Con guerra di Siena si intende il conflitto, inquadrato all'interno delle guerre d'Italia franco-spagnole, combattuto tra il 1552 ed il 1559 per il controllo della Repubblica di Siena.

Contesto geopolitico Il territorio della Repubblica di Siena costituiva un nucleo tradizionalmente repubblicano incuneato tra lo Stato Vaticano ed il Ducato di Firenze che, col tempo, andò diventando estremamente particolare nell'orizzonte politico internazionale, costituendo allo stesso tempo sia un pericolo ideologico per le aristocrazie che un'opportunità di infeudamento per nobili senza domini. Opportunità che, in particolare, tentarono di coltivare vari papi: Paolo III, che cercò di installarvi Pier Luigi Farnese, Giulio III, con Fabiano del Monte e Paolo IV con Carlo Carafa.A. D’Addario, Il problema senese nella storia italiana della prima metà del Cinquecento: la guerra di Siena, Firenze, F. Le Monnier, 1958

Il pericolo, poi rivelatosi fatale, arrivò però dalle mire di Cosimo de' Medici, diventato nel 1537 duca di Firenze, per il quale Siena costituiva una forte minaccia a causa della calda accoglienza qui riservata nei secoli ai fuoriusciti fiorentini, oltreché la pressoché unica via d'espansione territoriale praticabile, specialmente dopo la caduta di Piombino nella sfera d'influenza spagnola (1545).

In questo contesto difficile Siena si era destreggiata abilmente per secoli, fino a quando l'instabilità politica che la caratterizzò nella prima metà del Cinquecento - dopo la fine dell'effimera signoria di fatto dei Petrucci - unita alle debolezze intrinseche di una popolazione numericamente bassa rispetto agli avversari ed un territorio di difficile industrializzazione per la carenza di corsi d'acquaMario Ascheri, Storia di Siena dalle origini ai giorni nostri, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 2013., dette modo alle potenze straniere di aggredirla con maggior facilità.Luca Fusai, La storia di Siena dalle origini al 1559, Siena, Il Leccio, 1987.

Antefatto storico

Nella città di Firenze, con l'insediamento del duca Alessandro de' Medici (1532-1537), si manifestò un aspro conflitto per il primato politico della città. La nomina di Alessandro sostenuta da papa Clemente VII e dall'imperatore Carlo V di Spagna, suocero di Alessandro, fu osteggiata dalla famiglia Strozzi, depositaria di un immenso patrimonio abilmente accumulato. La reazione minacciosa del duca Alessandro costrinse all'esilio volontario Filippo Strozzi ed il figlio PieroG.Spini, Disegno storico della Civiltà Italiana, Roma, 1958, p. 161..

L'assassinio del duca Alessandro nel 1537 e la successiva elezione di Cosimo I, figlio del condottiero Giovanni delle Bande Nere, sembrò a Filippo Strozzi l'occasione opportuna per rovesciare il governo del giovane duca. In quel periodo la famiglia Strozzi aveva trovato rifugio in Francia, presso la corte di Enrico II e Caterina de' Medici, nipote di Clemente VII, avversaria implacabile di Cosimo. La rappresaglia strozzesca sotto bandiera francese, condotta da Filippo insieme agli esuli fiorentini, ebbe un esito disastroso e terminò nell'agosto del 1537 con la sconfitta nella battaglia di Montemurlo, nella quale lo Strozzi stesso fu fatto prigioniero per poi morire suicida nella Fortezza da Basso.. Il figlio Piero, capitano di ventura, venne poi assoldato nel 1551 dalla corte di Enrico II e Caterina, al fine di ricondurre in patria gli emigrati fiorentini cacciati dal duca Cosimo. Nell'assolvimento del mandato, Piero si distinse particolarmente insieme a Ludovico II Pico sconfiggendo le schiaccianti milizie papali nella battaglia di Parma e nell'Assedio della Mirandola (1551)A. Saltini, L'assedio della Mirandola, Ed. Diabasis 2004, cap VI e segg., guadagnandosi il titolo di "Primo Generale" italiano.

All'inizio degli anni quaranta del Cinquecento, con un'Europa già sconvolta ed un'Italia devastata da cinquant'anni di guerre per la supremazia tra spagnoli e francesi, l'attenzione si rivolge alla Toscana. Carlo V era interessato a mantenere il controllo della regione, considerata di rilevante importanza strategica per gli approdi marittimi dell'arcipelago toscano, le ricchezze minerarie e per l'organizzazione finanziaria dei banchieri fiorentini e senesi, che esercitavano un ruolo dominante nel sistema bancario europeo. La Francia di Caterina de' Medici era desiderosa di riprendere un ruolo politico nel territorio italiano e la capacità di contrastarvi la supremazia spagnola. A Firenze il duca Cosimo, esautorato il Senato dei Quarantotto, esercitava il potere assoluto forte della presenza spagnola nella regione, corroborato dal matrimonio contratto con Eleonora, figlia di Don Pedro di Toledo, Viceré spagnolo del Regno di Napoli. A Cosimo, per raggiungere il dominio in tutta la Toscana, rimaneva la difficile impresa di sottomettere l'irriducibile Repubblica di Siena.

Fu quindi in questo quadro, approfittando dell'instabilità politica senese succeduta al mancato consolidamento della Signoria dei Petrucci, che gli spagnoli tentarono di costituire nel 1540 un protettorato su Siena, stabilendovi una guarnigione militare di soldati. Successivamente (1548), per fiaccare lo spirito di libertà della cittadinanza senese - che preoccupava molto Carlo V e si era concluso più volte con episodi d'insubordinazione contro il regime spagnolo - l'imperatore inviò al comando della guarnigione don Diego Hurtado de Mendoza per controllare la politica ostile della Repubblica e ricondurla all'obbedienza. Mendoza creò magistrature a lui gradite, si fece eleggere Capitano del Popolo, rinforzò il presidio militare e dette il via all'edificazione della cosiddetta Cittadella, una fortezza militare di nuova generazione per il tempo, presso Porta Camollia.S. Benci, Storia di Montepulciano, Ed. Lessi, 1896, p. 117. La costruzione del fortilizio in particolare, segno tangibile e visibile dell'occupazione, diventò il motivo scatenante dello scoppio delle ostilità.

Svolgimento

L'insurrezione senese Sebbene fossero state inviate una serie di suppliche all'imperatore per scongiurare la costruzione del forte, gli spagnoli non recessero dal loro proposito, spingendo i senesi a rivolgersi a Enrico II di Francia, con il quale strinsero un patto segreto anti-spagnolo.

Il 26 luglio 1552 un esercito di tremila soldati forniti dal Regno di Francia, capeggiato dai fuoriusciti senesi Enea Piccolomini e Amerigo Amerighi, giunse alle porte della città. Il giorno successivo il popolo si sollevò contro l'occupazione spagnola ed aprì di forza le porte delle mura di Siena, cacciando i soldati imperiali all'interno della Cittadella. Seguì una mediazione di Cosimo de' Medici che, ritirando le proprie truppe inizialmente inviate in supporto agli spagnoli, si impegnò a pacificare la situazione ottenendo la concessione di permettere agli spagnoli di ritirarsi a Firenze il 3 agosto. Il giorno stesso i senesi iniziarono la demolizione della Cittadella. Venne quindi stipulato un trattato tra Regno di Francia e Repubblica di Siena, mediante il quale i francesi si impegnavano a difenderla, ed Enrico II promise l'invio di un esercito di rinforzo completo di armi, munizionamenti e logistica.

La reazione imperiale

Nei mesi successivi, con la risoluzione della guerra di Smalcalda e dei conflitti in corso con la Lega di Smalcalda ed i principi protestanti tedeschi, Carlo V cominciò a preparare la propria vendetta verso Siena. All'inizio del 1553 affidò a García Álvarez de Toledo y Osorio, viceré di Sicilia e cognato di Cosimo, le operazioni militari, che cominciarono a febbraio. García de Toledo, con un contingente di soldati ( spagnoli, italiani e tedeschi) invase la Repubblica di Siena conquistando Lucignano, Montefollonico e Pienza. Nel febbraio 1553, il contingente pose assedio a Monticchiello, che terminò il 17 marzo, dopo eroica resistenza, con la conquista del piccolo borgo. Dopo Monticchiello, toccò a Montalcino, che fu posto sotto assedio il 27 marzo; ma al García le cose non andarono affatto bene: i montalcinesi opposero al nemico un'eroica resistenza, comportando numerose perdite tra i nemici, e dopo 80 giorni, il 15 giugno, l'esercito ispano-fiorentino dovette ritirarsi. Il García fu, inoltre, costretto ad interrompere la campagna a causa dell'intervento dell'Impero ottomano, alleato del Regno di Francia, che attaccò il Regno di Napoli ed invase la Corsica appartenente alla Repubblica di Genova.S. Benci, Storia di Montepulciano, Ed. Lessi, 1896, p.122

Alla fine dell'anno 1553, ancora al servizio del Regno di Francia, Piero ed il fratello Leone furono inviati in Toscana per contrastare le mire espansionistiche del duca Cosimo e per organizzare la difesa della Repubblica di Siena. Le ostilità ripresero quindi l'anno successivo con lo schieramento franco-senese affidato allo Strozzi, adesso maresciallo di Francia e luogotenente del re in Italia, e quello ispanico-fiorentino guidato da Gian Giacomo Medici detto il Marignano.

Il 26 gennaio 1554 quest'ultimo dette ordine di concentrare su Poggibonsi tutte le truppe richiamate dal duca, dividendole in tre formazioni: quella principale, comandata da lui stesso, con il compito di assediare Siena con un contingente iniziale di soldati e 300 cavalieri; una agli ordini di Federigo da Montauto con obbiettivo Grosseto e la Maremma; ed una al comando di Ridolfo Baglioni da dirigere verso Chiusi.

Gian Giacomo lasciato l'accampamento di Poggibonsi, con un'improvvisa manovra notturna, si portò sotto le mura senesi senza riuscire ad espugnare la Cittadella a causa del cattivo tempo invernaleF. Valacchi, Siena, Milano, 1994, p. 57.. Sul finire del mese di gennaio 1554 Siena venne quindi posta sotto assedio dalla maggior parte del suo esercito, sperando di poterla prendere per fame ed accrescendone l'entità grazie all'afflusso continuo di rinforzi spagnoli, mentre altri reparti fecero scempio dei castelli circostanti e delle campagne, facendo terra bruciata ed impiccando soldati e civili di tutte le comunità che non si fossero arrese immediatamente al suo passaggio. Per primo cadde il Castello dell'Aiolfa, cui seguirono una decina di fortezze che caddero una dopo l'altra sotto il preponderante schieramento avversario.

La battaglia di Chiusi

Sorte diversa capitò all'esercito impegnato nella battaglia di Chiusi. Nei primi mesi del 1554, durante l'assedio di Siena, milizie spagnole si diressero nel territorio sud-orientale della Repubblica con l'obbiettivo di espugnare le agguerrite fortezze senesi e di bloccare le vie di rifornimento della città assediata.

Dopo aver messo a ferro e fuoco la Val di Chiana, prendendo Sinalunga e Torrita, il Baglioni si congiunse a Montepulciano con Ascanio della Corgna, signore di Castiglion del Lago, ed i suoi mercenari perugini assoldati da Cosimo, contando a questo punto fanti e 400 cavalieri. La colonna si diresse perciò verso sud, per bloccare i passaggi della Chiana nei ponti di Valiano, che venne munito di un bastione custodito da guardie armate, e di Chiusi.