La lega linguistica balcanica (conosciuta anche col termine tedesco Balkansprachbund) è il nome dato all'insieme di somiglianze nella grammatica, nella sintassi, nel vocabolario e nella fonetica delle lingue della penisola balcanica.

Bisogna notare che il numero di termini nel vocabolario comune è relativamente piccolo, mentre le grammatiche hanno un alto grado di somiglianza. thumb|Le lingue balcaniche nel 1908 thumb|L'evoluzione delle lingue balcaniche, secondo Jireček, Gołąb, Sanfeld e Weigand

Storia Il primo studioso a evidenziare le somiglianze tra le lingue balcaniche, appartenenti per lo più a differenti sottofamiglie linguistiche, fu lo studioso sloveno Jernej Kopitar nel 1829Jernej Kopitar, Albanische, walachische und bulgarische Sprache, «Jahrbücher der Literatur» (Vienna), 1829, vol. 46, pp. 59–106., ma solo negli anni '20 e '30 del '900 la teoria venne sviluppata, con contributi importanti da parte di Nikolaj TrubeckojNikolaj Trubeckoj, Vavilonskaja bašnja i smešenie jazykov, «Evrazijskij vremennik», 1923, vol. 3, pp. 107–124., Gustav WeigandGustav Weigand, Vorwort, zugleich Programm des Balkan-Archivs, «Balkan-Archiv», 1925, vol. 1, pp. 5–15; Id., Texte zur vergleichenden Syntax der Balkansprachen, «Balkan-Archiv», 1928, vol. 4, pp. 53–70. e di Kristian Sandfeld-JensenKristian Sandfeld, Balkanfilologien. En oversigt over dens resultater og problemer, Copenaghen, Lunp, 1926; trad. francese Linguistique balkanique. Problèmes et résultats, Parigi, Champion, 1930..

Il termine «lega linguistica balcanica» venne coniato dal linguista rumeno Alexandru Rosetti nel 1958, quando affermò che le caratteristiche condivise conferivano alle lingue balcaniche uno speciale status di «lega». Theodor Capidan andò oltre, affermando che la struttura delle lingue balcaniche poteva essere ricondotta a una lingua standard.

Gli oppositori della teoria (come Alexandru GraurAlexandru Graur, Coup d’œil sur la linguistique balkanique, «Bulletin linguistique», 1936, vol. 4, pp. 31–45. ed Andriotis/KourmoulisNikolaos Andriotis – Georgios Kourmoulis, «Questions de la linguistique balkanique et l’apport de la langue grecque», in Actes du premier congrès international des études balkaniques et Sud-Est européennes, vol. 6. Linguistique, a cura di Vladimir Georgiev, Ivan Gălăbov e Jordan Zaimov, Sofia, BAN, 1968, pp. 21–30.) hanno affermato che l'uso del termine «linguistica balcanica» è inappropriato e che alcune delle proprietà si potrebbero spiegare da derivazioni interne indipendenti in ogni lingua, mentre per altri, è una mera reciprocità linguistica, che non è sufficiente per affermare che c'è una linguistica balcanica separata, come c'è una linguistica romanza, una linguistica germanica, ecc.

Lingue

Le lingue che condividono queste similarità appartengono a cinque diverse famiglie del gruppo indoeuropeo: L'albanese (lingua illirica) Il greco moderno (lingua greca) Il rumeno, l'arumeno, il meglenorumeno e l'istrorumeno (lingue romanze balcaniche) Il bulgaro, il macedone, il dialetto torlak del serbo (lingue slave balcaniche) romaní (lingue indo-iraniche)

Comunque, non tutte queste lingue hanno lo stesso numero di caratteristiche condivise, perciò sono state anche divise in base al numero di elementi comuni con le altre:

Albanese, rumeno, macedone e bulgaro hanno la maggior parte delle proprietà in comune Serbo (specialmente il dialetto torlacco) e greco moderno condividono con gli altri un numero minore di caratteristiche Romaní - condivide soprattutto elementi lessicali e la sostituzione dell'infinito con il congiuntivo.

Il linguista finlandese Jouko Lindstedt riordinò nel 2000 un "fattore di balcanizzazione", che assegna ad ogni lingua balcanica un punteggio proporzionale al numero di caratteristiche condivise nella lega linguistica balcanica. I risultati sono:

Lingua Punteggio Slave balcaniche 11,5 Albanese 10,5 Greco e romanze balcaniche 9,5 Romaní 7,5

Un'altra lingua che può essere stata influenzata dalla Lega Balcanica è il giudeo-spagnolo, variante parlata dagli ebrei sefarditi che vivevano nei Balcani. Le caratteristiche grammaticali condivise (specialmente nell'ambito del sistema temporale) sono state prese in prestito dal neogreco.

Origini

L'origine di queste caratteristiche comuni è stata dibattuta a lungo, e varie teorie sono state suggerite.

Trace, daco o illirico

Poiché la maggior parte di queste caratteristiche non si trova nelle lingue imparentate a quelle appartenenti alla lega balcanica (come le altre lingue romanze e slave) i primi ricercatori credettero che fossero state ereditate dalle antiche lingue indigene, come la lingua dei Traci, la lingua dei Daci e l'illirico, che formavano il substrato delle moderne lingue balcaniche.

Comunque, poiché la nostra informazione su queste lingue è veramente scarsa, date le pochissime scritte che sono arrivate a noi, non si può determinare quali delle caratteristiche vi fossero presenti.

Greco

Un'altra teoria affermava che tutte le influenze provenissero dal greco antico o bizantino, partendo dal presupposto che poiché la Grecia "aveva sempre avuto una civiltà superiore rispetto ai propri vicini", i greci non avrebbero mai preso in prestito caratteristiche linguistiche da essi. Di fatto nessun dialetto greco antico possiede queste caratteristiche e il balcanismo del greco sembra essere un'innovazione posteriore al periodo classico. Inoltre, sembra che il greco sia l'unica lingua periferica della lega linguistica, a cui mancano alcune caratteristiche importanti, come l'articolo posposto.

Latino e romanze

L'Impero romano governò su tutti i Balcani e può essere possibile che una variante locale del latino abbia lasciato il segno su tutte le lingue balcaniche, che sarebbe diventato in seguito il substrato delle lingue slave che avrebbero occupato gran parte del territorio. Il punto debole di questa teoria è che solo poche di queste caratteristiche si trovano nelle altre lingue romanze.

Un argomento per questo potrebbero essere i calchi strutturali dall'aromeno al macedone, cosa che può essere spiegata dal fatto che l'aromeno sia stato un substrato del macedone, ma ciò non spiega ancora l'origine di queste innovazioni nell'aromeno.

Fonti multiple

La teoria più accreditata al giorno d'oggi afferma che non tutte le innovazioni provengono dalla stessa fonte e che le influenze tra le lingue sono state reciproche: si può riconoscere che alcune vengono dal latino, dallo slavo comune o dal greco, mentre altre, in particolare le caratteristiche che sono condivise solo dal rumeno, dall'albanese, dal macedone e dal bulgaro, possono essere spiegate dal substrato lasciato dopo la romanizzazione (nel caso del rumeno) o dopo la slavizzazione (nel caso del bulgaro). L'albanese è stato influenzato sia dal latino sia dallo slavo, ma mantiene molte delle proprie caratteristiche originali.

Un argomento a favore della teoria delle "fonti multiple" afferma che la storia turbolenta dei Balcani ha portato molti gruppi di persone nella loro storia a spostarsi verso altri luoghi della penisola, abitati da gente di diversa etnia. Questi piccoli gruppi venivano di solito assimilati velocemente e a volte lasciavano segni nella nuova lingua che acquistavano. Un'altra idea è che prima dell'era moderna, l'uso di più di una lingua era già comune nei Balcani e una caratteristica di una lingua si diffondeva velocemente nelle altre.

Linea cronologica dei contatti (in via di sviluppo)

I primi probabili contatti interlinguistici avvennero tra i proto-rumeni e i proto-albanesi, (I - V secolo d.C.), teoria supportata dal vocabolario albanese preso in prestito dal latino balcanico, così come il substrato rumeno, che ha parole di origine albanese. Dove fu l'area precisa dove il contatto avvenne è ancora un'ipotesi in discussione, spaziando dall'Albania settentrionale alla Transilvania.

Tutte le varietà linguistico-dialettali del rumeno (dalla Moldavia fino ai Valacchi in Serbia) fanno parte della lega linguistica, e ciò dimostra che il contatto avvenne prima che si separassero dalla lingua comune rumena.

Il serbo fu probabilmente l'ultima lingua a unirsi alla lega, come mostrato dal basso numero di caratteristiche comune, la maggior parte delle quali solo nel dialetto Torlak (un dialetto intermediario col bulgaro che nacque piuttosto tardi, dopo che la maggior parte delle caratteristiche erano fissate nella lega linguistica).

Caratteristiche Caratteristiche grammaticali Sistema dei casi

Il numero dei casi è ridotto, molti casi sono stati rimpiazzati da preposizioni (il serbo non condivide questa caratteristica).

Un sistema dei casi comune di una lingua balcanica è:

nominativo accusativo dativo/genitivo (fusi insieme) vocativo

Sincretismo del caso genitivo e dativo

Nelle lingue balcaniche, la differenza fra il caso genitivo e il dativo (o le corrispondenti costruzioni con preposizioni) si è annullata.

Esempio: Lingua Dativo Genitivo Italiano Ho dato il libro a Maria. È il libro di Maria. Albanese Ia dhashë librin Marisë. Është libri i Marisë. Bulgaro Дадох книгата на Мария (Dadoh knigata na Marija ) Книгата е на Мария; (Knigata e na Marija ) Rumeno I-am dat cartea Mariei. Este cartea Mariei. Macedone I' ја дадов книгата на Марија. Книгата е на Марија. Greco Έδωσα το βιβλίο της Μαρίας. (genitivo) Έδωσα το βιβλίο στη(ν) Μαρία. (accusativo) Είναι το βιβλίο της Μαρίας. (genitivo)

Tempi verbali Formazione del futuro Il tempo futuro viene formato analiticamente usando un verbo ausiliare od una particella con il significato intrinseco di "volere" (similmente all'inglese "will"). Lingua Variante Formazione Esempio: "Vedrò" Albanese (dialetto tosco) "do" (indeclinabile) + congiuntivo Do të shikoj Aromeno "va" (indeclinabile) + congiuntivo Va s-ved Bulgaro "ще" (indeclinabile) + presente Ще видя Greco "θα" (indeclinabile) + congiuntivo presente Θα βλέπω (durativo) "θα" (indeclinabile) + congiuntivo aoristo Θα (ί) δω (puntuale) Macedone "ќе" (indeclinabile) + presente Ќе видам Serbo (standard, letterario) "hteti" (coniugato) + infinito Ја ћу видети (видећу) (colloquiale) "hteti" (coniugato) + congiuntivo Ја ћу да видим Rumeno (standard, letterario) "a voi" (coniugato) + infinito Voi vedea (colloquiale) "o" (indeclinabile) + congiuntivo O să văd (alternativa colloquiale) "a avea" (coniugato) + congiuntivo Am să văd (arcaico) "va" (indeclinabile) + congiuntivo Va să văd

Formazione analitica del passato Il tempo perfetto analitico viene formato nelle lingue balcaniche con il verbo "avere" come ausiliare, in modo simile al passato prossimo italiano. L'origine di questa caratteristica linguistica può essere latina. Comunque questo non succede nel bulgaro e nel serbo, dove il passato analitico viene formato con il verbo "essere" e il participio passato attivo: обещал (bulg.); обећао (serbo) - "che ha promesso" (participio passato attivo); съм (bulg.); сам (serbo) - "io sono"; обещал съм (bulg.); обећао сам (serbo) - "ho promesso" (alla lettera "Sono uno che ha promesso"), tempo passato.

Perdita dell'infinito

Il modo verbale infinito (comune in altre lingue imparentate ad alcune delle lingue balcaniche, come le lingue romanze e slave) viene generalmente sostituito da costruzioni con il modo congiuntivo.

nel macedone e nel dialetto tosco dell'albanese, la perdita dell'infinito è completa nell'aromeno, grecoIl greco ha di fatto perso completamente l'uso dell'infinito. Tuttavia un relitto dell'infinito è rimasto nell'απαρέμφατο, voce indeclinabile formata sul tema dell'aoristo e utilizzata in alcune forme composte del verbo che hanno un aspetto stativo/resultativo. L'απαρέμφατο, nonostante l'origine, non ha nulla a che vedere con l'uso dell'infinito come lo conosciamo nelle lingue europee., bulgaro e nei dialetti serbi meridionali è quasi del tutto completa nel dialetto ghego dell'albanese è tuttora usato e nel meglenoromeno viene usato solo in un numero limitato di espressioni