Le Alpi italiane sono la parte della catena montuosa alpina che si estende nel territorio italiano, su una lunghezza di circa e una superficie di quasi , pari al 27,3% della superficie totale delle AlpiLa superficie totale delle Alpi è di secondo la Convenzione delle Alpi - L'area compresa entro il perimetro della Convenzione delle Alpi si estende per , con una lunghezza di circa e una larghezza massima di . Le Alpi si sviluppano anche in verticale: dal livello del mare raggiungono, con la vetta del Monte Bianco, l'altitudine di 4.807 metri. Un unico territorio condiviso da otto Stati: Austria (28,7% della superficie totale), Italia (27,2%), Francia (21,4%), Svizzera (13,2%), Germania (5,8%), Slovenia (3,6%), Liechtenstein (0,08%) e Principato di Monaco (0,001%), comprendendo circa una ventina di sezioni, raggruppate tradizionalmente in tre grandi settori: Alpi occidentali, centrali e orientali.

Caratterizzano il territorio di sette regioni dell'Italia settentrionale: Liguria, Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, incidendo profondamente sul modo di vivere, sulle tradizioni, sull'economia. Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige, in particolare, hanno il loro territorio completamente compreso nell'area alpina. Formano un grande arco con concavità a sud, che racchiude la Pianura Padana e segna per lunghi tratti il confine tra Italia e Francia, Svizzera, Austria e Slovenia; costituisce da sempre, in tal modo, il tramite tra le culture mediterranee e quelle dell'Europa centrale, fungendo nei secoli a volte da barriera, altre volte da luogo d'incontro.

Descrizione

La Bocchetta di Altare o Colle di Cadibona segna convenzionalmente il punto di unione tra la catena alpina e la catena appenninica, mentre il Passo di Vrata (879 m), in territorio croato, è il punto in cui la tradizione indica la congiunzione con le Alpi DinaricheEnciclopedia Treccani dei Ragazzi, voce . In questo modo la città di Savona segna l'inizio delle Alpi italiane, mentre la città di Fiume ne segna la fine.

La vetta più alta delle Alpi italiane, confinante con la Francia, è il Monte Bianco (4.810 m); è nel settore delle Alpi Graie, nelle Alpi occidentali. Il Monte Bianco, con i suoi 4.810 m d'altezza, è anche la montagna più alta di tutte le Alpi e d'EuropaMolti testi anglosassoni (con l'importante eccezione dell'Enciclopedia Britannica) includono il territorio del Caucaso in Europa. Seguendo questo criterio, il monte Bianco viene superato in altezza dal monte Elbrus e da altre montagne della catena del Caucaso. Nella letteratura geografica italiana e di altri paesi, invece, il confine sud-orientale viene posto lungo la depressione del Kuma-Manyč. Questa seconda soluzione fu indicata nel 1730 dal geografo e cartografo svedese Philip Johan von Strahlenberg. Tra i testi che considerano europea la regione del Caucaso si citano:

AA. VV., Calendario Atlante De Agostini 2013, edito da De Agostini, 2012, ISBN 9788851117054 (consultabile su Google ricerca libri: vedi ). Voce Европа (Europa) della Grande enciclopedia sovietica (Большая советская энциклопедия) voce Europe (Europa) dell'Enciclopedia Britannica (Europe - Enciclopedia Britannica).. Delle ventitré vette alpine che superano i 3.500 metri di altitudine, dodici sorgono nelle Alpi italiane, a volte interamente in territorio nazionale, a volte sulla linea di confine:

Monte Bianco (4.809 m) Monte Rosa (4.634 m) Cervino (4.478 m); Gran Paradiso (4.061 m); Punta Perrucchetti (vetta secondaria del Bernina) (4.020 m); Ortles (3.905 m);

Monviso (3.842 m); Aiguille de la Grande Sassière (3.751 m); Palla Bianca (3.738 m); Monte Emilius (3.559 m); Presanella (3.558 m); Adamello (3.554 m).

Lo spartiacque alpino costituisce quasi ovunque il confine di stato italiano, come risulta dall'elenco seguente. Il confine tra l'Italia e la Francia coincide grossomodo con lo spartiacque tra il bacino del Po e quello del Rodano. Il confine tra l'Italia e la Svizzera coincide grossomodo con lo spartiacque tra il bacino del Po e quello del Rodano a ovest, tra quello del Po e quello del Reno a est. Lo spartiacque si trova in parte su territorio svizzero: il Ticino, il Mera, il Poschiavino e il Rio Ram, che hanno le loro sorgenti in Svizzera, corrono verso sud e appartengono al bacino del Po. Due tratti dello spartiacque sono invece completamente italiani: il Reno di Lei, con sorgenti in Italia, appartiene al bacino del Reno, e il fiume Spöl, che forma la valle di Livigno, fa parte del bacino del Danubio. Il confine tra l'Italia e l'Austria coincide grossomodo con lo spartiacque tra il bacino del Po e quello del Danubio. Nel settore delle Alpi orientali, invece, lo spartiacque è invece interamente compreso nel territorio della Slovenia; esso divide i fiumi tributari del mare Adriatico da quelli tributari della Sava, a sua volta affluente del Danubio.

Le rocce di cui sono costituite le Alpi Italiane sono per lo più di due qualità: granitiche-cristalline (ad esempio il Monte Bianco ed il Monte Rosa) e calcaree (ad esempio le Dolomiti e le Prealpi).

Criteri di suddivisione Esistono vari criteri di suddivisione delle Alpi italiane, adottati a seconda del contesto e dello scopo.

Partizione delle Alpi

Nel 1924 il Comitato Geografico Nazionale, in occasione del IX Congresso Geografico Italiano, ha pubblicato il documento "Nomi e limiti delle grandi parti del Sistema Alpino"; il documento è conosciuto con il nome di Partizione delle Alpi, ed è stato ufficializzato nel 1926. È tuttora utilizzata in numerosissimi testi didatticiEssendo numerosissimi i testi didattici basati sulla Partizione delle Alpi, se ne riportano solo alcuni, a mero titolo di esempio, tra quelli più diffusi delle principali case editrici.

Carlo Griguolo, Chiara Forgieri, Daniela Romagnoli, Il nuovo giramondo, edizioni Paravia, 2014 (pagina 16) ISBN 9788839507532A; Grande Atlante Geografico e Storico, edizioni UTET, 1991, tavole 42/43, 92, 101, 184, 202, 236, 246. ISBN 8802044465; F. Cassone, D. Volpi, M. Ramponi, F. Dobrowolni, L'Argonauta, edizioni Lattes, 1996 (pagina 59) Eduardo Garzanti ed altri, Il libro Garzanti della Geografia, edizioni Garzanti, 1995 (pagina 50); Lamberto Laureti, Conoscere le Alpi Istituto Geografico de Agostini di Novara, 1994 vedi ; G. Pittella (a cura di), Itinerari attraverso l'Italia, edizioni Giunti Marzocco, 1990 (pagina 94); M. Carazzi, F. Lebrun, V. Prevot, S. Torresani, Spazi e civiltà, edizioni Giunti-Marzocco, 1981 (tavola 20); Ricciarda Simoncelli, Conoscere l'Italia, edizioni Le Monnier, 1984 (pagina 22); Lorenzo Bersezio, I territori dell'uomo, Edizioni De Agostini, 1999 (pagina 143). e studi* Enrico Camanni (a cura di), Il Grande Dizionario Enciclopedico delle Alpi, in collaborazione con Club Alpino Italiano, edizioni Priuli & Verlucca, 2007. ISBN 9788880683926. Sylvain Jouty, Pascal Kober, Dominique Vulliamy, Dictionnaire encyclopédique des Alpes, volume 1, edizioni Glénat, 2006. ISBN 9782723435277., a volte con alcuni aggiornamenti. Nel documento si prende in considerazione tutta la catena alpina, e non solo la parte ricadente in Italia.

Per quanto riguarda le Alpi italiane, la partizione del 1926 ne considera limiti estremi il Colle di Cadibona a ovest e il Passo di Vrata ad est; suddivide inoltre la catena nelle seguenti "grandi parti", "sezioni" e "gruppi"La numerazione delle sezioni e dei gruppi è tratta dal documento originale: Comitato Geografico Nazionale Italiano, Nomi e limiti delle grandi parti del Sistema Alpino - estratto dal periodico "L'Universo" anno 7 n. 9, Istituto Geografico Militare, Firenze, :

Alpi Occidentali Alpi Marittime (sezione 1) Alpi Liguri (gruppo 1a) Alpi Cozie (sezione 2) Alpi Graie (sezione 3) Alpi Centrali Alpi Pennine (sezione 9) Alpi Lepontine (sezione 10) Alpi Retiche (sezione 11) Alpi Orientali Alpi Noriche (sezione 17) Dolomiti (sezione 18) Alpi Carniche (sezione 19) Alpi Giulie (sezione 20)

Prealpi Lombarde (sezione 16) Prealpi Luganesi (gruppo 16a) Alpi Orobie (gruppo 16b) Prealpi Bergamasche (gruppo 16c) Prealpi Bresciane (gruppo 16d) Prealpi Giudicarie (gruppo 16e) Gruppo del Monte Baldo (gruppo 16f) Prealpi Trivenete (sezione 21) Monti Lessini (gruppo 21a) Altopiano di Asiago (gruppo 21b) Monte Grappa (gruppo 21c) Prealpi Bellunesi (gruppo 21d) Prealpi Carniche (gruppo 21e) Prealpi Giulie (gruppo 21f) Carso (sezione 22)

Suddivisione didattica tradizionale

In ambito didattico è molto diffusa una suddivisione delle Alpi italiane che ha molte corrispondenze in quella della Partizione delle Alpi, ma anche qualche differenza non sostanziale, motivata da esigenze didattiche.

Tra i punti ripresi dalla Partizione delle Alpi ci sono: i limiti del sistema alpino (Colle di Cadibona e Passo di Vrata); la tripartizione in tre "grandi parti" (Alpi Occidentali, Alpi Centrali, Alpi Orientali); i nomi di quasi tutte le sezioni; la delimitazione di ogni sezione della catena principale in base a due valichi che la separano dalle sezioni adiacenti; similmente avviene anche per le tre "grandi parti": questa semplicità di delimitazione favorisce infatti la memorizzazione rispettando la realtà orografica; i settori hanno denominazioni formate da una sola parola, senza aggettivi: la semplicità di denominazione è fondamentale nella didattica.

Tra le differenze c'è il fatto che il tratto della catena principale che fa da confine tra Alto Adige ed Austria è spesso denominato "Alpi Atesine", denominazione non presente nella Partizione del 1926, che include invece il tratto occidentale delle Alpi Atesine nelle Alpi Retiche (tra il Passo di Resia e il Passo del Brennero) e il tratto orientale nelle Alpi Noriche (tra il Passo del Brennero e la Sella di Dobbiaco)I vari testi considerano diversamente il tratto alpino compreso tra il Passo di Resia e la Sella di Dobbiaco; alcuni parlano di Alpi Atesine, altri di Alpi Retiche e di Alpi Noriche, divise dal Passo del Brennero..

Altra differenza, derivante dalla precedente, è la corrispondenza perfetta tra le tre grandi parti delle Alpi e i confini nazionali italiani: le Alpi Occidentali corrispondono al confine italo-francese; le Alpi Centrali corrispondono al confine italo-svizzero; le Alpi Orientali corrispondono al confine italo-austriaco e a quello italo-sloveno. Questa semplicità di corrispondenze tra elementi di Geografia fisica e politica, assente in altri criteri di ripartizione, è utile a livello didatticoMaria Luisa Gargiulo, Alba Arezzo, Come rendere comprensibile un testo, editore FrancoAngeli (capitolo Come si suddividono le Alpi). ISBN 9788891754172..

Infine, la denominazione della Partizione delle Alpi "Prealpi Trivenete", che indica le Prealpi del Veneto e del Friuli - Venezia Giulia, non è utilizzata. A volte è sostituita dall'espressione "Prealpi Venete", ma molto spesso è suddivisa in Prealpi Venete (intendendo con tale espressione solo la parte ricadente in Veneto), Prealpi Carniche (in Friuli) e Prealpi Giulie (in Venezia Giulia). Anche in questo caso la didattica sceglie la semplicità di corrispondenze tra elementi di Geografia fisica e politica.

Si dà di seguito lo schema della più comune suddivisione didattica, con i limiti geografici di ciascun settoreIn alcuni testi sono indicati valichi alternativi a quelli indicati qui come punti di separazione tra i settori della catena alpina principale. La separazione tra le Prealpi Venete, Carniche e Giulie (variamente delimitate secondo i vari testi) è quella di Bruno Nice, Questo Nostro Mondo - Come conoscere l'Italia, edizioni De Agostini, Novara (pagina 181).. È diffusa nelle scuole una mnemotecnica utile a memorizzare le varie sezioni della catena principale delle Alpi attraverso la frase "Ma con gran pena le reti Attilio cala giù", o altre simili.

Settori compresi nella catena principale alpina Alpi Occidentali - dal Colle di Cadibona al Col Ferret Alpi Marittime - dal Colle di Cadibona al Colle della Maddalena