La campagna d'Italia del 1796–1797 fu la serie d'operazioni militari guidate da Napoleone Bonaparte alla testa dell'Armata d'Italia durante la guerra della prima coalizione combattuta dalla Francia rivoluzionaria contro le potenze monarchiche europee dell'Antico regime, nello specifico rappresentate dal Regno di Sardegna, dal Sacro Romano Impero e dallo Stato Pontificio.

Il generale Bonaparte dimostrò per la prima volta le sue grandi capacità di stratega e di condottiero raggiungendo, nonostante la limitatezza dei suoi mezzi, una serie di brillanti vittorie che consentirono di instaurare il dominio francese su gran parte dell'Italia settentrionale e centrale. Il generale ottenne grande prestigio e una vasta popolarità, esercitando autonomamente l'autorità sul territorio conquistato e organizzando una serie di stati strettamente collegati alla Francia. Dopo aver agito spesso in contrasto con le direttive del Direttorio, il generale Bonaparte concluse vittoriosamente la campagna firmando personalmente il trattato di Campoformio, che sancì la sconfitta dell'Austria e della prima coalizione e confermò la predominante influenza francese in Italia, specie sulle élite peninsulari.

Antefatti

Il generale Bonaparte nell'Armata d'Italia Promosso al grado di generale di brigata dopo aver contribuito alla vittoria di Tolone del 1793, Napoleone BonaparteNapoleone mutò il nome in Bonaparte, rendendolo più facile da pronunciare in francese, solo alla vigilia della partenza per la campagna d'Italia. si recò a Nizza per ricoprire il nuovo incarico di ispettore dell'artiglieria nell'Armata d'Italia (al cui comando stava il generale Pierre Jadart du Merbion), dove peraltro erano distaccati i due rappresentanti della Convenzione nazionale Augustin de Robespierre (fratello di Maximilien) e Antoine Christophe Saliceti, con lui già durante l'assedio di Tolone..

Nella primavera del 1794 l'Armata d'Italia, già da due anni in guerra con il Regno di Sardegna di Vittorio Amedeo III, era in una situazione critica, con le truppe bloccate tra l'esercito piemontese a nord e le imbarcazioni militari inglesi a sud, che bloccavano il commercio marittimo della Repubblica di Genova di concerto con una squadra navale piemontese basata a Oneglia. Con le forze di Vittorio Amedeo III pesantemente trincerate attorno a Saorgio, Napoleone reputò come miglior cosa procedere velocemente alla conquista di Oneglia, attaccando contemporaneamente tra le valli dei fiumi Roia e Nervia in direzione di Ormea e fino al Tanaro, il tutto sostenuto da un finto attacco contro Saorgio.. Così facendo si sarebbero dovuti riallacciare i contatti con Genova, l'esercito sardo sarebbe stato aggirato obbligando lo stesso ad una ritirata e l'armata d'Italia si sarebbe trovata in una posizione più favorevole, controllando i passi montani e vicina alle pianure piemontesi.

Du Merbion affidò dei suoi uomini a Napoleone che subito delegò il generale di divisione Andrea Massena di attaccare il 16 aprile 1794. Massena conquistò rapidamente Ormea senza incontrare resistenza, quindi piegò verso ovest per tagliare la ritirata agli austriaci di Saorgio, che si arresero all'esercito di Du Merbion che nel frattempo si era messo in marcia da Nizza. Lungo la costa caddero Oneglia, Albenga e Loano, sicché a maggio l'esercito francese aveva sotto controllo i passi dell'Argentera, del Colle di Tenda e del Colle San Bernardo..

A questo punto Napoleone fece pervenire a Parigi, tramite i rappresentanti Robespierre e Saliceti, il piano della seconda parte dell'offensiva, che doveva condurre l'esercito francese a Mondovì, dove sarebbero venuti meno i problemi legati al rifornimento dei soldati che da tempo affliggevano l'armata di Du Merbion. Nello specifico l'armata d'Italia e quella delle Alpi avrebbero dovuto procedere verso est, radunandosi vicino alla ben difesa Cuneo, mentre un'altra colonna avrebbe sbaragliato i piemontesi attorno al Colle di Tenda. Il ministro della guerra Lazare Carnot e il Comitato di salute pubblica approvarono i piani di Bonaparte e il 5 giugno iniziarono le operazioni che ebbero subito sviluppi positivi; tuttavia Carnot fermò ogni ulteriore passo avanti per attendere gli sviluppi del fronte del Reno e per non allontanare troppo i soldati dal meridione francese, dove da poco era stata repressa una ribellione. Robespierre in persona viaggiò fino a Parigi per dissuadere il Comitato.. Mentre era in corso il dibattito, il 27 luglio 1794 un colpo di Stato provocò la morte di Maximilien Robespierre e di gran parte dei suoi sostenitori. Lo stesso Napoleone rimase implicato: venne arrestato il 6 agosto per ordine di Saliceti a causa dei rapporti amicali intrattenuti con Augustin..

L'immobilità in cui cadde l'armata d'Italia in seguito all'arresto del generale Bonaparte obbligò Saliceti a scagionarlo e a dargli manforte nelle sue iniziative militari; truppe austriache stavano inoltre concentrandosi nella valle della Bormida per riprendersi Savona. Napoleone ordinò subito di rafforzare la guarnigione della città ligure e i rappresentanti della nuova Convenzione termidoriana autorizzarono ad attaccare nonostante vigesse ancora il veto di Carnot. Il 19 settembre 1794 i francesi passarono all'offensiva prendendo di sorpresa gli austriaci che ripararono su Dego, dove furono sconfitti di misura il 21 settembre. Stabilizzato il fronte, Du Merbion dispose di ritirarsi per non contravvenire ulteriormente agli ordini di Carnot, così i francesi si attestarono su una linea che da Ormea collegava il San Bernardo per terminare nella città costiera di Vado Ligure..

La decisione di Barras

Napoleone, dopo essere stato rimandato a Tolone per partecipare ad una presunta invasione della Corsica, mai realizzata, nel maggio 1795 venne assegnato ad una brigata di fanteria impegnata nella repressione dei moti ribelli in Vandea. Deluso da questi ordini, rassegnò le dimissioni ma il 29 giugno, cioè otto giorni dopo, gli austriaci spinsero indietro fino a Loano i soldati dell'armata d'Italia, ora al comando di François Christophe Kellermann che scrisse a Parigi di non essere certo nemmeno di riuscire a tenere Nizza.. I fatti imposero al governo francese di richiamare come generale di artiglieria Bonaparte, che fu inviato al Bureau Topographique del ministero della guerra, una sorta di stato maggiore dell'esercito francese. Nel luglio 1795 il generale còrso espose le sue idee dichiarando fondamentale la riconquista di Vado Ligure e Ceva, tesi accolte e rigirate al nuovo comandante dell'armata d'Italia, Barthélemy Louis Joseph Schérer..

La lentezza dei soldati di rinforzo fece sì che ai primi di ottobre Schérer disponesse solamente di uomini, ma a suo vantaggio vi erano i dissapori tra il comandante dei austriaci De Vins, poi dimessosi e sostituito da Wallis, e il capo dell'esercito sardo, forte di unità, Michelangelo Alessandro Colli-Marchini, che bloccarono ogni ulteriore avanzata delle due fazioni alleate. Schérer divise le sue forze in tre divisioni: una al comando di Jean Mathieu Philibert Sérurier operante da Ormea, una agli ordini di Massena basata a Zuccarello e un'altra diretta da Pierre François Charles Augereau stanziata a Borghetto Santo Spirito. Il 23 novembre i francesi iniziarono l'offensiva con Massena vittorioso nella battaglia di Loano ma, a causa dell'allungamento delle linee di rifornimento, Schérer perse l'impeto iniziale e gli austriaci riuscirono, il 29 novembre, ad impostare una linea difensiva ad Acqui Terme..

L'instabile situazione politica parigina portò ad un nuovo cambio di organico del Comitato di salute pubblica e, il 15 settembre, Napoleone venne cancellato dalla lista dei generali in servizio effettivo. Meno di un mese dopo scoppiò l'insurrezione del 13 vendemmiaio anno IV (5 ottobre 1795) capeggiata dai realisti che, alla testa di militi della guardia nazionale francese, marciarono verso il palazzo delle Tuileries, sede del governo che subito delegò Paul Barras di risolvere la complicata situazione; Barras chiese immediatamente aiuto a Bonaparte che disperse i rivoltosi dando ordine di far fuoco coi cannoni. Cinque giorni dopo Napoleone era di nuovo nei ranghi dell'esercito francese e, il 27 marzo 1796, dopo il licenziamento di Schérer, gli fu affidato il comando dell'armata d'Italia..

Situazione degli eserciti e piano francese

Nel 1790 l'allora Imperatore del Sacro Romano Impero Giuseppe II poteva disporre di un esercito di soldati, dei quali inquadrati in quella che era considerata la migliore cavalleria del tempo. La composizione era tuttavia molto eterogenea e rispecchiava la vastità dei domini di Giuseppe II: sotto le armi infatti vi erano austriaci, ungheresi, serbi e croati, con non indifferenti problemi di comunicazione. Le tattiche, come avveniva per ogni altro esercito monarchico, erano basate sul concetto dello schieramento lineare che, se all'inizio dette buoni risultati contro le indisciplinate truppe francesi, dal 1796 dovette segnare il passo contro il genio di Napoleone. Gli attacchi prevedevano scariche di fucileria seguite da cariche di fanti, e non erano disponibili validi generali di artiglieria.. Il comando supremo spettava all'imperatore, unica autorità superiore al consiglio aulico composto da generali incaricati di dettare le strategie.

Gli austriaci addestrarono anche secondo le proprie vedute l'esercito sardo, ma tra i due alleati regnava una reciproca diffidenza, tanto che il consiglio aulico aveva avvertito Johann Peter Beaulieu de Marconnay, comandante supremo delle truppe austriache in Italia, di aspettarsi da un momento all'altro un tradimento.. Beaulieu poteva disporre di tre armate per le operazioni militari: la prima, sotto il suo diretto controllo, contava unità, la metà delle quali stanziate attorno ad Alessandria; la seconda, alle dipendenze di Argenteau acquartierato ad Acqui Terme, era forte di uomini dispiegati tra Carcare e le alture sopra Genova; la terza era agli ordini del generale Colli e racchiudeva soldati sardi dislocati ad ovest di Torino, affiancati da un distaccamento austriaco posto alle dipendenze del generale Giovanni Provera e schierato da Cuneo a Ceva e Cosseria. Il totale era quindi di uomini circa.