Ardesio (AFI: ; Ardés, , in dialetto bergamasco)Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di è un comune italiano di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia.
Si trova in alta Val Seriana sulle Alpi Orobie, sulla sponda sinistra del fiume Serio. L'economia fino alla fine del Novecento era caratterizzata dall'industria tessile e dall'artigianato; è inoltre una rinomata località turistica della provincia di Bergamo, specialmente alcune delle sue frazioni, tra cui Valcanale.
Il paese è noto per i frequenti pellegrinaggi al santuario della Madonna delle Grazie, e molte sono le chiese sul suo territorio tra le quali la prepositurale di San Giorgio, di notevole pregio architettonico.
Geografia fisica Territorio
Il capoluogo giace sulla sponda sinistra del Serio, su un terrazzo fluviale circondato dai monti, che a grado a grado che si elevano, lasciano il posto a vasti prati, a ricchi ed estesi boschi, a pascoli. Il Comune è attraversato in senso longitudinale dal Serio. In senso latitudinale, a est, vi è la valle del torrente Rino che nasce dalle pendici del monte Timogno, taglia il dirupo della "Curt", e prima di buttarsi nel Serio attraversa Ardesio.
A ovest il torrente Acqualina, tributario del Serio da destra, che nasce dal laghetto montano del Branchino, scorre nella val Canale, a nord dell'asse montuoso del monte Secco e dell'Arera, creando scorci ambientali di rara suggestione soprattutto in quei luoghi dove le folte abetaie sembrano nascere dalle stesse acque.
La conca di Ardesio è dominata a ovest dal monte Secco (2.266 m) e dalla cima del monte Vaccaro (1.958 m). Da qui si diparte la cresta "dolomitica" che, attraverso le cime di Fop e Valmora, giunge sino al Pizzo Arera.
Dall'altra parte del Serio si eleva il monte Redondo (1.800 m), e dal pascolo di Vodala si alza il monte che conduce alla cima del monte Timogno (2.163 m). Si discende quindi a sud accerchiando la valle del Rino attraverso i pascoli del Remescler, della Spigla, del Colle Palazzo sino a Cima di Corna Rossa che alle spalle del capoluogo chiude l'anfiteatro montuoso.
Cava di marmo Sul territorio, sul versante orografico sinistro del Serio, vi è un'antica cava di marmo conosciuta come Marmo della Madonna o marmo grigio di Ardesio o arabescato di Ardesio, breccia moscata o anche grigio venato. roccia di calcare compatto di origine sedimentaria di facile lucidatura di origine carsica. La roccia si presenta con un aspetto grigio venato adatta per rivestimenti sia d'esterno che d'interno, proprio questa sua venatura lo rende gradevole alla vista e per questo usato in molti edifici di Bergamo, fra questi la Casa dell'Agricoltore, progetto di Luigi Angelini.. nonché il campanile del santuario cittadino e altre località della bergamasca. Il marmo è stato usato come pavimentazione dell'Aula Magna dell'Università degli Studi di Bergamo..
Origini del nome Il toponimo del paese deriva dal latino aridus ("secco"), nome che venne dato al paese e alla sua valle. Fu in tempi successivi, con il lento trasformarsi della lingua dal latino all'italiano che la parola perse la lettera i diventando ardus e successivamente Ardese, nome che verrà mantenuto per alcuni secoli trasformandosi definitivamente in Ardesio.
Storia L'antichità e il Medioevo
Il documento Damnatio ad metalla, di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nel suo Naturalis historia sembra confermi la presenza di Ardesio e altri borghi in alta Valle Seriana, fin dall'epoca romana.
Certo è che l'alta valle venne occupata dai Celti, sicure sono le loro tracce in località Gandellino, ma il primo documento che nomina questa località è un atto del 15 maggio 409, nel quale si legge che Ardesio si sottomise alle orde di Alarico I re dei Visigoti. Quindi la località subì le invasioni nordiche, fino a che il territorio non venne conquistato da Carlo Magno re dei Franchi il quale donò il paese e le zone limitrofe all'Abbazia dei monaci di Tours, che a loro volta la permutarono, qualche anno più tardi, scambiando altri terreni del torinese e pavese, a favore del vescovo Ambrogio II di Bergamo nell'anno 1026 successivamente confermato dal vescovo di Brescia, documento rogato a Grumello. Con il documento veniva insediato il vescovado di Bergamo, rappresentato da gastaldi con sede nella curia del paese, e comprendeva il territorio di Ardesio, di Gromo, Gandellino fino a Fiumenero. Ardesio aveva già una propria precedente organizzazione comunale, amministrata da consoli dopo le concessioni di Oberto da Vimercate.
Enorme fu la pressione fiscale operata dalla chiesa negli anni a seguire sulle miniere argentifere, lasciando la popolazione nella miseria. Il vescovo ampliò i suoi possedimenti nella zona, visto che sul territorio si trovavano miniere di argento, rame e ferro, tanto da costruirsi una residenza nella piazza centrale del paese. Di questo fastoso edificio sono rimasti pochi resti, anche a causa di un incendio appiccato qualche anno più tardi, quando la zona passò sotto il controllo dei comuni. Nel 1179 il vescovo Guala riconsegnò al comune tutti i beni, con la sola eccezione delle miniere d'argento in località Campello.
Un documento del 3 luglio 1243,Angelo Mazzi nel suo Studii bergomensi del 1888 ritenne che il documento fosse fasullo, e scritto in tempi successivi. presentato successivamente, dichiarerebbe che gli abitanti di Ardesio con tutti quelli dei paesi dell'alta valle, prestarono giuramento a Pantaleone Burgense,(234) al quale successe Antonio Patavino che si fece sostituire dal genero Ferrarense (1252). grazie ai privilegi concessi dal suocero Arnolfo d'Austria nel 1224. Con l'avvento dei Visconti però, il paese, come tutta la bergamasca, dovette sottostare al podestà imposto dal potere centrale. Agli inizi del XV secolo i Malatesta confermarono l'organizzazione attraverso il vicariato mantenendone ogni privilegio e franchigia.
Nel 1427Un anno in anticipo su Bergamo. tutta la valle, Ardesio compreso, passò sotto il dominio veneto che mantenne i privilegi in vigore e divise il territorio in due quadre, quella di Ardesio e quella di Clusone. Francesco Donato, in un documento del 1551 narra di soldati di Ardesio schierati in difesa di Candia contro le invasioni turche a favore delle truppe venete.
I carbonai di Ardesio Nel 1797 ebbe inizio l'occupazione napoleonica; rimane famoso il gesto di alcuni facinorosi, tra questi due fratelli abitanti di Ardesio, Luigi e Francesco Bana, che in piazza di Clusone, dove era stato innalzato l'Albero della libertà, lo abbatterono. Luigi fu arrestato e processato a Bergamo, dove venne condannato a morte. Riportato a Clusone fu poi fucilato sulla piazza del comune. La porta laterale del palazzo comunale riporta i fori delle pallottole Il fratello Francesco venne processato il 22 dicembre 1797 dalla commissione criminale militare e condannato alla decapitazione, pena che venne eseguita il giorno successivo.
Molti furono invece prosciolti dall'accusa di complicità, ma vennero comunque condannati per non aver rispettato i vari proclami emanati, tra questi i due sgherri Giacomo Schiavi e Girolamo Foresti, uno a un anno e il secondo a due mesi di stretto carcere per viltà, Salvino Trivelli di Gandellino e Santo Foresti di Clusone per disobbedienza al disarmo emanato dal comandante Vedel. Di Ardesio fu anche Pietro Fornoni che con il compagno Ventura Fornoni venne condannato e recluso per «aver tenuto discorsi sediziosi in pubblico contro il repubblicano governo».
Alla pena di un anno di ferri furono condannati gli ardesiani della frazione Bani, Antonio e Andrea Gaiti, Antonio e Giacomo Filisetti di anni 26 pure nativo di Ardese, accusato di complicità del Taglio dell'Albero della Libertà a Clusone dinanzi alla Commissione Militare del Generale di Brigata Giuseppe La Hoz in una delle sale del Comune di Bergamo il giorno tre Fruttidoro dell'Anno I della Repubblica Cisalpina, il 20 agosto 1797. Nel 1814 subentrerà il governo austriaco.
Storia moderna - Le famiglie Di interesse storico la famiglia Cacciamali per l'omonimo borgo, la famiglia Filisetti per la istituzione nel 1822 della Casa di Riposo "Infermeria Filisetti" per volontà testamentaria di Giacomo Filisetti per anziani e disabili, e la famiglia Maninetti per la istituzione per lascito testamentario della Scuola Paritaria dell'Infanzia "Bari Maninetti" di ispirazione cristiana in funzione dal 1º ottobre 1908, eretta a Ente morale con regio decreto del 27 marzo 1913.
Particolare importanza assunse a fine Ottocento e primi del Novecento la famiglia Maninetti, erede di Giacomo Filisetti, che tenne in enfiteusi dal 1913 al 1926 la Tenuta di Filacciano di proprietà del Principe Del Drago e dei Marchesi Ferrajoli, estesa su 20 comuni per 400 ettari nel Lazio.
Simboli Lo stemma è stato riconosciuto con decreto del capo del governo del 26 maggio 1928.
Il gonfalone è un drappo di rosso.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Santuario della Beata Vergine Maria
Il santuario dedicato alla Beata Vergine Maria è stato costruito dopo l'acquisto della casa di Marco Salera, luogo dove avvenne l'apparizione in data 23 giugno 1607, deliberato dal Consiglio Comunale già il 13 gennaio 1608, destinando la somma di 4.300 Lire imperiali per la demolizione e la costruzione di una chiesa mantenendo però intatta la stanza dei Santi per formare la Cappella Maggiore della Chiesa.
Al di sopra dell'altare vi è il dipinto delle Sacre Immagini del XV secolo; mentre due ovali opera di Antonio Guadagnini, sono posti ai lati del presbiterio; del medesimo pittore sono le due pale poste al centro della chiesa. Di sicuro interesse l'organo datato 1636 di Giovanni Rogantino di Morbegno con 1345 canne di cui 1255 di metallo e 90 di legno pregiato; la cassa, di origine rinascimentale, è composta da cinque campane e presenta numerosi intagli. Attribuita a Palma il Giovane è invece la pala a lato del confessionale sul fondo della chiesa.
Il campanile progettato dall'architetto Giovanmaria Bettera da Gandino, venne incominciato nel 1645 e ultimato nell'arco di vent'anni con una spesa di ventimila scudi. Costruito in marmo grigio della cava locale chiamata "Corna della Madonna". Raggiunge l'altezza di 68 metri.
Chiesa parrocchiale
Dedicata a san Giorgio, ebbe come primo progettista Andrea Fantoni nel 1725, fu costruita sopra una chiesa precedente datata 1176; nel 1455 fu infatti il vescovo Giovanni Barozzi a volerne la nuova costruzione e poi solo nel ‘600 venne adornata di affreschi e stucchi. La chiesa infatti è ricca di opere e pitture ben conservate. Le ampie volte in tufo di Nasolino che formano il presbiterio sostituirono nel 1737 l'antica sagrestia su disegno del Caniana, mentre i fratelli Marinoni e Paolo Mazzoleni eseguirono le decorazioni nel 1864. La pala posta sull'altare è del veronese Saverio Dalla Rosa datato 1783, di pregevole fattura la tela di Carlo Ceresa datata 1674 raffigurante lAnnunciazione e l'Angelo custode tra i santi Lorenzo e Giorgio. L'altare maggiore, così come quello del Rosario e del Suffragio sono di scuola fantoniana. Del clusonese Lattanzio Querena gli ovali sul presbiterio del 1837. Il campanile eretto nel 1487 venne sopraelevato nel 1871.
Compianto e il sepolcro fantoniano Al di sotto dell'altare maggiore del santuario, troviamo lo scurolo dove si trova il "Sepolcro fantoniano" composto da ben sette statue di grandi proporzioni. Il Cristo morto posto su un giaciglio, con a fianco la Maria Addolorata, la Maddalena, Giovanni Evangelista, Maria di Cleofa, Giuseppe di Arimatea, e Nicodemo. Molteplici sono state queste produzioni dalla bottega fantoniana dal periodo che intercorre dal 1690 al 1782, presumibilmente questa tra le ultime, in quanto il Cristo venne commissionato nel 1711 mentre le altre figure nel 1782. Il "compianto" fu commissionato dalla Confraternità dei Disciplini.
Chiesa dei Santi Pietro e Paolo