Għar Dalam (grotta di Dalam) è un sito archeologico di Malta. Si trova circa un chilometro a nord di Birzebbugia nella parte meridionale dell'isola. Il sito comprende la grotta e l'adiacente museo.

La grotta è una condotta freatica profonda circa 144 metri i primi 80 dei quali sono accessibili ai visitatori. L'ingresso è largo circa 10 metri ed è stato allargato nel tempo dai successivi scavi, nella grotta sono stati infatti ritrovati resti animali della prima era glaciale, i resti più antichi risalgono a oltre 160.000 anni fa.

I depositi di ossa di elefante nano, ippopotamo nano, cigno gigante (Cygnus falconeri), cervo (Cervus elaphus) e orso (Urus actus) sono di età diverse. A Malta la specie di cervo si estinse infatti molto più tardi, circa 4.000 anni fa durante il calcolitico. Fino al 2025, si riteneva che Għar Dalam contenesse le più antiche testimonianze di insediamento umano a Malta, vi sono state infatti ritrovate ceramiche del neolitico. Nel 2025 furono ritrovate prove di civiltà di cacciatori-raccoglitori antecedenti ai rinvenimenti di Għar Dalam.

Le ceramiche ritrovate nello strato superiore di Għar Dalam hanno forme simili a quelle della cultura di Stentinello con decorazioni impresse tipiche della cultura della ceramica cardiale ottenute probabilmente tramite elementi naturali come conchiglie. A differenza di quelle di Stentinello non presentano decorazioni ripetute ottenute tramite manufatti appositi. L'importanza del sito e dei ritrovamenti ha dato il nome alla prima delle tre fasi in cui è suddiviso il neolitico maltese (Għar Dalam 6000–5400 a.C., Skorba dal 5400 al 4800 a.C. e Żebbuġ dal 3800 al 3600 a.C.).

Il museo All'ingresso del sito si trova il museo dal quale si accede all'entrata della grotta. Il museo ospita parte dei reperti estratti dalle rocce, migliaia di ossa sono esposti in vetrine espositive in stile vittoriano nella Joseph Baldacchino Hall, come è chiamata la sezione più antica del museo paleontologico. La sezione prende il nome dall'archeologo maltese Joseph Baldacchino (1894 - 1974) che allestì la sala nel 1936. Nel 2002, dopo un periodo di ristrutturazione ed ampliamento, il museo ha riaperto al pubblico con una nuova sezione didattica intitolata al geologo e paleontologo maltese George Zammit-Maempel.

Storia recente La prima menzione della grotta risale al 1647, Giovanni Francesco Abela nella sua opera Della Descrittione di Malta isola nel Mare Siciliano: con le sue antichità, ed altre notizie menziona brevemente una grotta spatiosa e grande chiamandola Ghar Dalmau, ritenendo non credibile l'ipotesi espressa da alcuni che fosse una cava.

Nel 1865 un paleontologo genovese, Arturo Issel, giunse a Malta per esplorare le isole alla ricerca di resti fossili. Durante il suo soggiorno Issel venne informato dell'esistenza di Għar Dalam dal geologo e naturalista scozzese Andrew Leith Adams che si trovava sull'isola. All'epoca la grotta era usata come rifugio per il bestiame, gli agricoltori locali avevano eretto un muro di pietra circa 18 metri dopo l'ingresso per evitare che il bestiame si inoltrasse nella cavità. Issel effettuò degli scavi nella galleria principale e alla profondità di 60 cm rinvenne resti di ceramiche, un omero di pecora selvatica e delle falangi di elefante.

Scavi successivi furono effettuati nel 1892 da John H. Cooke (1862-1933), un insegnante inglese appassionato di geologia. Una parte dei suoi ritrovamenti venne inviata al British Museum. Questo materiale fu studiato da Forsyth Major nel 1902, che isolò una nuova specie di ippopotamo nano (Hippopotamus melitensis).

Tra il 1918 e il 1920 il naturalista maltese Giuseppe Despott condusse una campagna di scavi nella grotta, documentando tutti i suoi ritrovamenti.

Nel 1922 iniziò una nuova intensa fase di scavi avviati dall'archeologa Gertrude Caton-Thompson (1888-1985) e proseguiti da Joseph Baldacchino. Nel 1930 il quantitativo di ritrovamenti era così ingente che per custodirli venne eretto un edificio nei pressi della grotta. L'edificio venne poi trasformato in museo.

La grotta fu inclusa nella Lista delle Antichità del 1925, ma non fu aperta al pubblico fino al marzo 1933.

La caverna ha rivestito anche un ruolo chiave nella seconda guerra mondiale, poiché fu usata come rifugio antiaereo prima e in un secondo momento come deposito di carburante. Dopo una delicata fase di ripristino il sito venne riaperto al pubblico nel 1947.

Nel 1980, alcuni reperti tra i più importanti e insostituibili, come quattro zanne di elefanti nani e il cranio di un bambino neolitico, furono rubati dal museo.

Area protetta Oltre che per la sua importanza come sito archeologico la grotta è rilevante anche come habitat di alcune specie. Vi si trova infatti una piccola popolazione di crostacei della specie endemica Armadillidium ghardalamensis. È inoltre un'area di rifugio per il ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros), una specie di pipistrelli. Per questi motivi la grotta fa parte della rete Natura 2000.

Note

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