si ebbero i primi contatti fra gli Spagnoli ed i Pueblo di diverse tribù che abitavano la parte settentrionale del Nuovo Messico. Anche se vi fu qualche episodio cruento (di cui il più importante è noto come guerra del Tiguex), non furono stabiliti dagli spagnoli insediamenti permanenti e quindi di fatto lo stile di vita dei Pueblo non venne alterato.
Le cose andarono diversamente nel 1598 quando Juan de Oñate, incaricato dal re di Spagna Filippo II di colonizzare la parte settentrionale del Vicereame di Nuova Spagna, si mise alla testa di una imponente spedizione che il 30 aprile 1598 guadò il Rio Grande presso l'allora Paso del Norte (moderna Ciudad Juárez), annettendo alla corona spagnola una vasta area di territorio, che fu chiamato dagli Spagnoli Provincia di Santa Fè. Della spedizione facevano parte anche avventurieri in cerca di ricchezze e numerosi frati francescani che avevano il compito di diffondere la fede cattolica fra gli indigeni della regione. Pertanto nel periodo successivo furono realizzati nuovi insediamenti, oppure utilizzati insediamenti preesistenti che furono popolati da coloni e governanti spagnoli. Anche i religiosi fecero la loro parte ed in gran parte dei pueblo del Nuovo Messico centro-settentrionale furono erette chiese e stabilite missioni cattoliche.
Il risultato di questa colonizzazione fu che nei confronti della popolazione pueblo si venne a creare nel tempo una doppia forma di vessazione: da un lato la persecuzione religiosa, dall'altro l'oppressione economica.
L'evidenza della persecuzione religiosa è innegabile. I francescani avevano il dichiarato obiettivo di convertire i nativi alla religione cattolica. Essi pertanto cercarono con ogni mezzo di far scomparire tutti i simboli e gli strumenti dell'antica religione, incendiando e distruggendo i kiva e tutti i simboli del complesso cerimoniale religioso dei Pueblo. Inoltre molti capi religiosi vennero imprigionati con l'accusa di stregoneria ed in alcuni casi uccisi. Uno degli episodi più noti avvenne nel 1675, quando l'allora governatore Juan Francisco Treviño nel corso di una campagna contro l'idolatria fece arrestare 47 uomini della medicina, che gli Spagnoli chiamavano in modo dispregiativo "stregoni". Quattro di questi furono mandati al patibolo, mentre gli altri furono pubblicamente fustigati e condannati alla schiavitù. Fra questi vi era anche un leader religioso dei Pueblo di San Juan che successivamente, con il nome di Popé, divenne uno dei capi della rivolta del 1680.
Il secondo elemento della tirannia spagnola fu lo sfruttamento economico del popolo Pueblo. Essi, oltre a rendere obbedienza agli stranieri, furono costretti a pagare loro pesanti tributi sotto forma di prodotti agricoli e lavoro coatto. Il sistema era basato su due istituzioni giuridiche spagnole, la encomienda ed il repartimiento. Attraverso questo meccanismo ai signorotti spagnoli locali (detti encomenderos) venivano assegnati un determinato numero di nativi con la scusa di difenderli dalle tribù guerriere limitrofe ed istruirli alla lingua spagnola ed alla religione cristiana. In cambio di questo i nativi dovevano rimborsare i signori delle spese sostenute sotto forma di lavoro e tributi pagati in natura. I tributi venivano pagati due volte l'anno: con tessuti di cotone e pelli nel mese di maggio e con mais dopo il raccolto di ottobre.
La rivolta pueblo Il perdurare nel tempo di questa situazione di oppressione iniziò a produrre nei primi decenni del 1600 dei tentativi di rivolta. Si trattò dapprima di tentativi isolati, condotti dagli abitanti di un singolo pueblo, che prendevano l'avvio da qualche specifico episodio. Tra il 1623 ed il 1639 vi furono delle ribellioni nei pueblo di Jemez, Zuni e Taos. Nel 1650, durante il governatorato di Hernando de Ugarte y la Concha (1649 - 1653) vi fu una rivolta che coinvolse simultaneamente i pueblo di Isleta, Alameda, San Felipe, Cochiti, Jemez e alcune tribù Apache. Un secondo tentativo di rivolta simultanea, che coinvolse i pueblo Tompiro dell'area di Salinas, avvenne durante il governatorato di Fernando de Villanueva (1665 - 1668), ma fu scoperto ed il suo ispiratore, un nativo battezzato di nome Esteban Clemente, ucciso. In entrambi i casi l'obbiettivo era quello di dare luogo ad una sollevazione estesa a più pueblo, in pratica le possiamo considerare come delle "prove generali" della successiva rivolta del 1680.
Nel 1675, come detto in precedenza, 47 uomini della medicina Pueblo furono imprigionati con l'accusa di stregoneria. Quattro furono impiccati e gli altri furono fustigati e vennero rilasciati solo dopo che una delegazione di 70 capi Pueblo si recò a Santa Fe dal governatore Treviño minacciando una rappresaglia. Fra gli uomini rilasciati vi era anche uno sciamano e guerriero Tewa di San Juan Pueblo, noto con il nome di Popé. Questi, invece di ritornare a San Juan, si diresse a Taos, nella zona più settentrionale e meno controllata della provincia spagnola, dove incontrò altri capi Pueblo e con loro iniziò a pianificare la rivolta contro gli Spagnoli. Fra i capi Pueblo incontrati c'erano quelli dei principali gruppi della regione: Francisco Ollita e Nicolas Jonva di San Ildefonso, Domingo Naranjo di Santa Clara, Domingo Romero di Tesuque e Alonzo Catiti di Santo Domingo.
Per non insospettire gli Spagnoli gli incontri fra i vari capi Pueblo si svolgevano dopo mezzanotte nella casa del capo della comunità, di solito il giorno della festa del santo patrono di un particolare villaggio. In tal modo i capi Puelo avevano una buona ragione per andare alla festa; il giorno si intrattenevano con gli Spagnoli, mentre la notte si riunivano fra loro, per lasciare la riunione prima del sorgere del sole, e tornare ai loro villaggi di origine.
Quando il piano fu completato venne dato l'incarico a due giovani messaggeri di Tesuque di raggiungere tutti i villaggi che avevano aderito alla insurrezione affinché potessero agire simultaneamente lo stesso giorno. Il viaggio dei messaggeri venne interrotto dagli Spagnoli, probabilmente informati da alcuni pueblo dissidenti, che arrestarono i due giovani (9 agosto 1680). Questo evento fece precipitare la situazione e fu dato l'ordine di anticipare l'insurrezione di un giorno rispetto al piano prefissato.
Il 10 agosto 1680 i Pueblo della provincia spagnola del Nuovo Messico insorsero contro i coloni spagnoli ed i missionari francescani dando luogo ad una delle più significative rivolte della storia del Nuovo Mondo. Alla rivolta parteciparono anche alcune tribù Apache e Navajo, tradizionali rivali dei Pueblo, ma che in questa circostanza si allearono con loro per contrastare gli Spagnoli. Gli unici Pueblo che non parteciparono all'insurrezione furono i Tiwa di Isleta e i Piro per motivi che tuttora non sono stati del tutto chiariti.William C. Sturtevant, ibid. pag. 338 Nella rivolta perirono circa 400 coloni spagnoli, 21 missionari francescani ed un numero imprecisato di Pueblo.William C. Sturtevant, ibid. pag. 186
La rivolta divampò inizialmente nei pueblo della zona settentrionale della valle del Rio Grande, detta del Rio Arriba, dove vennero incendiate diverse chiese ed uccisi alcuni frati a Taos, Picuris e nei pueblo di lingua tewa. I coloni spagnoli superstiti si rifugiarono a Santa Fe, dove risiedeva il governatore spagnolo della provincia Antonio de Otermin.
I coloni della zona meridionale della provincia, detta appunto Rio Abajo, si raccolsero ad Isleta, ove risiedeva il vicegovernatore Alonso Garcia, che era uno dei pochi pueblo a non aver partecipato alla rivolta, sperando di poter ricevere rinforzi da Santa Fe.
Nel frattempo, nell'area del Rio Arriba, i Pueblo, terminata l'opera di distruzione di tutti i simboli della dominazione spagnola, si diressero verso Santa Fe, che assediarono il 13 agosto. Conoscendo la potenza delle armi da fuoco spagnole, i Pueblo evitarono di prendere d'assalto in forze la città limitandosi ad assalti a obiettivi parziali, ma soprattutto tagliando le forniture idriche alla città che quindi restò presto senz'acqua. Per 5 giorni vi furono vari assalti contro gli Spagnoli che furono costretti a rifugiarsi nel Palazzo del Governatore mentre i Pueblo davano alle fiamme la chiesa di Nostra Signora e vari edifici limitrofi.
Il 18 agosto il governatore Otermin guidò un disperato contrattacco che riuscì a rompere l'assedio uccidendo circa 300 pueblo che si ritirarono sulle colline prospicienti la città. Nonostante questa parziale vittoria gli Spagnoli restavano in grave difficoltà per la scarsità di viveri e di acqua, e con poca speranza di ricevere aiuti dall'esterno. Pertanto il governatore decise che l'unica possibilità di salvezza per i coloni era la fuga verso sud, ed il 21 agosto lascio Santa Fe dirigendosi verso Isleta ove sperava di riunirsi con le forze del vicegovernatore Garcia che lì risiedevano. Anche Garcia però, non avendo notizie da Santa Fe, e pensando che i coloni del nord fossero stati uccisi, aveva lasciato Isleta dirigendosi verso Paso del Norte, lungo il percorso detto Camino Real de Tierra Adentro. I due gruppi di superstiti si riunirono in un poste detto Fray Cristobal, poco a nord della zona desertica della Jornada del Muerto, e da qui proseguirono fino a Paso del Norte, ove giunsero ai primi di settembre.
Il periodo di indipendenza dal 1680 al 1692 Dopo l'abbandono della regione da parte degli Spagnoli, i Pueblo tornarono pian piano al loro stile di vita tradizionale, ripristinando i loro costumi sociali e religiosi. Dal punto di vista politico tuttavia le cose non furono semplici e con il tempo i particolarismi locali, e la tradizione di grande autonomia dei singoli gruppi, prevalsero sullo spirito unitario che aveva reso possibile la sconfitta degli Spagnoli.
Nei primi anni Pope si diede molto da fare per ristabilire gli antichi usi e tradizioni, e per tenere uniti i Pueblo. Egli cercò anche di imporre la sua autorità centrale e di raccogliere una sorta di imposte per mantenere un governo forte. I suoi metodi tuttavia non furono apprezzati ed egli fu costretto a dimettersi (o fu ucciso) in una data fra il 1685 ed il 1688, in favore di Luis Tupatu, un leader di Picuris che aveva collaborato con lui alla preparazione della rivolta.
Nell'inverno fra il 1681 ed il 1682, il governatore Otermin guidò un tentativo di riconquista del territorio perduto l'anno precedente. Il 7 novembre 1681 Otermin, con una forza di circa 150 soldati ed altrettanti pueblo rimasti fedeli agli Spagnoli, ed un seguito di religiosi, fra cui Francisco de Ayeta, superiore francescano della provincia, mosse verso nord lungo la valle del Rio Grande. Giunti nella zona di Socorro trovarono i villaggi in precedenza abitati dai Pueblo Piro abbandonati a le relative chiese incendiate o demolite. Ai primi di dicembre la spedizione giunse ad Isleta, che era abitata e che fu attaccata e conquistata dopo una breve resistenza. Dopo una formale cerimonia con cui Otermin ristabilì l'autorità spagnola sul pueblo, egli invio il veterano Juan Diego de Mendoza con 70 uomini armati di scorta, ad esplorare e raccogliere informazioni sulla situazione dei Pueblo del nord.