La notte è un film del 1961 diretto da Michelangelo Antonioni.

La pellicola ottenne l'Orso d'oro al Festival di Berlino, Nastro d'argento e David di Donatello per la regia del miglior film.

Capitolo centrale della cosiddetta "trilogia esistenziale" o "dell'incomunicabilità", segue L'avventura e precede L'eclisse. È stato considerato un film fortemente innovativo nei contenuti“Lo sguardo inquieto” - volume di Fernaldo Di Gianmatteo “Con questa trilogia Antonioni consegna al cinema un poema in prosa che narra l'errare di uomini smarriti nei luoghi di lavoro e della vacanza, impegnati nella ricerca di nulla, probabilmente neanche più di se stessi, come era accaduto al Leopold Bloom dell'«Ulisse» di Joyce” e nel linguaggio filmico.Cinestudio 5-11-1962 – Adelio Ferrero “Qui … egli persegue e raggiunge, nel cinema, la dissoluzione di ogni tessuto narrativo tradizionale, brucia senza esitazioni ogni residuo di cinema da “intrattenimento”. All'analisi della disgregazione del tessuto connettivo della società e dei rapporti tra gli uomini, analisi conquistata e sofferta attraverso le scoperte e le reazioni di un personaggio femminile, corrisponde la rottura ed il rifiuto di un metodo narrativo organico ed ascendente e la scelta di forme distese e inconcluse. Antonioni celebra, con Hauser, i fastigi dell'essenza antinaturalistica del cinema.” Di rilievo il cast tecnico-artistico fra cui gli sceneggiatori Ennio Flaiano e Tonino Guerra ed i principali interpreti Marcello Mastroianni, Jeanne Moreau e Monica Vitti.

Il 6 luglio 1960, mentre dirigeva una scena in Corso Europa a Milano, Michelangelo Antonioni fu ferito a un piede da un'auto coinvolta nella scena.

Trama

La giornata di una coppia in crisi, dalla mattina all'alba del giorno dopo. Giovanni, scrittore di successo, e la moglie Lidia visitano in clinica Tommaso, un caro amico gravemente malato, quindi partecipano al ricevimento di presentazione del nuovo libro. Lidia, sconvolta, se ne va presto e vagabonda senza meta per la città, mentre il marito l'attende a casa.

Alla sera, per rompere la monotonia, si recano in un tabarin, dove assistono a uno spettacolo di danza, ma Lidia pare non sopportare l'uscita a due, perciò la coppia si sposta fuori città, accettando l'invito ad una festa nella grande villa dell'industriale Gherardini, che propone a Giovanni di assumerlo e di fargli scrivere un libro sulla sua impresa.

Giovanni è affascinato da Valentina, diciottenne , che in mezzo ai festeggiamenti se ne sta in disparte a leggere e che scopre essere la figlia del padrone di casa. Lidia rimane chiusa nel suo disagio esistenziale dopo aver telefonato in clinica e aver scoperto che Tommaso era morto da pochi minuti, infastidita dalla vacuità dei comportamenti degli invitati. In seguito ad un temporale che interrompe il ricevimento, Lidia si ritrova a tu per tu con Valentina e le spiega di non provare alcuna gelosia, dato che considera il suo matrimonio finito da tempo. Alle due donne al termine della notte si unisce Giovanni, che insieme a Lidia lascia Valentina, visibilmente turbata, e si apre ad un confronto finalmente sincero nel parco della villa.

Lei, dopo aver confessato i suoi sentimenti ambivalenti per lui e Tommaso, gli legge una sua vecchia e struggente lettera che Giovanni non ricordava di aver scritto, ribadendo di non amarlo più; Giovanni invece ritrova la passione per lei proprio quando sembrava ormai sopita, abbracciandola e baciandola con un ritrovato e intenso trasporto.

Produzione Il film è ambientato a Milano. I titoli di testa presentano il grattacielo Pirelli, dall'alto ancora in fase di costruzione, e la Stazione Centrale di Milano sul lato di piazza IV Novembre. La coppia protagonista del film abita in via Giovanni Battista Pirelli in un palazzo quasi all'angolo con via Gustavo Fara; in una ripresa dal balcone si nota l'edificio al numero 24 di via G.B. Pirelli. Si notano via Copernico, via Respighi, via Melchiorre Gioia e Sesto San Giovanni nei pressi della società Breda. La coppia circola su una Alfa Romeo Giulietta T.i. del 1960.

Distribuzione Censura La notte, che uscì nei cinema italiani nel 1961, fu classificato dalla Commissione per la Revisione cinematografica del Ministero per i beni e le attività culturali come vietato ai minori di sedici anni. La commissione inoltre impose i seguiti tagli: a) Parte della scena dell'ospedale dopo il bacio iniziale tra Giovanni (Marcello Mastroianni) e la ricoverata (Maria Pia Luzi); b) La parola "puttana" pronunciata da una delle signore che passeggiano nel parco; c) Parte della scena finale del film quando, durante l'abbraccio finale, Giovanni e Lidia si distendono sull'erba, con una ripresa successiva della scena con una panoramica dove la coppia si intravede sul fondo, lasciando poi spazio solo al paesaggio.

Accoglienza Al debutto nelle sale vi furono celebri interventi provenienti dal mondo intellettuale, fra cui quello di Moravia, che elogiò l'originalità della narrazione,Dalla recensione di Moravia “Un tempo si dava importanza ai soli momenti d'azione consapevole e motivata della giornata umana, e si taceva sul caos dal quale erano emersi. Nel film avviene il contrario. Antonioni ha trasposto sullo schermo, forse per la prima volta in Italia, modi e immagini che sono propri della narrativa e della poesia moderne. Certe sequenze de «La notte» fanno invecchiare di colpo cinema narrativo e neorealista” e quello di Pasolini, il quale analizzò acutamente punti di contatto e differenze con il romanzo La noia dello stesso Moravia, pubblicato proprio in quei mesi.Vie nuove - Analisi di Pier Paolo Pasolini del 16/03/1961 http://www.mymovies.it/dizionario/critica.asp?id=149780

Critica

L'azione si svolge a Milano nei primi anni sessanta nel pieno fervore sociale del boom economico, durante l'arco di un pomeriggio ed una notte. “L'ambiente è quello dei nouveaux riches, dove lavoro e cultura, snobismo e affettazione si mescolano, e dove l'autenticità viene a volte scolorita e mistificata dalle maschere degli atteggiamenti”.Cineclub.it – Citazione dalla recensione di Giovanni Bogani http://www.cineclub.it/cineclubnews/cn0208-c.htm

Come per le pellicole precedenti del regista ferrarese, La notte non incontrò i favori del pubblico, mentre ebbe immediatamente un notevole impatto sulla critica, conquistando grandi lodi e consacrando Antonioni quale maestro di un cinema moderno ed atipico,Cinema Nuovo 1961 – Recensione di Guido Aristarco “Il suo “romanzo” non è costituito d'una progressione drammatica di fatti in senso tradizionale; ai fatti sostituisce i pensieri che tormentano, consumano, annientano, inghiottono i personaggi. Qui, come ne L'avventura, Antonioni dimostra la novità del suo linguaggio, la capacità di raggiungere analoga dignità dello scrittore moderno, di uguagliarne la complessità e le sottigliezze, superando i risultati raggiunti, nel medesimo ambito, da Bresson e dal Bergman migliore.” destinato ad avere una significativa influenza su molte generazioni successive di cineasti (Malle, Godard, Wenders, Wong Kar-wai, Fatih Akın, Hou Hsiao-hsien, Kim Ki-duk) e movimenti (Nouvelle Vague).

L'opera, per alcuni straniante e di difficile fruizione, è stata saltuariamente giudicata cerebrale e datata, perché intimamente legata alla descrizione di un determinato periodo storico ed una classe sociale (i primi anni sessanta e la borghesia intellettuale). La maggioranza degli studi critici, al contrario, evidenzia la pervicacia di Antonioni nel seguire un percorso artistico personale privo di compromessi verso l'industria dello spettacolo, documentando inoltre una realtà culturale allora molto in voga e scarsamente rappresentata al cinema, in un'epoca dominata da correnti neorealiste e commedie all'italiana.Il Cibicida - Analisi critica dell'impatto di Antonioni sulla storia del cinema a cura di Giordano Biagio - "Antonioni rimane spesso indifferente alle necessità più urgenti di botteghino, tipiche dell'industria cinematografica, si trattiene dal fare spettacolo. Segue fino in fondo una sua idea e una specifica vocazione artistica. Giunge in breve tempo, e cambiando diverse volte genere, a concretizzare numerose invenzioni linguistiche e stilistiche che intesseranno con efficacia un vasto repertorio di motivi poetici e psicoanalitici, ben radicati nelle problematiche sociali ed esistenziali dell'epoca (anni '50-‘60-'70). È un cinema il suo che si dimostrerà fortemente innovativo, rispetto anche a ciò che il pur ricco panorama mondiale della settima arte offriva verso gli anni '50 e '60, come il Free cinema, il Neorealismo, la Nouvelle Vague.Schermaglie Cinema Inoltre 09-08-2007 - Diario critico di Alessia Brandoni - "... si è detto che i film di Antonioni sono film datati. Ecco, credo che tale spiacevole sensazione sia al fondo superficiale, perché il suo è stato un pensiero in immagini che ha spesso anticipato il tempo futuro e che, in ogni caso, si è sempre confrontato con la storia, databile e relativa."

Riconoscimenti 1961 – Festival internazionale del cinema di Berlino Orso d'oro a Michelangelo Antonioni 1961 – David di Donatello Miglior regista a Michelangelo Antonioni 1962 – Nastro d'argento Regista del miglior film a Michelangelo Antonioni Migliore attrice non protagonista a Monica Vitti Migliore colonna sonora a Giorgio Gaslini Candidato per la Migliore fotografia a Gianni Di Venanzo

Contenuti e linguaggio Tematicamente attratto dalle correnti culturali e dalla letteratura d'avanguardia (Proust, Broch, Musil, Camus), Antonioni riprende e definisce gli elementi cardine della sua poetica, quali l'alienazione dell'uomo nella società ed il suo disagio esistenzialeQuaderni del Centro Cinematografico università di Padova – Analisi di Giorgio Tinazzi “come un lucido ed amaro guardarsi dentro, nella propria incapacità di capirsi ed amarsi, continuamente insoddisfatti, malati di noia, vinti dall'abitudine, animati da sentimenti instabili, che sfuggono.”, il sesso inteso come desiderio di trovare un rapporto con gli altri nell'esaurirsi dei sentimenti, l'incomunicabilità in una civiltà industriale conformista, venale, spiritualmente stanca, ed il tema della donna come essere più consapevole della crisi nella quale è immersa, ma ugualmente impotente di fronte ad essa.Schermaglie Cinema Inoltre 09-08-2007 - Diario critico di Alessia Brandoni - "... è la donna... che sente e pensa e agisce avendo davanti a sé l'uomo, assumendosi la responsabilità di una scelta che comunque sempre lo comprende, anche nella separazione ... È lei che lascia dietro di sé il centro e che si avventura nei territori sconosciuti della periferia milanese, che riprende coscienza dei propri sensi frustrati a contatto con la visione della violenza dei corpi .... che soffre davvero e non si dà contegni davanti al compagno ... E dunque al tema portante dell'incomunicabilità si associa l'opportunità di trovare identificazione, per la prima volta, in un personaggio femminile finalmente ricettivo nei confronti dell'ambiente con cui interagisce."