Esino Lario (; in pronuncia locale ; Isen in dialetto esinese; Esin in dialetto lecchese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecco in Lombardia, situato a 12 chilometri da Varenna, nella Val d'Esino, ad un'altitudine di 910 metri s.l.m.
L'origine del nucleo abitativo è documentata da ritrovamenti archeologici. La natura carsica del territorio rende Esino Lario ricco di testimonianze dell'orogenesi alpina, con fossili, massi erratici e grotte (di cui la più celebre è la Grotta di Moncodeno). Il territorio comunale fa parte della Comunità montana della Valsassina, Valvarrone, Val d'Esino e Riviera ed è interamente compreso nel Parco Regionale della Grigna Settentrionale.
Geografia fisica
Il comune di Esino Lario si trova nella zona prealpina lombarda; è situato sulle pendici nordorientali della Grigna, a breve distanza dalla sponda orientale del lago di Como, alla testata della piccola valle omonima attigua alla Valsassina. L'abitato è costituito dai due distinti nuclei di Esino superiore e di Esino inferiore, posti ad una quota intorno ai 900 metri; altre località del comune sono Cainallo, a quasi metri di quota, e Ortanella, a poco meno di metri di quota.
Il suo territorio è interamente montuoso: la quota minima raggiunta è di 554 metri, mentre la massima giunge ai della vetta delle Grigne. La natura calcareo-dolomitica (rocce composte da carbonato di calcio e magnesio) del territorio, comune al resto della zona prealpina lombarda, ha portato alla presenza di importanti zone carsiche all'interno del territorio comunale.
Di particolare rilievo è il Moncodeno, un esteso anfiteatro situato sul versante nord della Grigna settentrionale ad una quota compresa tra i e i metri, caratterizzato dalla presenza di un gran numero di doline (avvallamenti del terreno) e grotte (quasi 500), formate dall'azione combinata del carsismo e dell'esarazione ad opera dei ghiacci che coprivano la zona durante le glaciazioni. In una di queste grotte, chiamata Grotta di Moncodeno, si trovano riserve di ghiaccio ipogeo.
Il territorio esinese è inoltre contraddistinto dall'abbondante presenza di depositi fossiliferi marini, conseguenza della storia geologica delle Prealpi (emerse dal mare durante i movimenti tettonici dell'orogenesi alpina nell'era cenozoica). Questi depositi vengono studiati da lungo tempo dai paleontologi; il primo studioso che se ne interessò, nel corso del XIX secolo, fu il geologo e paleontologo lecchese Antonio Stoppani.
Storia
Il comune di Esino Lario venne creato nel 1927 dalla fusione dei comuni di Esino Inferiore ed Esino Superiore, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n° 221 del 24 settembre 1927.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 19 settembre 1994.D.P.R. 19 settembre 1994, registrato nei registri dell'Ufficio Araldico il 4 novembre 1994 Reg. anno 1994 Pag. n. 71, trascritto nel Registro Araldico dell'Archivio Centrale dello Stato il 11 ottobre 1994.
La torre ricorda la posizione strategica del paese a difesa dell'imbocco della Valsassina; sullo sfondo è disegnato il profilo della Grigna di Moncodeno. Il leone d'oro passante su una campagna di verde è il simbolo della Comunità della Valsassina.
Il gonfalone è un drappo di giallo.
Con regio decreto del 19 luglio 1941 era stato concesso a Esino Lario uno stemma simile a quello attuale, su cui erano raffigurate tre stelle invece di quattro e il motto era scritto sulla sbarra all'interno dello scudo: d'azzurro, alla sbarra d'oro, carica della scritta di rosso , accompagnata sopra da una torre di rosso, merlata alla ghibellina con sfondo montagnoso al naturale; sotto da un leone d'oro, linguato di rosso, passante su un terreno al naturale, sormontato da tre stelle d'oro, male ordinate.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Chiesa parrocchiale di San Vittore Martire sul Castello. La Parrocchia di San Vittore risale al XV secolo e fa parte della Diocesi di Milano. Fin dal XIII secolo la chiesa è alle dipendenze della Pieve di Varenna, forse all'inizio del XIV secolo passa alla Pieve di Perledo e poi si stacca inforno al XV secolo, risultando costituita nel 1455. Nel XIX e XX secolo la parrocchia di Esino è inclusa nella pieve e nel vicariato foraneo di Perledo fino al 1971 quando viene attribuita al decanato dell'Alto Lario nella zona pastorale III di Lecco. Nel 1552 viene istituita canonicamente la Confraternita del Santissimo Sacramento e nel 1662 la Confraternita del Sacro Rosario che nel 1722 verranno unite dall'arcivescovo Benedetto Erba Odescalchi L'informazione fa riferimento a Visita Pozzobonelli, Pievi lacuali. Atti della visita pastorale dell'arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli, ASDMi, Sez. X, Visite pastorali, Pievi lacuali, vol. 18, 1746.. Chiesa di San Pietro in Ortanella. Un sito caratterizzato da un elevato interesse storico, archeologico e paesaggisticoEsino Lario in Guida d'Italia: Lombardia, nona edizione, Touring Club Italiano, Milano, 1987, p. 338.. Oratorio di San Nicolao della confraternita del Santissimo Sacramento. Sacrario dei caduti con i resti dei caduti della prima e seconda guerra mondiale. Chiesa sussidiaria di San Giovanni Battista in Esino Inferiore. Chiesa sussidiaria di Sant'Antonio Abate in Esino Superiore. Chiesa di San Defendente ad Agueglio. Chiesa di Santa Maria Assunta a Cainallo. Cappella della Madonna delle Pianche in località Pscenche sull'antica strada Esino Inferiore - Varenna. Cappella del Crocefisso in località Crocefis sull'antica strada Esino Superiore - Perledo. Cappella di San Grato Vescovo in località Sen Graa in fraz. Bigallo sulla strada nuova per Ortanella. Cappella della Madonna della Neve in località Aguei. Via Crucis della parrocchia con bronzi realizzati da Michele Vedani. Gisöl di Fat (cappelletta) località Pozzal Vec a Ortanella - affresco con Crocefissione.
Architetture civili
Villaggio Riva Villa Gilera Villa Luzzani Villa Clotilde Villa delle Marcelline Villa Confalonieri Villa Gigi Baita "Minuccia" (Mino Fiocchi) con la Madonna dei Ciclamini di Michele Vedani Lavatoi e Poz de Sen Carlo (Lavatoio e Pozzo di San Carlo), antico lavatoio e fontanile per l'abbeverata ad Esino Inferiore in località Canal all'inizio dell'antica strada per Bigallo e l'Alpe di Esino Lavatoi nöf (Lavatoio nuovo), lavatoio pubblico dei primi '900 ad Esino Inferiore all'inizio dell'antica strada per Ortanella Pozz de Sen Gioan (Pozzo di San Giovanni), fontanile per l'abbeverata ad Esino Inferiore sull'antica strada per Varenna La Fesè, fontana comunale ad Esino Superiore con mosaico raffigurante Gesù con la Samaritana
Architetture militari
Torre di Esino.
Siti archeologici Nel territorio comunale sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici conservati presso il Museo delle Grigne di Esino e nel Museo archeologico di Varese.
Aree naturali
Il territorio comunale di Esino Lario è interamente compreso nel Parco Regionale della Grigna Settentrionale, di cui è una delle sedi. La particolare posizione del nucleo abitativo alle pendici settentrionali della Grigna conferisce al comune una posizione di grande interesse paesaggistico, tanto da farlo conoscere come "La Perla delle Grigne". Il comune si raggiunge attraverso due vie panoramiche, una che dal Lago di Como sale da Varenna attraverso Perledo e l'altra che dalla Valsassina attraversa Cortenova e Parlasco. L'intero territorio comunale è caratterizzato da grotte. Grotta di Moncodeno Complesso del Releccio Grotta di Cainallo Canova Massi erratici: Trovante della diga.Masso erratico vincolato dalla Soprintendenza della Lombardia
Società Evoluzione demografica Comune di Esino Superiore 235 nel 1805 393 nel 1853 399 nel 1861 471 nel 1881 563 nel 1901 560 nel 1921
Tradizioni e folclore
La paura dell'ignoto, le credenze religiose, la natura difficile dei luoghi hanno prodotto, nei tempi passati, storie e leggende da raccontare nelle lunghe sere d'inverno: lo scopo educativo e morale risulta evidente e le presenze demoniache sollecitano il buon comportamentoPaolo Boncompagni, Percorso "Leggende a Esino Lario, documentazione realizzata all'interno dei progetti "Vestire i paesaggi" e "Ecomuseo delle Grigne a misura di bambino", Esino Lario, 2012..
La Cavrè Sbàgiolè
La Cavrè Sbàgiolè è un animale notturno, mezzo uccello e mezza capra, che usciva di notte dalle caverne emettendo un cupo belato misto a voce umana e cercava di entrare nelle camere dove dormiva la gente non in regola con la coscienza. Tanta ne era la paura che le finestre delle case erano costruite molto piccole e per di più sbarrate da una croce di ferro murataPietro Pensa, Il diavolo di casa nostra in Broletto, n. 13 (1988), pp. 12-21; Pietro Pensa, Folclore delle valli e delle rive del Lario in L'Ordine, 20.10.1978; Ricerca sul folklore delle grotte lombarde; Una terrazza sul lario - blog ..
Pésegh adòss...
Pésegh adòss… è la storia di un pastorello salvato dal diavolo con panni filati in tempo benedetto. La storia racconta che un pastorello portava ogni mattina le capre nella valle grande, non era un ragazzo cattivo ma aveva il difetto di non ascoltare i consigli dei genitori: il padre gli raccomandava di non abbandonare mai il branco perché era facile smarrire qualche animale nelle forre del monte; la madre, poveretta, nel dargli un indumento benedetto per guardarlo dal malanno, gli raccomandava di non disubbidire e di pregare la Madonna perché lo proteggesse. Il ragazzo. però, appena poteva, lasciava in custodia al cane il piccolo gregge e correva a giocare con i compagni nell'alpe più vicina. Un giorno di settembre, ritornando verso sera a radunar le capre, ebbe la sorpresa di trovar mancante la più bella. Atterrito al pensiero della punizione, il poveretto riportò il branco nella stalla del paese e tornò di corsa sulla montagna; era già buio e lui vagava per i burroni lanciando il suo richiamo. Finalmente dal fondo di un dirupo gli giunse il belato della capretta. Aggrappandosi alle rocce, la raggiunse e se la mise sulle spalle. Mentre risaliva con gran fatica, una voce profonda e cavernosa giunse dall'altro versante della valle "Pésegh adòss!" (pisciagli addosso). Al che la capretta belò lamentosa: "No poss, no poss! Al gh'a la vestè filadè nel Tempur adòss (Tempur, dal latino "tempora" era il periodo della quaresina) trad: (non posso, non posso! ha una mantella benedetta addosso!). Il pastorello comprese di avere sulle spalle il diavolo incarnato e che lo salvavano i panni filati dalla madre in tempo benedetto. Gettò il capretto, e a gran corsa, piangendo di paura, scese al paese. Prima di giungervi, incontrò i genitori che, in grande apprensione, erano usciti a cercarlo; con loro era la capretta smarrita, trovata mentre da sola tornava all'ovile. Raccontavano che da allora il pastorello seguì i consigli del padre e della madre; e il suo caso era additato a tutti come esempio ammonitorePietro Pensa, Il diavolo di casa nostra in Broletto, n. 13 (1988), pp. 12-21; Pietro Pensa, Folclore delle valli e delle rive del Lario in L'Ordine, 20.10.1978..
La cascè selvàdeghè
La caccia selvatica era fantasia, forse di remotissima origine pagana, accolta dai sacerdoti i quali affermavano trattarsi dei cacciatori che nei giorni di domenica avevano trasgredito agli obblighi religiosi e dopo morti erano stati condannati a vagare senza pace nei luoghi del loro peccato, una cavalcata orrenda di spiriti dannati che si levava improvvisa nelle notti senza luna, percorrendo in fulminea corsa i sentieri, scavalcando d'un balzo torrenti e valloni sino a perdersi lontano, nelle forre dei monti più alti; uno scalpitar di destrieri, guaire di cani, urla di mostri, grida d'angoscia rompevano allora il silenzio delle valli.