Il progetto educativo è un tipo speciale di progetto che prevede uno sviluppo simile a quello di un processo educativo o di varie forme di attività didattiche in un contesto di apprendimento.
È uno strumento di lavoro, utilizzato nel settore dell'educazione e generalmente redatto da personale docente mediante le fasi della progettazione educativa (detta anche "programmazione" o "pianificazione didattica" in italiano e instructional design in inglese). Lo strumento, partendo da bisogni (AIF, 1998 p. 188)"La progettazione di un intervento parte infatti dall'analisi dei bisogni.." che normalmente sono legati a diverse variabili. espliciti ed impliciti di un gruppo discente, descrive un percorso atto a realizzare delle finalità"La finalità: è un'affermazione di principio attraverso cui la società identifica e veicola i propri valori.. In questo senso le finalità fanno capo a dei valori". Vandevelde cit in (Titone, R. 1990, p. 31) educative mediante il raggiungimento di specifici obiettivi (Titone et al 1990 p. 33)Definiti come "Ciò che i discenti devono essere capaci di realizzare al termine di un periodo di insegnamento/apprendimento e che non erano capaci di realizzare prima". all'interno di comunità di apprendimentoL'apprendimento cooperativo in particolare ha studiato a fondo il tema dei gruppi di apprendimento ed individua tre tipi di gruppi: "formali (la cui durata va dal tempo di una lezione ad alcune settimane), informali (la cui durata va da pochi minuti al tempo di una lezione) e di base (della durata di almeno un anno)" (Johnson, David et al 1994, p. 20) o (learning communities)Psicologi delle comunità come McMillan e Chavis (1986) affermano che ci sono quattro fattori chiave che definiscono il senso della comunità: "(1) adesione, (2) influenza, (3) soddisfacimento dei bisogni individuali e (4) eventi condivisi e connessioni emotive. o ancora, secondo la definizione di Jean Lave e Étienne Wenger "comunità di pratica" (Communities of practice).
Il termine "progetto educativo" è associato a quello di "gestione del progetto", derivante dall'inglese project management che, partendo dai precoci contributi dell'ingegnere statunitense Henry Gantt, conosciuto come il padre delle tecniche di pianificazione e controllo (e famoso per l'uso del Diagramma di Gantt come importante strumento di project management) e di Henri Fayol per la sua ideazione delle cinque funzioni di management (che formano la base del corpo di conoscenze associate alla gestione del programma e del progetto)Sia Gantt che Fayol erano studenti delle teorie di Frederick Winslow Taylor (conosciute come Taylorismo) il cui lavoro è considerato precursore dei moderni strumenti di project management includendo il WBS (work breakdown structure) e la resource allocation., ha portato alle teorie di Russel D. Archibald.
Le fasi della progettazione educativa La progettazione educativa permette di trasformare ciò che è definibile come attività cognitiva in materiale e condizioni: il progetto è il risultato di un processo con cui gli attori concorrono per costruire un artefatto (il progetto stesso) e per determinare le condizioni del contesto (l'ambiente) all'interno del quale tale progetto acquisisce valore. Rappresenta inoltre il mezzo per connettere le attività agli obiettivi e ad una verifica, e costituisce lo strumento privilegiato di un'organizzazione flessibile.
Il processo di progettazione educativa si articola in cinque tappe, tutte tra loro interdipendenti e regolate da sequenzialità, anche se talvolta si assiste alla sovrapposizione delle stesse:
Ideazione: è il momento in cui una o più persone ipotizzano un progetto o attivano un'iniziativa. È sempre connessa alle precedenti esperienze o a lavori realizzati da altre persone; si caratterizza per un insight creativo o da una rappresentazione mentale che unisce nuove combinazioni con elementi già noti. Normalmente un progetto nasce quando viene constatata la presenza di bisogni sociali non soddisfatti o problemi irrisolti. Attivazione: si basa sulla verifica delle risorse disponibili, sull'identificazione del proprio ruolo e di quello degli attori coinvolti e sull'identificazione del problema e delle strategie d'intervento. Occorre sviluppare alleanze e collaborazioni per creare un network, individuare tutte le possibili forme di risorse e scegliere le strategie da applicare per lo sviluppo del progetto. Progettazione vera e propria: consiste nell'elaborazione di un progetto cartaceo, inteso come prodotto e stesura concreta di un disegno di intervento. In questa tappa si identificano le diverse fasi dell'intervento, si provvede alle figure educative di riferimento, alla scelta delle tecniche, ai costi e ai tempi di svolgimento. Realizzazione: è l'attuazione di interventi e cambiamenti, che permette la verifica in itinere. Il progetto educativo è regolato dal principio di logicità se mostra coerenza tra: definizione e analisi del problema, identificazione degli obiettivi, beneficiari dell'intervento, modello d'intervento e attività da svolgere, valutazione, mezzi e risorse. La definizione e analisi del problema richiede di esplicitarlo, scoprendone cause, rilevanza e popolazione coinvolta; gli obiettivi vengono definiti solo dopo aver stabilito un obiettivo generale e i beneficiari dell'intervento. Valutazione (o verifica): è la strategia che valorizza la qualità e l'efficacia del lavoro svolto. Assunto fondamentale è che la valutazione accompagni il progetto in tutte le sue fasi (ideazione, attivazione, progettazione, realizzazione, valutazione), affinché sia possibile apportare modifiche qualora la realizzazione non risulti efficace.
Caratteristiche
Uno tra i primi ad effettuare ricerche per ideare modelli di programmazione didattica è stato lo statunitense Ralph Tyler. Tra i suoi collaboratori ricordiamo Hilda TabaTaba fu allieva di John Dewey era un architetto, una teorica e riformatrice del curriculum e un'insegnante (estone), S. B. Robinsohn (tedesco) e lo stesso Benjamin Bloom (statunitense), ideatore dell'omonima tassonomia. L'attenzione rivolta ai processi di programmazione nel settore educativo si accompagnava all'approccio, nato in Giappone e diffuso negli Stati Uniti verso gli anni cinquanta nel settore della produzione, noto come ricerca della qualità totale (in inglese Total Quality Management) e volto, in ultima analisi, alla realizzazione migliore della mission di un'organizzazione. Allo stesso tempo tali processi risentirono delle teorie della ricerca-azione o (action research), teorizzata negli anni quaranta dallo psicologo tedesco Kurt Lewin e dellaction learning, proposta dall'inglese Reg Revans (Revans, R. 1983) negli anni cinquanta. Tra la metà degli anni sessanta e la metà degli anni settanta, la "programmazione" nelle istituzioni educative era composta da elenchi di nozioni che il discente avrebbe dovuto acquisire unitamente ad attività disciplinari da svolgere. Verso la fine degli anni settanta tale strumento subì l'influenza delle correnti comportamentiste. Il comportamentismo introdusse il concetto che "le cose che fa un organismo, inclusi l'agire, il pensare ed il percepire, siano da considerarsi comportamenti". Il cognitivismo a sua volta, pose l'accento sugli obiettivi e contribuì a concepire il "programma" anche come una serie di comportamenti che il discente avrebbe dovuto esplicitare al fine di dimostrare l'avvenuto raggiungimento degli obiettivi di apprendimento.
I concetti di project management, l'epistemologia genetica (proposta negli anni cinquanta da Jean Piaget) nonché le correnti costruttiviste insieme a quelle costruzioniste di Seymour Papert contribuiscono a modificare ulteriormente il processo previsionale in ambito educativo. Questo, da programma atto a trasmettere nozioni, diventa un percorso complessivo, mirante a favorire la costruzione della conoscenza. Il termine di "progetto" viene gradualmente preferito a quello di "programma". In particolare, con la progettazione educativa per competenze si descrivono non soltanto i saperi da "trasmettere" ma anche i percorsi educativi da attuare per rendere possibile la formazione delle competenze che dovranno essere acquisite dal discente. Intendendo per competenza la capacità di applicare determinate conoscenze in uno specifico contesto, al fine di raggiungere dei risultati previsti, mediante l'adozione di comportamenti adeguati.
Partendo dal concetto di scaffolding, termine usato come metafora per indicare l'intervento di una persona più esperta ed utilizzato per la prima volta in ambito psicologico da Jerome Bruner, David Wood e Gail Ross nel 1976 nei progetti di educazione individualizzata si afferma in Italia il cosiddetto "sfondo integratore", metodologia di progettazione educativa utilizzata nell'ambito dell'integrazione scolastica di alunni con disabilità. Tale strumento considera anche la teoria di zona di sviluppo prossimale teorizzata da Lev Semënovič Vygotskij, e rivolge particolare attenzione all'organizzazione degli elementi dell'ambiente (soprattutto spazi, materiali, tempi) e all'utilizzo di elementi mediatori o organizzatori delle attività (in linea con la pedagogia istituzionale). La prima elaborazione del costrutto è contenuta in Zanelli, 1986.
Il progetto generale di un'istituzione educativa prevede inoltre la definizione del curriculum (o "curricolo"). Il primo volume pubblicato su questo soggetto fu The Curriculum (il curriculum), e risale al 1918. L'autore, John Franklin Bobbitt, spiegava il curriculum come "il corso degli atti e delle esperienze attraverso le quali un bambino diventa adulto". Sebbene apparso formalmente nella definizione del Bobbitt, il termine curriculum come "corso di esperienze formative" pervade anche l'opera di John Dewey (che era in disaccordo con Bobbitt su molti punti essenziali). Anche se l'idealistica concezione di "curriculum" del Bobbitt e di Dewey era diversa da quella più ristretta che si dà oggi al termine, esperti e ricercatori generalmente la condividono come significato sostanziale di curriculum.
Il progetto educativo pertanto:
Parte da un insieme di bisogni educativiLo psicologo statunitense Abraham Maslow riconobbe l'esistenza di una gerarchia che contemplasse non solo i bisogni fisici della persona. Tra il 1943 e il 1954 concepì il concetto di "Hierarchy of Needs" (gerarchia dei bisogni o necessità) e la divulgò nel libro Motivation and Personality del 1954., stabilisce finalità, obiettivi, azioni, metodologie, forme di verifica (in itinere e/o finali), indicando tempi e risorse. È elaborato dai "docenti", figure professionali appartenenti alla categoria dei lavoratori della conoscenza (knowledge worker), che si impegnano con l'utenzaAttraverso il Contratto educativo redatto dall'istituzione di appartenenza a portare avanti il progetto stesso. È indirizzato ai "discenti", destinatari principali del progetto, i quali si impegnano con l'istituzione educativa a percepire dei servizi e agli obblighi previsti dal Contratto educativo. È diretto allo sviluppo di beni immateriali come abilità e competenze, a differenza dei progetti aventi come finalità principale la produzione di beni materiali. È "orientato ai processi" piuttosto che alla realizzazione di un prodotto finale. La maggior concentrazione verso i processi educativi e di apprendimento è dovuta alla loro centralità nella formazione delle competenze. Pertanto, allo scopo del loro raggiungimento, i percorsi di sviluppo cognitivo, formativo ed esperienziale prefigurati nel progetto educativo, eserciteranno un'importanza primaria.